Arabia Saudita

di
genere
gay

ARABIA SAUDITA
Coi tempi che corrono nei miei frequenti spostamenti in treno viaggio sempre e solo in prima classe. Quel giorno il treno era quasi vuoto. Nel mio scompartimento ci stava un solo ed altro passeggero, non europeo, elegantissimo (in giacca e cravatta), di mezza età, ben messo, moro e irsuto, assai piacente (diciamo pure affascinante), molto sciolto nel parlare la nostra lingua (me ne resi conto da come rispondeva al controllore), di chissà quale parte del mondo non si sa, certamente da un paese lontano, dove esiste ancora chi comanda e chi deve ubbidire.
Per un bel po' restammo zitti ma la mia curiosità era tanta.
Azzardai: Le piace l'Italia?
-È uno splendido paese.
Cominciammo a conversare del più e del meno, finché sbirciando sul suo PC non mi accorsi che si era collegato ad un sito di maschi giovani nudi e a quel punto mi venne spontaneo di chiedergli se tra quelli che stava sfogliando gli piaceva di più il biondo o il moretto.
-Il Biondino. Noi arabi adoriamo i biondi, riccioluti, dalla pelle chiara.
Presi coraggio e lo incalzai: Io come le sembro?
-Se fossimo più in confidenza te lo farei capire all'istante.
-Non mi dica.
-Biondi, occhi azzurri, glabro: tra i miei preferiti.
-Scende a Milano per caso?
-Sì. Ho prenotato una suite all'Excelsior.
-Ha già compagnia per stasera?
-Purtroppo no.
La cosa stava diventando intrigante.
-Potrei essere di Suo gusto?
Gli guardai la patta che era cresciuta di qualche bel centimetro, causa canna in tiro.
-Anche sì.
In poche parole mi portò nel suo Hotel. Il Direttore vedendoci insieme ci scortò fino all'ascensore.
-Cena in camera per due Signore?
-Come al solito.
Arrivati al piano c'era uno dei suoi segretari.
-Avrei dei documenti urgenti da sottoporLe.
-Ne parliamo domani.
L'ho saputo dopo che quel tale era l'illustre e rispettato discendente di una grande genia, quella degli Almansuri di nome Ali Amir Asef.
Appena arrivati su mi ordinò: Spogliati.
Mi denudai.
-Accompagnami in doccia.
Ci entrò tutto nudo e si fece servire e insaponare. Il suo cazzo era durissimo. Che uomo! Mi bastò un Suo cenno per inginocchiarmi a sbocchinarlo sbavandolo con tanta saliva.
-Basta così. Girati.
Gli offersi il culo. Mi scopò con forza.
-Mi scusi ma non la vostra religione non proibisce simili cose?
-In pubblico sì ma in privato possiamo.
-Come mi ha trovato?
-Natiche perfette, ano come si deve, sei un dono.
Mi ha voluto ancora e ancora e ogni volta mi sussurra da dietro mordicchiandomi il collo e i lobi delle orecchie, che mi fa anche un bel po' male: Mio, tutto mio.
E intanto che me lo dice e me lo ripete, il suo uccello entra ed esce e rientra colpo su colpo dal mio povero minimo sedere, fino alla sborra, tanta, tutta per me.
Sono magnifici e molto gaudenti questi islamici.
Mi ha tenuto in tromba per giorni e giorni e poi: Ho tre maritini in giro per il mondo, tu sei il quarto, il migliore.
Mi guardò fisso negli occhi: Mica hai obiezioni a farti condividere.
-Ohibò.
Convocò la guardia del corpo, un bestione.
-Usalo, guarda che è stretto, fai piano. Allargamelo un po' ma non azzardarti a rovinarlo.
Poi rivolto a me: È un mio fedelissimo. L'unico che quando mi va, qualche rara volta, mi lascio rovesciare e mi salta su.
-Cribbio. Che Babele!
scritto il
2026-05-23
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