Un pomeriggio ordinario

di
genere
tradimenti

Sonia era una professionista stimata, abituata a gestire tempi, persone e procedure senza lasciare margini. Anche fuori dall’ufficio le riusciva naturale mantenere l’assetto. Massi, suo marito, avrebbe usato quella sintesi.
Nuova casa, nuovi impianti da collaudare. Vito l’idraulico arrivò in anticipo. Cinquant’anni portati addosso senza grazia: addome prominente, torace villoso, mani spesse. Non bello, ma occupava lo spazio prima ancora delle parole. I suoi occhi, scuri e affamati, leggevano ogni curva e ogni tensione. Gli sguardi si caricarono. Vito indugiò sulle caviglie sottili, simbolo di sensualità; si ricordò di un vecchio dongiovanni, al bar. Per lui era una regola non scritta: quando una donna aveva caviglie così sottili, sotto le lenzuola era una vera fuoriclasse.
Sonia, sorpresa dall’anticipo della visita, in short e t-shirt, a piedi nudi, percepì subito lo sguardo bramoso. La maglietta aderente, rosa con scollo a V piuttosto profondo segnava le sue forme, mettendo in evidenza un seno pieno e rotondo con naturale sicurezza.
Si sentì nuda senza esserlo. Le sovvennero le confidenze delle amiche, in circostanze simili . Sonia, improvvisamente consapevole dei piedi nudi, si infilò in fretta un paio di vecchie ballerine lasciate vicino all’ingresso. I pensieri, però, correvano più veloci delle azioni: disinibiti, prossimi a perdere il controllo. Sonia subiva la presenza incombente. Si sentì preda, ed incredibilmente eccitata. La mente si perse nel pensiero di concedersi senza filtri, di lasciar scorrere il corso degli eventi.
— Venga, proviamo la doccia. Devo verificare la pressione.— Le parole di Vito la strapparono ai suoi pensieri.
Sonia lo seguì mansueta. Lui la spinse, non brutalmente, ma deciso sotto il getto d’acqua calda, ancora vestita. Lei scivolò leggermente, riuscendo a sfilarsi a stento le ballerine. Non protestò. Il getto caldo la colpì all’improvviso, togliendole l’equilibrio per un istante. Il tessuto della maglietta si fece aderente, pesante, trattenendo il calore sulla pelle. La maglietta ormai incollata, con le sue trasparenze imperfette, non nascondeva più nulla e allo stesso tempo non concedeva tutto. Quell’essere esposta senza esserlo la turbò più della nudità. Vito, alle sue spalle, si era liberato della tuta. La sua presenza era gradevolmente invadente. Le sue mani arrivarono senza fretta, come a verificare una risposta.
Non cercavano subito. Trovarono.
Le sfilò short e il minuscolo tanga completamente zuppi; con piccoli tocchi la costrinse ad allargare le gambe. L’acqua scorreva e ogni movimento, ogni fruscio di tessuto bagnato, amplificava il contatto sottile tra loro. Ogni palpata, ogni sussurro sconcio che lui ansimava al suo orecchio, scatenava un intreccio tra eccitazione fisica e tensione psicologica. I brividi percorrevano la schiena, la pressione di lui dietro le faceva sentire il corpo pieno e sintonizzato sul piacere brutale e diffuso. Sonia avvertì quella carne spessa, dura, ineducata, prepotente, che la penetrava fra le cosce roventi. Emise un grido strozzato. Le mani divaricate, poggiate sulle piastrelle; le labbra dischiuse, il corpo proteso all’indietro a esaltare quel contatto indecente. La mente ormai cedeva, mentre il piacere si giocava sul confine fragile tra dominio e abbandono.nIl rumore dell’acqua aveva coperto ogni cosa. Poi, quando il getto si interruppe, rimase solo un silenzio quasi violento. Il vapore restò sospeso.
Vito si asciugò, raccolse la tuta, controllò il miscelatore e commentò con un sorriso malizioso:
— La pompa è in pressione giusta, i condotti ben lubrificati e alesati… direi che tutto è stato regolato.
— Quando hai una buona pompa, l’alesaggio diventa un piacere.
Sonia reagì con un sorriso lascivo ai doppi sensi di Vito. Quell’abbandono intenso e sensuale le lasciava la pelle calda, l’intimità bollente e le consegnava la densità di un ricordo , da quel momento indimenticabile. Quando la casa tornò silenziosa, Sonia si asciugò lentamente, davanti allo specchio, indugiando sul riflesso del suo corpo nudo, come se ne avesse acquisito una più piena consapevolezza. Appagata, nessun rimorso per l’adulterio la attraversava. Più tardi, mentre rimetteva a posto la cucina, si accorse di sorridere. Non per ciò che era accaduto, ma per come, un giorno, avrebbe potuto raccontarlo alle amiche. Aveva già scelto cosa omettere. E cosa lasciare intatto.






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2026-05-16
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