Le inimmaginabili conseguenze della noia e lockdown
di
NUMB
genere
incesti
Era il terzo mese di lockdown stretto. Fuori pioveva da giorni, e le strade del quartiere residenziale erano deserte. Dentro casa, Maria Laura, 53 anni, si muoveva con una noia profonda che le pesava sul petto.
Era ancora una donna molto bella: viso dai lineamenti delicati, occhi verdi intensi, capelli castani mossi che le arrivavano alle spalle. Il tempo aveva lasciato qualche segno – piccole rughe intorno agli occhi, qualche smagliatura leggera sui fianchi ma il suo corpo conservava una grazia naturale.Indossava la sua vecchia vestaglia a fiori, leggera e un po’ consumata, che si apriva facilmente sul davanti. Sotto era nuda. Ai piedi portava i classici zoccoli Dr. Scholl aperti davanti, di plastica bianca con la suola di legno, quelli comodi da casa che facevano un rumore secco sul pavimento.
Suo figlio Matteo era tornato a vivere con lei per il lockdown, per risparmiare soldi visto che era in cassa integrazione.
Matteo, 24 anni , aveva un fisico da statua: alto, spalle larghe, addominali scolpiti, braccia forti e gambe muscolose. Passava le giornate a fare palestra in soggiorno con i pesi che si era portato.
Quella sera Maria Laura era sola in cucina. Matteo entrò in canotta e pantaloncini corti. Il sudore gli faceva brillare la pelle. Si fermò a guardarla mentre lei, appoggiata al bancone, beveva un bicchiere d’acqua.«mamma… non riesci a dormire nemmeno tu?» chiese con voce bassa.
Lei si voltò. Lo sguardo le cadde sul suo petto ampio, sui bicipiti tesi. Sentì un calore improvviso tra le gambe, qualcosa che non provava da mesi.«Troppa noia, Matteo.
Questo lockdown ci sta facendo impazzire tutti.»Lui si avvicinò lentamente. Non disse niente. Le sue mani grandi le sfiorarono i fianchi sopra la vestaglia. Maria Laura non si ritrasse. Anzi, lasciò che la vestaglia si aprisse un po’, rivelando la curva dei suoi seni piccoli e cadenti, con i capezzoli già turgidi.Matteo si chinò e la baciò sul collo. Lei sospirò, chiudendo gli occhi. Le mani di lui scivolarono dentro la vestaglia, accarezzandole la pelle morbida della pancia, poi più su, a stringere delicatamente i seni. Maria Laura gemette piano quando lui le pizzicò un capezzolo.Senza dire una parola, lei si voltò, appoggiando i gomiti sul bancone della cucina. La vestaglia le scivolò giù dalle spalle, restando appesa solo ai gomiti. Matteo le alzò la vestaglia sui fianchi, scoprendo il sedere ancora sodo e le gambe magre. Le aprì leggermente le cosce con un ginocchio.
Maria Laura sentì la sua erezione dura premere contro di lei. Lui entrò lentamente, con un colpo deciso. Lei trattenne il fiato: era grosso, caldo, e la riempiva completamente. Cominciò a spingere con ritmo crescente, le mani aggrappate ai suoi fianchi sottili.I suoi zoccoli Dr. Scholl battevano ritmicamente contro il pavimento mentre lui la prendeva da dietro, sempre più forte. Maria Laura mordeva il labbro per non urlare, il piacere che saliva rapido. I seni piccoli oscillavano a ogni spinta, i capezzoli sfregavano contro il marmo freddo del bancone.«Oddio… così…» sussurrò lei.
Matteo accelerò. Dopo pochi minuti la afferrò per i capelli con delicatezza e spinse fino in fondo. Maria Laura sentì il calore del suo seme che la inondava, sghizzo dopo sghizzo, profondo dentro di lei.
Rimasero immobili per qualche secondo, ansimanti.Poi Maria Laura si voltò di scatto, il viso arrossato ma lo sguardo severo.«Matteo… cazzo, mi sei venuto dentro! Sono tua madre mica la tua ragazza» esclamò a bassa voce, ma con tono deciso.Lui la guardò con gli occhi ancora appannati dal piacere. «Scusa… non ho pensato…»«vai subito in farmacia di turno!» ordinò lei, sistemandosi la vestaglia con gesti nervosi. «Cerca una pillola del giorno dopo. Non voglio casini, chiaro? Muoviti, prima che chiuda tutto per il coprifuoco.»
Matteo annuì, ancora mezzo nudo, il fisico perfetto lucido di sudore. Raccolse velocemente i pantaloncini e la canotta.Subito, mamma.»
Mentre lui usciva di fretta dalla porta, Maria Laura rimase in cucina, le gambe ancora un po’ tremanti, sentendo il calore del suo sperma che le colava lentamente lungo l’interno delle cosce magre. Sospirò, tra rimpianto e preoccupazione, e si strinse la vestaglia intorno al corpo.Fuori, la pioggia continuava a cadere sul lockdown silenzioso.
Era ancora una donna molto bella: viso dai lineamenti delicati, occhi verdi intensi, capelli castani mossi che le arrivavano alle spalle. Il tempo aveva lasciato qualche segno – piccole rughe intorno agli occhi, qualche smagliatura leggera sui fianchi ma il suo corpo conservava una grazia naturale.Indossava la sua vecchia vestaglia a fiori, leggera e un po’ consumata, che si apriva facilmente sul davanti. Sotto era nuda. Ai piedi portava i classici zoccoli Dr. Scholl aperti davanti, di plastica bianca con la suola di legno, quelli comodi da casa che facevano un rumore secco sul pavimento.
Suo figlio Matteo era tornato a vivere con lei per il lockdown, per risparmiare soldi visto che era in cassa integrazione.
Matteo, 24 anni , aveva un fisico da statua: alto, spalle larghe, addominali scolpiti, braccia forti e gambe muscolose. Passava le giornate a fare palestra in soggiorno con i pesi che si era portato.
Quella sera Maria Laura era sola in cucina. Matteo entrò in canotta e pantaloncini corti. Il sudore gli faceva brillare la pelle. Si fermò a guardarla mentre lei, appoggiata al bancone, beveva un bicchiere d’acqua.«mamma… non riesci a dormire nemmeno tu?» chiese con voce bassa.
Lei si voltò. Lo sguardo le cadde sul suo petto ampio, sui bicipiti tesi. Sentì un calore improvviso tra le gambe, qualcosa che non provava da mesi.«Troppa noia, Matteo.
Questo lockdown ci sta facendo impazzire tutti.»Lui si avvicinò lentamente. Non disse niente. Le sue mani grandi le sfiorarono i fianchi sopra la vestaglia. Maria Laura non si ritrasse. Anzi, lasciò che la vestaglia si aprisse un po’, rivelando la curva dei suoi seni piccoli e cadenti, con i capezzoli già turgidi.Matteo si chinò e la baciò sul collo. Lei sospirò, chiudendo gli occhi. Le mani di lui scivolarono dentro la vestaglia, accarezzandole la pelle morbida della pancia, poi più su, a stringere delicatamente i seni. Maria Laura gemette piano quando lui le pizzicò un capezzolo.Senza dire una parola, lei si voltò, appoggiando i gomiti sul bancone della cucina. La vestaglia le scivolò giù dalle spalle, restando appesa solo ai gomiti. Matteo le alzò la vestaglia sui fianchi, scoprendo il sedere ancora sodo e le gambe magre. Le aprì leggermente le cosce con un ginocchio.
Maria Laura sentì la sua erezione dura premere contro di lei. Lui entrò lentamente, con un colpo deciso. Lei trattenne il fiato: era grosso, caldo, e la riempiva completamente. Cominciò a spingere con ritmo crescente, le mani aggrappate ai suoi fianchi sottili.I suoi zoccoli Dr. Scholl battevano ritmicamente contro il pavimento mentre lui la prendeva da dietro, sempre più forte. Maria Laura mordeva il labbro per non urlare, il piacere che saliva rapido. I seni piccoli oscillavano a ogni spinta, i capezzoli sfregavano contro il marmo freddo del bancone.«Oddio… così…» sussurrò lei.
Matteo accelerò. Dopo pochi minuti la afferrò per i capelli con delicatezza e spinse fino in fondo. Maria Laura sentì il calore del suo seme che la inondava, sghizzo dopo sghizzo, profondo dentro di lei.
Rimasero immobili per qualche secondo, ansimanti.Poi Maria Laura si voltò di scatto, il viso arrossato ma lo sguardo severo.«Matteo… cazzo, mi sei venuto dentro! Sono tua madre mica la tua ragazza» esclamò a bassa voce, ma con tono deciso.Lui la guardò con gli occhi ancora appannati dal piacere. «Scusa… non ho pensato…»«vai subito in farmacia di turno!» ordinò lei, sistemandosi la vestaglia con gesti nervosi. «Cerca una pillola del giorno dopo. Non voglio casini, chiaro? Muoviti, prima che chiuda tutto per il coprifuoco.»
Matteo annuì, ancora mezzo nudo, il fisico perfetto lucido di sudore. Raccolse velocemente i pantaloncini e la canotta.Subito, mamma.»
Mentre lui usciva di fretta dalla porta, Maria Laura rimase in cucina, le gambe ancora un po’ tremanti, sentendo il calore del suo sperma che le colava lentamente lungo l’interno delle cosce magre. Sospirò, tra rimpianto e preoccupazione, e si strinse la vestaglia intorno al corpo.Fuori, la pioggia continuava a cadere sul lockdown silenzioso.
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