Il primo taglio
di
lucen warrant
genere
prime esperienze
Ottobre aveva un caldo ostinato, come un’estate rimasta per errore appesa al mondo. Sandra uscì dalla scuola privata con la cartella stretta al petto, la divisa impeccabile, i calzettoni bianchi, la camicetta stirata, la gonna plissettata. Procedeva con il passo disciplinato da anni di attenzioni protettive.
Non sapeva di essere osservata.
Dall’altro lato della strada, tre universitari la seguirono con lo sguardo. «Da dove è spuntata quella?» «Sembra uscita da un’altra epoca.»
Ezio non disse nulla. La guardava con la tranquillità di chi riconosce un’occasione, non una persona. Una prima volta, più che una ragazza.
Due giorni dopo la fermò. Era gentile, brillante, diretto.
Quando la invitò all’appartamento al mare, Sandra non dormì. Era il ragazzo che tutte a scuola sognavano, bello e irraggiungibile. Era emozione, sì.
Ma soprattutto la vertigine di un segreto.
L’appartamento al mare aveva un silenzio che sembrava complice. Quando la porta si chiuse, Ezio cambiò espressione.
Le tolse la cartella dalle mani e la posò su una sedia. Quel gesto apparentemente gentile le tolse l’ultima difesa.
Le sfilò le scarpe e i calzettoni bianchi, osservando il segno rosato sulla pelle. Ezio sorrise con un’avidità trattenuta.
La spogliò con calma, passo dopo passo. Quando Sandra provò istintivamente a coprirsi, lui le abbassò le mani: non con violenza, ma con decisione.
Le sfiorò i seni piccoli e tesi con i polpastrelli, poi li prese subito, stringendoli. Lei arrossì, il calore le salì fino alla radice dei capelli.
«Sei bellissima così.»
Fu allora che il corpo iniziò a cambiare postura da solo. Le spalle cedettero, le cosce persero tono, un respiro rimase incastrato a metà.
Ezio la guidò verso il letto e lei si lasciò portare per inerzia, come in trance. Si sdraiò e il soffitto diventò un foglio bianco troppo vicino al viso.
Quando lui si stese sopra di lei, Sandra ne avvertì il peso: un corpo che prende spazio finché l’altro non ne ha più.
Il primo istante fu un taglio, una fitta acida, netta, breve, definitiva, che le attraversò le viscere. Le sembrò di uscire dal suo corpo, osservatrice nuda e impalata. Trattenne il respiro, gli occhi lucidi, il corpo immobile.
Ezio si fermò solo un battito. Un controllo della situazione, non un’attenzione.
Poi riprese, sicuro. Continuò a spingere, forte e rapido. L’apriva forzandola.
Una fessura bruciante che però le mandò una scossa calda nel ventre. Un piacere rapido, sporco, che non aveva nessun diritto di esserci.
Ogni affondo le faceva perdere un pezzo di fiato. Il corpo tremava a scatti, come se avesse una volontà propria. Una contrazione involontaria la attraversò in basso, stretta, troppo evidente. Le sfuggì un gemito secco, subito morso. La vergogna le montò in faccia come un colpo.
Il bacino le scattò in avanti una volta, un movimento minimo e traditore. Lo sentì. Lo odiò. Ma accadde.
La carne rispondeva da sola, come se cercasse lui, il suo ritmo, la sua pressione.
Il piacere, acerbo, confuso, quasi sporco, le graffiava la pelle da dentro, arrivando a strappi, impastato al dolore. Non lo voleva, lo voleva, si confondeva. Ogni volta che lo sentiva salire, subito dopo arrivava il rimorso, un peso allo stomaco. Non doveva godere. E invece il corpo si stringeva su di lui lo stesso.
Un affondo più duro le strappò uno strillo, breve, impossibile da negare. Le esplose dentro come un impulso animale.
Il mare fuori scandiva un contro tempo.
Sandra chiuse gli occhi, come per restare intera.
Quando lui cambiò tensione, lei lo capì senza capire. E poi arrivò quel calore estraneo, denso, appiccicoso, che la prese dentro e colò nell’intimità appena violata. Le cosce si incollarono per un istante.
Una sensazione nuova e scomoda, come un segnale inciso.
Il pensiero arrivò glaciale, limpido: Adesso so. Adesso ho paura.
Ezio si alzò con la naturalezza del gesto completato. Si rivestì.
Sandra rimase distesa, il ventre contratto, a cercare un nome possibile per quel nuovo corpo che non riconosceva.
A casa entrò in bagno e chiuse la porta. Si sedette sulla vasca. Sollevò la gonna.
Le mutandine si staccarono con un rumore umido, pesante.
Il sangue colava in una linea sottile lungo la coscia. L’odore era ferroso, acre. Dentro, una fitta costante, come un punto mal cucito.
Non pianse davvero: due lacrime lente, senza suono.
Pensò: se sono incinta, non ne esco.
Le notti successive furono un corridoio storto. Il corpo non trovava una posizione neutra. Sedersi bruciava. Camminare tirava. Respirare le ricordava.
Ezio sparì. Nessun messaggio. Nessuna chiamata. Nessuna parola.
Sandra lo cercava con lo sguardo senza volerlo.
Quando lo rivide, era con la nuova fidanzata. Ridevano. Erano belli, complici, spensierati.
Ezio non la guardò. O la guardò senza concederle peso.
Capì: era stata una conquista per la sua collezione, non una storia.
Quando la paura della gravidanza svanì, lasciò una durezza nuova, sottile, resistente. Sandra cambiò.
Aveva quasi cinquant’anni quando lo rincontrò. Ezio ne aveva cinquantasette.
Lei una donna piena, assai bella, sicura. Lui un ricordo con qualche ruga nuova e una sicurezza vecchia.
Ezio la vide al mare quasi per caso. Non era neppure voltata verso di lui. Era lì, in movimento, con una naturalezza che non cercava spettatori.
Il ricordo la tratteneva ancora esile, acerba, timida, pronta ad arrossire per un niente. Il presente invece gli restituì una bellezza che da tenero fiore si era trasformata in un frutto carnoso stupendo.
Si incrociarono qualche giorno dopo, all’uscita di un ristorante. Il marito trattenuto dalle chiacchiere di un conoscente.
«Sandra… sei splendida.» Lo disse sinceramente e, prima delle parole, fu lo sguardo.
Lei sorrise. «Succede, vivendo.»
Ezio tentò quel gesto antico da seduttore.
Sandra era diventata una donna che il tempo non aveva logorato, ma scolpito. Fianchi pieni, pelle viva, occhi che non abbassavano lo sguardo. Una bellezza adulta, troppo sicura per chiedere approvazione.
«Potremmo rivederci. Ho ancora la casa al mare…»
Non parlava di ricordi. Il suo sguardo le scendeva sul corpo, lento, senza maschera. Fame, non malinconia.
Ed è in quell’istante che la fantasia lo travolse: sconcia, istintiva, animale. La vide nuda nella sua mente. Le mani sulla carne adulta. Le dita che affondano nelle sontuose mammelle. Il suo mezzo sorriso, beffardo: “Adesso capisci cosa non hai mai avuto?”
Il desiderio gli attraversò la spina dorsale, rapido e violento. Sandra lo guardò. Un attimo. Bastò a spegnerlo. Non gelo: assenza.
«Ezio… quello che vuoi non c’è più.Lasciamo i ricordi dove sono riposti.»
Gli tese la mano. Un gesto educato, vuoto.
«Stammi bene.»
Si voltò e raggiunse il marito. Il passo, i fianchi, tutto parlava di una vita dove lui non esisteva più.
Ezio rimase immobile. La voglia gli bruciava addosso, senza un luogo dove andare.
Capì che certe fantasie non si vivono. Si consumano. E bruciò da solo.
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