La dura vita di campagna

di
genere
incesti

Era una calda sera di fine estate nella loro vecchia casa di campagna. Silvia, 53 anni, aveva lavorato tutto il giorno nei campi insieme al figlio Roberto, 26 anni. La giornata era stata massacrante: sole cocente, terra da zappare, secchi d’acqua da portare. Entrambi erano tornati a casa sudati fradici, con i vestiti appiccicati al corpo e la fatica che gli pesava sulle ossa.Silvia si tolse il foulard dalla testa, liberando i capelli neri lunghi fino alle spalle, con qualche filo bianco. Indossava ancora la sua vecchia vestaglia da casa leggera, aperta sul davanti, e ai piedi portava i suoi zoccoli di legno aperti, quelli comodi con la punta squadrata che usava sempre per stare in casa e in cortile. Il suo fisico era maturo e tosto: fianchi larghi, cosce forti, una pancia morbida segnata dalle smagliature del tempo e due seni pesanti che ondeggiavano liberi sotto la vestaglia.Roberto la guardava. Era sudato, la maglietta sporca di terra appiccicata al torace muscoloso.«Mamma… sono distrutto» disse con voce bassa.«Anch’io» rispose lei, passandosi una mano sul collo sudato. «Però sento che se non sfogo questa tensione non dormo stanotte.»I loro sguardi si incrociarono. Non servivano altre parole. Era già successo altre volte quell’estate, quando la fatica diventava troppo grande.Si gettarono sul grande letto matrimoniale ancora vestiti. Roberto spinse via la vestaglia di Silvia con urgenza, scoprendo il suo corpo maturo. Le aprì le gambe e si tuffò con la faccia tra le sue cosce, mentre lei gli abbassava i pantaloni. Si misero in posizione 69, affamati.Silvia prese in bocca il cazzo duro e sudato del figlio, succhiandolo con avidità, mentre Roberto le leccava la figa già bagnata e le succhiava il clitoride. I gemiti riempivano la stanza. Gli zoccoli di legno di Silvia ancora ai piedi battevano leggermente contro la schiena di Roberto mentre lei spingeva il bacino contro la sua faccia.«Oddio Roberto… sì, leccami forte» ansimava lei con la bocca piena.Dopo qualche minuto non resistettero più. Roberto la girò sulla schiena e le salì sopra in missionario. La penetrò con un colpo solo, profondo, facendola gemere forte. La scopava con spinte potenti, il letto che cigolava, i loro corpi che sbattevano sudati uno contro l’altro. I seni di Silvia ballavano a ogni affondo, le smagliature sulle sue cosce ben visibili mentre teneva le gambe aperte.«Più forte… sfogati dentro di me» gli sussurrava all’orecchio.Roberto la girò a carponi per prenderla in doggy style. Afferrò i fianchi larghi di Silvia e la sbatté con forza, guardandola mentre gli zoccoli di legno ancora ai suoi piedi tremavano a ogni colpo. Silvia aveva la faccia premuta sul cuscino e il culo alto, completamente offerta.«Sto per venire…» ringhiò lui.«Anch’io! Non fermarti!» urlò lei.Vennero insieme, violentemente. Roberto esplose dentro di lei con potenti getti di sperma caldo, mentre Silvia veniva scossa da spasmi intensi, stringendo le lenzuola e gemendo come un’animale. Rimasero incastrati così per quasi un minuto, tremando.Alla fine Roberto crollò accanto a lei. Silvia, ancora con gli zoccoli ai piedi e la vestaglia aperta e spiegazzata, si accoccolò contro il petto del figlio. Entrambi sudati, sfiniti e soddisfatti.«Domani sarà un altro giorno duro…» mormorò lei con voce assonnata.«Già…» rispose Roberto, baciandole la fronte.Pochi minuti dopo si addormentarono profondamente, abbracciati, con l’odore di sesso e sudore che ancora riempiva la stanza.

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2026-06-03
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