In giro e in tondo
di
IL MICROBO
genere
gay
IN GIRO E IN TONDO
Appena assunto ho capito che il capo è il capo e non gli si può mai dire di no. Qui rigano tutti dritto e se ricevono un ordine lo eseguono all'istante. In mensa gli altri mi fanno sapere che glielo hanno già dato diverse volte a suo capriccio e che non andrà via molto che toccherà anche a me.
-È il suo modo di sottometterci e di dominarci. Prima ci incula e poi diventiamo suoi servi.
A fine giornata andiamo in doccia, una festa di cazzi e di culi. Si affaccia lui e mi fa segno di seguirlo.
-Ti porto da me. Ho bisogno di compagnia.
Entriamo in casa e mi offre da bere.
-Mettiamoci in libertà. È da un po' che ti studio. Mi piaci. Qui da me sempre a quattro zampe.
Mi ci metto e aspetto nell'angolo che mi ha destinato. Fa diverse telefonate. Guai a disturbarlo. Come se non esistessi.
Poi all'improvviso: Mai fatto cose strane coi maschi?
-Mai.
Apre le gambe e mi chiama. Gli arrivo e se lo fa baciare.
-Stasera conoscerai un altro capo. Forza dai, hai capito cosa voglio da te.
Lo imbocco. Me lo spinge. Glielo sbavo.
-Niente male.
Mi fa girare. Si alza in piedi. Mi solleva a misura di monta. Ce l'ho addosso, ce l'ho dentro. Caspita come picchia duro.
-Che bel buchetto morbido, tutto da godere.
Pack, pack, pack. È fatta.
Lo tira fuori. Me lo sbandiera sul muso.
-Fai pulizia.
Slaap, slaap, slurp.
-Bravo.
Wrooof, wrooof.
-Domani ti porto al Club e ti faccio conoscere gli amici.
Erano in tanti, dei maschioni cazzutissimi. Uno dopo l'altro, prima di bocca, poi nel sederino e ancora di bocca (buona), li ho assaggiati tutti e loro me.
-Che ne dici di questo collaudo?
-Che è stato troppo.
-Forse sì, ma hai retto bene. Ci torniamo ancora?
-Sì.
Di lunedì al Briefing è d'obbligo coniugare ma che dico sciorinare a memoria, tutto l'indicativo presente del verbo ubbidire.
Io: Gli ubbidisco.
Lui: Mi ubbidisci come quest'altro che anche mi ubbidisce.
La squadra in coro: Noi ubbidiamo.
Lui di rimando: Certo che mi ubbidite.
Poi si rivolge a me: Lo vedi come ubbidiscono?
Tutti si calano le mutande a culo in fuori.
Fa la conta e designa passando in rassegna le nostre natiche il candidato agli straordinari del giorno.
-Trenta quaranta la gallina canta, un due e tre, tocca di sicuro a te. Ancora questo?
-Behh.
-Quante volte sei stato mio?
-Solo dieci.
-Preparati per l'undicesima.
Appena assunto ho capito che il capo è il capo e non gli si può mai dire di no. Qui rigano tutti dritto e se ricevono un ordine lo eseguono all'istante. In mensa gli altri mi fanno sapere che glielo hanno già dato diverse volte a suo capriccio e che non andrà via molto che toccherà anche a me.
-È il suo modo di sottometterci e di dominarci. Prima ci incula e poi diventiamo suoi servi.
A fine giornata andiamo in doccia, una festa di cazzi e di culi. Si affaccia lui e mi fa segno di seguirlo.
-Ti porto da me. Ho bisogno di compagnia.
Entriamo in casa e mi offre da bere.
-Mettiamoci in libertà. È da un po' che ti studio. Mi piaci. Qui da me sempre a quattro zampe.
Mi ci metto e aspetto nell'angolo che mi ha destinato. Fa diverse telefonate. Guai a disturbarlo. Come se non esistessi.
Poi all'improvviso: Mai fatto cose strane coi maschi?
-Mai.
Apre le gambe e mi chiama. Gli arrivo e se lo fa baciare.
-Stasera conoscerai un altro capo. Forza dai, hai capito cosa voglio da te.
Lo imbocco. Me lo spinge. Glielo sbavo.
-Niente male.
Mi fa girare. Si alza in piedi. Mi solleva a misura di monta. Ce l'ho addosso, ce l'ho dentro. Caspita come picchia duro.
-Che bel buchetto morbido, tutto da godere.
Pack, pack, pack. È fatta.
Lo tira fuori. Me lo sbandiera sul muso.
-Fai pulizia.
Slaap, slaap, slurp.
-Bravo.
Wrooof, wrooof.
-Domani ti porto al Club e ti faccio conoscere gli amici.
Erano in tanti, dei maschioni cazzutissimi. Uno dopo l'altro, prima di bocca, poi nel sederino e ancora di bocca (buona), li ho assaggiati tutti e loro me.
-Che ne dici di questo collaudo?
-Che è stato troppo.
-Forse sì, ma hai retto bene. Ci torniamo ancora?
-Sì.
Di lunedì al Briefing è d'obbligo coniugare ma che dico sciorinare a memoria, tutto l'indicativo presente del verbo ubbidire.
Io: Gli ubbidisco.
Lui: Mi ubbidisci come quest'altro che anche mi ubbidisce.
La squadra in coro: Noi ubbidiamo.
Lui di rimando: Certo che mi ubbidite.
Poi si rivolge a me: Lo vedi come ubbidiscono?
Tutti si calano le mutande a culo in fuori.
Fa la conta e designa passando in rassegna le nostre natiche il candidato agli straordinari del giorno.
-Trenta quaranta la gallina canta, un due e tre, tocca di sicuro a te. Ancora questo?
-Behh.
-Quante volte sei stato mio?
-Solo dieci.
-Preparati per l'undicesima.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Arabia Saudita
Commenti dei lettori al racconto erotico