Diari di viaggio - Yucatàn

di
genere
confessioni

2017 - Yucatàn, Mexico
Il suo atteggiamento mi aveva proprio fatta incazzare, quella giornata. Ora, mettetevi nei miei panni: Come è possibile che il tuo ragazzo ti possa tenere il broncio solo perché hai fatto alcuni commenti poco entusiasti sulla piramide a gradoni di Chichén Itza? Ribadisco, puttana troia, per me si tratta solo un mucchio di sassi messi nel modo più facile possibile solo per idolatrare una serie di Semi-dei (o quel che cazzo sono) e divertirsi coi sacrifici umani. Per giunta, 2500 anni dopo me la spacciano ancora come meraviglia del mondo antico? Ma vaffanculo. A voi e tutti quei centinaia di turisti che si fregano le zone d’ombra.
Io mi becco le mosche e le zanzare nel deserto di sto cazzo di paese di merda, dove ci hanno pure rubato un cellulare, indosso pantaloncini stretti che mi fanno sudare le cosce, scarpe da ginnastica per evitare di spaccarmi la testa cadendo, consumo litri di autan per cercare di non prendere la malaria o la peste, dopo aver già cacato l’anima per una dissenteria il secondo giorno di viaggio (mi raccomando: bevete solo acqua delle bottigliette) e questo stronzo ingrato si permette pure di dirmi “non capisci una sega” fingendo un accento che non è il suo. Ma oh! Se non ti sputo in faccia è solo perché l’acqua mi serve dentro il corpo, maledetto il giorno in cui ti ho incontrato!

A dirla tutta, lui lo sa bene che esagero e quando sono nervosa divento una scaricatrice di porto. Gli voglio tanto bene, anzi lo amo proprio per questo suo lato nerd che spesso mi addolcisce il cuore e mi fa credere che se non ci fossi io a organizzargli la giornata lui potrebbe morire assiderato o sbranato dai lupi. Eh, si: la mia indole da mamma chioccia si scontra con la natura assassina e intollerante verso qualsiasi tipo di frustrazione. Però porco giuda iscariota, arrivi persino a non rivolgermi più la parola e camminare distante solo perché ti sei offeso se ti ho dato del “minchione deficiente” quando mi hai redarguita per non aver ascoltato il discorso della nostra guida in inglese? Ma chi cazzo lo sa l’inglese, stronzo!

Ok, la smetto. Sono arrabbiata. L’autan è finito, l’acqua pure, mi sono sentita derubata di un giorno della mia vita e di circa 600 pesos, equivalenti a 30 euro. Il cileno che sta vicino a me mi ha già scrutato le tette due volte e io sarei quasi tentata di fargli guardare pure dentro, mentre quell’idiota è distratto e cerca di informarsi sui tempi della corriera di ritorno. È un bel ragazzo, il chico, nulla da obiettare. Capelli neri, effetto bagnato forse per il gel o forse per il caldo asfissiante, canottiera bianca con un logo di una squadra di calcio, pizzetto, pettorali scolpiti e tatuaggi, tamarro al punto giusto con gli occhiali tecnici. Credo si sia appena morso un labbro, se Andrea non si sbriga questo qua mi rapisce e mi scopa dentro uno dei cenotes nella foresta. Oh, quanto mi piacerebbe! Una conclusione degna per una giornata di merda, magari mi porta al suo paesino, ci faccio due figli, viviamo in casa della “tia Nina”, producendo cocaina per qualche cartello.
“Tesoro, la corriera sta arrivando! Dicono che manchi mezz’ora.” Mi dice Andrea, da lontano, sorridente, mentre ringrazia una tizia anziana che vende mango per strada. Lui è stanco quanto me ma sembra avere gli occhi felici di un bambino. Un po’ invidio questo suo entusiasmo. Gli faccio segno col pollice in alto per dirgli che ho capito, poi gesticolo l’atto di bere da una bottiglia, alché lui fa cenno di sì con la testa. Avrà capito che desidero un po’ d’acqua o si immagina che io lo voglia stuzzicare con qualche promessa di sesso orale?
Lo vedo ritornare con due bottigliette fresche e lo ringrazio con un bacio sulle labbra. Ci voleva! “Meglio, adesso?” mi chiede lui, con tono accudente. Diciamo, potrebbe andare meglio ma resistiamo. Non faccio neanche in tempo a ripensare a tutti i motivi per cui dovrei tornare a irritarmi che mi si para davanti proprio il ragazzo cileno, rischiando di farmi andare di traverso il sorso d’acqua appena ingurgitato. “Excuse me! Do you know when the bus will come?” in palese accento sud-americano. Andrea, in inglese perfetto, gli fornisce la risposta e io per un attimo mi immagino che i due ragazzotti diventino amici e ci si ritrovi a bere una cerveza tutti insieme, da cosa nasce cosa e chissà…

“Oh well, thanks man! Are you Italians?” gli fa l’amico. Andrea mi guarda come a chiedermi “che cazzo vuole questo?” “Non lo so, poco fa mi guardava le tette, stai attento…” “Yes, we are italians! From sicily! Do you know sicily?” “Sure! I’ve been there three years ago: Agrigento! Temple Valley! Ricotta!”
Risate di circostanza, che buona la ricotta, se lo dice un cileno poi! La conversazione si sposta rapidamente sul nostro itinerario di viaggio. “Oh, wonderful! Puerto Escondido is a great place! Have you visited Zipolite as well?” non capisco bene, per cui chiedo ad Andrea di tradurmi. “Ci sta chiedendo se siamo stati a Zipolite…” gli rispondiamo che no, non siamo stati a Zipolite perché ce ne avevano parlato come zona malfamata e noi eravamo già stati derubati di un cellulare a Ciudad, per cui preferivamo stare in posti più tranquilli. “Oh, that’s bad. Unfortunately, you missed the best and most famous nudist beach in the whole Mexico!” Andrea guarda il suo interlocutore con aria sbalordita. Io gli tiro la manica della maglietta fradicia di sudore e gli chiedo di fare capire anche a me. “Ha detto che ci siamo persi la spiaggia nudista…”
La mia faccia si tramuta da incazzata a disperata. “No! Ma porca troia…” ci eravamo ripromessi che se avessimo sentito parlare di spiagge nudiste avremmo provato a visitarle. È un duro colpo apprendere tutto ciò adesso, quando siamo ormai lontani centinaia di km (Puerto Escondido si affaccia sull’oceano pacifico, mentre noi siamo già sulla sponda atlantica). Le chiacchiere esauriscono rapidamente, io guardo Andrea con occhio torvo, come se anche questa spiacevole notizia fosse colpa sua. Lui, tuttavia, sembra più deluso di me. Chissà, magari in futuro ci saranno altre occasioni. La corriera, nel frattempo, sopraggiunge, per cui saliamo a bordo e raggiungiamo gli ultimi posti. Il bus è semi-vuoto, saremo in totale una quindicina di persone. Colonizziamo l’ultima fila con i nostri zaini e le nostre felle sudate, trangugiando avidamente il resto dell’acqua che ci rimaneva. Siamo stanchi, nervosi e ora persino eccitati, persi nella fantasia fugace di noi, felicemente nudi e distesi sulla sabbia pallida di Zipolite, intenti a guardare altri corpi nudi, a fare il bagno e possibilmente all’amore in bella vista, senza dare fastidio a nessuno. Prossima volta, le vacanze le organizzo interamente io! Così impara, quel nerd ingrato.

Eppure, come si fa? Guardalo lì, accaldato e sfiancato, che mi guarda con i suoi occhi neri e la barba incolta, il suo cappello panama a tesa larga e i pantaloncini larghi, lo zaino giallo a quadretti. E’ quasi ridicolo, però vorrei abbracciarlo e stare vicino a lui, ma fa troppo caldo, per cui mi accontenterò di ammirarlo da lontano. Incrociamo lo sguardo, lui sorride e io sorrido. “Sarebbe stato bello… eh?” chiede lui. “Eh si. Mannaggia. Non potevamo incontrarlo prima, il cileno?” replico io. “Ma davvero ti guardava le tette?” “Tesoro… come le guardava lui, mai nessuno! Forse nemmeno tu…” “Stronza…” sorrido, finalmente un po’ di distensione. Abbiamo fatto pace. Faccio il gesto di un po’ d’acqua, identico a quello di poco fa, ma stavolta Andrea finge di non capire, per cui ripeto il gesto con maggiore enfasi. Lui, dunque, fa cenno di si con la testa e mi porge la bottiglia vuota, così io lo mando a cagare. Dopo alcuni minuti, rifaccio lo stesso gesto e lui si irrita, mostrandomi di nuovo la bottiglia vuota. Io faccio cenno di no con la testa, stavolta non intendo l’acqua.
Il mio sorriso è diverso, più ammiccante. Chissà se intuisce il sottotitolo dei miei pensieri. Lo vedo sforzarsi di interpretare il mio pensiero, poi si illumina e ride silenziosamente. Io lo provoco ancora di più e indico il suo pacco in mezzo alle gambe. Lui chiede conferma e io faccio cenno di si con la testa. “Qui, adesso?” chiede stupito. “Che c’è, hai paura?” lo sfido, con malizia. I sedili garantiscono copertura da sguardi indiscreti, inoltre quasi tutti stanno già dormendo. Dai finestrini vediamo solo alberi e strade sterrate. Il viaggio di ritorno a Merida sarà lungo…

Andrea si guarda intorno, indeciso. Effettivamente, nei sedili di fronte a lui sono seduti due coreani, un uomo e una donna, che hanno tutta l’aria di volersi fare il viaggio immersi nella lettura. Meglio non disturbarli… chissà il Cileno dove sta seduto, magari a lui piacerebbe guardare.
Gioco un po’ coi miei seni, senza smettere di guardare il povero Andrea che nel frattempo cerca di contenere una erezione, proprio ciò che volevo ottenere. Con la lingua, faccio delle smorfie oscene e gli mostro quanto brava sia a succhiarmi le dita. “Ma che puttana…!” commenta il lord dei sette regni, mentre mi divora con gli occhi e si palpa l’uccello. Vediamo quanto resiste…
Strofino delicatamente il tessuto dei miei pantaloncini, sentendo l’eccitazione pervadermi da dentro. Il vicino di sedile russa rumorosamente, per cui aumento l’entità dei miei movimenti con maggiore tranquillità. Andrea rimane sempre ipnotizzato quando faccio queste mosse, so che gli piace quando mi dedico all’autoerotismo in sua presenza. Dato che sono stanca, sudata ma anche eccitata, continuo a stuzzicarlo da lontano, poggiata sul finestrino e con le gambe protese sui due sedili vuoti accanto al mio. Sbircio dallo spazio tra i sedili e provo ad osare, sento una specie di palpitazione, forse legata alla disidratazione o forse dal fatto che mi sembra tutto così viscerale, irrispettoso e audace. Potrebbero beccarci e farci scendere, o peggio arrestare – chi conosce la legislazione in materia di atti osceni in luogo pubblico nello Yucatàn?
Siamo immersi nel dedalo di strade provinciali tra le ampie foreste e i piccoli pueblos, Andrea ha già tirato fuori l’asta eretta e me la mostra con fierezza, carezzandola. Mi eccita tale visione, e gli chiedo di masturbarsi per me, mentre io mi masturbo…per me. C’è un problema, tuttavia! L’odore dei nostri sessi allo scoperto è forte, essendo stati tutto il giorno a camminare. E se qualcuno “odorasse” la situazione e venisse a curiosare? In Cile come stanno messi a olfatto? Lo ammiro mentre si massaggia con cura tutta la lunghezza, tirando con delicatezza la pelle e strofinando con ritmo. Io sono pervasa da uno stato di eccitazione sempre più indecente, mi piace guardare al di là del mio sedile, verso i passeggeri dormienti. Il pullmann, nel frattempo, ha fatto fermata e alcuni passeggeri son saliti. Tutto sembra più difficile, adesso, eppure…
Andrea mi sfiora una gamba. Noto che è particolarmente interessato al mio movimento circolare, per cui mi metto in una posizione tale per cui lui possa ammirare con maggiore semplicità. Intanto il suo cazzo mi chiama, vorrebbe che lo ingurgitassi come ho fatto tante altre volte, in occasioni meno “affollate”. L’idea mi stuzzica ma ho timore che un minimo spostamento possa tradirmi. Sento il calore del basso ventre, una pressione crescente, ho paura di fare qualche gridolino. Quanto cazzo leggono i coreani? Andrea annuisce, compiaciuto, mi invita a proseguire, fino alla fine, fino alla fine…

Lo guardo implorante, gli chiedo di darmi una prova del suo amore, anche a distanza, lui si abbassa e mi bacia un piede, senza smettere di masturbarsi. Io provo a resistere ma non ce la faccio più, ansimo e forse emetto qualche gemito di troppo, Andrea mi ricorda di fare silenzio, ma non ce la faccio… “Ahh… oh si…” Un sussulto rischia di far svegliare il vicino che russa. Oddio, Chico dove sta? Non sa che si perde… Chiudo gli occhi e sento le mutandine bagnarsi… stringo un capezzolo con le dita e sussurro “vengo…” apro la bocca e mi lascio investire dal piacere.
Quando riemergo dall’orgasmo, vengo accecata dal sole calante all’orizzonte, siamo quasi arrivati. Il pene in controluce del mio ragazzo è più teso che mai, lui sembra ormai pronto… Faccio il gesto della bottiglia, e lui mi invita ad avvicinarmi con una mano. Mi schiarisco la gola, mi ricompongo le vesti e mi guardo intorno. Ho visto il Cileno, indossa le cuffie ed è seduto nei sedili di mezzo. Questa piccola monelleria è anche un po’ merito suo, per cui vorrei dedicargliela. Mi avvicino ad Andrea, lui mi lascia la delega totale alle attività produttive, lo bacio sulla bocca con passione, poi mi abbasso e raggiungo la punta del suo uccello, che fa un odore irresistibile di sudore e di sperma, si nota la gocciolina pronta ad esplodere. E’ tutto bellissimo, ma porca troia la prossima volta ce ne rimaniamo nella spa dell’hotel.

Passano pochi secondi e la mia bocca si riempe del suo piacere, lo sento tremare e stringermi i capelli. Il nerd ha avuto ben più di quello ce si meritava, ma va bene cosi! Il liquido denso si fa strada dentro di me, mi allieta e mi ricorda che una volta tornati all’albergo dobbiamo comprare tanti preservativi e tanta acqua.
scritto il
2026-05-09
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