Accidenti
di
IL MICROBO
genere
gay
ACCIDENTI
Siamo seduti al bar Enzo ed io e mi dice: Lo vedi il tipo? La settimana scorsa mi ha trascinato a casa sua. Ha un pene così grosso che neanche te lo puoi immaginare. Mi ha voluto subito in posizione da monta, a pantaloni appena appena abbassati (i miei) e mi è salito sopra ficcandolo dentro da fermo, con tutto il peso del suo corpo sopra di me e il suo fiato sul collo. Poi ha cominciato a battere con metodo. Lo spingeva fino in fondo e lo tirava fuori completamente. Dentro e fuori come una freccia, poi solo dentro sfilandolo fino a metà (che già era tanto) colpi destri, colpi sinistri a ritmo. Mi ha fatto dondolare per un bel po' rompendomi davvero il culo e massacrandomi la schiena con quel su e giù da energumeno in caduta libera, prima di venire da urlo (una inondazione). Altro non ha voluto fare e mi ha solo detto: Torna presto che hai proprio un bel sederino da cazzo.
-Ti sta guardando.
-Vacci tu che io ne ho avuto abbastanza.
-Mi sa che vuole proprio te.
Dopo un po' che cercava di fare il finto tonto, si alza e gli va incontro con una faccia a punto esclamativo e l'andatura di un condannato che sta per salire sul patibolo.
Gli dico: Fatti coraggio.
-Tu non puoi capire. Mi fa ancora male da quella volta lì.
Spariscono. Mi torna dopo un'ora buona. Aria sfatta, sembrava uscito da sotto un rullo compressore, occhi bassi per la vergogna.
Con un fil di voce mi dice: Andiamo. E lungo la strada continuava a ripetere come una litania: Mai più, mai più.
Siamo seduti al bar Enzo ed io e mi dice: Lo vedi il tipo? La settimana scorsa mi ha trascinato a casa sua. Ha un pene così grosso che neanche te lo puoi immaginare. Mi ha voluto subito in posizione da monta, a pantaloni appena appena abbassati (i miei) e mi è salito sopra ficcandolo dentro da fermo, con tutto il peso del suo corpo sopra di me e il suo fiato sul collo. Poi ha cominciato a battere con metodo. Lo spingeva fino in fondo e lo tirava fuori completamente. Dentro e fuori come una freccia, poi solo dentro sfilandolo fino a metà (che già era tanto) colpi destri, colpi sinistri a ritmo. Mi ha fatto dondolare per un bel po' rompendomi davvero il culo e massacrandomi la schiena con quel su e giù da energumeno in caduta libera, prima di venire da urlo (una inondazione). Altro non ha voluto fare e mi ha solo detto: Torna presto che hai proprio un bel sederino da cazzo.
-Ti sta guardando.
-Vacci tu che io ne ho avuto abbastanza.
-Mi sa che vuole proprio te.
Dopo un po' che cercava di fare il finto tonto, si alza e gli va incontro con una faccia a punto esclamativo e l'andatura di un condannato che sta per salire sul patibolo.
Gli dico: Fatti coraggio.
-Tu non puoi capire. Mi fa ancora male da quella volta lì.
Spariscono. Mi torna dopo un'ora buona. Aria sfatta, sembrava uscito da sotto un rullo compressore, occhi bassi per la vergogna.
Con un fil di voce mi dice: Andiamo. E lungo la strada continuava a ripetere come una litania: Mai più, mai più.
2
voti
voti
valutazione
2
2
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La dura legge del culo
Commenti dei lettori al racconto erotico