Lui ed io
di
IL MICROBO
genere
dominazione
LUI ED IO
Sono innamorato cotto di un uomo di temperamento sadico con l'avvertenza che il sottoscritto non è e non è mai stato e non si è mai sentito un masochista. Anzi, nel rapporto col maschio mi piace la dolcezza, quella con la quale lui mi ha conquistato e che ora mi riserva ben poche volte.
-Sono fatto così, devi accettarmi e adeguarti.
All'inizio ci andava piano giusto per farmi abituare e per intossicarmi un po' alla volta, senza troppa fretta. Mi legava le braccia dietro la schiena durante i rapporti o mi bendava gli occhi, misurando come reagivo. Poi, visto che con le buone non cavava un ragno dal buco ha cominciato a diventare prepotente e anche violento. Il primo schiaffo che mi ha stampato sulla guancia, lo confesso, mi ha dato l'idea di qualcosa di nuovo, di una forza che non sarei mai riuscito a contrastare e alla quale avrei dovuto piegarmi. Mi fece vedere dei video di flagellazione che un po' alla volta mi convinsero ad accettare l'idea di venire anch'io provato dalla frusta, solo per esaudirlo e vedere di tenermelo buono. Quando impugnò uno scudiscio e lo fece vibrare in aria ebbi un fremito di paura che lo appagò. Lo implorai di andarci piano e per tutta risposta mi destinò un colpo, due colpi, tre colpi di quell'arnese, che sapeva maneggiare davvero bene. Cacciai delle urla anche se subito mi resi conto che i miei lamenti insieme alle mie suppliche non facevano altro che esaltarlo. I colpi successivi, che mi somministrò a manetta quasi fuori controllo, li ho digeriti a denti stretti, ma gli colavo salive e comunque un po' mi dimenavo e quel che è peggio mi fecero davvero eccitare e lui se ne accorse.
-Sei sulla buona strada.
Mi sputò in faccia è fu per me una prima e grande umiliazione. Mi ordinò di tenere la bocca spalancata e da quel momento i suoi sputi sono diventati una routine e un laido nutrimento, da inghiottire in silenzio senza fare storie.
-Impara a ringraziarmi e a chiamami padrone.
Non so cosa mi passò per la testa, mi sentivo vulnerabile, forse fu un grosso sbaglio ma lo ringraziai e lo chiamai padrone come esigeva ormai da me.
Mi mostrò una gabbia e mi ci fece entrare nudo, affermando che era solo per gioco. Mi tenne rinchiuso in quello spazio angusto per almeno un'ora e poi ricomparve.
-Ti sto allevando, stai venendo su bene.
Ormai ero consapevole che non dovevo permettermi di contraddirlo e gli risposi: Grazie Padrone.
-Il dolore ti darà vita.
Mi fece uscire e coi suoi modi rudi mi fece provare delle mollette ai capezzoli e intono alle palle, alle quali agganciò un secchio che cominciò a zavorrare con dei pesi, sempre più insopportabili.
-Ora ti dilaterò.
Mi fece baciare un aggeggio che chiamava plug e un po' alla volta lo inserì indovinate dove? Ho vergogna a confessarvelo: Dritto nel culo.
-Ora sei quasi perfetto.
E giù scudisciate sulle natiche. Fremevo. Soffrivo. Ma cosa volete che vi dica, mi era venuto quasi a piacere.
-Padrone ancora, te ne prego.
S'ciaff. S'ciaff. S'ciaff.
-Più forte Padrone.
S'CIAFF. S'CIAFF. S'CIAFF.
-Ti ringrazio. Mi sento tanto tuo.
-Lo sei. Ed ora non c'è più niente che ti risparmierò e che oserai negarmi.
Faccio ancora fatica a star dietro a tutte le sevizie che sperimenta su di me e che mi riserva a strazio, ma una cosa l'ho capita bene, pur tra tanti nuovi sempre più duri trattamenti a cui mi sottopone, vi assicuro controvoglia, che gli sto diventando, come lui mi definisce, una specie schiavo, docile e devoto in base alla mia indole, che lui (ops: il mio padrone) non fa altro che portare alla luce.
-Con pochissimo sforzo, perché tale lo sei già di testa.
Sputi. Schiaffi. Mollette. Pesi e Frusta. Quante me ne fa. Poi mi Sborra, e anche se non lo avrei mai concepito possibile, un fiume di Piss, che mando giù
-La inghiotti a sforzo o con una certa quale partecipazione?
-Con tutta la vera sete che ho di te, Padrone.
-Bravo. Ora sì che mi piaci. Benvenuto nel mio mondo.
Non lo credevo possibile. Ma è andata così.
Sono innamorato cotto di un uomo di temperamento sadico con l'avvertenza che il sottoscritto non è e non è mai stato e non si è mai sentito un masochista. Anzi, nel rapporto col maschio mi piace la dolcezza, quella con la quale lui mi ha conquistato e che ora mi riserva ben poche volte.
-Sono fatto così, devi accettarmi e adeguarti.
All'inizio ci andava piano giusto per farmi abituare e per intossicarmi un po' alla volta, senza troppa fretta. Mi legava le braccia dietro la schiena durante i rapporti o mi bendava gli occhi, misurando come reagivo. Poi, visto che con le buone non cavava un ragno dal buco ha cominciato a diventare prepotente e anche violento. Il primo schiaffo che mi ha stampato sulla guancia, lo confesso, mi ha dato l'idea di qualcosa di nuovo, di una forza che non sarei mai riuscito a contrastare e alla quale avrei dovuto piegarmi. Mi fece vedere dei video di flagellazione che un po' alla volta mi convinsero ad accettare l'idea di venire anch'io provato dalla frusta, solo per esaudirlo e vedere di tenermelo buono. Quando impugnò uno scudiscio e lo fece vibrare in aria ebbi un fremito di paura che lo appagò. Lo implorai di andarci piano e per tutta risposta mi destinò un colpo, due colpi, tre colpi di quell'arnese, che sapeva maneggiare davvero bene. Cacciai delle urla anche se subito mi resi conto che i miei lamenti insieme alle mie suppliche non facevano altro che esaltarlo. I colpi successivi, che mi somministrò a manetta quasi fuori controllo, li ho digeriti a denti stretti, ma gli colavo salive e comunque un po' mi dimenavo e quel che è peggio mi fecero davvero eccitare e lui se ne accorse.
-Sei sulla buona strada.
Mi sputò in faccia è fu per me una prima e grande umiliazione. Mi ordinò di tenere la bocca spalancata e da quel momento i suoi sputi sono diventati una routine e un laido nutrimento, da inghiottire in silenzio senza fare storie.
-Impara a ringraziarmi e a chiamami padrone.
Non so cosa mi passò per la testa, mi sentivo vulnerabile, forse fu un grosso sbaglio ma lo ringraziai e lo chiamai padrone come esigeva ormai da me.
Mi mostrò una gabbia e mi ci fece entrare nudo, affermando che era solo per gioco. Mi tenne rinchiuso in quello spazio angusto per almeno un'ora e poi ricomparve.
-Ti sto allevando, stai venendo su bene.
Ormai ero consapevole che non dovevo permettermi di contraddirlo e gli risposi: Grazie Padrone.
-Il dolore ti darà vita.
Mi fece uscire e coi suoi modi rudi mi fece provare delle mollette ai capezzoli e intono alle palle, alle quali agganciò un secchio che cominciò a zavorrare con dei pesi, sempre più insopportabili.
-Ora ti dilaterò.
Mi fece baciare un aggeggio che chiamava plug e un po' alla volta lo inserì indovinate dove? Ho vergogna a confessarvelo: Dritto nel culo.
-Ora sei quasi perfetto.
E giù scudisciate sulle natiche. Fremevo. Soffrivo. Ma cosa volete che vi dica, mi era venuto quasi a piacere.
-Padrone ancora, te ne prego.
S'ciaff. S'ciaff. S'ciaff.
-Più forte Padrone.
S'CIAFF. S'CIAFF. S'CIAFF.
-Ti ringrazio. Mi sento tanto tuo.
-Lo sei. Ed ora non c'è più niente che ti risparmierò e che oserai negarmi.
Faccio ancora fatica a star dietro a tutte le sevizie che sperimenta su di me e che mi riserva a strazio, ma una cosa l'ho capita bene, pur tra tanti nuovi sempre più duri trattamenti a cui mi sottopone, vi assicuro controvoglia, che gli sto diventando, come lui mi definisce, una specie schiavo, docile e devoto in base alla mia indole, che lui (ops: il mio padrone) non fa altro che portare alla luce.
-Con pochissimo sforzo, perché tale lo sei già di testa.
Sputi. Schiaffi. Mollette. Pesi e Frusta. Quante me ne fa. Poi mi Sborra, e anche se non lo avrei mai concepito possibile, un fiume di Piss, che mando giù
-La inghiotti a sforzo o con una certa quale partecipazione?
-Con tutta la vera sete che ho di te, Padrone.
-Bravo. Ora sì che mi piaci. Benvenuto nel mio mondo.
Non lo credevo possibile. Ma è andata così.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Bina a Mulinello
Commenti dei lettori al racconto erotico