La piscina di Ines

di
genere
incesti

Si avvicina l’estate, le scuole sono quasi finite, in qualche modo dovrei passare l’anno anche se al pelo ma va bene così tanto so che non avrò una carriera accademica.
L’unica cosa bella di andare a scuola è che per poterla frequentare da quasi un anno vivo a casa di Luisella, la sorella di mia madre. Gran bella donna, gran tettone (una ottava) e gran troia.
Praticamente dopo una settimana che ero suo ospite già scopavamo come ricci alle spalle dello zio Carlo.
Oggi, col gran caldo, lo zio ancora al lavoro, Fabrizio fuori con gli amici fa beatamente le pulizie nuda.
Tutta nuda a parte le ciabatte.
Venderla sbatacchiare il culone mentre passa la scopa con le tettone che penzolano e si muovono ritimicamente mentre si muove è uno spettacolo da paura che subito mi fa rizzare io cazzo. Tanto più che sono già piuttosto duretto di mio e me ne sto in t-shirt alla scrivania con la banana al vento e un libro aperto.
Mi alzo, mi avvicino dietro di lei e le faccio un po’ di solletico nel solco fra le chiappe.
Ha un mezzo brivido “Ma non dovevi studiare per il recupero di latino?” sospira.
“Ho studiato abbastanza” sorrido e stavolta, nel solco, invece della mano ci struscio direttamente la cappella.
“Sei insaziabile” mormora ma nel frattempo ha lasciato cadere a terra la scopa, piantato le mani a palmo contro la scrivania e mi si offre per una buona monta.
È diventata brava la zia. Ha sempre un orecchio teso e la roba sotto mano. Ha persino calcolato i tempi. Se sente aprirsi la porta dell’ascensore sa di avere un minuto e mezzo per sfilarsi l’uccello, afferrare al volo un vestito intero a fiori, infilarlo e far sparire le prove di ogni tradimento prima che lo zio arrivi ad aprire la porta. Una vera troia organizzata la zia penso mentre le entro dentro deciso scivolando nella sua ficona già bella unta.
Certo non ha calcolato che io l’asta dura non è che posso farla sparire in un attimo le avevo fatto notare scherzando ma lei aveva subito risposto che mi bastava chiudermi in bagno “e al limite te lo fai venire molle da solo” aveva riso mimando il gesto di una sega.
La afferro saldo ai grossi fianchi, la tiro a me con forza, se potessi le infilerei anche le palle.
“Oooo siiii” mugola la zia mentre pompo deciso e ritmicamente con tutte le mie forze.
Suona il telefono.
Io lo ignoro, continuo a montarla deciso e inarrestabile ma lei no.
“Il telefono” sussurra come se non l’avessi sentito.
“Lascia stare dai…” insisto continuando a farglielo andare su e giù nella patatona.
“No, no e metti che è tuo zio?” obietta.
Cerca di alzarsi in posizione eretta dalla scrivania vincendo il peso del mio corpo ma io non mollo. Continuo a tenerlo dentro.
Così ci troviamo a fare una strana e buffa danza. Una specie di corsa a tre gambe (che poi sono 4 e col mio uccello 5).
A passo sincronizzato lei cammina un po’ arcuata in avanti, io dietro di lei la seguo passo passo, l’uccello duro sempre dentro. Parrà strano ma ad ogni passo la zia mi provoca strane, bellissime sensazioni. Il suo incedere verso il telefono mi schiaccia la cappella, mi stuzzica, mi stimola.
Arriva finalmente all’apparecchio appeso al muro dell’ingresso. Lo afferra con una mano mentre con l’altra si poggia esausta al muro. Non è facile portare quasi in spalla i miei ottanta chili e il mio cefalo fra le gambe.
“O caraaaaa” sorride con voce squillante appena percepisce chi l’ha chiamata.
Sorride verso di me “si, si è qui… fa ginnastica” ride.
Io incentivato da quel sorrisetto strano la spingo un po’ più in avanti, la afferro di nuovo ai fianchi con entrambe le mani e riprendo a pompare.
“Si, si siamo nel buono…ummm” mormora gemendo un po’.
“È Ines” mi dice.
Lo immaginavo. Visto che lchiavo anche con lei, non ha motivo di fingere che non stiamo facendo nulla. “A, si, ma certo. Penso che domani non abbia nulla da fare, si”.
Io bado appena alla conversazione divertito dai tanti gemiti della zia fra una parola e l’altra e immaginando come dall’altra parte del filo Ines si stia godendo l’audio della monta in diretta.
Penso addirittura se si stia toccando anche lei.
“O siiiiiiiiiii” urla secca la zia poi si ferma un attimo, prende fiato.
“Niente cara, scusa, è appena venuto… Si dentro si… No ma alla mia età non credo dai poi a quest’ora… Sono quasi otto mesi che mi riempie penso l’avrebbe già fatto”.
“Mi ha chiesto se non ho paura che mi metti incinta” mi dice mentre io continuo a darle dei colpi più lenti ma decisi per svuotare l’asta a dovere.
Le do uno schiaffone sul sedere “sai che sexy col pancione”.
“Ci manca solo quello -replica lei- comunque si, domani mattina, verso le nove, va bene, ciao cara” e riattacca.
Io lo tiro fuori.
Dalla fica di zia cola una pisciata di sborra mista ai suoi orgasmi che allaga il pavimento. “Mannaggia a te, qui avevo già dato la cera”.
“E vabbè dai… un po’ di sborra fa allegria” rido mentre cerco qualcosa per pulirmi il cazzo.
“Almeno non sgocciolare per tutta la casa”.
“Faccio quello che posso” rispondo con la mano a coppa sul pisello.
Afferra al volo un suo collant ben piegato sulla cassapanca “to usa questo”.
Con perizia lo stritolo e mi avvolgo il cazzo nel nylon “che voleva la Ines?”.
“Niente. Ha comprato una di quelle piscine da giardino. Molto grande dice. Avrebbe bisogno di due braccia robuste per montarla. Gli ho detto che domani vai da lei, tanto non hai scuola”.
“Io devo montare la piscina? E come si fa?”.
“Ci saranno le istruzioni presumo. Comunque c’è anche suo figlio Marco lo farete assieme”.
“Sai che voglia”.
“E dai pelandrone per una volta che c’è da faticare e poi tanto lo sappiamo tutti e due che finirai per fartela finito il lavoro”
“Sorrido” è vero, ogni occasione è buona e la signora Ines da sempre tante occasioni.

“Stai già pensando a lei?” sbotta la zia mentre dondolando il suo bel corpo nudo ha preso strofinacci e secchio e sta pulendo la pozzanghera che abbiamo lasciano.
“Io? Perché?”.
Mi fa segno col dito. Ho un uccello marmorizzato che sembra avvolto in un gigantesco preservativo di nylon.
“A no, quello è l’effetto del collant. A strusciarmi il nylon sul cazzo capita…”.
“E la Ines niente… ma dai…” ride.
“Ma si, forse anche quello. Ti spiace se…”
“Ancora? Ma hai appena fatto?” sbotta zia Luisella.
“Mi vuoi dire che ti è passata la voglia?”.
Ride “la voglia di pulire si. Dai vai nel tuo letto, finisco e arrivo…”.
E quando mai la zia dirà di no al mio uccello…mi dico soddisfatto mentre mi metto comodo sul letto a cazzo teso aspettandola per un fantastico bis.

Alle nove, puntuale, in periferia a casa di Ines e del figlio Marco.
Lui amico intimo di mio cugino (gay) Fabrizio. Si i due fanno roba. Non ho mai assistito ma credo che Marco gli prenda il culo.
Lei, la madre, amica intima di mia zia (tutte e due hanno tendenze bisex) e mia (l’ho già passata in ogni buco)
Fra l’altro è venuto fuori quando le ho sverginato l’ano che la signora Ines, non si sa per quale motivo biologico, gode più che nella fica. Parrà strano ma è così. Se la monti certo le piace ma se la inculi va in estasi, inizia a godere come una pazza e a un certo punto dalla fica spara fuori una pisciata biancastra di orgasmi che pare davvero stia urinando.
Ho dovuto cambiare tre bus per arrivare da loro. Cristo quanto vorrei una moto!
Già solo la fatica di arrivare qui mi meriterei un pompino di benvenuto.
Sul retro della casa hanno un grande prato cintato tutto circondato da una siepe che li separa dalla casa accanto. Lì c’è ammucchiata questa catasta di plastica che per ora sembra un’opera d’arte post moderna e che, presumo, sia la famosa piscina.
Ines mi apre la porta. Indossa un costume da bagno rosa in due pezzi molto striminzito.
I due triangoli sopra le coprono a mala pena i seni mentre sotto, il tanga, fa fuoriuscire i lunghi peli della sua fica (è si c’è l’ha molto pelosa).
Anche Marco è in costume da bagno. Dei pantaloncini neri a metà coscia molto aderenti.
Che posso dire? Del resto stiamo in piscina no? O ci staremo quando avremo decifrato dove vanno tutti quei pezzi accatastati a cazzo.
Certo che quei pelazzi della fica che fanno ciao, io suo corpo magro e indifeso così esibito semi nudo stanno già facendo un certo effetto anche a me.
“C’è l’hai il costume?” mi domanda sorridendo.
“Nuoto nudo non preoccuparti” rispondo e ridiamo tutti e tre anche perché per adesso nuotare in quel coso è solo un sogno.

Ci mettiamo quattro ore.
Quattro ore di bestemmie, di fatica, di tubi di plastica numerati con X che deve entrare in Y e che se infili in Z per sbaglio devi rifare da capo. I tubi di sostegno, il telo enorme che non si sa da che parte va girato, la pompa dell’acqua che va assemblata paletta per paletta.
Insomma una fatica della madonna ma alla fine ne veniamo a capo anche se uno del mestiere ci avrebbe messo mezz’ora e noi quattro.
Ora abbiamo davanti una bella tinozza rotonda di quasi 4 metri di diametro che dobbiamo solo riempire col tubo dell’acqua …e ci vorrà una vita.

Ines ci batte le mani “bravissimi i miei eroi, è bellissima, non vedo l’ora di fare una nuotata”.
“Bene”.
“Dai ora venite dentro che ci mangiamo qualcosa. Mezzogiorno è passato da un po”
“Si ma leggero mamma se poi vogliamo nuotare”,
“È solo prosciutto e melone tesoro. A te piace il prosciutto e melone?” mi chiede.
“Soprattutto mi piacciono i meloni” sorrido fissandole le tette.

Pasto leggero, un mezzo pisolino digestivo, il tubo che continua a riempire la piscina.
Alle quattro del pomeriggio tutto pare pronto.
“Prima le signore” esclama Ines saltandoci dentro.
“Mi pare giusto” dico a Marco e intanto mi spoglio.
Adesso ho praticamente solo jeans, una t-shirt dei Kiss e le calze. Tutto si leva in un secondo.
Resto nudo. Marco mi guarda il cazzo ancora stupito da come sia grosso nonostante l’abbia già visto più volte.
Ines cammina nella piscina, l’acqua le arriva alla vita. Di certo non è una piscina dove faremo i tuffi.
Mi guarda, vede che sono nudo, si slaccia il reggiseno e lo getta nel prato. Anche Marco stimolato dalla madre decide di entrare in acqua senza costume col pisello già un po’ gonfio probabilmente eccitato dalle tette della madre.
Giochiamo per un po’ in acqua con un po’ di malizia ma nemmeno troppo. Certo qualche smanata a Ines ci scappa e anche lei a un certo punto urla “ho pescato un pesciolino” afferrandomi il cazzo sotto l’acqua.
“È no mamma quella è una anguilla” ride Marco.
Tutto abbastanza giocoso, giusto un pelo intimo.
Le cose si scaldano un po’ quando le afferro il costume da sotto l’acqua e le calo le micro mutandine. Lei si lamenta “Oi che fai…”.
“Nuda, nuda anche tu” rido e la faccio cadere col culo in fondo alla piscina mentre le sfilo via dalle gambe. Le faccio roteare in aria come un trofeo poi le getto a Marco. Lui fa finta di annusarle come se sentisse sapore di fica poi finiscono in mezzo al prato.
Inizio a strusciarle un po’ il cazzo duro da dietro, è solo un gioco, l’acqua rende tutto più naturale ma è ovvio che voglio la mia bella scopata. Del resto me la sono meritata.
Sorride Ines, compiaciuta del bastone duro che le solletica il solco del culo.
Va verso il bordo, scavalca e si sdraia nuda nel prato a gambe larghe. La ficona pelosa e bagnata da spettacolo.
Salto fuori al volo, il cazzo di marmo nonostante il bagno. Non devo nemmeno fare i complimenti, le scivolo sopra. Lei allarga ancora un po’. Spingo.
SFLOP.
“O siii quanto sei calda” mormoro.
“Quanto sei grosso tesoro” si lascia andare lei slanciando la testa all’indietro.
Spingo bene, lo infilo tutto fino ai coglioni “o si sbattimi tesoro, sbattimi tutta” reclama lei al settimo cielo.
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-28
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