Donna Gerarda

di
genere
prime esperienze

Se ne sta li’, immobile da quaranta anni, adagiato in quel cassetto della scrivania su cui studiavo da ragazzo.
Un pacchetto di sigarette, MS, neppure troppo stropicciato con ancora attaccato quella piccola coccarda rossa, unico segno che non è un normale pacchetto di sigarette.
Lo prendo e lo apro, nell’istante in cui si apre lo scrigno della memoria da cui riaffiorano quegli attimi lontani.
Ne esce un biglietto, un foglio a quadretti strappato bruscamente da un blocco notes: Giovedi’ 26 aprile, ore 15. Via del Confine 36, Monteroduni. Non tardare.
Sorrido, ma mi si velano gli occhi di lacrime di nostalgia, di attimi perduti, di amicizie, di avventure, e subito ripercorro quel pomeriggio…

Monteroduni è un po’ fuori dai miei giri abituali, nonostante disti poco più di 10 minuti di Vespa; gironzolo alla cieca per qualche attimo fino a quando una signora mi indica la strada senza mancare di guardarmi in traverso.
La casa che cerco è isolata dal borgo, e appena la vedo capisco immediatamente cosa stia per accadere.
“Ho degli amici fantastici” penso mentre suono al campanello alle 15 in punto.
“Finalmente un uomo puntuale, che non arrivi mezz’ora prima” sono le parole che sento aldilà della porta prima ancora che venga aperta.
“Vengono sempre tutti troppo presto!!!!” prosegue la voce seguita da una risata sguaiata, nell’attimo in cui apre e mi guarda da capo a piedi, un paio di volte.
“Ma che bel ragazzone, tu devi essere Agapito. Entra entra, sei splendido!”
Nella piana di Isernia, fino a Venafro e forse San Vittore non esiste uomo che non conosca, almeno per fama, Donna Gerarda, come ama farsi chiamare lei.
E’ la puttana più famosa del Molise, la donna che ha svezzato generazioni di giovani molisani, che ha cornificato generazioni di sposine e consolato centinaia di vedovi.
La guardo e mi chiedo, come si chiedono tutti, quanti anni possa avere.
Non me ne dà il tempo, allunga la mano e mi trascina dentro, decisa: “Mica vogliamo stare sulla porta come dei baccalà? “ dice per poi farmi cenno di seguirla in una casa molto più graziosa di quanto faccia pensare l’esterno.
Ha i capelli nero corvino lunghi e disciolti sulle spalle, una camicia da notte nera bordata in oro legata in vita e due ciabattine da cui spuntano dieci dita con le unghie rosso fuoco.
Il profumo della moka avvolge la stanza e dopo averlo versato in due tazzine me lo porge, ponendo la zuccheriera sul tavolo.
“E così tu sei Agapito, fresco diciottenne: i tuoi amici ti hanno fatto uno splendido regalo sai? Certo, bello come sei non credo che tu abbia bisogno di me per sfogarti, chissà quante ragazze ti corrono appresso” dice con aria canzonatoria.
Sono in imbarazzo, soprattutto perché intravedo un seno prosperoso che scoppia nel reggiseno quando la Gerarda si appoggia sul tavolo, allargando maliziosamente la camicia da notte.
“Beh, a dire il vero, no, non ho la ragazza; anzi, una vera storia non l’ho mai avuta”
Bevo il caffè in un attimo per togliermi di impaccio, quasi ustionandomi la lingua.
Lei mi si avvicina e si mette dietro di me, in piedi, iniziando a massaggiarmi le spalle.
“Vuoi dirmi che sei vergine quindi? Interessante, molto interessante. Ma senti come sei teso, piccolo mio devi rilassarti. Abbiamo un sacco di tempo a disposizione, i tuoi amici sono stati davvero generosi”
Non ero il primo della mia compagnia a compiere diciotto anni, e non era la prima volta che si ricorreva a questo tipo di regali tra amici: un po’ di tempo con Donna Gerarda o con altre sue colleghe.
Lei era la più ambita, per la sua bellezza e fama, ma era anche la più costosa.
Doveva avere tra i 50 e i 60 anni, aveva la pelle diafana con le labbra rese quasi viola da un rossetto aggressivo, le mani affusolate e curatissime, i fianchi snelli e un sedere ancora pieno e invitante.
Si piega su di me e inizia a mordicchiarmi e leccarmi un orecchio e il collo, infilando una mano nella mia camicia stuzzicandomi i capezzoli.
L’erezione mi blocca il respiro rigonfiando in un attimo i calzoni, sento le caviglie che si imperlano di sudore e i battiti che schizzano alle stelle.
“Di dove sei Agapito? Raccontami qualcosa di te e magari ci spostiamo in camera, che ne dici?” dice con tono mellifluo continuando ad accarezzarmi il petto.
“Di Temennotte, qua a dieci minuti” rispondo alzandomi sul suo invito e seguendola verso la camera.
Un letto a baldacchino enorme riempie quasi tutta la stanza, la persiana è chiusa ma filtra abbastanza luce da vedere tutto distintamente.
“E che fai a Temennotte Agapito?” inizia a baciarmi e lascia che la vestaglia scivoli a terra lasciandole indosso solo l’intimo.
“Dai raccontami…” dice sedendosi sul letto e mi slaccia i pantaloni, con movimenti lenti e voluttuosi.
“Studio, faccio il liceo a Isernia, lo scientifico” la voce mi esce a singhiozzi, ansimante, temendo ciò che sta per accadere.
“Ma nel pomeriggio e il sabato lavoro per raggranellare due spiccioli. In carrozzeria con mio padre”.
Vedo donna Gerarda che interrompe le sue manovre e solleva lo sguardo verso di me: “Tuo padre è Santino, il carrozziere?” e inizia a ridere senza aspettare la mia risposta affermativa.
“Lo conosci?” chiedo stupidamente, mentre nel mio cervello è già tutto molto chiaro.
Per un attimo avverto allentarsi la turgidità della mia erezione: mio padre si fa la Gerarda, e mia madre è nell’elenco delle cornute e sbeffeggiate.
“Non prendertela Agapito, non ha fatto nulla di male, suvvia. Ho dovuto far riparare la mia auto due volte, e insomma, ci siamo accordati sul pagamento. Ma tuo padre ama follemente tua mamma” dice tentando di rassicurarmi. “E ti dico, se hai preso da lui, tra poco ci divertiremo parecchio” conclude sorridendo mentre tira giù la mia cintura lampo facendo scivolare a terra i pantaloni.
Mi perdo nell’immagine di mio padre che si monta a pecora la Gerarda, magari mentre mia madre lo pensa al bar con gli amici o a consegnare qualche auto riparata. Non ne provo piacere, ma il pensiero si interrompe quando sento qualcosa di caldo che si avviluppa al mio fallo ormai libero da ogni vestizione.
La mia asta è per metà scomparsa nella sua bocca, con i suoi occhi sollevati che mi guardano e mi invitano al piacere carnale.
Ho il tempo di vedere le sue labbra viola che arrivano a baciare il mio ventre per poi tornare indietro e scoprire la cappella, che provo l’impulso irresistibile a venire.
Se ne accorge e apre la bocca, accenna un “Dai, riempimi” e subito i fiotti caldi e biancastri di sperma affollano le sue guance, coprono la sua lingua protesa in fuori e raggiungono la sua fronte.
Lo prende di nuovo in bocca accogliendo un’ultima copiosa goccia e ripulendo la cappella deglutisce, ingoiando con apparente piacere il mio seme.
“Mi dispiace “ dico. “Non ho saputo trattenermi…” e la guardo che con grazia si toglie lo sperma dal viso leccandosi le dita, sorridendo.
“Ti dispiace per cosa? Abbiamo appena cominciato…ci sono uomini esperti che si vengono nei calzoni appena li accarezzo. E comunque eri bello pieno Agapito mio. Buono e abbondante”.
Si alza e si slaccia il reggiseno, facendolo volare via con un gesto rapido: i suoi seni scoppiano di salute con due capezzoli turgidi e i rosoni larghi e scuri. Prende le mie mani e ce le pone sopra, aiutandomi a massaggiarle.
Poi si butta all’indietro sul letto, invitandomi a seguirla.
“Adesso tocca a te rendermi felice, non credi? Dai, togliti tutto”.
In un attimo sono nudo e la seguo sul letto, la bacio avidamente dal collo alle mammelle, sulla pancia e sulle braccia. La volto di schiena e continuo a baciarla, gioco con le sue orecchie e gliele mordo, poi scendo sulla schiena, leccandola e graffiandola appena con le unghie.
Scendo lungo la curva dei suoi fianchi fino a incontrare l’elastico nero dei suoi slip di pizzo.
Lo percorro con la lingua fino al centro della schiena, sento le mie dita frenetiche che le risalgono le gambe e si infilano sotto il tessuto.
Lei si volta. “Toglile, svelto. Muoio di voglia”.
Non me lo faccio ripetere, abbasso le sue mutandine e la vedo, pelosa e nera come la pece, con un cespuglio rigonfio e folto sotto il quale è tutta da scoprire.
“ E’ la prima volta che la vedi? A parte quella di tua madre e quelle nei giornaletti?” la sento sorridere per la sua ironia.
Ma ha ragione: quella di mia madre è castana, l’ho vista in doccia quando ero ragazzino ma non l’ho mai dimenticata, un cespuglio altrettanto folto, diffuso e invitante.
Non le rispondo, troppo preso da quella vista e dall’erezione che sento crescere rapida; affondo la faccia in quel bosco e subito una vampa di piscio, sapone intimo e un altro profumo a me sconosciuto mi avvolge.
“Sono fradicia, fammi godere, ti prego” sussurra e mi spinge ancora di più la testa in quei vapori di donna, la mia lingua inizia a leccare ovunque, un po’ a casaccio schivando i peli grossi e ricurvi che si insinuano ovunque.
Mi aiuto con le dita, aprendo uno spazio vitale e la guardo da vicina: le grandi labbra si allargano come fette di roastbeef sul piatto, il pertugio rosa si allarga e si riempie di muco dolciastro, sormontato da un’escrescenza dura come un piccolo cazzo che si protende verso di me.
Lo lecco appena e la sento gemere. E’ lì il centro del piacere, mi dico, e continuo a leccare, alternando leggerezza e pressione e sento che inizia a ansimare e inarcare la schiena.
Infilo l’indice in quel miele che scende copioso ma sento che si perde nel vuoto, troppo solo; aggiungo il medio e sfioro appena le pareti di quell’antro magnetico e profumatissimo.
Quando aggiungo l’anulare sento la sua fica sussultare e ad ogni pompata le mie dita estraggono litri di liquido via via piu’ denso, che in parte mi scivola in gola facendomi esplodere tutti i sensi.
“Dio mio sto per venire, continua Agapito, continua ti prego” stavolta urla gemendo di piacere sincero.
Resisto al desiderio del mio cazzo che mi implora di penetrarla, voglio godermi la sua fica con la mia lingua e fissare per sempre nella mia memoria quella prima volta.
Inizio ormai a capire come le piace essere leccata, con quanta pressione e ritmo, ho il volto fradicio di lei e quando esplode il suo orgasmo la sento perdere il controllo, e ne approfitto per infilare tutta la mia mano nel suo sesso, che la accoglie come se nulla fosse.
“Dio, Dio, Dio come godo!” e le sue grida mi regalano un impulso a venire con lei ma lo reprimo, sicuro che tra poco potò godermela diversamente.
“Agapito sei un lurido bugiardo, tu sei maledettamente esperto, quante te ne eri già leccate?” dice con la voce ancora rotta dall’eccitazione, per poi voltarsi in un colpo mettendosi in ginocchio.
“Ora scopami però, piccolo bastardo…”
E’ davanti a me, piegata in avanti in quella che conosco come posizione della pecorina: il suo ciuffo nero spunta da sotto, la sua pelle bianchissima avvolge il suo ano scuro e l’apertura rosa della sua fica prominente, con le labbra da cui ancora gocciolano perle dei suoi fluidi.
Mi prendo il cazzo con la mano e lo punto verso l’apertura; sono maledettamente eccitato ma non ho alcune intenzione di venire subito.
Spingo e non trovo resistenza, la lubrificazione perfetta lo fa scivolare fino in fondo e per un attimo mi si annebbia la vista per il piacere.
“Cristo santo sei enorme, ti prego scopami!”
Non capisco quanto ci sia di sceneggiata e quanto di vero, da parte di una che si è fatta tutta la vallata e avrà visto falli di ogni genere, ma non mi interessa la risposta perché ora cerco il mio godimento.
Inizio a spingere avanti indietro, ho le caviglie che grondano il sudore della mia eccitazione e il mio cuore che raggiunge il limitatore dei duecento battiti al minuto.
Serro le sue natiche con le mani e le muovo avanti e indietro per aumentare o allentare la pressione.
A un certo punto allungo le braccia e le prendo i seni sollevandola davanti a me, le bacio il collo e le stringo i capezzoli durissimi.
Quando lei ricade giù si sottrae alla penetrazione e mi invita a sdraiarmi sul letto, per poi salirmi subito sopra; il mio cazzo scompare nel suo bosco e la vedo dimenarsi come un’indemoniata sopra di me con la sua quarta di seno che oscilla sempre di più davanti ai miei occhi.
Guardo la sua bocca che si contorce in una smorfia quando la mia cappella sbatte sul fondo della sua fica e gli occhi rivolti in alto, socchiusi.
Molla una bestemmia che mi fa sorridere: “Sto per venire ancora, sto per venire ancora. Sei un toro ragazzo..”
La sento venire di nuovo, il suo sesso è una fontana che si riversa sul mio corpo, copiosa e inarrestabile come adesso sono le sue bestemmi e i suoi gemiti.
Non resisto a tanto, mi sento grugnire come un cinghiale e urlare che sto per sborrare.
“Vienimi dentro maiale” mi grida in preda alla frenesia e io obbedisco, da bravo allievo e mi svuoto di nuovo nel suo corpo, con la testa che mi vola leggera e la pressione che crolla mentre lei si muove tarantolata sopra di me, per crollarmi poi a fianco.
“Porca puttana Agapito, sei un maledetto toro. Non ti dispiace vero se ti dico che sei proprio figlio di tuo padre?” e ride sguaiatamente ripulendosi la fica con una salvietta e passandomene una per fare altrettanto.
Non so se mi dispiace, ho il classico momento di depressione post orgasmico che attribuivo al senso di colpa della masturbazione, e che invece mi avvolge anche dopo la mia prima scopata.
“Stai qua, non muoverti” dice alzandosi e scomparendo nuda verso la cucina, dove sento un rumore di piatti e una melodia appena accennata dalla sua bocca.
Mi guardo in giro, un po’ tronfio per la mia prestazione: non può essere stata tutta una messa in scena, sono certo di averla fatta godere.
“Ho fatto godere Donna Gerarda” sussurro sorridendo.
Il letto attorno a me è un campo di battaglia fradicio di liquidi corporei, riconosco il profumo dolce della sua fica e l’acre del mio sperma sparso ovunque.
Mi metto comodo sul cuscino e sento che inizio a rilassarmi con un accenno di sonno, ma la sua voce mi risveglia.
Ha una ciotola con un cucchiaio, si getta sul letto accanto a me e me lo porge.
“Te lo sei meritato e abbiamo ancora molto tempo, quindi ti ho fatto uno zabaione per rimetterti subito in tiro”.
Rido. Lo zabaione me lo faceva mia madre per merenda, quando sosteneva che fossi fragile e gracilino.
E’ ottimo, ne sento il potere rinvigorente avvolgermi.
Lei mi sta a fianco, nuda, strusciandosi dolcemente come una fidanzata innamorata.
Non avevo mai immaginato come potesse essere un rapporto con una prostituta, ma certo mai avrei pensato a questo: mi ero fatto l’idea di una cosa squallida e veloce dietro i cespugli, o in auto, per i fortunati che avevano la macchina.
Finisco la mia merenda e iniziamo a baciarci, sulla bocca e sul collo, lei mi volta di schiena e mi massaggia le spalle con le mani e con le labbra.
“Sei un bel ragazzo, davvero. Però non mentirmi, non è la prima volta vero?”
“Giuro, ero vergine” rispondo quasi sorridendo.
Lei scende con il suo massaggio alle cosce, ai glutei, sino ai piedi, per poi risalire stuzzicandomi i testicoli e giocando con le dita e la lingua sul mio buchetto, facendomi tremare di piacere.
“Non so se crederti, sei stato fantastico…” dice facendomi voltare.
Me lo prende in bocca, sono ancora flaccido ma con la lingua scopre la mia cappella e si gode il mio cazzo che lentamente riprende la forma voluta, riprende vigore.
Assapora con lentezza tutta la sua grandezza, lo fa scomparire piano nella sua bocca per poi usare la lingua sulla cappella, massaggiando appena i testicoli e giocherellando con un dito aprendomi appena l’ano.
“Sei quasi in tiro direi…hai fatto molto presto. Che dici, sono brava?”
“Sei stupenda, davvero, sto benissimo…”dico ingenuamente come fosse davvero la mia ragazza, dimenticando le almeno duecentomila lire che i miei amici devono averle dato.
Si sporge dal letto aprendo un cassetto del comodino, da cui estrae un vasetto argenteo di una crema.
“Ora ci divertiamo come solo ai miei preferiti concedo di fare, se ti va, ovviamente…”
La vedo che viene sopra di me,apre il vasetto da cui pesca con due dita una noce di crema, per poi spalmarsela con calma tra le natiche.
Con una mano solleva il mio cazzo ormai duro e pronto, e lo appoggia al suo ano.
Mi guarda, sorride. “Lo vuoi fare vero?”
Il mio sguardo deve apparirle ingenuamente interrogativo.
“Dimmi che mi vuoi inculare, Agapito. Dai dimmelo…”
Stavolta sta a me bestemmiare senza pudore. “Certo che lo voglio, Gerarda. Ho voglia di incularti”
Lascia che il corpo cada verso il basso: stavolta il mio cazzo incontra più resistenza nel percorso, ma il lubrificante aiuta e presto la cappella varca le sue colonne d’Ercole.
“Dio mi sfonderai, sei gigante” dice mentre avverto quanto sia stretto e caldissimo il suo ano rispetto alla fica, mi arriva un impeto prepotente alla sborrata che ricaccio indietro pensando ad altro.
La sua bocca si allarga come il suo ano, e superato lo scoglio del glande l’asta è libera di scivolare fino in fondo.
Inizia a salire e scendere cadenzando un ritmo blando, facendo smorfie e gemiti da vera porca.
“Questo lo riservo solo ai clienti speciali” dice stringendo i denti quando l’affondo è totale.
“Per riparare un macchina questo servizio è compreso?” chiedo curioso.
Lei ride della domanda e annuisce, mentre aumenta il ritmo del suo saliscendi.
“Sei curioso vero? Sei eccitato all’idea che ti scopi e ti inculi la stessa donna di tuo padre!” ora ha perso i freni inibitori e non sembra preoccupata di ferirmi.
“Tuo padre è un vero toro da monta, proprio come te. E ama da morire farmi il culo, e lo sai perché?”
Lo so, ma lei vuole dirmelo per forza e non la fermo. Sto godendo come un matto e non me ne frega nulla di ciò che succede in camera dei miei genitori.
“Tua mamma non glielo fa fare, perché è una brava donna timorata di Dio” ride sguaiatamente.
“Io invece a Dio lo guardo negli occhi e mi farei inculare pure da Satana, se mi facesse godere. Come mi fate godere tu e tuo padre…” si rialza e si mette in ginocchio, invitandomi a cambiare posizione.
“Sfondami tu ora, che sono stanca di fare tutto io. Fai l’uomo” conclude ridendo.
La porto sul bordo del letto e mi metto in piedi dietro di lei; guardo il suo ano dilatato a forma di O, ancora pieno di crema lubrificante.
Affondo un colpo senza complimenti e la sento sussultare.
“Cosi’ mi sfondi, e io voglio essere sfondata” ride e geme al contempo e inizio a martellarla senza pietà.
Di nuovo la tiro su come avevo fatto prima, stingendole i seni, ma stavolta senza la delicatezza dei fidanzatini precedenti. La mordo forte sul collo come fanno gli stalloni con le giumente durante la monta, e lei apprezza gemendo forte.
Ho perso ogni timidezza, mi rendo conto di essere volgare e sguaiato ma è quello che desidera e non mi contengo; il mio cazzo è duro e resistente come mai avevo percepito in nessuna mia seduta di masturbazione.
La getto sul letto e la faccio voltare a missionaria, le vado appresso e le sollevo le gambe sulle mie spalle e le infilo un cuscino sotto il sedere per rialzarla.
Vedo la fica che si spalanca sotto la coltre di peli, vogliosa, ma ha già avuto la sua parte e io ora voglio altro.
Incrocio il suo sguardo gaudente e malizioso, che approva la mia scelta e si contorce in una smorfia quando invado di nuovo il suo ano.
I suoi seni ballano a ogni mia spinta, alterno lo sguardo tra lei e il mio cazzo lucido che scompare in quel buco ormai ampiamente dilatato.
L’orgasmo mi giunge inatteso, scuotendomi completamente e facendomi grugnire fortissimo.
“Dio come stai godendo, sei stupendo” sussurra scossa dai miei affondi.
“Puoi venirmi dentro se vuoi, fammi sentire i fuochi d’artificio!”
Ma la mia idea è un’altra, e quando sento che sto per scoppiare lo tiro fuori e me lo prendo in mano: partono due fiotti quasi dolorosi, che la raggiungono sul volto e sul seno, seguiti da tante goccioline che le cadono sulla giungla di peli neri.
Mi godo quella vista del suo viso sporco di sperma bianchissimo e il suo sguardo stupefatto per la mia potenza, poi crollo accanto a lei.
Fuori si avvicina il tramonto, la sento accanto che si lecca le dita, per poi piegarsi su di me baciandomi dolcemente sulle labbra.
Da quel piccolo pacchetto di sigarette è uscito un fiume di ricordi. Piacevoli e nitidi.
Interrotti solo dalla voce di mia moglie che mi chiama dall’altra stanza.
scritto il
2026-05-05
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