L'ipocrisia di Emily Thompson, massaia americana anni 50

di
genere
incesti

Nel tranquillo quartiere di Maple Grove, dove le villette bianche con le staccionate dipinte di fresco si allineavano perfettamente sotto gli alberi di ciliegio, nessuno avrebbe mai sospettato nulla. Era il 1957. Emily Thompson aveva 51 anni ed era l’incarnazione perfetta della massaia americana degli anni Cinquanta: capelli castani ondulati con la permanente perfetta, rossetto rosso corallo, abiti a vita stretta con gonne a ruota che arrivavano sotto il ginocchio, calze di nylon con la riga dietro e décolleté lucide. Suo marito, il colonnello Richard Thompson, era un uomo serio e rispettato, sempre in viaggio per missioni militari. Quando era a casa indossava l’uniforme stirata alla perfezione e salutava i vicini con un cenno cortese del cappello. Emily, invece, restava sola nella villetta gialla con il prato perfettamente tagliato, a preparare torte di mele, a stirare le camicie e a mantenere quella reputazione immacolata che tutti le invidiavano.

Ma ogni pomeriggio, quando le altre signore del quartiere erano al circolo del bridge o al supermercato, suo figlio Matthew tornava dal college dove studiava. aveva 24 anni, educato, sempre ben pettinato con la riga da una parte, camicia bianca inamidata e pantaloni di flanella grigia.

Quel pomeriggio di fine maggio il sole filtrava attraverso le tende di pizzo della cucina. Emily aveva indossato il suo vestito preferito: un abito a pois blu e bianchi con il corpetto aderente che metteva in risalto il seno generoso e la vita ancora sottile nonostante i cinquantun anni. Le calze di nylon frusciavano leggermente mentre camminava.

Matthew bussò piano alla porta sul retro, come sempre. Emily aprì solo uno spiraglio, controllò che nessuno fosse in strada, poi lo fece entrare velocemente.«Buon pomeriggio, mamma», disse lui con voce bassa, togliendosi il cappello.«Buon pomeriggio, Matthew», rispose lei con quel tono dolce ma autoritario tipico delle donne dell’epoca.

Chiuse la porta a chiave e tirò le tende.Senza dire altro, lo condusse in salotto. La radio era accesa su una stazione che trasmetteva musica jazz soft. Emily si fermò davanti al divano di velluto verde, voltandosi verso di lui.«tutto ok al college?» chiese, mentre le sue dita slacciavano con calma i primi bottoni del corpetto.«Sì, mamma. Ho seguito tutte le lezioni», rispose Matthew, gli occhi che non riuscivano a staccarsi dal suo décolleté che si apriva lentamente.Emily lasciò cadere il vestito a terra con un fruscio di stoffa.

Sotto indossava solo il reggiseno a punta, le mutandine di pizzo bianco, il reggicalze e le calze con la riga. Il suo corpo maturo era ancora bello: fianchi morbidi, seni pieni e pesanti, pelle chiara leggermente segnata dal tempo ma curata con crema alla lavanda.Si sedette sul divano, accavallando le gambe con eleganza.«Vieni qui, caro», mormorò.

Matthew si inginocchiò davanti a lei. Le sue mani tremavano leggermente mentre le sfilava le mutandine, facendo attenzione a non smagliarle le calze. Emily aprì piano le gambe, rivelando il sesso già umido e caldo, circondato da una folta peluria scura ben curata.Il ragazzo si chinò e cominciò a baciarla lì, con rispetto e devozione, la lingua che si muoveva lenta e precisa. Emily chiuse gli occhi, una mano posata sulla testa di lui, le dita che gli accarezzavano i capelli pettinati con la brillantina.«Così… bravo ragazzo», sussurrò con voce bassa, mentre il respiro le si faceva più corto.Dopo qualche minuto lo fece alzare. Slacciò i pantaloni di Matthew con mani esperte e liberò il suo membro giovane e duro. Lo accarezzò lentamente, guardandolo negli occhi.«Sei stato molto bravo ultimamente», disse con un sorriso malizioso. «Meriti una ricompensa.»Lo fece sedere sul divano e si mise a cavalcioni su di lui, senza togliersi il reggiseno né le calze. Sollevò solo il bacino e guidò il sesso di Matthew dentro di sé con un movimento lento e profondo.

Entrambi sospirarono di piacere quando lui la riempì completamente.Emily cominciò a muoversi con ritmo misurato, elegante, il seno che ondeggiava dentro il reggiseno a ogni spinta. Matthew le stringeva i fianchi morbidi, cercando di non fare rumore. I loro gemiti erano bassi, controllati, quasi sussurrati, per non rischiare che qualche vicino li sentisse attraverso le finestre aperte.«Più piano… così», gli ordinava lei dolcemente, mentre lo cavalcava con crescente intensità.Quando sentì l’orgasmo avvicinarsi, Emily accelerò appena, mordendosi il labbro per non urlare. Il piacere la travolse in onde silenziose ma potenti, il corpo che tremava mentre contraeva i muscoli intorno a lui. Matthew la seguì poco dopo, venendo dentro di lei con un gemito soffocato contro il suo collo.Rimasero così per qualche istante, abbracciati, il respiro affannato. Emily gli accarezzò la guancia con tenerezza materna. «tesoro. Tra mezz’ora la signora Miller passa per il caffè. Dobbiamo rivestici.» Matthew si rivestì in fretta e andò a studiare per la tesi di laurea.

Emily si sistemò il vestito, si ritoccò il rossetto davanti allo specchio e tornò in cucina a preparare la torta di mele, come se nulla fosse accaduto. La perfetta massaia di Maple Grove, con il suo segreto ben custodito sotto le calze di nylon e il sorriso educato.
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2026-04-26
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