Le confessioni di mia moglie 15
di
Ounegni
genere
confessioni
Quel giorno, dopo l'ennesima confessione, mi si aprirono nuovi pensieri: non sapevo più cosa chiederle. Volevo sapere tutto e niente, volevo sapere come mi aveva tradito così come fosse stata la prima volta con Eric; ero totalmente perso.
Emma vedeva come reagivo, vedeva come quelle confessioni mi confondessero e puntualmente cercava di ammaliarmi. Nel poco tempo a disposizione mi chiese se avessi voluto testare il nuovo dildo, ma rifiutai: una parte di me si sentiva inutile. Riprese così a convincermi del fatto che io fossi stato in qualche modo una causa scatenante delle sue trasgressioni.
Nella mia massima confusione le chiesi di parlarmi dell'incontro con Eric, cercando di avere a disposizione più dettagli possibili su quella donna che credevo di conoscere benissimo.
Emma a quel punto tentennava, temeva di dirmi cose che mi avrebbero confuso ancora di più. Riprese comunque da dove si era fermata, ossia dal momento in cui aveva maneggiato il cazzo di Eric. Nel descrivermi quel momento era esitante, e io le chiesi di essere cruda e naturale; le sue parole vogliose furono: «Era enorme, era pesante, era mezzo duro e me lo sbattevo in viso con piacere. Quando lo presi in bocca faticavo: era indubbiamente il più bel cazzo mai visto.»
Emma gustò quel cazzo nonostante fosse in uno stato di confusione. Poi si lasciò cadere di schiena sul letto ed Eric, chino tra le sue gambe, le infilò la lingua tra le grandi labbra. Emma godeva immaginando quel membro dentro di sé e, nonostante i due fossero sprovvisti di preservativo, si concessero comunque di fondersi a vicenda. Eric penetrò Emma, che da subito sentì quel membro di dimensioni eccessive allargarle le pareti vaginali; quel piacere fu accompagnato da gemiti sempre più intensi, finché Eric prese a scoparla più forte, con le gambe di lei sollevate, infilandole interamente il cazzo dentro. Emma godeva come mai aveva goduto: i suoi liquidi uscivano senza tregua dalla vagina e teneva le mani sul petto del ragazzo fingendo di controllarne i movimenti. Dopo la prima ondata di piacere, Eric si staccò dal corpo di Emma, che senza indugio si sollevò prendendo ancora in bocca quel cazzo enorme; mentre me lo raccontava non si tratteneva dal dirmi quanto fosse straordinariamente piacevole sentirlo tra le labbra. Dopo averlo ancora degustato, fece sdraiare Eric, che nel frattempo aveva finito di denudarsi, e gli montò sopra, iniziando a cavalcarlo; mi specificò che provava dolore misto a piacere, raggiungendo orgasmi ripetuti. Non seppe ovviamente darmi le tempistiche, ma mi confermò che rimase a lungo sopra di lui, squattando e cavalcando con tutta la sua abilità, nel pieno del suo stratosferico stato di forma. Dopo si mise a carponi: dapprima ricevette una penetrazione vaginale, non eccessivamente profonda, poi chiese esplicitamente una penetrazione anale. Nei ricordi di Emma il membro di Eric faticò ad entrare; lo sentiva avanzare dentro di sé centimetro dopo centimetro, finché lui lo spinse più a fondo che poté e lo tenne fermo per far sì che il dolore si placasse e l'ano si allargasse. Poi prese a scoparla, incitato da lei stessa ad andare più a fondo che potesse. Si prese quel membro enorme per diversi minuti a pecorina sul letto, finché lui lo estrasse masturbandosi sul sedere e facendole arrivare schizzi fino alla testa. Ricordava bene di essersi pulita con la maglietta del pigiama che giaceva di fianco a lei, sul letto.
Si ricomposero dopo quella sessione estrema e poco dopo Eric lasciò l'appartamento. Emma rievocava tutto con evidente emozione.
Sentirla narrare quella scopata mi aveva fatto dimenticare tutte le gelosie e le finte delusioni, perché in fondo, come già ripetuto, amavo sapere che mia moglie fosse una ninfomane vogliosa.
Chiesi a quel punto di continuare: volli sapere cosa aveva vissuto fino al giorno in cui ci eravamo conosciuti. Emma ci pensò su e riprese a ricordare gli avvenimenti. Nei giorni seguenti ricevette un messaggio da Eva, la ragazza con cui aveva avuto quell'intrigo lesbo. Si incontrarono in quelle serate, conoscendosi meglio e confidandosi alcune delle esperienze che le accomunavano. Le due scoprirono di aver entrambe avuto rapporti con Eric: Eva riteneva il suo membro troppo grande per la sua vagina, ma allo stesso tempo lo trovava sublime da succhiare e maneggiare; Emma invece, complice la fresca esperienza vissuta, espresse un parere diverso, spiegando come avesse amato farsi penetrare.
Emma non aveva avuto nuovi contatti con il ragazzo dopo il loro rapporto: era una di poche parole, raramente scriveva per prima.
Nei giorni successivi Emma iniziò ad avere contatti quotidiani con Eva e, quando ne aveva il tempo, trascorreva volentieri del tempo con lei. Durante una delle prime serate in sua compagnia, Emma si rese conto che Eva era egoista: in particolare quella sera, Emma mostrava interesse per un ragazzo e l'amica, senza badarci, se ne andò via con lui.
Emma di conseguenza accettò di concedersi a un altro ragazzo conosciuto in quell'occasione. Il sesso non fu piacevole; Emma aveva troppi pensieri per la testa. Quando il tipo si preparava ad andarsene, Emma senza tante esitazioni scrisse a Stephan, che data l'ora tarda avrebbe dovuto essere in chiusura. Ricevette la risposta poco dopo e si affrettò a mandare via il tipo. Raggiunse poi Stephan, che l'aspettava da solo nel bar: Emma voleva sentirsi più usata, voleva provare sensazioni sempre più forti. Gli prese in bocca il cazzo senza tante parole e si lasciò scopare la bocca con molto piacere, ingoiandone tutto il seme. In quella circostanza, dopo aver soddisfatto l'uomo, rimase con lui a chiacchierare: era la prima volta in cui si trovava sola con lui. Parlarono dapprima in generale, poi si addentrarono nel tema del sesso. Stephan le disse che aveva già conosciuto donne molto vogliose, citando l'esempio di una donna sposata che incontrava in compagnia di alcuni amici, e allo stesso tempo le disse che Emma era stata la prima ragazza a spingersi così oltre nel bar. Poi parlarono di lei: Emma si lasciò andare, confidando all'uomo le sue perversioni, il piacere che provava nel sentirsi schiaffeggiata e nei giochi di pipì. Stephan, rendendosi conto dei desideri di Emma, le promise che avrebbe organizzato qualcosa per soddisfarla. Quella stessa notte, nel corso della chiacchierata, propose a Emma di bere dal suo membro: la condusse in bagno, dove lei si abbassò e lui iniziò a orinare nella sua bocca. Emma mi disse che ne bevve una gran parte, lasciando scorrere l'eccesso nel water.
Emma vedeva come reagivo, vedeva come quelle confessioni mi confondessero e puntualmente cercava di ammaliarmi. Nel poco tempo a disposizione mi chiese se avessi voluto testare il nuovo dildo, ma rifiutai: una parte di me si sentiva inutile. Riprese così a convincermi del fatto che io fossi stato in qualche modo una causa scatenante delle sue trasgressioni.
Nella mia massima confusione le chiesi di parlarmi dell'incontro con Eric, cercando di avere a disposizione più dettagli possibili su quella donna che credevo di conoscere benissimo.
Emma a quel punto tentennava, temeva di dirmi cose che mi avrebbero confuso ancora di più. Riprese comunque da dove si era fermata, ossia dal momento in cui aveva maneggiato il cazzo di Eric. Nel descrivermi quel momento era esitante, e io le chiesi di essere cruda e naturale; le sue parole vogliose furono: «Era enorme, era pesante, era mezzo duro e me lo sbattevo in viso con piacere. Quando lo presi in bocca faticavo: era indubbiamente il più bel cazzo mai visto.»
Emma gustò quel cazzo nonostante fosse in uno stato di confusione. Poi si lasciò cadere di schiena sul letto ed Eric, chino tra le sue gambe, le infilò la lingua tra le grandi labbra. Emma godeva immaginando quel membro dentro di sé e, nonostante i due fossero sprovvisti di preservativo, si concessero comunque di fondersi a vicenda. Eric penetrò Emma, che da subito sentì quel membro di dimensioni eccessive allargarle le pareti vaginali; quel piacere fu accompagnato da gemiti sempre più intensi, finché Eric prese a scoparla più forte, con le gambe di lei sollevate, infilandole interamente il cazzo dentro. Emma godeva come mai aveva goduto: i suoi liquidi uscivano senza tregua dalla vagina e teneva le mani sul petto del ragazzo fingendo di controllarne i movimenti. Dopo la prima ondata di piacere, Eric si staccò dal corpo di Emma, che senza indugio si sollevò prendendo ancora in bocca quel cazzo enorme; mentre me lo raccontava non si tratteneva dal dirmi quanto fosse straordinariamente piacevole sentirlo tra le labbra. Dopo averlo ancora degustato, fece sdraiare Eric, che nel frattempo aveva finito di denudarsi, e gli montò sopra, iniziando a cavalcarlo; mi specificò che provava dolore misto a piacere, raggiungendo orgasmi ripetuti. Non seppe ovviamente darmi le tempistiche, ma mi confermò che rimase a lungo sopra di lui, squattando e cavalcando con tutta la sua abilità, nel pieno del suo stratosferico stato di forma. Dopo si mise a carponi: dapprima ricevette una penetrazione vaginale, non eccessivamente profonda, poi chiese esplicitamente una penetrazione anale. Nei ricordi di Emma il membro di Eric faticò ad entrare; lo sentiva avanzare dentro di sé centimetro dopo centimetro, finché lui lo spinse più a fondo che poté e lo tenne fermo per far sì che il dolore si placasse e l'ano si allargasse. Poi prese a scoparla, incitato da lei stessa ad andare più a fondo che potesse. Si prese quel membro enorme per diversi minuti a pecorina sul letto, finché lui lo estrasse masturbandosi sul sedere e facendole arrivare schizzi fino alla testa. Ricordava bene di essersi pulita con la maglietta del pigiama che giaceva di fianco a lei, sul letto.
Si ricomposero dopo quella sessione estrema e poco dopo Eric lasciò l'appartamento. Emma rievocava tutto con evidente emozione.
Sentirla narrare quella scopata mi aveva fatto dimenticare tutte le gelosie e le finte delusioni, perché in fondo, come già ripetuto, amavo sapere che mia moglie fosse una ninfomane vogliosa.
Chiesi a quel punto di continuare: volli sapere cosa aveva vissuto fino al giorno in cui ci eravamo conosciuti. Emma ci pensò su e riprese a ricordare gli avvenimenti. Nei giorni seguenti ricevette un messaggio da Eva, la ragazza con cui aveva avuto quell'intrigo lesbo. Si incontrarono in quelle serate, conoscendosi meglio e confidandosi alcune delle esperienze che le accomunavano. Le due scoprirono di aver entrambe avuto rapporti con Eric: Eva riteneva il suo membro troppo grande per la sua vagina, ma allo stesso tempo lo trovava sublime da succhiare e maneggiare; Emma invece, complice la fresca esperienza vissuta, espresse un parere diverso, spiegando come avesse amato farsi penetrare.
Emma non aveva avuto nuovi contatti con il ragazzo dopo il loro rapporto: era una di poche parole, raramente scriveva per prima.
Nei giorni successivi Emma iniziò ad avere contatti quotidiani con Eva e, quando ne aveva il tempo, trascorreva volentieri del tempo con lei. Durante una delle prime serate in sua compagnia, Emma si rese conto che Eva era egoista: in particolare quella sera, Emma mostrava interesse per un ragazzo e l'amica, senza badarci, se ne andò via con lui.
Emma di conseguenza accettò di concedersi a un altro ragazzo conosciuto in quell'occasione. Il sesso non fu piacevole; Emma aveva troppi pensieri per la testa. Quando il tipo si preparava ad andarsene, Emma senza tante esitazioni scrisse a Stephan, che data l'ora tarda avrebbe dovuto essere in chiusura. Ricevette la risposta poco dopo e si affrettò a mandare via il tipo. Raggiunse poi Stephan, che l'aspettava da solo nel bar: Emma voleva sentirsi più usata, voleva provare sensazioni sempre più forti. Gli prese in bocca il cazzo senza tante parole e si lasciò scopare la bocca con molto piacere, ingoiandone tutto il seme. In quella circostanza, dopo aver soddisfatto l'uomo, rimase con lui a chiacchierare: era la prima volta in cui si trovava sola con lui. Parlarono dapprima in generale, poi si addentrarono nel tema del sesso. Stephan le disse che aveva già conosciuto donne molto vogliose, citando l'esempio di una donna sposata che incontrava in compagnia di alcuni amici, e allo stesso tempo le disse che Emma era stata la prima ragazza a spingersi così oltre nel bar. Poi parlarono di lei: Emma si lasciò andare, confidando all'uomo le sue perversioni, il piacere che provava nel sentirsi schiaffeggiata e nei giochi di pipì. Stephan, rendendosi conto dei desideri di Emma, le promise che avrebbe organizzato qualcosa per soddisfarla. Quella stessa notte, nel corso della chiacchierata, propose a Emma di bere dal suo membro: la condusse in bagno, dove lei si abbassò e lui iniziò a orinare nella sua bocca. Emma mi disse che ne bevve una gran parte, lasciando scorrere l'eccesso nel water.
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