Il vento soffia verso il largo

di
genere
tradimenti


Una vacanza ritagliata, imprevista e ancor più gradita.
È una sospensione improvvisa della routine. Niente orari, niente telefonate, niente rientri da organizzare.
Per qualche giorno il tempo è solo nostro.
La spiaggia quella mattina è quasi vuota.
Gli ombrelloni sono distanti e il mare si muove piano sotto il sole già alto. Sistemiamo i teli accanto a una coppia che avevamo già incrociato al campeggio.
Aldo e Filomena.
Aldo è uno di quegli uomini che si notano subito. Pelle scura, spalle larghe, braccia forti. Parla poco ma ride spesso, con quell’accento siciliano caldo che sembra sempre sul punto di diventare una battuta.
Filomena è diversa.
Il suo corpo è morbido, decisamente troppo abbondante. Il bikini leopardato contiene a fatica il seno pesante e i fianchi larghi. Gli occhi porcini, piccoli e un po’ annegati nel volto pieno, osservano tutto con una calma discretamente malvagia. Le labbra carnose si piegano in un sorriso sornione, come se si stesse già divertendo a spese di qualcuno.
Proprio in quel momento Aldo alza lo sguardo.
Giulia lo vede.
Si sfila lentamente gli occhiali da sole. Poi porta le mani alle spalle del prendisole.
Il gesto è lento.
Prima una spallina scivola lungo il braccio.
Poi l’altra.
Il tessuto scende piano lungo il corpo, accarezza i fianchi, la curva del sedere, fino a cadere sulla sabbia.
Per un attimo sembra quasi uno strip.
Giulia resta in bikini.
Il seno abbondante riempie il reggiseno, i fianchi sono sinuosi, le cosce tornite. La pelle abbronzata brilla sotto il sole.
Lei alza le braccia per raccogliere i capelli dietro la testa.
Il gesto solleva il seno e scopre le ascelle naturali, scure, quasi selvatiche.
Aldo non distoglie lo sguardo.
Giulia lo sa.
Abbassa lentamente le braccia e si siede sul telo come se niente fosse.
Filomena osserva la scena e sorride, sorniona.

La doccia

Più tardi andiamo verso le docce del lido.
Le piastrelle sono bagnate e l’acqua cade rumorosa dai soffioni.
Giulia entra sotto il getto.
Il bikini si incolla subito al corpo bagnato. L’acqua scivola sulle spalle e lungo il seno sotto il tessuto.
Aldo arriva poco dopo e si mette sotto la doccia accanto.
Giulia sente il suo sguardo.
Porta lentamente una mano sotto il bordo del costume, come per lavare via la sabbia e il sale.
Poi le mani vanno dietro la schiena.
Il gancetto del reggiseno cede.
Il costume si allenta e le mammelle si scoprono.
Giulia resta qualche secondo sotto l’acqua.
Poi sistema lentamente il bikini e si gira per prendere l’asciugamano.
Nel movimento il tessuto dietro si infila tra i glutei.
Lei resta un attimo così.
Poi si volta verso Aldo.
Un mezzo sorriso che simula imbarazzo
— Ops.

Il pedalò

Il pedalò lo avevamo prenotato prima.
Quando arriva il momento però mi porto una mano alla fronte.
— Accidenti… mi gira un po’ la testa.
Giulia mi guarda subito.
— Il mare? — dice.
Annuisco.
— Meglio se resto sotto l’ombrellone.
Aldo non perde occasione
— Allora vado io.
Mi giro verso Filomena.
—Tu vuoi andare?
Lei guarda Aldo, poi Giulia.
Scuote la testa.
— Non ci penso neppure.
Giulia e Aldo spingono il pedalò nell’acqua.
Io e Filomena restiamo sotto il l’ombrellone a guardarli.
Il pedalò diventa sempre più piccolo sul mare.
Poi Filomena sospira.
— Ma tu ti fidi?
— E tu?
Lei scrolla le spalle.
— Aldo è fatto così.
Guarda il mare
— Se trova una che gli piace…
Poi si gira verso di me.
— Mi sa che tu sia un po’ porco.
— Può darsi.
Lei sorride.
— E comunque tua moglie…
Fa una smorfia ironica.
— È proprio una troia.
La parola resta sospesa nell’aria calda. Lei incalza:
— L’hai vista anche tu stamattina. Non è che una si apre il costume sotto la doccia per sbaglio.
— Forse no.
Filomena mi studia.
— E tu lo sai benissimo.
Poi aggiunge piano:
— E non ti dispiace.
— Quando Aldo torna da una così non nasconde nulla. Sai, lui non si pone limiti ed è così eccitante quello che poi racconta
— E soprattutto tra noi due, dopo, la passione diventa incredibile.
Il pedalò è ormai solo un punto sul mare.



In mezzo al mare

Il pedalò oscilla piano sull’acqua.
La spiaggia è lontana e il vento soffia verso il largo.
Aldo smette di pedalare.
Giulia si gira verso di lui.
— Perché ti sei fermato?
— Siamo abbastanza lontani da riva e poi pensavo.
— A cosa?
—Pensavo alla doccia.
Il mare intorno è vuoto.
Aldo si alza e si sfila lo slip bagnato, lasciandolo cadere sul sedile.
La sua virilità si solleva lentamente verso l’alto, piena e sicura, come una forza naturale che non chiede permesso.
Giulia lo guarda.
Prima sorpresa.
Poi divertita.
Poi apertamente ammirata.
— Ohohoh…
Aldo ride, pieno di orgoglio.
Indica l’orizzonte.
— Qui puoi anche urlare.
Giulia lo guarda.
— Perché?
— Il vento spira verso il largo.
La brezza le muove i capelli e il pedalò oscilla piano sull’acqua.
Per un momento resta così, guardandolo.
Poi porta le mani alle spalle e si sfila lentamente il prendisole leggero.
Il tessuto bianco scivola lungo il corpo, accarezza i fianchi e cade sul sedile del pedalò.
Sotto c’è il bikini, porta le mani dietro la schiena e scioglie il reggiseno.
Subito dopo si sfila anche lo slip.
Ora è nuda davanti a lui.
Lo guarda negli occhi, seducente.
Un consenso assoluto senza parole.
Aldo la osserva da capo a piedi e scuote la testa con un mezzo sorriso incredulo.
— Cazzo!… con due tette del genere…che figa sei!
Giulia allarga le cosce, in attesa. Tutt’intorno il deserto d’acqua.

Il vento continua a soffiare verso il largo.
Aldo la guarda.
Giulia è lì davanti a lui, nuda sotto il sole.
Le membra rilassate, abbandonate dopo la tempesta.
Le cosce appena divaricate mentre si appoggia al sedile del pedalò, il corpo aperto alla luce e all’aria del mare.
Il petto pieno che scivola di lato quando si muove.
Aldo si passa una mano sul viso.
Nella testa gli tornano le immagini della spiaggia, della doccia, di come Giulia si è data appassionatamente.
Lo sciabordio come unico rumore.
Giulia si gira leggermente sul fianco, appoggiando una mano. Nel movimento i glutei pieni ondeggiano lenti, morbidi. Per un istante si divaricano appena, e tra quelle curve si intravede l’ombra del punto più segreto del suo corpo, più segretamente custodito che diviene offerta.
Un gesto non intenzionale.
Ma irresistibile.
Aldo la guarda senza parlare.
Lo sguardo scende sul corpo pieno, su quella procacità sicura con cui lei gli sta davanti. Dentro sente crescere quella sensazione brutale di conquista.
Come se la partita non fosse ancora finita.
Come se il vero trionfo fosse prendersi ancora qualcosa: tutto.
E Giulia, voltandosi appena, sembra già aver capito.


Il ritorno

Il pedalò riappare lentamente dalla luce del mare.
Giulia è davanti.
Aldo dietro che pedala con calma.
Quando sono abbastanza vicini da distinguere i volti, Filomena abbassa gli occhiali da sole.
Osserva maliziosamente mia moglie.
Ce l’ha scritto in faccia.
Quando il pedalò tocca la sabbia Aldo scende per primo.
Giulia scende dopo di lui.
Per un attimo resta con i piedi nell’acqua bassa.
Poi torna verso l’ombrellone.
I capelli spettinati dal vento, la pelle accesa dal sole, quello sguardo luminoso che non riesce a nascondere nulla.
E poi quella camminata.
Giulia torna dal pedalò verso l’ombrellone con un passo leggermente più lento del solito.
Non è stanchezza.
È qualcosa di diverso.
I fianchi pieni oscillano appena sotto il prendisole leggero, e per un attimo sembra quasi che stia cercando di controllare il modo in cui muove le gambe. Come se il suo corpo fosse ancora attraversato da ciò che è appena successo in mezzo al mare.
Filomena la esamina e sentenzia derisoria:
— Guarda come cammina tua moglie — mormora velenosamente.
Giulia prova a sembrare normale, ma ogni passo racconta quello che nessuna doccia potrà cancellare.
Incrocia il mio sguardo.
Non dice niente.
Aldo si lascia cadere sulla sabbia.
Filomena si piega verso di lui e bisbiglia, ma in modo che io possa udire:
— Allora… gliel’hai rotta la figa a quella troia?
Aldo scoppia a ridere. Una risata piena.
Si passa una mano sul viso e scuote la testa.
— Non solo quella. Mai incontrata una zoccola così!
Filomena ride sguaiatamente.
E sento un’altra cosa, oltre a tutto il resto.
Le parole di Filomena.Volgari, cattive su mia moglie.
Dovrebbero disgustarmi e invece mi piacciono.
Dentro di me si impastano due cose: eccitazione e umiliazione.
Perché quel gioco sporco l’ho favorito.
Giulia alza gli occhi verso di me.
Per un attimo sembra chiedermi qualcosa.
Approvazione, forse.
Ma non siamo solo noi due.
Aldo ride ancora, largo, soddisfatto.
Filomena ci guarda di sbieco, con quel sorriso cattivo.
Per loro è stato tenerci in pugno, disporre di noi.
Per noi lasciarci prendere.
Giulia abbassa gli occhi.
Un lampo rapido di vergogna.
Ora ha piena consapevolezza di cosa è successo.
Sa che lo sappiamo tutti.
Eppure sorride. Complice.
Ed è proprio questo che mi eccita di più.
scritto il
2026-05-10
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