Le confessioni di mia moglie 10

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Ciò che avevamo realizzato era indiscutibilmente, oltre i semplici schemi del mondo scambista. Parlammo delle sensazioni vissute, del sorprendente bull che si era spinto oltre i limiti invertendo di fatto la posizione con la mia e soprattutto della determinazione di mia moglie che m’aveva spinto a leccare lo sperma del bull.

Appena in casa avevo ancora da urinare ed Emma senza mezze parole mi chiese di lasciarla godere ai miei piedi. Emma non si denudò, entrò in vasca con il vestito addosso, io in pochi secondi iniziai a colpirla con la mia pipì colpendole inizialmente il vestito all’altezza dei seni, poi il viso e soprattutto la bocca da lei aperta, che iniziò ad accogliere il flusso in modo indimenticabile.
Il suo viso era voglioso, la sua bocca raccolse per poi chiudersi e lasciarne una buona parte uscire. Il getto continuò facendole ripetere il movimento e mentre diminuiva posandosi sul vestito, Emma mi disse con fare da vera Troia che avrebbe voluto riceverla dal bull. La insultai e volli sentirlo dire ancora ripetutamente ed Emma non si limitò, mi disse di volerne da tanti e tanta. Emma mi parlava come se mi stesse sfidando, arrapata. Le chiesi in quel momento di eccitazione se avesse mai provato con più persone e lei smettendo di giocare a sfidarmi, mi fissò da quella posizione, inginocchiata in vasca, i suoi occhi sembravano parlare, il suo respiro sembrava rallentare e le suo viso riprese una posizione naturale; non mi rispose, si avvicinò con il capo al mio membro, lo impugnò con la mano e guardandomi dal basso mi disse di essere una puttana, prese poi in bocca il cazzo e ancora mi guardò dicendomi che avrebbe potuto mostrarmi, se io lo avessi concesso. Ribadii a quel punto la domanda chiedendo se fosse già successo e lei fermandosi e guardandomi mi disse di si, le chiesi quanti e mi ripetè molti, le chiesi con fare estremamente serio mi rispose: “prima che la nostra relazione diventasse reale”.
Non capivo ero confuso, mi distaccai togliendole la possibilità di toccarmi. Le chiesi ancora e lei visibilmente in difficoltà mi disse che non era facile da spiegare e cercò di girare la situazione dicendomi che avrebbe desiderato essere presa in gang durante la gravidanza.
Era visibile che Emma avesse paura, era ormai chiaro che non conoscevo chi era stata davvero mia moglie prima della nostra convivenza. Sentivo il sangue scorrermi dentro, sentivo eccitazione nell’immaginare che prima di me e durante il primo periodo della nostra relazione Emma si facesse scopare e in qualche modo usare da molti altri, che mi tradusse prima ancora stare con me.
Emma riprese a parlare dicendomi che aveva avuto rapporti con più persone nella stessa sera poi aggiunse che aveva fatto gang ed io incredulo restai immobile.
Ci fu a quel punto un silenzio duraturo, lei immobile in vasca con il vestito bagnato dalla mia urina e io con i pantaloni calati, in piedi a un metro da lei.
Emma ruppe il silenzio e mi disse: “ Te ne parlo”.
La lasciai lavarsi, la aspettai in camera.
Avevo tolto i pantaloni ed ero a letto con la sola maglietta, lei mi raggiunse nuda e sedendosi sul letto con le gambe un po’ divaricate mi disse da subito che non avrebbe voluto incrinare la nostra relazione e io le promisi che avrei accettato tutto ciò che mi avrebbe detto.
Riprese così a parlare, ripartendo dal bar del nigeriano, ricordandomi la vergogna che aveva provato in quei due anni trascorsi dopo che aveva avuto quella situazione nel bagno ma aggiungendo che il desiderio di tornarci e rifare esattamente cosa aveva fatto la stimolava in un modo esagerato.

A seguito di quella esperienza Emma iniziò ad evitare di passare avanti al bar, ovvero evitò di passare dal lato della strada in cui vi era ubicato. Quando però percorreva quel tragitto provava emozioni, sentiva il desiderio di entrarci e allo stesso tempo immaginava che tutti i clienti avessero saputo di lei e che di conseguenza gli sguardi che riceveva fossero non più di desiderio innocuo ma vera voglia di averla, era tutto nella sua testa.
Dopo il rinnovato incontro con Peter , ebbe alcune relazioni occasionali e per oltre un anno una relazione mai ufficializzata con un suo amico di comitiva. Tutti sapevano di questa relazione anche se mai fu ufficializzata. Anche io ne ero a conoscenza e per pura curiosità le chiesi come fossero i rapporti sessuali con lui, che a detta di Emma durante la nostra conoscenza,erano semplici. In questa circostanza mi confermo che con lui non c’era mai stato sesso anale, ne pissing e tantomeno sculacciate violente aggiunse però che avevano avuto rapporti in molti luoghi insoliti accennando alle docce della palestra e nel giardino di un appartamento dove erano in vacanza con altri amici. Mi spiegò che lei avrebbe voluto ufficializzare la reazione ma lui no e di conseguenza una sera pochi mesi prima della nostra conoscenza, decisero di chiudere i rapporti.
Quella stessa sera Emma ebbe con lui l’ultimo amplesso sessuale, in casa di lei e dopo che lui lasciò per l’ultima volta quell’appartamento Emma delusa e confusa raccolse la sua determinazione e si diresse in quel bar che aveva evitato durante tutto quel periodo.
Non era truccata e non indossava tacchi, aveva un vestito estivo con perizoma e reggiseno e scarpe da ginnastica. Entrò in quel posto verso le 10 di sera sentendosi da subito in imbarazzo. Nel bar vi erano molte persone tutti maschi e tutti neri. Emma piena di vergogna salutò il proprietario e si sedette ad un tavolino in un angolo. Inizio a bere calici di vino uno dietro l’altro, sotto le occhiate di tutti gli uomini lì presenti, nella sua testa vi erano pensieri trasgressivi e voglie che esplodevano. Emma era al culmine della sua forma fisica , era uno schianto. Nel corso della serata si diresse un paio di volte in bagno rimembrando e immaginando. Li ebbe una conoscenza con un ragazzo, alto bello e atletico, di conseguenza lui le si sedette di fianco al tavolino e scambiarono due chiacchiere. Verso mezzanotte il proprietario del locale, che durante la serata aveva scambiato diverse occhiate con Emma, invitò i clienti ad uscire in quanto orario di chiusura. Emma stava bevendo ancora e fu invitata a restare, allo stesso tempo scambiò il numero di telefono con il ragazzo che le aveva fatto compagnia fino a quel momento e con il quale aveva anche fumato un paio di sigarette durante le quali Emma aveva scambiato qualche parola anche con altri clienti.
Il tipo l’aveva invitata a trascorrere altro tempo insieme quella stessa sera ma lei declinò fingendo di dover tornare a casa ma realmente sperando di prendere ancora tra le labbra il cazzo di Stephan , il barista. Stephan durante la permanenza aveva inizialmente avuto un atteggiamento distaccato, poi portandole uno dei calici ordinati le aveva fatto alcune domande per assicurarsi che fosse la stessa donna con la quale aveva avuto due anni prima quell’esperienza. Emma parlandogli gli aveva detto che lo aveva desiderato tanto per tutto quel tempo e nel dirlo sentiva brezza tra le gambe.
Nel bar in poco tempo rimasero in tre, lei il proprietario e un altro uomo che da subito si apprestò a mettere le sedie sui tavoli. Emma tra sé e sé pensava alla situazione, a cosa pensassero quegli uomini che l’avevano vista restare lì nel bar in chiusura e si eccitava all’idea di essere pensata puttana.
scritto il
2026-05-03
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