Ani da sforzo
di
IL MICROBO
genere
gay
ANI DA SFORZO
C'era una volta un orco molto cattivo, che tutte le sere aveva fame di sesso. A tarda ora scampanellava alla porta di qualche single. Lo tirava giù dal letto e non gli dava pace né scampo. Dopo averlo legato come un salame, penosamente rannicchiato da sembrare un groviglio umano, con tanto di natiche etero ben esposte, tirava fuori il suo cazzo puntuto e lo chiavava. I poveretti lo supplicavano di essere risparmiati ma l'orco non mostrava nessuna pietà. Ai gemiti e alle urla restava indifferente e anche alle suppliche accorate di quegli stretti in culo. Li abbandonava sopraffatti e stremati col sedere dolorante. Qualcuno di loro gridava: Mai più. Altri scoprivano per la prima volta un godimento inusuale, su cui l'orco faceva leva per tornare il giorno dopo a visitarli e trattarli nello stesso identico modo, piegandoli ancora alle sue voglie per diverse sere di seguito fino a quando li mollava e a loro non restava altro che offrirsi a destra e a manca da mendicanti, perché ormai trasformati in devoti e schifosi servi dell'uccello, con tanta nostalgia di quel primo, grande, grosso e smisurato, che villanamente li aveva molte volte stuprati alla grande. I più versati li rapiva e li sequestrava, da tenere alla catena nel suo castello, governati come animali, a sua completa disposizione ma soprattutto come luride cavie e prime prede di alcuni orchetti in divenire che stava allevando per esercitarli a diventare bravi come lui e anche peggio.
C'era una volta un orco molto cattivo, che tutte le sere aveva fame di sesso. A tarda ora scampanellava alla porta di qualche single. Lo tirava giù dal letto e non gli dava pace né scampo. Dopo averlo legato come un salame, penosamente rannicchiato da sembrare un groviglio umano, con tanto di natiche etero ben esposte, tirava fuori il suo cazzo puntuto e lo chiavava. I poveretti lo supplicavano di essere risparmiati ma l'orco non mostrava nessuna pietà. Ai gemiti e alle urla restava indifferente e anche alle suppliche accorate di quegli stretti in culo. Li abbandonava sopraffatti e stremati col sedere dolorante. Qualcuno di loro gridava: Mai più. Altri scoprivano per la prima volta un godimento inusuale, su cui l'orco faceva leva per tornare il giorno dopo a visitarli e trattarli nello stesso identico modo, piegandoli ancora alle sue voglie per diverse sere di seguito fino a quando li mollava e a loro non restava altro che offrirsi a destra e a manca da mendicanti, perché ormai trasformati in devoti e schifosi servi dell'uccello, con tanta nostalgia di quel primo, grande, grosso e smisurato, che villanamente li aveva molte volte stuprati alla grande. I più versati li rapiva e li sequestrava, da tenere alla catena nel suo castello, governati come animali, a sua completa disposizione ma soprattutto come luride cavie e prime prede di alcuni orchetti in divenire che stava allevando per esercitarli a diventare bravi come lui e anche peggio.
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