La classe operaia nei giorni liberi
di
NUMB
genere
incesti
La cucina era piccola, come tutto il resto dell’appartamento al quarto piano del palazzo popolare. Il sole del sabato mattina entrava obliquo dalla finestra con la tendina a fiori sbiadita, illuminando il lavello pieno di piatti della settimana.
Mara aveva cinquantadue anni, un corpo generoso e morbido, segnato dal tempo e dal lavoro. I suoi seni grandi e pesanti pendevano liberi sotto la vestaglia di cotone sottile, comprata al mercato anni prima per quattro euro. La stoffa leggera si apriva un po’ sul davanti mentre lei stava in piedi davanti al lavandino, le mani immerse nell’acqua calda e schiumosa. La pancia morbida premeva leggermente contro il bordo del mobile, e i piedi infilati nelle vecchie ciabatte di spugna blu si muovevano piano sul pavimento di piastrelle consumate.Dietro di lei, Mirko entrò in cucina strascicando i piedi. Venticinque anni, magro, con la barba di tre giorni e i capelli ancora spettinati dal sonno. Indossava solo un paio di pantaloncini grigi sformati.
Lavoravano entrambi da anni: lei alle pulizie in un ufficio, lui in un magazzino. Due persone semplici, oneste, che tiravano avanti senza lamentarsi troppo.«Hai già finito i piatti mamma?» chiese lui con voce ancora rauca. Mara si voltò appena, sorridendo stanca ma affettuosa. «Quasi. È l’unico giorno che possiamo stare tranquilli.» Marco si avvicinò lentamente. Le sue mani grandi e callose scivolarono sui fianchi di lei, stringendo piano la carne morbida attraverso la vestaglia. Mara sospirò, continuando a sciacquare un piatto, ma il suo corpo si rilassò contro quello di lui.«Lascia stare per un attimo…» mormorò Mirko , baciandole il collo da dietro. Sapeva di sonno e di uomo. Le sue dita aprirono piano la vestaglia, facendola scivolare sulle spalle di Mara. I seni grandi e cadenti uscirono all’aria, pesanti, con i capezzoli già un po’ turgidi per il fresco della mattina e per il tocco familiare.
Lui li prese tra le mani, soppesandoli, sentendone il peso caldo e morbido. Li strinse con delicatezza, facendo gemere piano Mara. I suoi pollici sfiorarono i capezzoli, girandoci intorno, tirandoli leggermente.«Mirko…» sussurrò lei, appoggiando la testa indietro contro la sua spalla.La vestaglia cadde del tutto ai suoi piedi, rimanendo solo con le ciabatte ai piedi. Il corpo nudo di Mara era reale: la pancia morbida, i fianchi larghi, le cosce piene, i segni della vita vissuta.
Marco adorava quel corpo. Non era perfetto, ma era suo.Le fece voltare lentamente. La baciò sulla bocca, un bacio profondo, un po’ goffo ma carico di desiderio accumulato durante la settimana. Le sue mani scesero sulla pancia di lei, accarezzandola, poi più giù, tra le gambe.
Mara era già umida. Le dita di lui scivolarono tra le grandi labbra gonfie, trovando il clitoride e iniziando a massaggiarlo con movimenti lenti e circolari.
Mara si aggrappò alle sue spalle, respirando più forte. «Andiamo in camera…» mormorò.«Qui va bene» rispose lui, con voce bassa.La sollevò appena, facendola sedere sul bordo del tavolo della cucina. I piatti rimasti nel lavello tintinnarono piano. Marco si abbassò i pantaloncini. Il suo cazzo era già duro, venoso, con la cappella lucida. Si avvicinò e lo strofinò tra le labbra bagnate di Mara, facendola gemere.Poi entrò dentro di lei con un colpo solo, lento ma deciso. Mara aprì la bocca in un sospiro lungo, sentendolo riempirla completamente. Le sue gambe si aprirono di più, le ciabatte ancora ai piedi che dondolavano leggermente.Mirko cominciò a spingere, con ritmo costante, profondo. I seni di Mara ballavano a ogni colpo, pesanti e morbidi. Lui li guardava ipnotizzato, poi si chinò a succhiarle un capezzolo, tirandolo con le labbra mentre continuava a fotterla.La cucina si riempì dei suoni umidi dei loro corpi che si univano, dei gemiti bassi di Mara e dei grugniti di Mirko.
Lei gli stringeva le natiche magre, spingendolo più dentro.«Più forte… così…» ansimò.Lui accelerò, sbattendo contro di lei. Il tavolo cigolava. Maria si sdraiò un po’ indietro, appoggiandosi sui gomiti, la pancia che tremava a ogni spinta. Sentiva l’orgasmo arrivare, caldo e familiare.Quando venne, fu con un lungo gemito, il corpo che si contraeva intorno al cazzo di Mirko . Lui la seguì poco dopo, spingendo fino in fondo e svuotandosi dentro di lei con un verso gutturale, la fronte appoggiata tra i suoi seni.Rimasero così per qualche secondo, ansimanti, sudati, nella piccola cucina illuminata dal sole.Poi Mirko alzò la testa, le sorrise con quell’aria un po’ timida che aveva sempre dopo aver fatto l’amore.«I piatti li finiamo dopo?» chiese.Mara rise piano, ancora con lui dentro di sé.«Sì… dopo.»Gli accarezzò i capelli spettinati e lo baciò sulla fronte.Era il loro sabato. L’unico giorno in cui potevano essere solo loro due, senza fretta, senza il mondo fuori.
Mara aveva cinquantadue anni, un corpo generoso e morbido, segnato dal tempo e dal lavoro. I suoi seni grandi e pesanti pendevano liberi sotto la vestaglia di cotone sottile, comprata al mercato anni prima per quattro euro. La stoffa leggera si apriva un po’ sul davanti mentre lei stava in piedi davanti al lavandino, le mani immerse nell’acqua calda e schiumosa. La pancia morbida premeva leggermente contro il bordo del mobile, e i piedi infilati nelle vecchie ciabatte di spugna blu si muovevano piano sul pavimento di piastrelle consumate.Dietro di lei, Mirko entrò in cucina strascicando i piedi. Venticinque anni, magro, con la barba di tre giorni e i capelli ancora spettinati dal sonno. Indossava solo un paio di pantaloncini grigi sformati.
Lavoravano entrambi da anni: lei alle pulizie in un ufficio, lui in un magazzino. Due persone semplici, oneste, che tiravano avanti senza lamentarsi troppo.«Hai già finito i piatti mamma?» chiese lui con voce ancora rauca. Mara si voltò appena, sorridendo stanca ma affettuosa. «Quasi. È l’unico giorno che possiamo stare tranquilli.» Marco si avvicinò lentamente. Le sue mani grandi e callose scivolarono sui fianchi di lei, stringendo piano la carne morbida attraverso la vestaglia. Mara sospirò, continuando a sciacquare un piatto, ma il suo corpo si rilassò contro quello di lui.«Lascia stare per un attimo…» mormorò Mirko , baciandole il collo da dietro. Sapeva di sonno e di uomo. Le sue dita aprirono piano la vestaglia, facendola scivolare sulle spalle di Mara. I seni grandi e cadenti uscirono all’aria, pesanti, con i capezzoli già un po’ turgidi per il fresco della mattina e per il tocco familiare.
Lui li prese tra le mani, soppesandoli, sentendone il peso caldo e morbido. Li strinse con delicatezza, facendo gemere piano Mara. I suoi pollici sfiorarono i capezzoli, girandoci intorno, tirandoli leggermente.«Mirko…» sussurrò lei, appoggiando la testa indietro contro la sua spalla.La vestaglia cadde del tutto ai suoi piedi, rimanendo solo con le ciabatte ai piedi. Il corpo nudo di Mara era reale: la pancia morbida, i fianchi larghi, le cosce piene, i segni della vita vissuta.
Marco adorava quel corpo. Non era perfetto, ma era suo.Le fece voltare lentamente. La baciò sulla bocca, un bacio profondo, un po’ goffo ma carico di desiderio accumulato durante la settimana. Le sue mani scesero sulla pancia di lei, accarezzandola, poi più giù, tra le gambe.
Mara era già umida. Le dita di lui scivolarono tra le grandi labbra gonfie, trovando il clitoride e iniziando a massaggiarlo con movimenti lenti e circolari.
Mara si aggrappò alle sue spalle, respirando più forte. «Andiamo in camera…» mormorò.«Qui va bene» rispose lui, con voce bassa.La sollevò appena, facendola sedere sul bordo del tavolo della cucina. I piatti rimasti nel lavello tintinnarono piano. Marco si abbassò i pantaloncini. Il suo cazzo era già duro, venoso, con la cappella lucida. Si avvicinò e lo strofinò tra le labbra bagnate di Mara, facendola gemere.Poi entrò dentro di lei con un colpo solo, lento ma deciso. Mara aprì la bocca in un sospiro lungo, sentendolo riempirla completamente. Le sue gambe si aprirono di più, le ciabatte ancora ai piedi che dondolavano leggermente.Mirko cominciò a spingere, con ritmo costante, profondo. I seni di Mara ballavano a ogni colpo, pesanti e morbidi. Lui li guardava ipnotizzato, poi si chinò a succhiarle un capezzolo, tirandolo con le labbra mentre continuava a fotterla.La cucina si riempì dei suoni umidi dei loro corpi che si univano, dei gemiti bassi di Mara e dei grugniti di Mirko.
Lei gli stringeva le natiche magre, spingendolo più dentro.«Più forte… così…» ansimò.Lui accelerò, sbattendo contro di lei. Il tavolo cigolava. Maria si sdraiò un po’ indietro, appoggiandosi sui gomiti, la pancia che tremava a ogni spinta. Sentiva l’orgasmo arrivare, caldo e familiare.Quando venne, fu con un lungo gemito, il corpo che si contraeva intorno al cazzo di Mirko . Lui la seguì poco dopo, spingendo fino in fondo e svuotandosi dentro di lei con un verso gutturale, la fronte appoggiata tra i suoi seni.Rimasero così per qualche secondo, ansimanti, sudati, nella piccola cucina illuminata dal sole.Poi Mirko alzò la testa, le sorrise con quell’aria un po’ timida che aveva sempre dopo aver fatto l’amore.«I piatti li finiamo dopo?» chiese.Mara rise piano, ancora con lui dentro di sé.«Sì… dopo.»Gli accarezzò i capelli spettinati e lo baciò sulla fronte.Era il loro sabato. L’unico giorno in cui potevano essere solo loro due, senza fretta, senza il mondo fuori.
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