Molto suo
di
IL MICROBO
genere
gay
MOLTO SUO
Ero incappato in un tipo davvero strano. Ci siamo conosciuti per caso e subito mi ha dichiarato il suo amore. Era un bellissimo uomo, apparentemente sicuro di sé, forte della sua fisicità muscolosa e ben dotata sul pube di tanto cazzo, in realtà più fragile di un cristallo di Boemia se mai non ci stavo. Mi disse a bruciapelo: Mi piaci un casino, ho bisogno di te. Mi ha portato a casa sua e mi ha amato sul serio a modo suo. Cercava uno schiavo e mi aveva scelto o come diceva lui “selezionato” per riuscirgli docile e ubbidiente. Lo ero e accettai di diventargli tale. All'inizio facevamo buon sesso. Un po' alla volta venne allo scoperto la sua mentalità sadica.
-Ti devo frustare. Lo farò con tutto l'amore e il trasporto che provo per te.
Mi aveva incastrato sul serio e istupidito all'ennesima potenza. Non riuscivo a negargli niente di niente. Mi legò con corde e nodi in posizione scomoda abbracciato a una sedia, Disse che ero stupendo, che il mio sedere lo faceva uscire di testa. Impugnò un frustino e lo vibrò in aria.
-Ti farò un po' di male, sopportalo.
S'ciafffff.
-Haiiiiiii.
-Urla dai, sei fantastico.
S'ciafffff.
-Haiiiiiiiiiiiii.
-Di più, di più.
S'CIAFFF. S'CIAFFF. S'CIAFFF.
-Hoiii. HUUU. Ahia ahia. OHHH.
-Ti adoro.
(io un po' meno).
-Mi ami tanto vero?
(che delusione se gli dicevo di no).
-Ora ti slego. Mio servo e ottimo schiavo.
Gli portai la cena in tavola. Mangiò tutto con molto appetito. Mi richiese sotto. Gli entrai fra le gambe a quattro zampe, stregato dalla sua potente erezione.
-Sai bene cosa voglio.
(Leccargli le palle, l'asta, farlo sentire unico, imboccarlo a pompa e a spinta)
-Che bravo.
(quanti complimenti, anche troppi. Glielo sbavai alla radice quadra)
-Vorrei tormentarti un po' di più.
(Mi alzai in piedi e gli esposi i genitali. Afferrò le mie povere palle e le stritolò)
-AHHH. AHIAAA.
-Come gemi tu non c'è nessuno.
(me le strinse a strizzo martellandole con una paletta, senza pietà)
-Ahhh. Ahhh. Ti supplico.
-Sei mio?
-Tutto tuo.
-Girati.
-No ti prego.
-Piegati.
-No Padrone, ti imploro.
(In men che non si dica, con calma e con tanta pazienza mi ha infilato un grosso plug a cipolla).
-Come lo senti?
-A strazio.
-Stai piangendo.
-Per forza.
-Trattienilo che mi fai felice.
(strinsi l'ano più che potevo).
-Ora te lo tolgo e ci entro io.
(finalmente).
-Mio.
(tanto ci voleva).
-Cazzomane.
(sì lo sono).
-Ti sborro.
(e vai).
Spluch. Spluch.
-La stai colando da vacca.
(E allora?)
-L'ultimo che ho avuto era insufficiente.
-Che voto mi dai?
-Dieci.
-Senza lode?
-Con marchio di infamia.
-Quale marchio?
-Le mie iniziali a fuoco stampate sopra i tuoi glutei.
-AHHHH. Che ustione. Ma sei matto?
-Taci e fai il bravo.
-Basta, basta.
-Basta lo decido io come e quando.
(forte odore di derma bruciacchiato).
-Mannaggia.
-Zitta cagna.
(ingoio saliva).
Come mi prende lui non c'è nessuno, prima dietro e poi davanti a ripulirlo.
-Cosa sei?
-La tua puttana.
-Ostia quanto ci godo.
(lo assecondo se no ci resta male).
-Carino, bravino.
(ha tanto di quell'uccello che una metà è anche troppo).
-Pack. Pack. Pack. Troia di merda, ti godo tutta.
-Ohhhhhhhhhhhhhhhhhh.
Ero incappato in un tipo davvero strano. Ci siamo conosciuti per caso e subito mi ha dichiarato il suo amore. Era un bellissimo uomo, apparentemente sicuro di sé, forte della sua fisicità muscolosa e ben dotata sul pube di tanto cazzo, in realtà più fragile di un cristallo di Boemia se mai non ci stavo. Mi disse a bruciapelo: Mi piaci un casino, ho bisogno di te. Mi ha portato a casa sua e mi ha amato sul serio a modo suo. Cercava uno schiavo e mi aveva scelto o come diceva lui “selezionato” per riuscirgli docile e ubbidiente. Lo ero e accettai di diventargli tale. All'inizio facevamo buon sesso. Un po' alla volta venne allo scoperto la sua mentalità sadica.
-Ti devo frustare. Lo farò con tutto l'amore e il trasporto che provo per te.
Mi aveva incastrato sul serio e istupidito all'ennesima potenza. Non riuscivo a negargli niente di niente. Mi legò con corde e nodi in posizione scomoda abbracciato a una sedia, Disse che ero stupendo, che il mio sedere lo faceva uscire di testa. Impugnò un frustino e lo vibrò in aria.
-Ti farò un po' di male, sopportalo.
S'ciafffff.
-Haiiiiiii.
-Urla dai, sei fantastico.
S'ciafffff.
-Haiiiiiiiiiiiii.
-Di più, di più.
S'CIAFFF. S'CIAFFF. S'CIAFFF.
-Hoiii. HUUU. Ahia ahia. OHHH.
-Ti adoro.
(io un po' meno).
-Mi ami tanto vero?
(che delusione se gli dicevo di no).
-Ora ti slego. Mio servo e ottimo schiavo.
Gli portai la cena in tavola. Mangiò tutto con molto appetito. Mi richiese sotto. Gli entrai fra le gambe a quattro zampe, stregato dalla sua potente erezione.
-Sai bene cosa voglio.
(Leccargli le palle, l'asta, farlo sentire unico, imboccarlo a pompa e a spinta)
-Che bravo.
(quanti complimenti, anche troppi. Glielo sbavai alla radice quadra)
-Vorrei tormentarti un po' di più.
(Mi alzai in piedi e gli esposi i genitali. Afferrò le mie povere palle e le stritolò)
-AHHH. AHIAAA.
-Come gemi tu non c'è nessuno.
(me le strinse a strizzo martellandole con una paletta, senza pietà)
-Ahhh. Ahhh. Ti supplico.
-Sei mio?
-Tutto tuo.
-Girati.
-No ti prego.
-Piegati.
-No Padrone, ti imploro.
(In men che non si dica, con calma e con tanta pazienza mi ha infilato un grosso plug a cipolla).
-Come lo senti?
-A strazio.
-Stai piangendo.
-Per forza.
-Trattienilo che mi fai felice.
(strinsi l'ano più che potevo).
-Ora te lo tolgo e ci entro io.
(finalmente).
-Mio.
(tanto ci voleva).
-Cazzomane.
(sì lo sono).
-Ti sborro.
(e vai).
Spluch. Spluch.
-La stai colando da vacca.
(E allora?)
-L'ultimo che ho avuto era insufficiente.
-Che voto mi dai?
-Dieci.
-Senza lode?
-Con marchio di infamia.
-Quale marchio?
-Le mie iniziali a fuoco stampate sopra i tuoi glutei.
-AHHHH. Che ustione. Ma sei matto?
-Taci e fai il bravo.
-Basta, basta.
-Basta lo decido io come e quando.
(forte odore di derma bruciacchiato).
-Mannaggia.
-Zitta cagna.
(ingoio saliva).
Come mi prende lui non c'è nessuno, prima dietro e poi davanti a ripulirlo.
-Cosa sei?
-La tua puttana.
-Ostia quanto ci godo.
(lo assecondo se no ci resta male).
-Carino, bravino.
(ha tanto di quell'uccello che una metà è anche troppo).
-Pack. Pack. Pack. Troia di merda, ti godo tutta.
-Ohhhhhhhhhhhhhhhhhh.
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