Le confessioni di mia moglie 13

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confessioni

Avevo appena scoperto che mia moglie, prima di conoscermi, si era concessa a un foursome: ero incredulo quanto eccitato.

Emma, dopo quest'ultima rivelazione, si distese sul letto cercando il mio sguardo. Le mostrai la mia eccitazione e mi chiese di scoparla. Mi svuotai in pochi minuti dentro di lei, l'eccitazione era troppa. Quel giorno non vi fu spazio per altro e lasciammo il resto ai giorni successivi.

Rientrai a casa dal lavoro qualche sera dopo ed Emma, con un atteggiamento visibilmente eccitato, mi disse che aveva una proposta per me.

Mi fece sdraiare sul letto e, dopo aver preso il mio cazzo in bocca, mi disse che aveva avuto delle chat erotiche con diverse persone sul sito di incontri. Me le mostrò porgendomi il telefono: tra le conversazioni c'era il bull con cui avevamo già avuto le ultime due esperienze, ma anche altri uomini con cui si era discusso di possibili incontri di gruppo e di pratiche più spinte. Sul momento mi eccitai, la lasciai salire su di me e venni dentro lei mentre mi diceva cosa avrebbe potuto fare, di come avrebbe voluto trasgredire, poi non ci diedi troppo peso. Mi sembrava una situazione troppo intensa da realizzare davvero e in realtà una parte di me non voleva che accadesse. Non assecondai del tutto il discorso, lasciando la cosa nelle sue mani, convinto che non se ne sarebbe fatto nulla in quanto troppo complessa in quel momento. Le chiesi piuttosto se Peter avesse risposto ai messaggi, mi rispose di sì ma che la situazione era difficilmente fattibile date le distanze.

Mi concentrai quindi sui suoi racconti. Volevo sapere fin dove si fosse spinta in passato, ci pensavo ogni giorno e attendevo quei momenti con impazienza.

Emma mi chiese di ricordarle dove si era fermata, come se lo avesse dimenticato. Dopo la mia risposta, con tono tranquillo, mi disse che dopo quell'incontro nel bar era andata in vacanza con le amiche, al rientro aveva trascorso una settimana nel suo paese natale e infine era tornata in città. Le chiesi di Peter, se all'epoca ci fossero stati altri incontri, e mi confermò di si. Li per lì non dissi nulla, ma feci due più due, e dedussi che fosse stato l’ultimo incontro con l’uomo dato che circa due mesi dopo ci saremmo per la prima volta incontrati.

La vacanza con le amiche , mi disse, non era stata particolarmente erotica: nessuna amica sapeva delle ultime esperienze che stava vivendo, e soprattutto già da diverso tempo si guardava dal mostrare troppo alla gente dato che aveva iniziato a badare alle dicerie. Ci tenne in quel momento a spiegarmi: il motivo,per il quale il suo amico di comitiva con cui aveva avuto una lunga relazione terminata poco prima, era semplicemente cosa gli altri sapessero di lei. Emma negli anni si era concessa a molti ragazzi e conoscenti, risultando una ragazza facile. Con quel ragazzo si trattenne dalle fantasie cercando una relazione stabile ma nonostante ciò il suo passato la stava perseguitando. Emma aveva fatto l’errore di esporsi troppo a livello sessuale con la gente, e di lei tra gli amici maschi si parlava molto.

Rientrata in città, i suoi ormoni esplodevano. Tenne a precisare che quell'ultimo incontro nel bar non era stato memorabile in sé, ma che la situazione, la segretezza, il proibito, lo rendevano speciale. Il giorno del rientro passò davanti al bar, ma era chiuso e i suoi desideri si spensero. Scrisse a Stephan, che le rispose di essere malato.

Emma era eccitata, come le capitava spesso. Prima di raggiungere le amiche avrebbe preferito avere un rapporto, così iniziò a valutare e scrivere ad alcuni ragazzi salvati in rubrica con cui aveva avuto esperienze. Tra questi trovò Eric, il ragazzo nero che aveva conosciuto al bar ma con cui non era mai andata oltre una chiacchierata. Gli scrisse e iniziarono a scambiarsi qualche messaggio. Lui la invitò a una festa a casa di un amico, dove sarebbero stati in molti. Le spiegò che erano frequenti queste situazioni e che ci sarebbero state anche ragazze. Emma valutò e, guidata dalla tentazione, accettò.

Si preparò e uscì di casa come sempre: bellissima e provocante, con un vestito corto e i tacchi alti. Arrivò al portone dove Eric la aspettava. Era imbarazzata, non conosceva nessuno, e come sempre una parte di lei cercava di trattenerla. Alla fine salì con decisione.

L'appartamento era affollato, forse una quindicina di persone. Musica reggae, fumo, alcol. Una decina di ragazzi, tutti neri, e oltre a lei tre altre ragazze: una nera e due bianche. Emma cercò subito di chiacchierare con loro, poi si lasciò un po’ andare alla festa.

Durante la serata la ragazza nera risultò la più disinibita: provocava tutti, ragazzi e ragazze, e avendo visto che Emma era entrata accompagnata da Eric, senza mezzi termini le chiese se scopassero. Emma rispose negativamente e quella ragazza schietta com’era le fece un cenno eloquente mimando il membro di lui. Lì per lì Emma prese la cosa scherzandoci su e la ragazza insistette dicendole sempre in modo estremamente schietto, che lei non andava più oltre il pompino con lui, poi si allontanò riprendendo il suo iperattivo modo di fare.

I ragazzi durante la serata si fecero più audaci e soprattutto dopo un’oretta nessuno in quella casa era più sobrio. Emma si ritrovò ben presto al centro dell'attenzione: le tre ragazze presenti erano carine, ma fisicamente non paragonabili a lei. I ragazzi le giravano intorno senza sosta. Una delle ragazze iniziò a baciare con uno dei ragazzi e l'altra rimase vicina alla mia futura moglie, che trascorse a sua volta molto tempo in compagnia di Eric.

La serata andò avanti. Emma ripensando al bar, si immaginava in mezzo a tutti quei ragazzi, pensava tra sé e sé di essere circondata, complice anche l’inibizione che stava perdendo. Nell’appartamento i baci venivano scambiati come strette di mano ed Emma in un momento di giochi provocanti tra le ragazze, partecipò baciando e allungando a vicenda le mani con Eva, la ragazza bianca, che partecipava alla festa con la sua amica, e che in seguito restò amica della stessa Emma e che anche io ho “conosciuto”. Le due ragazze vennero prese da un momento di pura pazzia, partite dal gioco di provocazione si ritrovarono con Eva che alzò avanti a tutti il vestito di Emma mostrandone il sedere allenato e senza un minimo filo di cellulite ai partecipanti. Emma li per lì si godette il momento, i complimenti e qualcuno allungo la mano palpandola. Nel gioco attuato Eva si fingeva la protettrice di Emma e la allontanava dai ragazzi pronti ad abusarne.
La festa stava prendendo una piega erotica ed Emma in uno stato di confusione ed eccitazione, dopo essersi allontanata da Eva si lasciò andare a ballare in mezzo ai ragazzi che in pochi secondi la circondarono baciandola e palpandola insieme. Lì per lì Emma si vedeva già presa, si vedeva scopata da quei ragazzi, era vogliosa, al centro del soggiorno con il vestito sollevato e le mani di quegli sconosciuti che avevano oltrepassato il perizoma recandole piacere al tatto tra le labbra della vulva. Si misero lì di mezzo le altre ragazze che calmarono le acque tirando Emma fuori da quel branco.
Parlando con Eva, Emma manifestò il suo stato confusionale e la stessa nuova amica le offrii di accompagnarla a casa.
Così fu, e dopo una decina di minuti Emma si ritrovò accompagnata al taxi in direzione casa.
Durante il tragitto Eric le scrisse ed Emma eccitata, vogliosa e noncurante gli diede l’indirizzo di casa al fine di incontrarlo lì.

Emma era giunta nel suo piccolo appartamento, aveva lasciato la borsa e stava ripensando a quella situazione bloccata dalle ragazze quando il telefono squillò e dopo aver risposto lasciò Eric raggiungerla.

Emma lo attese sull’uscio della porta, appena il ragazzo la varcò presero a baciarsi, spostandosi verso il letto.
Emma si ritrovò seduta con il bacino del ragazzo all’altezza del viso e si affrettò a slacciargli i pantaloni per prendere quel membro osteggiato dall’altra ragazza in mano: era enorme, più di quanto aveva immaginato.
Parlandomi di lui, Emma fu diretta: il cazzo più grande che avesse mai visto, più grande persino di quello del bull che aveva avuto davanti ai miei occhi e che misurava venticinque centimetri.

Ero incredulo. Iniziai a pensare a quanto mi avesse mentito tutto quel tempo e cominciai a farle domande. Lei si bloccò e mi disse che, con il senno di poi, mi avrebbe detto tutto subito. Cominciò a spiegarmi le sue motivazioni, i suoi sensi di colpa, i suoi desideri nascosti.

Fu in quel momento, cogliendo me completamente indifeso, che Emma mi confessò di avermi tradito per i primi anni della nostra relazione a distanza, mi aveva costantemente mentito incapace di riprendere in mano quei segreti e preferendo una basata su quelle bugie inizialmente dette.

In quell'istante le orecchie mi si riempirono di un fischio acuto. Il corpo iniziò a tremare e la mente ebbe un momento di buio totale.
scritto il
2026-05-08
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