Lia in gommone con il nipote Andrea

di
genere
incesti

Questo racconto mi è stato suggerito da un lettore, che appassionatosi alle storie di Lia mi ha raccontato questa fantasia da far vivere a Lia.

Lia era una visione che toglieva il fiato. Quaranta anni portati con una sensualità prorompente, un sorriso luminoso che illuminava il volto, occhi verdi penetranti e un corpo che sembrava scolpito per provocare. Gambe toniche, un sedere alto e rotondo che sporgeva con arroganza, e un seno pieno di quarta che rifiutava ogni tentativo di contenimento. Il costume scelto per quella giornata era un'arma letale: il reggiseno a triangolo stringeva appena i capezzoli, mentre il tanga brasiliano con i laccetti sottili spariva tra le natiche perfette, lasciando quasi tutto scoperto. Andrea, suo nipote diciottenne, era in piena tempesta ormonale. Fisico ancora acerbo, spalle strette e sguardo che non riusciva a staccarsi da quella donna che lo ossessionava da anni. Io, Rick, avevo organizzato tutto apposta. Sapevo cosa sarebbe successo quando l'avrebbe vista così vicina, in spazi ristretti, senza vie di fuga.

Sul pontile, prima ancora di salire sul gommone, Lia si tolse il pareo con un gesto lento e deliberato. L'ormeggiatore, un ragazzo sui vent'anni con gli occhi sgranati, le tese la mano per aiutarla. Lei gliela strinse, poi si voltò di lato, inarcando leggermente la schiena mentre saliva. Il tanga scomparve completamente tra le chiappe, e il giovane rimase paralizzato, lo sguardo incollato al culo nudo che le ondeggiava a pochi centimetri dalla sua faccia. Lia lo guardò da sopra la spalla, un mezzo sorriso malizioso sulle labbra. "Grazie, sei molto gentile..." mormorò, spingendo il petto in avanti in modo che il reggiseno cedesse un po' di più. Il ragazzo deglutì rumorosamente, le mani che tremavano mentre la aiutava a sistemarsi. Andrea, già a bordo, non riusciva a distogliere lo sguardo. Partimmo. Il motore ronzava mentre il gommone saltava sulle onde. Ogni sobbalzo faceva rimbalzare le tette di Lia, pesanti e libere, che ondeggiavano sotto il tessuto sottile del reggiseno. Andrea sedeva di fronte a lei, le mani sulle ginocchia, il cazzo già mezzo duro nei pantaloncini. Io guidavo, ma guardavo di continuo nello specchietto retrovisore, godendomi lo spettacolo.

Arrivammo alla cala. Lia si offrì di gettare l'ancora. Si mise a novanta gradi, le gambe dritte, il culo alto e teso verso Andrea che era seduto proprio dietro di lei. Il tanga si infilò ancora di più, scoprendo il bordo scuro dell'ano. Lei rimase così per diversi secondi, fingendo di lottare con la catena, mentre le natiche tremavano leggermente. Andrea aveva il respiro corto, le mani che stringevano i bordi del gommone.
Entrammo in acqua. Lia fu l'ultima. Restò qualche istante sulla scaletta, e io le spruzzai acqua fredda sul petto. I capezzoli si irrigidirono all'istante, due punte dure che pungevano il tessuto bagnato. Lei scese ridendo, il corpo lucido sotto il sole, e facemmo una lunga nuotata. Quando tornammo a bordo, stesi il tendalino. Io mi misi all'ombra, loro due al sole sulla prua.
Lia mi chiese la crema solare. "Rick, mi dai una mano?" Io scossi la testa, sorridendo. "Fatti aiutare da Andrea. Io resto qui." Lei si voltò verso il nipote con un sorriso dolce. "Vieni, Andrea. Spalma bene, non lasciare zone scoperte. E slaccia il reggiseno, tanto sono sdraiata." Il ragazzo obbedì con mani tremanti. Slacciò il nodo dietro la schiena, il reggiseno cadde via. Le tette piene si sparsero sul telo, pesanti e morbide. Andrea cominciò a spalmare la crema sulle spalle, poi scese lungo la schiena. Quando arrivò alle cosce, Lia divaricò leggermente le gambe. Il tanga si tese, scoprendo il bordo dell'ano. Lei non disse nulla, ma il respiro si fece più profondo.
Andrea continuò, le dita che scivolavano sulla pelle calda. Quando finì, Lia si voltò appena, dandogli la vista di un lato del seno nudo. "Grazie, tesoro." Io finsi di addormentarmi. Dopo qualche minuto, Lia si girò di lato, offrendo ad Andrea uno spicchio generoso della mammella piena, il capezzolo che spuntava appena. Il ragazzo la fissava, ipnotizzato.
Proposi ad Andrea di raggiungere gli scogli. Nuotammo fino a riva. Mentre eravamo lì, arrivarono quattro ragazzi sui venticinque anni. Si fermarono vicino al nostro gommone, senza vedere noi due sugli scogli. Commentavano ad alta voce. "Cazzo, guarda quel culo..." uno disse. "Quella è una milf da paura, guarda che tettone." Andrea arrossì violentemente. Io gli misi una mano sulla spalla. "Che vuoi farci? Tua zia fa questo effetto a tutti." tornammo sul gommone e svegliai Lia dicendole "Regalagli un topless a quei ragazzi che stanno andando verso gli scogli, se anche per Andrea non ci sono problemi per me puoi stare senza reggiseno!" dissi con un sorriso malizioso, guardandola dritto negli occhi verdi.
Lia rise piano, si alzò sul gommoncino e si slacciò il reggiseno con un movimento lento. Le tette piene di quarta schizzarono fuori, i capezzoli già duri dal sole e dall'aria salata; gettò via il pezzo di stoffa senza alcun imbarazzo, restando solo col tanga brasiliano che le tagliava il culo a palloncino alto. Andrea deglutì forte, gli occhi inchiodati su quei seni nudi che ballavano a ogni passo.
"Ecco, così va meglio" mormorò lei, sdraiandosi di nuovo a prua. "Andrea, vieni qui vicino, non fare il timido. Tua zia è nuda per oggi quindi non vergognarti."
Il ragazzo si avvicinò a fatica, il costume da bagno gonfio all'altezza del cazzo da diciottenne. Io rimasi all'ombra fingendo di sonnecchiare, ma vedevo tutto. Lia si girò leggermente, offrendo una vista perfetta delle tette grosse e del culo che il tanga stringeva fino a far intravedere il bordo del buco del culo. Andrea non riusciva a staccare gli occhi; si allungò pigramente, le mammelle pesanti che si allargavano ai lati del suo corpo. "Vieni, Andrea. Metti un po' di crema anche sul davanti, tanto ormai sono scoperta." La sua voce era dolce, ma il tono era carico di malizia. Il nipote si inginocchiò accanto a lei con le mani tremanti, versò la crema sulle sue tette e cominciò a massaggiarle. Le dita scivolavano sulla pelle calda, i capezzoli duri che gli premevano contro i palmi. Lia emise un piccolo sospiro di piacere quando le strinse i seni, spingendoli insieme. "Così, bravo... spalma bene, non lasciare niente fuori." Il tanga era così stretto che ogni movimento di Andrea faceva muovere il filo tra le sue natiche, scoprendo sempre di più il bordo roseo del suo ano. Il ragazzo era in evidente difficoltà: il suo cazzo pulsava visibilmente dentro il costume bagnato, una macchia umida che si allargava. Lia aprì leggermente le gambe, invitandolo a scendere più in basso. "Anche sulle cosce, tesoro. E spingi il laccetto un po' di lato se ti dà fastidio."
Andrea obbedì, le dita che scivolavano sotto il tessuto minuscolo, sfiorando il bordo della sua fica rasata. Lei non si mosse, ma il suo respiro si fece più pesante. Io continuavo a osservare tutto dalla mia posizione, il cazzo durissimo nei pantaloncini. I quattro ragazzi sugli scogli erano ancora lì, e uno di loro si era accorto del topless. Commentarono a voce bassa, ma abbastanza forte da arrivare fino a noi: "Cazzo, guarda che tette... e quel culo da urlo."
Lia sorrise senza voltarsi, godendosi l'attenzione. "Senti come mi guardano tutti, Andrea? Anche quei ragazzi laggiù. Ti piace che tua zia sia così esposta?" Il nipote annuì in silenzio, le mani ancora sulle sue cosce. Lei si girò di lato, offrendogli una vista completa del suo culo tondo e sodo, il tanga che spariva completamente tra le natiche. "Toccami il culo, vai. Spalma la crema anche lì."
Andrea posò le mani sulle natiche della zia, le dita che affondavano nella carne soda. Massaggiò con più coraggio, separando leggermente le chiappe e scoprendo del tutto l'anello muscoloso del suo ano. Lia gemette piano, spingendo indietro il bacino contro le sue mani. "Mmm... così, spingi un po' più forte. Non avere paura." Il ragazzo era ormai completamente perso, il suo cazzo che premeva dolorosamente contro il costume. Lei lo guardò per la prima volta, gli occhi verdi che si abbassarono sul rigonfiamento evidente. "Poverino... sei così duro. Vuoi che ti aiuti?" Io mi mossi leggermente, attirando la sua attenzione. "Vai pure, Lia. Fagli vedere cosa sa fare una zia brava." Lei rise piano, si sedette e allungò la mano verso il costume del nipote. Lo tirò giù con un gesto deciso, liberando il cazzo eretto e pulsante di Andrea. Il ragazzo ansimò forte quando le dita della zia si chiusero intorno alla sua asta giovane e dura. "Guarda che bel cazzo hai... tutto per me." Cominciò a segarlo lentamente, il pollice che passava sul glande umido. Andrea tremava, le mani ancora sulle natiche della zia, incapace di muoversi.
Lia si chinò in avanti, le tette che pendevano pesanti, e leccò la punta del suo cazzo. "Quante volte hai sognato questo, vero? Da quando eri piccolo." La lingua calda scivolò lungo tutta la lunghezza, poi lo prese in bocca con un gemito di piacere. Andrea gettò indietro la testa, le dita che affondavano nella carne del suo culo. Io osservavo la scena senza muovermi, il cuore che batteva forte mentre la mia donna succhiava il cazzo del suo nipote diciottenne sul gommone, sotto il sole, con i ragazzi sugli scogli che non si erano ancora accorti di niente. Lia si fermò di colpo, le labbra ancora lucide intorno al cazzo duro di Andrea. Si girò verso di me con quegli occhi verdi brillanti di eccitazione. "Andiamo via da qui, troviamo un posto dove siamo totalmente soli. Accendi il gommone."
Si alzò in piedi con un movimento fluido, le tette pesanti che rimbalzavano libere. Si chinò su Andrea e lo baciò a stampo, la lingua che si infilava nella sua bocca mentre il ragazzo restava paralizzato. Poi si raddrizzò, orgogliosa, e si voltò verso gli scogli. I quattro ragazzi erano ancora lì, e lei li salutò con un sorriso malizioso, facendo ondeggiare le sue tette piene di quarta in un movimento lento e provocante. Uno di loro fischiò forte. Lia rise, poi si girò di nuovo, si chinò in avanti per tirare su l'ancora. Il tanga brasiliano sparì completamente tra le natiche, il culo a palloncino alto completamente esposto ad Andrea che aveva il cazzo ancora fuori e pulsante.
Partimmo, lasciando i ragazzi a bocca aperta. Lia si rimise sdraiata a prua, le tette al sole, mentre io guidavo verso una cala più isolata. Dopo qualche minuto di navigazione trovammo un'insenatura completamente deserta, circondata da scogli alti che ci nascondevano da tutto.

Appena spensi lei si avventò su Andrea, lo spinse contro la prua, si mise a cavalcioni su di lui e lo baciò con fame. Le sue mani afferrarono quelle del ragazzo e le portarono direttamente sui suoi seni nudi. "Toccami," gli ordinò contro le sue labbra. "Stringili forte." Andrea obbedì, le dita che affondavano nella carne calda e soda delle tette della zia. Lia gemette e si strofinò contro il cazzo nudo del nipote, il tanga ormai inzuppato che strisciava contro la sua asta. Si chinò in avanti, le mammelle che premevano contro il petto del ragazzo, e lo baciò ancora più profondamente mentre le sue anche ondeggiavano. Il tanga era così stretto che il laccetto si era infilato tra le labbra della fica, e ogni movimento lo faceva strisciare contro il clitoride.
"Toglilo," gli disse, la voce roca. "Toglilo e mettimelo dentro."
Andrea le strappò il tanga con mani tremanti, liberando completamente il culo e la fica rasata di Lia. Lei si alzò appena, prese il cazzo del nipote tra le dita e lo posizionò contro l'ingresso bagnato. Poi si abbassò lentamente, facendo entrare la punta dentro di sé. Un gemito lungo le uscì dalla gola mentre lo prendeva tutto, centimetro dopo centimetro, fino a che le natiche non toccarono le cosce del ragazzo.
"Cazzo..." ansimò Andrea, le mani che stringevano le tette della zia con forza. Lia cominciò a muoversi, prima lentamente, poi sempre più veloce, cavalcando il cazzo del nipote diciottenne sul gommone deserto. Le sue tette rimbalzavano a ogni colpo, i capezzoli duri che sfioravano la faccia di Andrea. Lui le succhiò un capezzolo in bocca, succhiando forte mentre lei gli cavalcava il cazzo con movimenti sempre più frenetici.
Io restai al timone, il cazzo che mi scoppiava nei pantaloncini, a guardare mia moglie che scopava suo nipote sotto il sole, completamente nuda, senza più alcuna vergogna.
Lia si abbassò completamente sul cazzo di Andrea, le labbra della sua fica rasata che si allargavano intorno alla base spessa del suo membro. Il sole batteva sulla sua pelle abbronzata mentre iniziava a muoversi, sollevandosi e scendendo con ritmo lento e deliberato. Le sue tette pesanti rimbalzavano a ogni colpo, i capezzoli duri che sfioravano la bocca del nipote.

"Succhiami i capezzoli, Andrea," ordinò, spingendo il seno contro la sua faccia. Lui obbedì subito, succhiando avidamente uno mentre le dita affondavano nelle sue cosce. Il suo cazzo pulsava dentro di lei, caldo e rigido, e Lia gemette quando lo strinse con i muscoli interni.
Osservavo dal timone, la mano sul rigonfiamento dei pantaloncini, ma non intervenni. Volevo che il nipote scopasse la zia proprio lì, sotto il sole.
Lia accelerò, cavalcando con più forza. Il suono umido della sua fica che ingoiava il cazzo di Andrea riempiva l'aria. "Lo sapevo che ti masturbavi pensando a me," sussurrò, chinandosi in avanti. I suoi capelli gli sfiorarono il viso. "Dimmi quanto tempo hai passato a segarti su queste tette."
Andrea ansimò, le mani che stringevano i suoi fianchi. "Praticamente ogni giorno... ormai da anni."
Lei rise, un suono basso e sensuale, e ruotò i fianchi in cerchio, facendo strusciare il suo clitoride contro il suo pube. "E i tuoi amici? Quelli che c’erano al compleanno, Anche loro si segano su di me? Da come mi guardavano penso proprio di si…"
"Sì," ammise lui, la voce rotta. "Tutti. Marco dice che vorrebbe scoparti da dietro mentre tieni la bocca aperta per gli altri. Luca ha detto che la tua fica è la cosa che immagina di più quando sborra."
Lia gemette forte a quelle parole, il suo corpo che tremava. "Che maiali questi ragazzini" disse, cavalcando più veloce. Il suo culo perfetto si sollevava e ricadeva, le guance che sbattevano contro le cosce di Andrea. "E tu? Cosa vorresti fare con me se potessi?"
Lui la guardò negli occhi, le mani che salivano a stringere i suoi seni. "Voglio sborrare dentro di te. Voglio riempirti la figa!"
Lei si morse il labbro, eccitata da quella confessione. Si chinò di nuovo, baciandolo con lingua e denti, poi si raddrizzò. "Allora fallo," lo incitò, spingendo giù con forza. "Schizza nella fica di tua zia , fammi sentire quanto mi desideri."
Andrea spinse su per spingere la cappella sempre più in fondo, il suo cazzo che affondava più a fondo a ogni colpo. Il suo respiro si fece irregolare, i muscoli delle cosce tesi. Lia si aggrappò ai suoi capelli, cavalcando con foga mentre il suo orgasmo si avvicinava. "Sì, così... riempi la mia fica."
Il suo corpo si irrigidì quando venne, le pareti della sua fica che si contraevano intorno al cazzo di Andrea. Lui non resistette oltre. Con un grido soffocato, esplose dentro di lei, schizzi caldi che la riempivano mentre lei continuava a muoversi, spremendolo fino all'ultima goccia.
Quando si fermarono, Lia rimase seduta sul suo cazzo che si ammorbidiva, il suo seme che colava fuori intorno alla base. Si chinò per baciarlo di nuovo, lenta e profonda. "Bravo piccolino di zia" mormorò contro le sue labbra. "Ora baciami con la lingua." Si baciarono nuovamente intensamente.

Lia si alzò in piedi sul gommone, il sole che le accarezzava le tette nude, si rimise il tanga che le tagliava le natiche. "Andrea, vieni qui. Prendi il telefono. Fammi delle foto che sembrino rubate. Io mi giro, mi piego, tu scatti senza che io guardi. Capito?"
Andrea annuì senza capire, le mani tremanti mentre prendeva il cellulare. Lia si voltò di schiena, si chinò in avanti e afferrò il bordo del gommone. Il tanga brasiliano era così stretto che il filo spariva completamente tra le sue natiche tonde. Il sole illuminava la pelle abbronzata e il bordo roseo del suo ano che spuntava appena.
"Scatta," ordinò lei senza voltarsi. Il click del telefono si ripeté diverse volte mentre Andrea fotografava il culo di sua zia da ogni angolazione, le guance larghe e sode, il piccolo buco che si contraeva leggermente.
Lia si raddrizzò, si girò di lato e si sdraiò di schiena sul sedile. Sollevò le braccia sopra la testa, le tette pesanti che si allargavano ai lati del corpo, i capezzoli durissimi. "Ora queste. Fammi le tette. Inquadra bene, voglio che si veda quanto sono grosse."
Luiscattò altre foto, zoomando sui seni nudi, sui capezzoli rosa scuro, sul modo in cui la pelle si tendeva. Lia aprì leggermente le gambe, il tanga che copriva a malapena le labbra della fica. "Anche lì. Fammi la fica. Non avere vergogna."
Fece cinque o sei scatti in totale. Poi Lia si alzò, si avvicinò al nipote e gli prese il telefono. "Mandale sul gruppo con i tuoi amici. Scrivi: 'Guardate cosa sono riuscito a rubare mentre dormiva'."
Andrea esitò un secondo sgranando gli occhi, poi inviò le foto. I messaggi arrivarono subito.
"Cazzo Andrea, è “mammella” ?" scrisse Marco, e andrea aggiunse “Mammella è il soprannome che ti abbiamo dato”
"Porca troia, che tette. Me le sognavo stanotte." aggiunse Luca.
"Mandane altre, ti prego." scrisse un altro.
Lia lesse i messaggi con un sorriso malizioso mordendosi il labbro. "wow, mi eccita questo soprannome! Ora chiedi loro di mostrarti le erezioni. Dimmi che vogliono fottere tua zia."
Andrea digitò: "Mostratemi quanto siete duri per lei."
Le foto arrivarono una dopo l'altra: cazzi duri, mani che stringevano le aste, gocce di liquido preseminale sulle cappelle. Uno aveva scritto: "La vorrei scopare da dietro mentre le tengo quelle mammellone." Un altro: "Vorrei sborrare su quelle tette e farle leccare tutto."
Lia gemette forte leggendo. "Bravi ragazzi..." mormorò. Si voltò verso di me, gli occhi verdi accesi. "Rick, oggi sono senza freni. Potrei fare di tutto."
Entrò in acqua togliendosi il tanga, si sciacquò il corpo nudo, poi risalì sul gommone gocciolante. Venne dritta da me, mi baciò con lingua e fame, poi si abbassò e si sedette a cavalcioni. Il suo corpo bagnato premette contro il mio cazzo duro. Si strusciò per qualche secondo, poi mi prese in mano e se lo infilò dentro con un solo movimento.
La sua fica calda e ancora larga mi avvolse completamente. "Andrea," ansimò mentre iniziava a muoversi su di me, "dimmi cosa dicono i tuoi amici. Fammi sentire quanto mi desiderano. Fammi sentire troia."
Andrea lesse ad alta voce i messaggi che continuavano ad arrivare.
"Marco dice che vorrebbe metterti il cazzo in bocca mentre ti fottono da dietro. Luca ha scritto che la tua fica è la cosa più bella che abbia mai visto e che vorrebbe leccartela finché non sborri. Gli altri dicono che ti vorrebbero scopare tutti insieme, uno alla volta, senza fermarsi."
Lia gemette forte, cavalcandomi più veloce. Le sue tette rimbalzavano, il sole le accarezzava la pelle bagnata. "Continua... dimmi tutto," ordinò, stringendo il mio cazzo con i muscoli interni. "Voglio sentire ogni parola sporca che scrivono su di me."

il racconto CONTINUA...
scritto il
2026-07-13
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