Le confessioni di mia moglie 14

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Mi alzai dal letto, andai a sciacquarmi il viso: mi sentivo tradito, ero stato tradito. Il buio lasciò spazio, dopo un po', alla luce. Emma si scusava ripetutamente e io le chiesi con fermezza perché non mi avesse detto nulla nemmeno in seguito, quando i nostri rapporti si erano ripiegati su una relazione cuckold. Lei, con visibile dispiacere, cercò di spiegarmelo.

Il giorno in cui ci conoscemmo fui molto gentile e amorevole; questo la trattenne dal mostrarsi vogliosa come in realtà fosse. La nostra relazione le sembrava impossibile, non immaginava che potesse continuare, ma il piacere di sentirsi amata la gratificava. Aggiunse che a un certo punto provò a smettere, ma le mie proposte trasgressive la facevano sentire sempre più troia e la stimolavano ad andare oltre.

Emma non aveva mai avuto ragazzi che volessero conoscere il suo passato; difatti mi rispondeva sempre che non doveva essere un mio interesse saperlo, e allo stesso tempo era consapevole che dirmi certe cose mi avrebbe portato a vederla con occhi diversi. Aveva dovuto, a quel punto, mantenere una linea, nascondere le sue vere perversioni: non poteva dirmi di essere ninfomane. Aggiunse che le mie richieste, nel tempo, erano troppo azzardate per la nostra situazione. Chiederle di andare in giro senza intimo, di provocare sconosciuti e non, di farsi scopare da terze persone per il mio piacere la portavano a sentirsi una vera troia, e questo a lei era sempre piaciuto.

Emma mi disse sinceramente che era certa del fatto che io non avrei mai abbandonato la mia isola felice per lei, e che soprattutto con me stava bene: amava i miei modi, i miei pensieri e le mie trasgressioni. Per farmi un esempio nominò la pipì: mi disse che quando lo proposi era eccitatissima, ma lì per lì preferì mantenere la sua immagine composta. Facendo poi riferimento alle gang bang che le proponevo di vivere, mi disse che non avrebbe mai potuto raccontarmi ciò che faceva con quelle persone, poiché all'inizio aveva indossato una maschera per mostrarsi pura. Aggiunse inoltre che non voleva venire con me in club privé per il timore di lasciarsi andare totalmente. Mi disse poi, con mia incredibile sorpresa, che aveva avuto una relazione con il capo della filiale in azienda, spronata dalle mie provocazioni; ma non avendo noi ancora realmente iniziato la nostra storia cuckold, non poteva parlarmene.

Emma ribadiva che era stata lei a volermi dire tutto: aveva iniziato lei questo periodo oltre i limiti nella nostra relazione, mostrandomi come avesse sempre voluto sfogarsi su ciò che aveva vissuto, guidata dalle voglie e dagli umori.

In quel frangente, ormai aperta a dirmi tutto, riprendendo il suo passato mi fece notare le mie fissazioni: non avevo interesse nello scoprire come si comportasse da zoccola con i conoscenti, ossia come si concedesse ai coetanei, mentre rimarcavo il mio interesse nel conoscere i suoi rapporti proibiti con il padre del suo amico e con quegli uomini famosi per le loro dotazioni, nati con un colore della pelle diverso dal nostro.

Fece poi cenno al dildo e mi fece notare che ero stato io a regalarglielo, volutamente nero e di taglia XL, con l'intenzione di convincerla ad accettare quel tipo di rapporto; inconsciamente, però, l'avevo spinta a concedersi oltre ogni limite.

Avevo sposato una vera vacca, una ninfomane pura, e non me ne ero reso conto. L'assurdità di tutto questo era che io volevo proprio una donna così.

Quel giorno volli fare il duro, mantenendo il muso nei suoi riguardi, ma appena mi fu possibile andai a masturbarmi pensandola come non l'avevo mai davvero immaginata. Il nostro stato d'animo cambiò: smettemmo di parlare di lei, per pochi giorni.

Emma era ormai vicina al nono mese di gravidanza. I suoi seni erano enormi, la pancia incredibilmente grande; era come sempre stupenda e nei movimenti risultava sempre più stanca e limitata.

Nella mia testa covava la voglia di scoprire il suo passato; Emma invece aveva altri interessi, voleva godersi il momento. Ero al lavoro e stavo nel frattempo scambiando messaggi con lei, che cercava di organizzare un nuovo incontro tramite il sito e mi esponeva le sue voglie, i suoi incredibilmente trasgressivi desideri. In quei messaggi mi chiese ancora se mi sarebbe piaciuto lasciarla andare da sola, ossia che sarebbe andata senza di me a un appuntamento. Era stato il nostro modo di giocare per anni, sempre il momento più eccitante per me. Avevo paura, la situazione era diversa dal passato, ma il solo pensiero mi rendeva tremante di piacere; così acconsentii, mentre una parte di me continuava ad avere paura.

Poco dopo, in un nuovo messaggio, Emma mi scrisse che aveva ricevuto un pacco dal corriere. Lì per lì le chiesi se lo avesse provocato, ma lei non mi rispose. Dopo mezz'ora mi arrivò un ulteriore messaggio contenente un video. Lo aprii appena fui solo e ciò che vidi mi lasciò di stucco.

Emma aveva posizionato un dildo enorme, scoprii in seguito di 33 cm, realistico, marrone, a ventosa, ricevuto poco prima dal corriere, su uno sgabelletto di legno che avevamo in casa. Il video iniziava con lei che sistemava il telefono in modo da riprendere la scena che sarebbe seguita. Poi, già nuda e guardando verso l'obiettivo, si posizionò sopra l'oggetto e, dopo averlo indirizzato verso la vulva, iniziò a scendere sulle ginocchia facendolo entrare. Quella visione era sublime: era la mia porca, la mia donna. Se lo fece entrare fino a oltre metà, sostenendosi sulle gambe e mostrandomi il viso stravolto dal piacere. Fece pochi movimenti su e giù, senza parlare: agiva. Si sollevò con un cenno di stanchezza, poi si mise di spalle e cercò di infilarselo nel secondo canale, ma dopo pochi tentativi si fermò, cedendo al peso sulle ginocchia in tensione da diversi minuti. Staccò così il dildo dallo sgabello, lo piantò a terra, aggiustò l'inquadratura e riprovò: dapprima piegandosi sulle ginocchia di spalle al telefono, poi infilandoselo più in profondità si posizionò con le ginocchia a terra. Fu lì che vidi il suo sedere accogliere totalmente quel giocattolo: entrò quasi tutto nel suo ano. Emma si muoveva avanti e indietro cavalcandolo al contrario; il dildo si piegava verso di lei, con i finti testicoli rivolti verso il telefono. Avevo l'audio basso, ma si sentiva chiaramente come Emma godesse a ogni minimo movimento. Poi, raddrizzando la schiena e posizionando i piedi sul pavimento, lo lasciò entrare totalmente, sedendosi sopra.

Un'immagine sconvolgente: lei completamente seduta su quell'accessorio erotico. Ci rimase ferma per oltre un minuto, un tempo che sembrava infinito; nel frattempo aveva iniziato a masturbarsi, ma non ne vedevo la scena. Avevo solo l'immagine di lei di spalle, seduta su quell'enorme dildo. Si sentì poi il suo piacere esplodere, il suo urlo godurioso. Rivedendo il video, notai che rimase ferma oltre tre minuti con il dildo piantato totalmente nel culo. Quando si sollevò sembrava incredibile; rividi in loop quella scena: un membro enorme che sembrava non finire mai. Emma prese poi il telefono mostrandomi il laghetto sul pavimento e gli schizzi sull'armadio. Le risposi inviandole un cuore e, come facevo sempre in questi casi, andai a masturbarmi concedendomi una sensazione di libidine e piacere.

Rientrato a casa quel giorno, respiravo di nuovo un'aria felice. Emma era sorridente. Vidi il dildo, incredibilmente grande, e per curiosità le chiesi se fosse in qualche modo simile al membro di Eric. Emma disse di non averne un ricordo preciso, ma che era sicuramente più grande del cazzo del ragazzo. Le chiesi come avesse potuto infilarselo tutto così rapidamente e mi rispose che il suo ano era predisposto, aggiungendo che aveva già vissuto situazioni ben più estreme.

La guardai per l'ennesima volta stupito e cercai di chiederle un chiarimento. Lei, baciandomi, mi chiese se ricordassi una situazione in cui, durante la nostra relazione a distanza, si era masturbata inserendosi una bottiglia di vino nella vagina: quel ricordo era per me indelebile. Dopo quel riferimento mi disse che quel giorno era stata nel bar. Non mi era chiaro; non capivo il nesso tra quell'esperienza e un incontro sessuale. Lei, con un atteggiamento distaccato, quasi dall'alto in basso, mi disse che ero davvero ingenuo: in quel bar c'era stata molte volte e si era concessa alle situazioni più assurde; quel luogo era il suo sfogo sessuale. Si era concessa in gruppo, era stata sottomessa e umiliata per il puro piacere di esserlo, e riprendendo la situazione della bottiglia mi disse che quello stesso giorno era stata precedentemente penetrata proprio in quel modo.

Il mio cuore batteva all'impazzata. Provai una sensazione di nullità, di confusione; mi sentii davvero come lei mi aveva giudicato: un ingenuo. Dentro di me volevo sapere tutto, volevo scoprire fino in fondo la ninfomane che era mia moglie. La domanda che più mi perseguitava a quel punto era: quando aveva smesso di tradirmi? Così gliela posi e lei, senza indugi, mi rispose: «Da quando conviviamo», ovvero mi aveva tradito, mentito e omesso la verità per quattro lunghi anni.
scritto il
2026-05-08
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