Un tradimento ordinario
di
samas2
genere
corna
Non c’era nulla di epico in quello che era successo. Nessun complotto, nessun segreto da romanzo. Solo un gesto umano, piccolo sia pur ignobile, che si ripete ogni giorno in migliaia di vite anonime. Eppure il mondo lo guardava con morbosa attenzione, giudicando apoditticamente. In realtà, era solo un tradimento ordinario, più comune di quello che si pensi. E io non potevo negare il sottile piacere proibito nel guardare il corpo di mia moglie in mani altrui, mescolanza di desiderio e gelosia, dolore, piacere e umiliazione insieme.
Giugno, occhi nascosti
La circostanza fu perfetta nella sua innocenza. Un pomeriggio qualsiasi, uno di quelli che non restano impressi. Un articolo scientifico di Adriano da rifinire, una richiesta fatta senza esitazione, come si fa tra persone che si conoscono da anni. Sandra, sessant’anni magnificamente portati fu disponibile ad aiutare per dare una veste grafica adeguata. Le nostre famiglie erano legate, le abitudini consolidate, la fiducia mai messa in discussione. Nessun sospetto, nemmeno sfiorato.
Il caldo arrivò e sembrò accendere anche i sentimenti, i desideri. Un caldo fermo, che rallentava i gesti e rendeva più densi i silenzi. Sandra si tolse le scarpe quasi subito, senza pensarci. Soli nella villetta a schiera. Sedettero vicini di fronte allo schermo dell’iBook, i loro volti a sfiorarsi.
Lei non era mai stata appariscente. Il corpo, però, aveva una presenza piena, morbida, viva. La maglietta aderiva senza ostentazione, seguendo il seno, i fianchi, il ventre caldo. Camminava e si muoveva come sempre, ed era proprio quella naturalezza a renderla incredibilmente figa, irresistibile.
Ad Adriano lei piaceva, la desiderava, ma come un sogno irrealizzabile. Quando mano di Adriano sfiorò il piede di lei, fu un gesto minimo, quasi involontario. Lei non lo ritrasse. La pelle era calda, leggermente umida. L’odore di lei, femminile, dolce e salino, saliva fino al naso di lui, accendendo qualcosa di proibito.
Lei sollevò un braccio per raccogliere i capelli. L’incavo dell’ascella si scoprì per un attimo: pelle lucida, calda, che emanava un aroma intenso e carnale. I capezzoli si indurirono sotto il tessuto. Lei lo sentì. E non fece nulla per nasconderlo.
Io guardavo attraverso gli occhi fermi delle telecamere: due piccoli devices, nascosti con cura che avevo installato in segreto per ragioni di sicurezza un paio d’anni prima e di cui ci eravamo praticamente dimenticati. Riprendevano i particolari: piedi, mani, sorrisi. Nessun audio. Solo immagini che obbligavano la fantasia a supplire. scoprendo odori parole, suoni e persino sensazioni tattili e olfattive.
Guardavo, solo io sapevo: due telecamere, una in soggiorno e l’altra in camera.
Gli sguardi, la decisione. Le parole intuite. — Forse non è giusto. — Perché negarci questo, se entrambi lo vogliamo
Quando entrarono in camera, non ci fu esitazione. Non vidi tutto. Ma vidi abbastanza. I piedi di lei, nudi, le dita che si arricciavano e si allargavano come risposta ad amplessi bollenti. Le piante poggiate al letto, poi sollevate, si muovevano in un linguaggio silenzioso e sensuale.
Il corpo di Sandra, procace e luminoso, si muoveva con abbandono. I capelli scomposti le scendevano sulle spalle. La pelle lucida di sudore e calore emanava sensualità diretta, quasi crudele. Il sorriso, prima invitante e poi soddisfatto, catturava la telecamera in un istante che non aveva bisogno di spiegazioni.
E Adriano era lì, possente, muscoli tesi e forti, un corpo atletico, virile, potente nonostante avesse sessantasette anni. La durata, la potenza e le sue dimensioni erano evidenti. Io restavo a guardare, il cuore stretto dalla frustrazione, dalla gelosia, dall’invidia ma anche un piacere perverso, febbrile nell’immaginare la figa di mia moglie, viva, calda e reattiva sotto le mani di un altro, che si muoveva sicuro e dominante.
Ogni contrazione, ogni respiro di lei, ogni movimento del suo corpo erano un colpo diretto alla mia vanità e alla mia virilità. L’umiliazione si mescolava al desiderio: il mio corpo sentiva inferiorità e piacere insieme, la consapevolezza della differenza era un brivido oscuro e carnale.
Poi tutto finì come se fosse stato solo un intervallo. Frasi leggere. Carezze ancora ardenti per fissare il ricordo. Un bacio di saluto. La normalità che torna a coprire tutto. Di nuovo due coppie di amici fraterni.
Era stata davvero solo una parentesi?
Ricordo, umiliazione e piacere
La scoperta non era stata subito, ma dopo molto tempo dai fatti; solo per puro caso controllairr le registrazioni. Quelle immagini mute, nate per la sicurezza e dimenticate da tutti, bastarono in pochi secondi a dissolvere ogni dubbio. Non mostravano tutto, ma abbastanza da fissarsi per sempre nella memoria.Da quel momento ogni gesto di Sandra, ogni minima postura, ogni dettaglio — togliersi le scarpe , scoprire le ascelle — diventava eccitazione pura, legata alla memoria. Non aspettavo spiegazioni. Lei convinta di aver chiuso una parentesi. Io consapevole di averne aperta un’altra, più segreta, più intensa, più mia. Ogni volta che la sfioravo, la sentivo di nuovo bruciante e provocante, senza dimenticare l’umiliazione per il confronto imbarazzante con Adriano, così devastante dentro figa di mia moglie, che faceva salire, al ricordo, un piacere proibito e torbido.
Giugno, occhi nascosti
La circostanza fu perfetta nella sua innocenza. Un pomeriggio qualsiasi, uno di quelli che non restano impressi. Un articolo scientifico di Adriano da rifinire, una richiesta fatta senza esitazione, come si fa tra persone che si conoscono da anni. Sandra, sessant’anni magnificamente portati fu disponibile ad aiutare per dare una veste grafica adeguata. Le nostre famiglie erano legate, le abitudini consolidate, la fiducia mai messa in discussione. Nessun sospetto, nemmeno sfiorato.
Il caldo arrivò e sembrò accendere anche i sentimenti, i desideri. Un caldo fermo, che rallentava i gesti e rendeva più densi i silenzi. Sandra si tolse le scarpe quasi subito, senza pensarci. Soli nella villetta a schiera. Sedettero vicini di fronte allo schermo dell’iBook, i loro volti a sfiorarsi.
Lei non era mai stata appariscente. Il corpo, però, aveva una presenza piena, morbida, viva. La maglietta aderiva senza ostentazione, seguendo il seno, i fianchi, il ventre caldo. Camminava e si muoveva come sempre, ed era proprio quella naturalezza a renderla incredibilmente figa, irresistibile.
Ad Adriano lei piaceva, la desiderava, ma come un sogno irrealizzabile. Quando mano di Adriano sfiorò il piede di lei, fu un gesto minimo, quasi involontario. Lei non lo ritrasse. La pelle era calda, leggermente umida. L’odore di lei, femminile, dolce e salino, saliva fino al naso di lui, accendendo qualcosa di proibito.
Lei sollevò un braccio per raccogliere i capelli. L’incavo dell’ascella si scoprì per un attimo: pelle lucida, calda, che emanava un aroma intenso e carnale. I capezzoli si indurirono sotto il tessuto. Lei lo sentì. E non fece nulla per nasconderlo.
Io guardavo attraverso gli occhi fermi delle telecamere: due piccoli devices, nascosti con cura che avevo installato in segreto per ragioni di sicurezza un paio d’anni prima e di cui ci eravamo praticamente dimenticati. Riprendevano i particolari: piedi, mani, sorrisi. Nessun audio. Solo immagini che obbligavano la fantasia a supplire. scoprendo odori parole, suoni e persino sensazioni tattili e olfattive.
Guardavo, solo io sapevo: due telecamere, una in soggiorno e l’altra in camera.
Gli sguardi, la decisione. Le parole intuite. — Forse non è giusto. — Perché negarci questo, se entrambi lo vogliamo
Quando entrarono in camera, non ci fu esitazione. Non vidi tutto. Ma vidi abbastanza. I piedi di lei, nudi, le dita che si arricciavano e si allargavano come risposta ad amplessi bollenti. Le piante poggiate al letto, poi sollevate, si muovevano in un linguaggio silenzioso e sensuale.
Il corpo di Sandra, procace e luminoso, si muoveva con abbandono. I capelli scomposti le scendevano sulle spalle. La pelle lucida di sudore e calore emanava sensualità diretta, quasi crudele. Il sorriso, prima invitante e poi soddisfatto, catturava la telecamera in un istante che non aveva bisogno di spiegazioni.
E Adriano era lì, possente, muscoli tesi e forti, un corpo atletico, virile, potente nonostante avesse sessantasette anni. La durata, la potenza e le sue dimensioni erano evidenti. Io restavo a guardare, il cuore stretto dalla frustrazione, dalla gelosia, dall’invidia ma anche un piacere perverso, febbrile nell’immaginare la figa di mia moglie, viva, calda e reattiva sotto le mani di un altro, che si muoveva sicuro e dominante.
Ogni contrazione, ogni respiro di lei, ogni movimento del suo corpo erano un colpo diretto alla mia vanità e alla mia virilità. L’umiliazione si mescolava al desiderio: il mio corpo sentiva inferiorità e piacere insieme, la consapevolezza della differenza era un brivido oscuro e carnale.
Poi tutto finì come se fosse stato solo un intervallo. Frasi leggere. Carezze ancora ardenti per fissare il ricordo. Un bacio di saluto. La normalità che torna a coprire tutto. Di nuovo due coppie di amici fraterni.
Era stata davvero solo una parentesi?
Ricordo, umiliazione e piacere
La scoperta non era stata subito, ma dopo molto tempo dai fatti; solo per puro caso controllairr le registrazioni. Quelle immagini mute, nate per la sicurezza e dimenticate da tutti, bastarono in pochi secondi a dissolvere ogni dubbio. Non mostravano tutto, ma abbastanza da fissarsi per sempre nella memoria.Da quel momento ogni gesto di Sandra, ogni minima postura, ogni dettaglio — togliersi le scarpe , scoprire le ascelle — diventava eccitazione pura, legata alla memoria. Non aspettavo spiegazioni. Lei convinta di aver chiuso una parentesi. Io consapevole di averne aperta un’altra, più segreta, più intensa, più mia. Ogni volta che la sfioravo, la sentivo di nuovo bruciante e provocante, senza dimenticare l’umiliazione per il confronto imbarazzante con Adriano, così devastante dentro figa di mia moglie, che faceva salire, al ricordo, un piacere proibito e torbido.
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