Le confessioni di mia moglie 16
di
Ounegni
genere
confessioni
A seguito di quell'incontro da sola con Stephan, Emma fece il fatidico viaggio in cui mi conobbe. Si mostrò ai miei occhi come una donna voluttuosa e disinibita: non matura d'età, ma certamente di testa e di modi, con quella consapevolezza rara in chi sa già esattamente cosa vuole da sé e dagli altri.
Dopo quell'intenso primo incontro iniziammo a scriverci, senza un vero interesse da parte di nessuno dei due, solo il piacere di farlo. Io non avevo mai badato a chi aprisse la conversazione per primo, e di conseguenza non facevo caso al fatto di essere quasi sempre io a scrivere il primo messaggio. Del resto, ricevere per la prima volta una grande squirtata addosso mi aveva fatto innamorare, e questo bastava.
All'inizio non ci aggiornavamo in modo esagerato; ero un puntino nella sua vita. Già durante la vacanza, però, Stephan aveva invitato Emma, organizzando tutto con la stessa cura della prima volta, quando l'avevano aspettata in tre in un giorno di chiusura. Emma sapeva già, quando mi conobbe, che al suo rientro l'avrebbe attesa una gang molto sporca.
Mi parlò così di quel giorno.
L'appuntamento era di sera. Emma si recò prima dalla parrucchiera, poi indossò un tailleur da ufficio (aveva questa fantasia), si truccò con cura e completò il tutto con i tacchi alti e la borsetta che non lasciava mai. Quando arrivò davanti al bar, dall'altro lato della strada c'erano famiglie e passanti ignari. Ricordava bene quel momento: varcare quella soglia sotto gli occhi di quella gente comune, sapendo benissimo cosa l'aspettava dall'altra parte.
Non sapeva chi ci fosse oltre a Stephan, né quante persone. Si fidava di lui. Varcata la porta, vide abbastanza gente da far sembrare quello un normale giorno nel locale. L'emozione la sopraffece di colpo: prima il silenzio, poi una mezza ovazione. Emma chiuse la porta a chiave con le sue mani e si diresse con calma verso il bancone, dove l'aspettava il suo calice.
Brindisi, presentazioni: sei uomini neri, tutti lì per lei. Si parlò, Emma espresse qualche timore sul numero, le battute fioccarono facendo da contorno a un'atmosfera densa di attesa. Quando dalle parole passarono ai fatti, gli uomini, piacenti e non, la baciarono e la palparono in alternanza, finché uno di loro, in precedenza preparato, manifestò il bisogno di urinare.
Le proposero di spogliarsi e spostarsi in bagno. Lei, con la calma di chi sa già tutto, si inginocchiò ai suoi piedi al centro del bar. Disse che avrebbe pulito lei, ma che voleva vivere quel momento vestita, in quel punto preciso, davanti a tutti. Emma aveva fantasticato a lungo su quella serata; sapeva esattamente cosa voleva.
Ricevette così, per la prima volta in quel locale, il pissing, davanti agli altri, fiera delle proprie voglie. Lo accolse prima in bocca, poi lo sentì scorrere sul viso e infine, con un pensiero deliberatamente perverso, sui vestiti. Gli uomini commentavano in un'altra lingua mentre Emma godeva di ogni singolo istante. In quella posizione iniziò a sbottonarli uno a uno, assaporando con calma i loro membri.
La interruppero per via dell'urina sul pavimento. Lei, come promesso, si fece porgere straccio e secchio e pulì tutto, ancora con i vestiti bagnati addosso. Gli uomini si spostarono ai tavolini ad aspettare che il pavimento si asciugasse. Stephan prese in mano la situazione: fece spogliare Emma e, una volta nuda, la fece inginocchiare circondata dagli uomini. Pompini senza tregua, finché due dei sei si lasciarono andare facendole ingoiare il seme. Poi la fecero alzare, la chinarono con i seni contro un tavolo e iniziarono ad alternarsi a schiaffeggiarle le natiche. Emma godeva. Seguì un'alternanza di schiaffi, insulti e dita nella vagina, mentre lei stringeva due cazzi con le mani. Con il culo ormai arrossato, iniziarono a penetrarla a turno, tutti con il preservativo. Mentre raccontava, pensavo alla sua fantasia del reverse gloryhole, la donna che infila il busto nel buco e si lascia scopare da sconosciuti senza vederli in faccia, e vedevo quanto quella serata ci si avvicinasse.
La scopata durò almeno una ventina di minuti, probabilmente di più: vagina e ano, a turno, senza sosta. Quando si rialzò, ancora con i residui d'urina addosso, si rimise in ginocchio e riprese a succhiare, raccogliendo altre sborrate in bocca e sul viso. Chiese a quel punto una doppia penetrazione. Si sistemò a cavalcioni su un uomo sdraiato a terra e da dietro un secondo le prese l'ano. Godette tanto, e dopo aver fatto scaricare tutti attese il finale bagnato.
Si spostò nell'antibagno per non sporcare esageratamente il bar, si inginocchiò e ricevette il pissing a catena, prima uno poi due insieme, sul corpo, sul viso, sui capelli, in bocca. Stremata, ripulì anche quella volta, come promesso, mentre dentro di lei si sedimentavano sensazioni che non si sarebbero cancellate.
Rimase nel bar a chiacchierare, maneggiando distrattamente i cazzi degli uomini rimasti, sentendosi incredibilmente soddisfatta di sé e di quella notte.
Ricevette complimenti. Ancora eccitata, chiese se avessero ancora voglia di giocare con lei.
Si sdraiò di schiena su un tavolo con le gambe spalancate. I tre uomini, insieme e in alternanza, la masturbarono con pazienza finché dalla sua vulva uscirono getti di squirting a fontana. Sembrava una notte senza fondo. Continuarono a chiacchierare con naturalezza: loro rivestiti, lei no, i vestiti erano ancora bagnati.
Quando l'ennesima volta un uomo sentì il bisogno di urinare, Emma lo seguì in bagno e ne bevve il liquido con la stessa compostezza con cui aveva fatto tutto il resto. Poi era davvero finita. Indossò quei vestiti bagnati, i capelli ancora inzuppati, e uscì dal locale prima di tutti come se nulla fosse.
Tornò a casa, sentiva gli umori degli uomini sul suo corpo e sui capelli, le sensazioni di vergogna e pentimento la sovrastarono.
Dopo quell'intenso primo incontro iniziammo a scriverci, senza un vero interesse da parte di nessuno dei due, solo il piacere di farlo. Io non avevo mai badato a chi aprisse la conversazione per primo, e di conseguenza non facevo caso al fatto di essere quasi sempre io a scrivere il primo messaggio. Del resto, ricevere per la prima volta una grande squirtata addosso mi aveva fatto innamorare, e questo bastava.
All'inizio non ci aggiornavamo in modo esagerato; ero un puntino nella sua vita. Già durante la vacanza, però, Stephan aveva invitato Emma, organizzando tutto con la stessa cura della prima volta, quando l'avevano aspettata in tre in un giorno di chiusura. Emma sapeva già, quando mi conobbe, che al suo rientro l'avrebbe attesa una gang molto sporca.
Mi parlò così di quel giorno.
L'appuntamento era di sera. Emma si recò prima dalla parrucchiera, poi indossò un tailleur da ufficio (aveva questa fantasia), si truccò con cura e completò il tutto con i tacchi alti e la borsetta che non lasciava mai. Quando arrivò davanti al bar, dall'altro lato della strada c'erano famiglie e passanti ignari. Ricordava bene quel momento: varcare quella soglia sotto gli occhi di quella gente comune, sapendo benissimo cosa l'aspettava dall'altra parte.
Non sapeva chi ci fosse oltre a Stephan, né quante persone. Si fidava di lui. Varcata la porta, vide abbastanza gente da far sembrare quello un normale giorno nel locale. L'emozione la sopraffece di colpo: prima il silenzio, poi una mezza ovazione. Emma chiuse la porta a chiave con le sue mani e si diresse con calma verso il bancone, dove l'aspettava il suo calice.
Brindisi, presentazioni: sei uomini neri, tutti lì per lei. Si parlò, Emma espresse qualche timore sul numero, le battute fioccarono facendo da contorno a un'atmosfera densa di attesa. Quando dalle parole passarono ai fatti, gli uomini, piacenti e non, la baciarono e la palparono in alternanza, finché uno di loro, in precedenza preparato, manifestò il bisogno di urinare.
Le proposero di spogliarsi e spostarsi in bagno. Lei, con la calma di chi sa già tutto, si inginocchiò ai suoi piedi al centro del bar. Disse che avrebbe pulito lei, ma che voleva vivere quel momento vestita, in quel punto preciso, davanti a tutti. Emma aveva fantasticato a lungo su quella serata; sapeva esattamente cosa voleva.
Ricevette così, per la prima volta in quel locale, il pissing, davanti agli altri, fiera delle proprie voglie. Lo accolse prima in bocca, poi lo sentì scorrere sul viso e infine, con un pensiero deliberatamente perverso, sui vestiti. Gli uomini commentavano in un'altra lingua mentre Emma godeva di ogni singolo istante. In quella posizione iniziò a sbottonarli uno a uno, assaporando con calma i loro membri.
La interruppero per via dell'urina sul pavimento. Lei, come promesso, si fece porgere straccio e secchio e pulì tutto, ancora con i vestiti bagnati addosso. Gli uomini si spostarono ai tavolini ad aspettare che il pavimento si asciugasse. Stephan prese in mano la situazione: fece spogliare Emma e, una volta nuda, la fece inginocchiare circondata dagli uomini. Pompini senza tregua, finché due dei sei si lasciarono andare facendole ingoiare il seme. Poi la fecero alzare, la chinarono con i seni contro un tavolo e iniziarono ad alternarsi a schiaffeggiarle le natiche. Emma godeva. Seguì un'alternanza di schiaffi, insulti e dita nella vagina, mentre lei stringeva due cazzi con le mani. Con il culo ormai arrossato, iniziarono a penetrarla a turno, tutti con il preservativo. Mentre raccontava, pensavo alla sua fantasia del reverse gloryhole, la donna che infila il busto nel buco e si lascia scopare da sconosciuti senza vederli in faccia, e vedevo quanto quella serata ci si avvicinasse.
La scopata durò almeno una ventina di minuti, probabilmente di più: vagina e ano, a turno, senza sosta. Quando si rialzò, ancora con i residui d'urina addosso, si rimise in ginocchio e riprese a succhiare, raccogliendo altre sborrate in bocca e sul viso. Chiese a quel punto una doppia penetrazione. Si sistemò a cavalcioni su un uomo sdraiato a terra e da dietro un secondo le prese l'ano. Godette tanto, e dopo aver fatto scaricare tutti attese il finale bagnato.
Si spostò nell'antibagno per non sporcare esageratamente il bar, si inginocchiò e ricevette il pissing a catena, prima uno poi due insieme, sul corpo, sul viso, sui capelli, in bocca. Stremata, ripulì anche quella volta, come promesso, mentre dentro di lei si sedimentavano sensazioni che non si sarebbero cancellate.
Rimase nel bar a chiacchierare, maneggiando distrattamente i cazzi degli uomini rimasti, sentendosi incredibilmente soddisfatta di sé e di quella notte.
Ricevette complimenti. Ancora eccitata, chiese se avessero ancora voglia di giocare con lei.
Si sdraiò di schiena su un tavolo con le gambe spalancate. I tre uomini, insieme e in alternanza, la masturbarono con pazienza finché dalla sua vulva uscirono getti di squirting a fontana. Sembrava una notte senza fondo. Continuarono a chiacchierare con naturalezza: loro rivestiti, lei no, i vestiti erano ancora bagnati.
Quando l'ennesima volta un uomo sentì il bisogno di urinare, Emma lo seguì in bagno e ne bevve il liquido con la stessa compostezza con cui aveva fatto tutto il resto. Poi era davvero finita. Indossò quei vestiti bagnati, i capelli ancora inzuppati, e uscì dal locale prima di tutti come se nulla fosse.
Tornò a casa, sentiva gli umori degli uomini sul suo corpo e sui capelli, le sensazioni di vergogna e pentimento la sovrastarono.
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