Dal dentista

di
genere
tradimenti

Io e Carlotta avevamo da sempre i codici dei rispettivi telefoni, era una cosa normale tra noi.
Mai segreti. Mai paranoie.
E proprio per questo non avevo praticamente mai guardato dentro il suo.
Non ne sentivo la necessità.
Ricordo perfettamente quella sera perché fu strana fin dall’inizio.
Presi il suo telefono quasi distrattamente per cercare una fotografia.
Eppure, non so ancora spiegare perché, quella volta feci una cosa che non facevo mai.
Aprii WhatsApp. Forse fu soltanto un gesto casuale, o forse certi dubbi avevano già iniziato a lavorarmi dentro molto prima che io ne diventassi davvero consapevole.
Poi vidi il nome: Brunetti.
Rimasi immobile qualche secondo.
Non era un nome qualunque.
Raul Brunetti, dentista, ex compagno d’università.
Un bell’uomo, elegante, ironico.
E quella vecchia fama maschile che allora faceva ridere tutti.
“Lascia stare Brunetti… quello gioca in un altro campionato.”
Ricordo ancora le battute nell’appartamento universitario. Le risate. Le esagerazioni tra uomini. Carlotta aveva riso, scuotendo il capo, dei nostri commenti durante una cena fra amici.
Aprii la chat spinto da ina bruciante curiosità.
E il primo messaggio mi fece immediatamente cambiare respiro.

📱
10 gennaio 2017
Brunetti:
C’è una donna, vedendo la quale, mi vien da sognare… non di notte, ma di giorno… ad occhi aperti… perché qualunque cosa faccia, mi vien da pensare: “come mi comporterei se lei fosse qui con me?”
…e per un pò immagino di fare con lei tante cose… poi per fortuna il gioco finisce, perché bisogna tornare sulla terra… ma non mi preoccupo perché so che prima o poi la rivedrò e per un pò i sogni torneranno…
…ehm, niente… io volevo solo augurarti un felice compleanno e mi è venuto da raccontarti questo.

Lessi quelle righe due volte, poi una terza. Non erano volgari.
Ed era proprio questo a renderle intime.
C’era dentro qualcosa di peggio di un semplice flirt: tempo, fantasia,
desiderio coltivato lentamente.
E soprattutto una cosa mi colpì immediatamente.
Non sembrava il messaggio di un uomo che stesse improvvisando.
Sembrava qualcuno che da tempo osservava mia moglie in silenzio.
“…di fare con lei tante cose…”
Sentii un brivido strano nello stomaco.
Geloso.
Ma non solo.
Perché mentre leggevo quelle parole mi accorsi che stavo inconsapevolmente guardando Carlotta nel letto: il profilo del seno sotto il lenzuolo, le gambe nude intrecciate, i capelli sparsi sul cuscino.
E improvvisamente mi ritrovai a immaginarla attraverso gli occhi di Brunetti.
Desiderata. Guardata.
Spogliata lentamente prima ancora con la mente che con le mani.
Continuai a leggere.

📱
Carlotta:
Troppo forte il tuo messaggio, Raul!
Non ti sapevo anche un po’ poeta.
Ed ammiro la voglia che ancora hai di sognare, di giocare e di raccontare.
Grazie di cuore!
Un abbraccio 💋

Fu il bacio finale a stringermi lo stomaco.
Piccolo.
Quasi innocente.
Eppure totalmente fuori posto tra due persone che avrebbero dovuto essere soltanto legati da un rapporto professionale.
O forse ero io, ormai, a leggere ogni dettaglio con occhi diversi.
Ma più andavo avanti, più una sensazione diventava difficile da ignorare:
Carlotta non stava respingendo quel gioco. Lo stava facendo crescere.
Continuai a scorrere la conversazione lentamente.
Con quella strana sensazione di irrealtà che si prova quando qualcosa che dovrebbe appartenere soltanto alla fantasia comincia invece a prendere corpo davanti agli occhi.
Le date scorrevano.
Mesi.
Anni.
Non era uno scambio improvviso nato per caso.
Era una corrente sotterranea che continuava a riaffiorare.
Sempre con lo stesso tono:
allusivo,
intimo,
mai davvero innocente.

📱
2 gennaio 2018
Brunetti:
Carlotta cara…
è già il 2 gennaio ed ancora non ti ho fatto gli auguri per un felice 2018…
beh, visto che non me li hai fatti neanche tu, approfittiamone per scambiarci un abbraccio infinitamente grande!

📱
Carlotta:
Sei sempre un Grande, Raul!
Contraccambio i graditissimi ed originali auguri x questo ancora giovane anno!
“Sei sempre un Grande.”
Una frase banalissima.
Eppure in quel momento mi sembrò piena di sottintesi.
Forse perché ormai stavo leggendo tutto in modo diverso.
O forse perché certe parole, lette dopo il racconto del romano, non riuscivano più a sembrarmi davvero neutre.
Continuai.

📱
8 marzo 2018
Brunetti:
Ho fatto un casino con la nuova agenda e non ho trascritto il tuo compleanno…
perdono… provo a rimediare oggi…
in fondo è una giornata d’auguri…
auguri Donna… ti abbraccio… anche perché ci terrei che tu non mi dimenticassi…

Quella frase mi rimase addosso.
“Ci terrei che tu non mi dimenticassi.”
Non era il modo in cui si scrive a una semplice conoscente.
C’era bisogno.
Desiderio di restare nella vita di lei.
E Carlotta, ancora una volta, non sembrava mai chiudere davvero la porta.
Più leggevo e più avvertivo una sensazione disturbante:
come se tra loro esistesse un linguaggio privato che io stavo soltanto sfiorando dall’esterno.
Poi arrivarono i fiori.
E lì qualcosa cambiò definitivamente.

📱
2 giugno 2018
Carlotta:
Raul, sono una meraviglia!
È vero che questi fiori durano solo un giorno?
Raul:
Due…a volte tre…ma se li fotografi li conservi e metti in risalto i particolari…grazie…sei molto cara
Rimasi immobile.
Lessi quella frase lentamente.
Poi ancora: “ molto cara”.
I fiori esistevano davvero.
Li ricordavo, le erano arrivate sul lavoro.
Carlotta era tornata a casa sorridendo appena, con quell’aria luminosa che all’epoca non avevo interpretato in nessun modo particolare.
Adesso invece ogni dettaglio tornava indietro con una luce diversa.
Perfino il modo in cui aveva sistemato quei fiori in acqua.
Con cura. Quasi con piacere.
Continuai a leggere col cuore che ormai batteva troppo forte.
E per la prima volta mi attraversò un pensiero preciso.
Se il desiderio di Brunetti era assodato, quale spazio Carlotta gli aveva lasciato dentro di sé?
Continuai a scorrere, ormai senza più riuscire a fermarmi.
La sensazione più strana era che i messaggi sembrassero cambiare lentamente temperatura col passare del tempo.
All’inizio c’erano: giochi, allusioni, poesia.
Poi qualcosa diventava più vicino.
Più personale.
Più fisico.

📱
18 gennaio 2019
Carlotta:
Carissimo Raul, leggere il tuo messaggio è un piacere unico.
Un pò sognatore, un pò poeta, un pò… ombra, sicuramente un grande!
Grazie di cuore, Raul.
Ti abbraccio forte 💋

📱
Brunetti:
Non so se merito tanti complimenti, ma sicuramente mi fanno piacere…
ti abbraccio anch’io.

Quel “abbraccio forte” mi rimase addosso più di quanto avrebbe dovuto.
Perché nei loro messaggi tutto sembrava sempre restare formalmente innocente.
Eppure il tono complessivo raccontava altro.
Una tensione continua.
Una complicità che negli anni non si era spenta.
Anzi.
Sembrava crescere lentamente.
Sentii riaffacciarsi il ricordo delle vecchie battute universitarie su Brunetti.
Le risate.
Le esagerazioni maschili.
E improvvisamente mi domandai una cosa che non mi ero mai davvero chiesto prima:
Carlotta le aveva ignorate davvero?
Oppure le aveva semplicemente archiviate da qualche parte nella memoria?
Continuai a scorrere.
Ed arrivai al messaggio che cambiò tutto.

📱
25 maggio 2019
Brunetti:
Come faccio a non pensarci?
È questo che mi dico tutte le volte che ti vedo…
come faccio a non pensare che ci sei?
E così per qualche giorno sogno di essere con te e di parlarti di tutte le cose che sto facendo…
poi, piano piano, la mia parte razionale prende il sopravvento e torno alla vita più normale…
ma sicuramente vorrei che ogni tanto i miei sogni diventassero realtà…
Lessi quell’ultima frase trattenendo il respiro.
“Vorrei che ogni tanto i miei sogni diventassero realtà.”
Non c’era più molto spazio per l’ambiguità.
Non era più un uomo che flirtava.
Era un uomo che desiderava concretamente mia moglie.
E forse la cosa più sconvolgente era che Carlotta non sembrava affatto sorpresa da quel desiderio.

📱
Carlotta:
Mi hanno insegnato che i grandi uomini sono anche grandi sognatori!
Un abbraccione, Raul 💋
Rimasi immobile nel buio della camera.
Carlotta dormiva ancora accanto a me.
Calma.
Bellissima.
E mentre guardavo il suo viso addormentato sentii lentamente nascere dentro di me una consapevolezza nuova.
Non stavo leggendo l’inizio di qualcosa.
Stavo leggendo il proseguimento di una storia che probabilmente esisteva già da tempo.
Forse fatta solo di messaggi.
Forse no.
E fu proprio allora che ricordai una scena dimenticata.
Una sera di qualche anno prima.
Carlotta che rientrava da una seduta dal dentista
Stanca ma più luminosa del solito.
Aveva parlato di Brunetti con leggerezza.
Troppa leggerezza.
E ricordo ancora una frase detta quasi scherzando mentre si struccava davanti allo specchio:
— Il tuo amico è proprio bravo.
All’epoca avevo sorriso senza pensarci.
Adesso invece quella frase tornava indietro con un peso completamente diverso.
Rimasi immobile a fissare lo schermo.
Sentivo il cuore battere lentamente nelle tempie.
Perché ormai il problema non era più capire se Brunetti desiderasse mia moglie.
Quello era evidente da anni.
Il problema era un altro.
Carlotta aveva lasciato che tutto questo diventasse reale?
Poi arrivarono gli ultimi messaggi.
Quelli più brevi.
Più sporchi.
Più pericolosi proprio perché non avevano più bisogno di spiegarsi nulla.

📱

Brunetti:
Da stamattina continuo a sentire il tuo corpo addosso.
Carlotta:
Allora non sono stata l’unica… 😏
Brunetti:
Direi proprio di no.
Carlotta:
🐷
Brunetti:
Colpa tua.
Di certe…sensazioni non ci si libera facilmente.
Carlotta:
Nemmeno io ci riesco.
Brunetti:
Impossibile.
Con quel tuo modo di muoverti… e quel corpo…
Carlotta:
…forse mi diverte un po’.
Brunetti:
Questo è il problema.
Carlotta:
Scemo 😘
Brunetti:
È da stamattina che continuo a pensarci.
Carlotta:
Anch’io continuo a pensarci.
Soprattutto a certi momenti… 😏
Diciamo che certe leggende meritavano approfondimenti.
Brunetti:
Allora non sono stato l’unico a perdere la testa.
Carlotta:
Direi di no.
Brunetti:
Quando ti rivedo?
Carlotta:
Vedremo…
Brunetti:
🏠 mia?
Carlotta:
Forse… 💋


Chiusi gli occhi.
E quasi subito riaffiorò un ricordo preciso.
Una sera.
Un messaggio ricevuto mentre ero ancora al lavoro.

📱

“Tardo un po’.
Devo passare dal dentista per un controllo.”
Nulla di strano. All’epoca non ci avevo trovato niente da pensare.Eppure adesso ricordavo anche altro. L’orario. L’attesa. Il fatto che quella visita mi fosse sembrata incredibilmente lunga per un semplice controllo. E soprattutto ricordavo Carlotta quando tornò a casa. Più silenziosa del solito. Ma con addosso una strana luce. Fu lì che la mia mente cominciò lentamente a riempire intessere la trama su quei fili costituivano la traccia
Carlotta arrivò con qualche minuto di ritardo, il respiro ancora corto per le scale salite in fretta.
Fuori, la città si era già spenta nel velluto blu della sera. Le vetrine riflettevano pioggia vecchia e lampioni tremolanti, mentre lo studio dentistico, al secondo piano, sembrava galleggiare sopra il silenzio della strada.
Aveva riletto quel messaggio almeno dieci volte durante il giorno.
“Passa pure dopo l’orario di chiusura. Solo un controllo.
U.”
Solo un controllo.
Due parole innocenti. Eppure dentro di lei avevano scavato lentamente, come dita tiepide sotto la pelle.
Raul . Gli sfioramenti casuali durante le visite, gli occhi troppo fermi sui suoi, le pause, le frasi dette con quella voce bassa, professionale solo in apparenza.
E ora quel messaggio. . .
Carlotta entrò nello studio stringendosi il cappotto addosso.
La reception era quasi al buio. Restava accesa soltanto una lampada laterale color miele, abbastanza da illuminare il bancone e le riviste sparse. L’odore di disinfettante si mescolava a quello del caffè ormai freddo dimenticato da qualcuno.
Stefania, la coordinatrice, stava infilando la borsa sulla spalla.
— Carlotta! Sto proprio andando via.
— Sono imperdonabile… il traffico. . .
Dal corridoio apparve Raul, senza camice, la camicia scura arrotolata sugli avambracci. Più uomo che dentista, quella sera.
— Non preoccuparti, Stefania— disse con calma. —, è solo un controllo. Vai pure, me la cavo da solo.
— Grazie, allora vado, ma mi raccomando dottore, inserisca l’allarme quando esce.
— Certo.
La porta si chiuse, poi rumore dei suoi tacchi e quello ovattato dell’ascensore.
Ora erano soli. Lo studio vuoto, colleghi e le assistenti andate via.
E mia moglie che forse, per una volta, aveva deciso di essere soltanto Carlotta.
E sentiva netta la sensazione fisica di aver appena oltrepassato qualcosa di irreversibile.
Fuori, oltre i vetri scuri, la città brillava lontana sotto la pioggia. Dentro invece restavano soltanto luci basse color ambra, il ronzio lieve delle apparecchiature e quell’odore pulito di studio dentistico che ormai si era mescolato al calore dei loro corpi.
Lei era appoggiata languidamente alla poltrona reclinabile, si era tolta le scarpe. Fra i profumi familiari di eugenolo a dei disinfettanti agrumati, lui percepì le note di quella miscela erotica di nylon, sudore e cuoio riscaldati dalle lunghe ore.
Raul se la gustava senza fretta.
Carlotta sorrise appena, nervosa, ma fu lei a rompere gli indugi e a baciarlo per prima.
Un bacio inizialmente esitante, quasi incredulo, che però si trasformò subito in qualcosa di più rovente. Raul le mise una mano sulla schiena attirandola contro di sé, e Carlotta sentì chiaramente il corpo di lui reagire sotto la camicia scura.
Raul però la tirò lentamente su di nuovo verso di sé, baciandola con più fame.
Le mani di lui scivolarono sul suo seno morbido, pieno, ancora trattenuto dal pullover attillato..che ormai sembrava rispondere a ogni sfioramento. Lo strinse appena, come se desiderasse farlo da anni.
— Accidenti …sussurrò contro la sua pelle.
Sfilò il maglioncino facendole sollevare le braccia, poi slacciò il reggiseno per scoprire quella delizia.
— Che razza di tette hai!
Carlotta trattenne il fiato mentre lui le baciava le mammelle con avidità crescente, le mani che le accarezzavano, palpeggiavano, soppesavano, facevano rimbalzare.
— Non hai idea,— continuò a bassa voce, — da quanto me le sogno. Non sai quante volte ho invidiato Davide. Ogni volta che ti vedevo insieme a lui pensavo soltanto a questo.
Lui le baciò ancora il petto, lasciando che le labbra indugiassero sulla pelle calda mentre le mani continuavano a esplorarla con un entusiasmo quasi famelico che la faceva sentire terribilmente donna. Quelle parole la colpirono più delle mani. Perché non erano una frase improvvisata, ma una confessione.
Carlotta abbassò lo sguardo verso di lui, spettinato, eccitato, completamente preso dal suo corpo. E una parte di lei, quella più nascosta e meno rispettabile, provò un piacere feroce nel sapere di essere stata sognata così a lungo. Un desiderio coltivato da lui in silenzio chissà da quanto tempo, non un impulso di quella sera.Quelle parole le provocarono un brivido violento, perché improvvisamente il tradimento diventava reale fino in fondo.
Le mani le scivolarono istintivamente verso la cintura dei suoi pantaloni.
Raul sornione abbassò lo sguardo su di lei.
— Così diretta?
— È colpa tua,— sussurrò Carlotta. — Da settimane mi hai infilato idee sporche in testa e rise piano mentre lo sbottonava lentamente; proprio in quel momento le tornò addosso un ricordo assurdo.
Un lampo improvviso dal passato.
Carlotta si fermò un istante e scoppiò a ridere.
— Che c’è? — chiese lui.
— No… è che sto pensando ai vostri racconti universitari.
Raul chiuse gli occhi come uno che abbia già capito.
“Ragazzi, inutile discutere. Raul gioca in un altro campionato.”
Carlotta sentiva il desiderio salirle addosso in modo quasi rabbioso. Non era soltanto attrazione. Era il gusto sporco della trasgressione. L’amico universitario di suo marito. Lo studio chiuso. L’allarme inserito. La pioggia fuori. E il pensiero più sporco di tutti arrivò subito dopo, rapido e bruciante: Carlotta sentì un impulso improvviso, quasi crudele: voleva sapere fin dove sarebbe arrivata quella differenza. Quanto l’avrebbe fatta perdere il controllo. Sarebbe tornata a casa da Davide portandosi addosso il ricordo fisico di un altro uomo, che sarebbe stato impossibile cancellare
Del suo sapore, del suo odore, impossibile da cancellare ormai dalla mente.
Si abbassò lentamente davanti a lui.
Raul trattenne il respiro guardandola come un uomo che per mesi aveva immaginato quella scena senza credere davvero che sarebbe successa.
Lui la guardò negli occhi con quell’aria compiaciuta e vagamente arrogante che la eccitava terribilmente.
— Quindi ci hai pensato spesso?
Carlotta esitò appena, poi ammise:
— Forse sì. Comunque più curiosa di quanto avrei dovuto essere, — concluse lei con un sorriso morboso.
— E allora?— domandò.
— Ohoh, complimenti!
Carlotta, ammirata, avvertì altresì il paragone con Davide, formarsi nella testa senza più filtri, osceno crudele, impietoso. Lui avendo intuito, insinuò maliziosamente:
— Ti aspettavi qualcosa di diverso?
Lei rise nervosa. Una risata sporca di eccitazione e imbarazzo.
— Diciamo che…è ancora meglio.
E quella differenza la stava emozionando: sentiva quel cazzo sotto le dita, vivo, caldo. E nella mente le tornavano come eco le battute sentite vent’anni prima nell’appartamento universitario di Davide.
“Quello lì è illegale. Non è umano.”
Carlotta allora si lasciò andare del tutto, eccitata da morire.
Si inginocchiò, nuda completamente, seduta sui talloni, con le sue pere deliziosamente pendule davanti a lui, gli occhi ancora pieni di quella strana miscela di eccitazione e ironia. Sentiva il cuore martellarle nel petto per il semplice fatto di trovarsi lì, nello studio buio del dentista e tradire suo marito proprio con uno dei suoi vecchi amici universitari. Raul le sfiorò i capelli mentre lei si avvicinava a lui con crescente sicurezza. Glielo accolse in bocca e lo sentì crescere, prendere spazio. Giocò con quel cazzo con movimenti della lingua, delle labbra sempre più frenetici e intensi.
— Cazzo, Carlotta…sei bravissima, mi mandi fuori di testa.
Carlotta adorò quella reazione e quelle parole la fecero sentire potente. Bellissima. Pericolosa. Le luci soffuse color ambra trasformavano lo studio in qualcosa di irreale: strumenti metallici, odore di disinfettante, pioggia nera oltre le finestre. Brunetti si staccò lentamente da lei. Si tolse la camicia senza smettere di guardarla. Carlotta ormai respirava in modo irregolare. Sentiva il desiderio salirle addosso come qualcosa di caldo e pericoloso, molto più forte di quanto fosse disposta ad ammettere persino con sé stessa.
Quando lui si chinò sopra di lei, il corpo di Brunetti aderì al suo con una concretezza impossibile da ignorare.
E il pensiero più sporco arrivò proprio allora.
Quelle vecchie leggende universitarie non avevano esagerato affatto.
Carlotta lasciò uscire un respiro tremante contro il suo collo.
In quell’istante smise definitivamente di opporre resistenza.
— Dai Raul… fammi dimenticare tutto… voglio sentire dentro il tuo grosso uccello…
Lui sorrise appena contro la sua bocca.
— Mi fai impazzire quando parli così.
Quando lo sentì davvero dentro di sé, Carlotta ebbe quasi un piccolo spasmo.
Non era soltanto piacere. Era la sensazione piena, travolgente, di essere violata completamente da quella presenza maschile che per anni era rimasta soltanto una battuta sullo sfondo ascoltata distrattamente durante una cena. Le mancò il respiro. Il corpo reagì immediatamente, aprendosi e tendendosi insieme, mentre una scarica calda le attraversava il ventre facendole stringere le dita sulle spalle di Brunetti.
— Oddio…meraviglioso…com’è grosso!
Le uscì quasi senza voce.
Sentiva ogni movimento di lui propagarsi dentro di sé con una profondità lenta e sconvolgente, qualcosa di fisico ma anche mentale, come se il piacere nascesse proprio dalla consapevolezza di stare vivendo finalmente una fantasia proibita.
— Ancora…non fermarti…ti prego…più forte.
Brunetti la guardò mentre lei chiudeva gli occhi tremando appena.
E Carlotta capì, sentendosi riempita da quell’onda calda, con un misto di vergogna ed eccitazione, che la parte più oscena non era il tradimento.
Era il fatto di sentirsi così bene, senza alcun rimorso.
Quando uscì dallo studio la pioggia era quasi finita. L’aria della sera aveva quell’odore umido di asfalto bagnato e foglie schiacciate. Carlotta rimase qualche secondo immobile accanto alla macchina prima di salire. Sentiva ancora addosso il calore delle mani di Brunetti, il respiro, il battito accelerato che lentamente stava tornando normale. Si guardò nello specchietto:i capelli apparivano leggermente scomposti, le labbra più tumide, gli occhi con una luce maliziosa.
Per un istante sorrise, mise in moto e durante il viaggio verso casa tenne la radio bassissima. Le sembrava quasi irreale che il mondo continuasse normalmente:
i semafori, le persone sotto gli ombrelli, le vetrine illuminate.
Eppure qualcosa dentro di lei era cambiato.
Quando entrò in casa trovò il silenzio.
Mi salutò con naturalezza.
Forse persino con troppa naturalezza.
Ricordo ancora il modo in cui evitò il mio sguardo per i primi secondi, lasciando la borsa sulla sedia della cucina.
— Tutto bene dal dentista?
Carlotta annuì togliendosi lentamente il cappotto.
— Sì… solo un controllo un po’ lungo.
E io, allora, non vidi niente o forse semplicemente non volli vedere.
Due giorni dopo l’ultimo messaggio arrivò questo, e fu l’ultimo che riuscii a leggere.
Carlotta aveva attraversato quel confine. E quante volte?
N📱
Brunetti:
Continuo ancora a pensarci.
Carlotta:
Anch’io.
Brunetti:
Allora è stato un errore pericoloso.
Carlotta:
Forse sì.
Brunetti:
Ti sei pentita?
Carlotta:
No.
Ed è proprio questo il problema.
[…]
Brunetti:
Quando ti rivedo?
Carlotta rimase online qualche secondo.
Poi comparve l’ultima risposta.
📱
Carlotta:
Forse certe cose è meglio lasciarle perfette così… 💋





scritto il
2026-05-16
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