Non tutti ebbero la possibilità di vedere i mondiali di Italia 90

di
genere
incesti

Era la sera del 3 luglio 1990, ottavi di finale. Italia contro Uruguay.

Tutto il paese tratteneva il fiato.In un appartamento al quarto piano di un palazzo di periferia a Milano, l’aria era calda e densa, nonostante le finestre spalancate sul cortile.

La televisione era accesa in soggiorno, con la voce di Bruno Pizzul che commentava la partita, ma nessuno la stava davvero guardando.

Maria napoletana emigrata a Milano aveva cinquant’anni appena compiuti. Non era mai stata magra, e non le importava. Il suo corpo era pieno, generoso, maturo. I seni grandi e pesanti tendevano la canottiera bianca di cotone leggero che indossava, lasciando intravedere i capezzoli scuri attraverso il tessuto sottile. I pantaloncini corti di felpa grigia le stringevano il sedere importante, rotondo e morbido, che ondeggiava a ogni passo. Ai piedi portava le ciabatte da casa di plastica azzurra, quelle che usava sempre quando non usciva.

Suo marito era allo stadio Meazza, in curva, a urlare per gli Azzurri.Lei invece era in casa con Luca il suo figlio adorato

«Luca… spegni quella maledetta televisione» mormorò Maria con voce bassa , ferma sulla soglia del soggiorno.Il ragazzo era seduto sul divano, in canottiera e shorts, gli occhi incollati allo schermo.

Si voltò verso di lei. Maria aveva le mani sui fianchi larghi, il seno che si alzava e abbassava velocemente per l’eccitazione e il nervosismo.«Ma mamma è Italia-Uruguay…» provò a dire lui, con un mezzo sorriso.«tuo padre è allo stadio. Abbiamo solo novanta minuti. Non voglio sprecarne nemmeno uno a guardare undici uomini che corrono dietro a un pallone» rispose lei, decisa.

Si avvicinò lentamente, le ciabatte che facevano quel tipico rumore di plastica sul pavimento. Luca deglutì. Maria si fermò davanti a lui, così vicina che il ragazzo poteva sentire il calore del suo corpo e l’odore leggero di sudore e talco che le saliva dalla pelle.«Spegni» ripeté, più piano.

Luca allungò la mano verso il telecomando e spense la TV. Il soggiorno piombò nel silenzio, rotto solo dal lontano rumore di clacson e urla che arrivavano dalle altre case del quartiere.

Maria sorrise soddisfatta. Si chinò leggermente in avanti, lasciando che i seni pesanti oscillassero dentro la canottiera.«Bravo ragazzo» sussurrò.Gli mise una mano sulla nuca e lo attirò verso di sé. Luca affondò il viso tra quei seni morbidi e abbondanti, inspirando il suo odore. Le sue mani salirono subito sui fianchi larghi di lei, stringendo la carne calda attraverso i pantaloncini.«Toccami» ordinò Maria, la voce già arrochita dal desiderio.Luca non se lo fece ripetere. Le infilò le mani sotto la canottiera, risalendo lungo la schiena sudata fino a stringere quei seni enormi, pesanti, che traboccavano dalle sue dita. Maria gemette piano quando lui le pizzicò i capezzoli già duri.Lei si tirò indietro solo il tempo di sfilarsi la canottiera dalla testa con un gesto rapido. I seni grandi e penduli le caddero sul petto, liberi, con i capezzoli scuri e gonfi. Luca li prese subito in bocca, succhiando avidamente prima uno, poi l’altro, mentre Maria gli teneva la testa premuta contro di sé.«Così… bravo… succhia forte» ansimò lei.Con una mano gli abbassò gli shorts e gli prese il cazzo già duro tra le dita. Lo masturbò lentamente, sentendolo pulsare nel suo palmo caldo.«Sei già pronto per me, eh?» ridacchiò soddisfatta.Si voltò, dando le spalle al ragazzo.

Si abbassò i pantaloncini e le mutandine insieme, fino alle ginocchia, offrendogli la vista del suo sedere grosso, bianco e morbido. Si chinò in avanti, appoggiando le mani sul tavolino basso davanti al divano, le ciabatte ancora ai piedi.«Vieni» disse semplicemente, allargando un po’ le gambe.Luca si alzò in piedi. Le mise le mani sui fianchi larghi e spinse il cazzo contro la sua figa già bagnata.

Entrò dentro di lei con un colpo solo, affondando completamente in quel calore morbido e accogliente.Maria emise un lungo gemito di piacere.«Ahhh… sì… così… scopami forte, Luca. Abbiamo poco tempo.»Lui cominciò a spingere con ritmo deciso, facendo sbattere i suoi fianchi contro quel sedere abbondante che ondeggiava a ogni colpo. Il rumore della carne contro carne riempiva la stanza. Maria teneva gli occhi chiusi, la bocca aperta, godendosi ogni affondo mentre i suoi seni pesanti dondolavano avanti e indietro.«Più forte… scopami forte» ansimò.

Luca accelerò, stringendole le natiche grosse con forza, affondando le dita nella carne morbida. Il suono bagnato della sua figa che lo accoglieva era osceno e bellissimo.Dopo qualche minuto Maria si raddrizzò, si voltò e lo spinse di nuovo sul divano. Si mise a cavalcioni su di lui, guidando il cazzo dentro di sé con una mano.

Scese lentamente, prendendolo tutto fino in fondo, e cominciò a muoversi con movimenti ampi e profondi, facendo rimbalzare i seni grandi sul viso del ragazzo.Luca le afferrò le natiche, aiutandola a salire e scendere.

Maria sudava, la canottiera abbandonata sul pavimento, le ciabatte che ancora le pendevano dai piedi mentre cavalcava con foga crescente. «Sto per venire…» gemette lui dopo un po’.«Dentro… vieni dentro, riempi la mamma di sperma» disse lei, accelerando.

Luca esplose con un gemito, spingendo il bacino verso l’alto mentre riempiva la figa di sua madre.

Lei continuò a muoversi ancora qualche secondo, poi venne anche lei con un lungo sospiro tremante, stringendo il cazzo dentro di sé.Rimasero così per qualche istante, ansimanti, sudati, i corpi incollati.Maria gli diede un bacio sulla fronte, ancora seduta su di lui.«Abbiamo ancora un po’ di tempo prima che finisca la partita» mormorò con un sorriso malizioso. «La rivincita la voglio sul letto… e questa volta voglio che mi lecchi per bene.»

Luca rise piano, ancora dentro di lei.

Fuori, dal quartiere, arrivavano le urla lontane di gioia per la partita. Ma dentro casa, per quei novanta minuti, l’unica partita che contava era la loro.
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2026-04-26
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