Lockdown 2020

di
genere
incesti

Era il mese di aprile del 2020, in pieno lockdown. La casa era diventata una prigione dorata per Maria Laura e suo figlio Paolo. Lei aveva 52 anni, un corpo maturo ma ancora molto attraente: fianchi larghi, seno pesante e naturale, un po’ di pancia morbida e gambe ancora tornite. Paolo, 24 anni, era chiuso in casa da settimane, frustrato, nervoso e sempre più consapevole della presenza della madre.Quel pomeriggio Maria Laura era annoiata e malinconica. Aveva tirato fuori dall’armadio i vestiti e le scarpe che avrebbe dovuto indossare alle feste e alle cene cancellate dal virus. Si chiuse in camera da letto e cominciò a provare la biancheria intima che aveva comprato poco prima del lockdown: un completino di pizzo nero semi-trasparente, reggiseno a balconcino e un perizoma che le lasciava scoperta gran parte del sedere.Ai piedi infilò i sandali che amava di più: un paio di sandali con tacco alto e cinturini sottili color oro, eleganti e molto sexy, quelli che avrebbe dovuto mettere con un vestito corto alle serate estive.Si guardò allo specchio. Il pizzo nero contrastava con la sua pelle chiara, i seni pieni tendevano la stoffa. I sandali le slanciavano le gambe. Si sentì bella, desiderabile… e terribilmente eccitata.«Mamma, hai visto il mio caricabatterie?» Paolo entrò senza bussare e si bloccò sulla porta.Maria Laura si voltò di scatto. Rimase lì, in reggiseno, perizoma e sandali alti. Il silenzio durò pochi secondi, ma bastò.«Cazzo, mamma…» mormorò Paolo con la voce rauca, senza riuscire a staccare gli occhi da lei.Invece di coprirsi, Maria Laura fece un mezzo sorriso imbarazzato. «Non dovresti vedermi così… ma è da tanto che non mi sento guardata.»Paolo chiuse la porta dietro di sé. Due minuti dopo erano sul letto.La spinse a quattro zampe, ancora con i sandali ai piedi. Le abbassò il perizoma senza sfilarglielo del tutto e la penetrò con un colpo solo, profondo. Maria Laura gemette forte, afferrando le lenzuola.«Oddio Paolo… sì!»Lui la scopava con forza, tenendola per i fianchi larghi, mentre i sandali dorati ondeggiavano a ogni spinta. Il rumore della carne che sbatteva riempiva la stanza. Maria Laura aveva il viso premuto sul cuscino e il culo alto, completamente offerta al figlio. Vennero quasi insieme: lui esplose dentro di lei con un grugnito animalesco, riempiendola di sperma caldo, mentre lei tremava in un orgasmo violento, i sandali ancora stretti ai piedi.Rimasero lì, sudati e ansimanti, senza dire una parola.Il giorno dopoLa mattina dopo erano seduti in cucina a fare colazione. L’atmosfera era tesa.«Paolo… quello che è successo ieri non deve più capitare» disse Maria Laura, rossa in viso. «Sono tua madre. È sbagliato.»«Lo so» rispose lui, guardando il caffè. «È stato un errore. Non lo rifaremo.»Silenzio.Passarono venti minuti. Poi trenta.Maria Laura si alzò per mettere la tazza nel lavandino. Paolo la seguì con lo sguardo. Indossava solo una vecchia maglietta larga e un paio di slip.Mezz’ora dopo erano sotto la doccia.Questa volta lui la prese in piedi, contro le piastrelle. Maria Laura aveva una gamba alzata, il sandalo dorato ancora umido dal giorno prima abbandonato sul bordo della vasca. Paolo la penetrava con colpi forti e profondi, l’acqua calda che scorreva sui loro corpi sudati. Lei gli mordeva la spalla per non urlare troppo forte, mentre lui le stringeva forte il culo.«Ancora… ti prego, riempimi di nuovo» sussurrò lei con voce rotta.Paolo la sbatté più forte, venendo dentro di lei per la seconda volta in meno di ventiquattr’ore, mentre Maria Laura veniva scossa da un orgasmo così intenso che quasi le cedettero le gambe.Mentre l’acqua continuava a scorrere, entrambi capirono che non sarebbero più riusciti a fermarsi.

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2026-06-03
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