Le confessioni di mia moglie 12
di
Ounegni
genere
confessioni
A seguito di quel racconto eravamo entrambi visibilmente eccitati; Emma aveva iniziato a parlare con affanno, mentre io sentivo il mio corpo tremare, anche se in qualche modo mi aspettavo che mi narrasse una situazione del genere.
Emma dapprima cercò di spiegarmi come fosse arrivata a quella situazione, ovvero tentò di chiarirmi i suoi pensieri: era senza ombra di dubbio tentata, voleva provare, e dato che nella vita quotidiana si autolimitava, aveva colto quello spiraglio. La seconda volta, invece, fu spinta dalla rabbia mista al desiderio. Proprio come nella prima esperienza nel bar, Emma provò imbarazzo e vergogna, e iniziò a evitare di passare davanti a quel luogo camminando dal lato opposto della strada, ma i pensieri e le voglie la riportavano sempre lì. Riprese la quotidianità come se nulla fosse successo: era un suo piccolo segreto.
Nei giorni successivi si masturbò sempre e soltanto ripensando a quegli incontri e, occasionalmente, aveva scambiato dei messaggi con il ragazzo con il quale aveva scambiato il numero. Quell'esperienza era avvenuta a metà giugno e per circa un mese aveva evitato qualsiasi situazione simile, pur avendo nel frattempo rapporti occasionali con conoscenti, come aveva sempre fatto.
Un pomeriggio, rientrando dal lavoro e passando dal lato opposto al bar, salutò da lontano Stephan, che le andò incontro chiedendole esplicitamente il numero di telefono. Emma glielo diede, consapevole di cosa ciò avrebbe potuto comportare.
I messaggi furono da subito chiari: Stephan la invitava a trascorrere del tempo in sua compagnia, proponendole un incontro con alcuni suoi amici, nel bar oppure, se lei avesse preferito, in appartamento.
Emma era tentata; ci messaggiò per diversi giorni e quell'attesa stimolava i suoi ormoni. Aveva nutrito quel desiderio da sempre, ma lo aveva sempre represso. Non fu un caso che Emma, parlandomi delle sue fantasie, mi avesse detto di guardare sempre video con situazioni di gang.
Alla fine organizzò l'incontro pochi giorni prima di una vacanza con le amiche. Emma volle incontrarsi nel bar perché aveva timore di andare in appartamento, pur sapendo che l'avrebbero attesa in tre. Quella sera non uscì prima: si preparò truccandosi e vestendosi sexy, con un abito corto e i tacchi alti.
Il bar risultava chiuso quel giorno e gli uomini si erano radunati per lei.
Emma sembrava rilassarsi mentre la penetravo con il plug; sembrava surreale ai miei occhi. Erano già trascorsi una decina di minuti nei quali avevo manovrato con costanza l'oggetto nel suo ano, e in quel momento, mentre riflettevo sulla situazione, le chiesi come potesse viverla in quel modo. La sua risposta mi spiazzò: mi disse che aveva continuato a masturbarsi per tutta la gravidanza. Scoprii in quell'istante che Emma non aveva mai smesso di cavalcare quel giocattolo, e che quasi ogni giorno ci aveva giocato.
Riprese poi a narrarmi le sue avventure.
Entrò in quel posto verso le dieci di sera, quando il sole era ormai calato. Era emozionata e impaurita, ma una volta dentro sapeva ciò che voleva.
Emma trovò il calice di vino già riempito e i tre uomini seduti a un tavolino; non appena lei entrò, Stephan si preoccupò di chiudere a chiave la porta d'ingresso.
Tra i tre vi era lo stesso uomo che l'aveva scopata durante l'ultima volta in quel bar. Emma si presentò al terzo e, dopo qualche chiacchiera, iniziarono i giochi.
Dapprima le si avvicinò l'uomo con cui aveva avuto il rapporto in precedenza: la baciò e iniziò a palparla, e a catena si aggiunsero gli altri due. Emma sentiva mani che le toccavano i seni, il sedere e tra le gambe; si sentiva desiderata mentre si abbandonava a quella nuova situazione.
In breve tempo si lasciò spogliare e si ritrovò distesa su un tavolo con le gambe aperte, con le dita di qualcuno che entravano nella sua vulva e con una lingua che la leccava. In alternanza le venivano succhiati i capezzoli e palpati i seni da quegli uomini: era completamente persa. Non riuscì a darmi una narrazione dettagliata; mi disse che iniziò a succhiare due dei cazzi, alternandoli in bocca e masturbandoli, mentre il terzo uomo cominciò a penetrarla fino a svuotarsi nel preservativo. Emma si mise poi a carponi e lasciò che il secondo la penetrasse mentre succhiava l'altro; a quel punto chiese di fare una doppia penetrazione. Si mise a cavalcioni su uno degli uomini, disteso a terra, e attese che l'altro la penetrasse nell'ano. Il rapporto non si completò perché uno dei due perse l'erezione, e così si riprese a giocare singolarmente. Il primo lo domò cavalcandolo mentre si lasciava succhiare e baciare i seni, il tutto sul pavimento. Il terzo uomo si accomodò su una sedia ed Emma, di spalle, gli saltò sopra. Nel frattempo Stephan, che era stato il primo a venire, le posizionò il cazzo davanti lasciandosi succhiare mentre Emma, imperterrita, continuava a saltare sull'altro uomo.
Si ritrovò quindi a pecora per terra, mentre l'uomo che prima era seduto la sodomizzava e Stephan le eiaculava sul viso. I tre erano venuti; Stephan due volte, ed Emma si diresse in bagno indossando soltanto le scarpe.
Al suo ritorno i tre si stavano rivestendo; lei fece altrettanto.
Chiacchierarono bevendo un bicchierino in più e promettendosi un nuovo incontro.
Era durato tutto circa mezz'ora: intenso e veloce. Uscì dal bar verso le undici di sera e rientrò a casa.
Emma dapprima cercò di spiegarmi come fosse arrivata a quella situazione, ovvero tentò di chiarirmi i suoi pensieri: era senza ombra di dubbio tentata, voleva provare, e dato che nella vita quotidiana si autolimitava, aveva colto quello spiraglio. La seconda volta, invece, fu spinta dalla rabbia mista al desiderio. Proprio come nella prima esperienza nel bar, Emma provò imbarazzo e vergogna, e iniziò a evitare di passare davanti a quel luogo camminando dal lato opposto della strada, ma i pensieri e le voglie la riportavano sempre lì. Riprese la quotidianità come se nulla fosse successo: era un suo piccolo segreto.
Nei giorni successivi si masturbò sempre e soltanto ripensando a quegli incontri e, occasionalmente, aveva scambiato dei messaggi con il ragazzo con il quale aveva scambiato il numero. Quell'esperienza era avvenuta a metà giugno e per circa un mese aveva evitato qualsiasi situazione simile, pur avendo nel frattempo rapporti occasionali con conoscenti, come aveva sempre fatto.
Un pomeriggio, rientrando dal lavoro e passando dal lato opposto al bar, salutò da lontano Stephan, che le andò incontro chiedendole esplicitamente il numero di telefono. Emma glielo diede, consapevole di cosa ciò avrebbe potuto comportare.
I messaggi furono da subito chiari: Stephan la invitava a trascorrere del tempo in sua compagnia, proponendole un incontro con alcuni suoi amici, nel bar oppure, se lei avesse preferito, in appartamento.
Emma era tentata; ci messaggiò per diversi giorni e quell'attesa stimolava i suoi ormoni. Aveva nutrito quel desiderio da sempre, ma lo aveva sempre represso. Non fu un caso che Emma, parlandomi delle sue fantasie, mi avesse detto di guardare sempre video con situazioni di gang.
Alla fine organizzò l'incontro pochi giorni prima di una vacanza con le amiche. Emma volle incontrarsi nel bar perché aveva timore di andare in appartamento, pur sapendo che l'avrebbero attesa in tre. Quella sera non uscì prima: si preparò truccandosi e vestendosi sexy, con un abito corto e i tacchi alti.
Il bar risultava chiuso quel giorno e gli uomini si erano radunati per lei.
Emma sembrava rilassarsi mentre la penetravo con il plug; sembrava surreale ai miei occhi. Erano già trascorsi una decina di minuti nei quali avevo manovrato con costanza l'oggetto nel suo ano, e in quel momento, mentre riflettevo sulla situazione, le chiesi come potesse viverla in quel modo. La sua risposta mi spiazzò: mi disse che aveva continuato a masturbarsi per tutta la gravidanza. Scoprii in quell'istante che Emma non aveva mai smesso di cavalcare quel giocattolo, e che quasi ogni giorno ci aveva giocato.
Riprese poi a narrarmi le sue avventure.
Entrò in quel posto verso le dieci di sera, quando il sole era ormai calato. Era emozionata e impaurita, ma una volta dentro sapeva ciò che voleva.
Emma trovò il calice di vino già riempito e i tre uomini seduti a un tavolino; non appena lei entrò, Stephan si preoccupò di chiudere a chiave la porta d'ingresso.
Tra i tre vi era lo stesso uomo che l'aveva scopata durante l'ultima volta in quel bar. Emma si presentò al terzo e, dopo qualche chiacchiera, iniziarono i giochi.
Dapprima le si avvicinò l'uomo con cui aveva avuto il rapporto in precedenza: la baciò e iniziò a palparla, e a catena si aggiunsero gli altri due. Emma sentiva mani che le toccavano i seni, il sedere e tra le gambe; si sentiva desiderata mentre si abbandonava a quella nuova situazione.
In breve tempo si lasciò spogliare e si ritrovò distesa su un tavolo con le gambe aperte, con le dita di qualcuno che entravano nella sua vulva e con una lingua che la leccava. In alternanza le venivano succhiati i capezzoli e palpati i seni da quegli uomini: era completamente persa. Non riuscì a darmi una narrazione dettagliata; mi disse che iniziò a succhiare due dei cazzi, alternandoli in bocca e masturbandoli, mentre il terzo uomo cominciò a penetrarla fino a svuotarsi nel preservativo. Emma si mise poi a carponi e lasciò che il secondo la penetrasse mentre succhiava l'altro; a quel punto chiese di fare una doppia penetrazione. Si mise a cavalcioni su uno degli uomini, disteso a terra, e attese che l'altro la penetrasse nell'ano. Il rapporto non si completò perché uno dei due perse l'erezione, e così si riprese a giocare singolarmente. Il primo lo domò cavalcandolo mentre si lasciava succhiare e baciare i seni, il tutto sul pavimento. Il terzo uomo si accomodò su una sedia ed Emma, di spalle, gli saltò sopra. Nel frattempo Stephan, che era stato il primo a venire, le posizionò il cazzo davanti lasciandosi succhiare mentre Emma, imperterrita, continuava a saltare sull'altro uomo.
Si ritrovò quindi a pecora per terra, mentre l'uomo che prima era seduto la sodomizzava e Stephan le eiaculava sul viso. I tre erano venuti; Stephan due volte, ed Emma si diresse in bagno indossando soltanto le scarpe.
Al suo ritorno i tre si stavano rivestendo; lei fece altrettanto.
Chiacchierarono bevendo un bicchierino in più e promettendosi un nuovo incontro.
Era durato tutto circa mezz'ora: intenso e veloce. Uscì dal bar verso le undici di sera e rientrò a casa.
2
voti
voti
valutazione
6
6
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Le confessioni di mia moglie 11
Commenti dei lettori al racconto erotico