Quello che resta sulla bocca
di
lucen warrant
genere
tradimenti
Lavoravo con lei da anni. Sempre impeccabile, sempre al suo posto. Occhi verdi che non perdevano niente. Un corpo asciutto, femmina per istinto più che per posa. Un fidanzato dichiarato senza interesse, come si comunica qualcosa che non pesa più.
A quella cena capii subito che l’aria era cambiata. Non per un gesto plateale: per il fatto che non tolse la gamba quando toccò la mia. Rimase lì. Ferma. Calda. Un’apertura quasi impercettibile delle cosce. Non un gioco: un segnale.
Il suo piede arrivò lento alla mia caviglia. Nylon caldo. Il suo odore, quello vero, sotto il profumo. Non si ritirò. Si appoggiò con la decisione di chi vuole essere trovato.
La mia mano scese come fosse un gesto qualsiasi. Non lo era. Sfiorai il bordo della gonna, la pelle sotto. Sostai un istante troppo lungo. Poi tornai su. E portai con me il suo calore, la prova che ormai eravamo oltre.
Nei giorni dopo i suoi occhi parlavano chiaro: voleva, e non aveva fretta. Non desiderava una scusa, ma un momento.
Arrivò con un bacio sulla guancia in ufficio. Troppo vicino, un respiro fuori posto. Le labbra si incastrarono. Un secondo di troppo. Non fummo più colleghi dopo quel secondo.
Quella sera venne lei. Vestito rosso. Seni liberi sotto il tessuto. Prima ancora di chiudere la porta avevo già capito tutto.
Non la baciai. La presi. Le mani sul seno, pieno nelle dita, senza esitazioni. Sul letto bastò aprirle le cosce: era già nuda nel modo in cui si offriva.
La lingua scese lenta. Su di lei non c’era niente da interpretare: rispondeva a tutto. La tenevo aperta, la studiavo, tornavo esattamente dove cedeva. Quando sfiorai l’ano tremò. Un tremito netto, che non chiedeva e non concedeva. Riconosceva. Quello era il limite. E il limite, così vicino, la incendiava più del resto.
Non oltrepassai. Le bastò il confine.
Poi entrai. Forte. Caldo. Lei si aprì quel tanto che serviva, senza fretta. L’orgasmo le tagliò il respiro. Ci restammo uniti anche dopo che venni. Silenzio denso, senza promesse.
Sapevamo già che non sarebbe accaduto ancora. E proprio per questo era così pieno.
Prima di andare via si chinò. Mi baciò piano, raccogliendo ciò che restava tra noi. Poche gocce. Un marchio.
— Ricordatelo così,— disse. — È stato stupendo.
Quando uscì, capii quanto fosse stata vicina a lasciarmi prenderla anche dove aveva tremato. Non lo aveva fatto. E quel mancato gesto restò lì, infilato sotto la pelle, come un morso che continua a segnare.
8
voti
voti
valutazione
6.4
6.4
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Tra due fuochi
Commenti dei lettori al racconto erotico