Devota - parte 5
di
Vicious
genere
incesti
Mi chiamo Clarissa, ho quarantacinque anni, e in pochi giorni ho capito che mia figlia Federica non lascia mai niente al caso.
Aveva già pianificato tutto fin dal primo momento in cui aveva caricato il video virale. Quando il contatore ha superato il milione di visualizzazioni e i follower su Pornhub hanno raggiunto i cinquemila, ha fatto una cosa che mi ha lasciata senza fiato: ha eliminato il video originale.
«Troppo facile» mi ha detto con un sorrisetto mentre cancellava il file. «La gente deve desiderare di più. Deve chiederci altro. Ora iniziamo sul serio.»
Il primo video ufficiale della serie “Clarissa – La mamma troia di Pornhub” è stato girato due giorni dopo, in casa nostra.
Federica aveva reclutato George, uno dei sei compagni di classe che mi avevano sfondata nel video precedente. Era il più grosso e muscoloso del gruppo: alto quasi due metri, spalle larghe, addominali scolpiti, braccia tatuate e un cazzo lungo, spesso e pesante che ricordavo fin troppo bene. Federica gli aveva dato istruzioni precise: niente anale, niente umiliazioni estreme, niente piscio o schiaffi forti. Solo sesso “classico” ma intenso, per creare hype e far desiderare ai follower il materiale più sporco che sarebbe arrivato dopo.
La trama era semplice e banale, proprio come piace ai porno amatoriali: io ero la “mamma single in difficoltà” che aveva chiamato un elettricista per un guasto alla luce. George arrivava con la tuta da lavoro aperta sul petto, attrezzi in mano, e io lo accoglievo con un vestitino corto e scollato, senza reggiseno.
Le riprese sono iniziate.
«Mi dispiace… non ho contanti per pagarti» ho detto con voce imbarazzata, recitando la parte che Federica mi aveva fatto provare tre volte. «Forse… possiamo trovare un altro modo?»
George ha sorriso con aria da stronzo. «Ah sì? E che modo avresti in mente, signora?»
Da lì è partito tutto.
Mi ha spinta contro il tavolo della cucina, mi ha alzato il vestitino e mi ha infilato due dita dentro la figa già bagnata. Io ho gemuto forte, esagerando un po’ per la telecamera come mi aveva ordinato Federica. Lui mi ha fatto girare, mi ha piegata sul tavolo e mi ha penetrata con una sola spinta profonda. Il suo cazzo grosso mi ha allargata tutta, facendomi urlare di piacere vero.
Federica filmava tutto da varie angolazioni: da vicino mentre il cazzo entrava e usciva lucido dei miei umori, da dietro mentre George mi teneva per i fianchi e mi martellava con forza, in primo piano sul mio viso mentre godevo a bocca aperta.
Mi ha scopata in piedi, contro il muro, sul divano. Mi ha fatta mettere a cavalcioni su di lui e mi ha fatta cavalcare come una troia, le mie tette mature che ballavano pesantemente mentre lui mi stringeva il culo. Venivo davvero, non fingevo: il suo cazzo mi colpiva il punto giusto a ogni affondo e io gridavo senza vergogna.
«Più forte… scopami più forte!» urlavo, esattamente come Federica voleva.
Alla fine George mi ha fatta inginocchiare sul tappeto del salotto. Mi ha segato il cazzo davanti alla faccia e mi ha riempito la bocca e le tette di sborra calda e abbondante. Io ho leccato tutto, guardando verso la telecamera con aria sottomessa, proprio come mi aveva insegnato mia figlia.
«Grazie per avermi pagata così…» ho mormorato con la voce roca, mentre lo sperma mi colava sul mento.
Federica ha urlato «Stop!» solo quando George è venuto.
Ha liquidato il ragazzo con venti euro e un «Grazie, ci sentiamo». Appena la porta si è chiusa, si è girata verso di me con un sorriso vero, quasi orgoglioso.
«Sei stata bravissima, mamma. Le doti teatrali… cazzo, sembravi una vera attrice porno. Hai recitato da dio e hai goduto come una puttana. Sono fiera di te.»
Mi ha accarezzato i capelli appiccicosi di sborra, poi ha fatto una cosa che non aveva mai fatto prima.
«Oggi ti premio. Solo per questa volta.»
Federica si è spogliata lentamente, si è sdraiata sul divano e ha aperto le gambe.
«Vieni qui. Oggi comando io… ma tu mi scopi.»
Era la prima volta che si sottometteva, anche se solo per pochi minuti. Mi sono sentita strana, potente e spaventata allo stesso tempo. Mi sono messa tra le sue gambe, le ho leccato la figa con passione, poi ho preso lo strap-on più grosso che avevamo (ventidue centimetri) e gliel’ho infilato dentro piano. L’ho scopata con forza, guardandola negli occhi mentre lei gemeva e si toccava il clitoride. Per una volta ero io sopra di lei, ero io che la riempivo.
Federica è venuta forte, stringendomi i capelli, urlando il mio nome. Quando ha finito, mi ha tirata su e mi ha baciata sulla bocca, un bacio profondo e quasi dolce.
«Brava, mamma. Questo era il premio. Ma da domani si torna come prima: tu sei la schiava, io la Padrona. E il prossimo video sarà molto più sporco.»
Mi sono inginocchiata ai suoi piedi, ancora con lo strap-on addosso, il viso sporco di sborra di George, e ho risposto con la voce piena di devozione assoluta:
«Sì, Padrona… grazie per avermi usata oggi. E grazie per avermi premiata. Farò tutto quello che vuoi. Sarò la tua attrice, la tua puttana, la tua mamma-schiava. Sempre.»
Federica ha sorriso, soddisfatta, e mi ha accarezzato la guancia.
«Lo so, mamma. E i follower impazziranno quando vedranno quanto sei disposta a scendere ancora più in basso.»
Ho chiuso gli occhi, il cuore che batteva forte.
Ormai non c’era più ritorno.
La mia nuova carriera era appena iniziata.
Aveva già pianificato tutto fin dal primo momento in cui aveva caricato il video virale. Quando il contatore ha superato il milione di visualizzazioni e i follower su Pornhub hanno raggiunto i cinquemila, ha fatto una cosa che mi ha lasciata senza fiato: ha eliminato il video originale.
«Troppo facile» mi ha detto con un sorrisetto mentre cancellava il file. «La gente deve desiderare di più. Deve chiederci altro. Ora iniziamo sul serio.»
Il primo video ufficiale della serie “Clarissa – La mamma troia di Pornhub” è stato girato due giorni dopo, in casa nostra.
Federica aveva reclutato George, uno dei sei compagni di classe che mi avevano sfondata nel video precedente. Era il più grosso e muscoloso del gruppo: alto quasi due metri, spalle larghe, addominali scolpiti, braccia tatuate e un cazzo lungo, spesso e pesante che ricordavo fin troppo bene. Federica gli aveva dato istruzioni precise: niente anale, niente umiliazioni estreme, niente piscio o schiaffi forti. Solo sesso “classico” ma intenso, per creare hype e far desiderare ai follower il materiale più sporco che sarebbe arrivato dopo.
La trama era semplice e banale, proprio come piace ai porno amatoriali: io ero la “mamma single in difficoltà” che aveva chiamato un elettricista per un guasto alla luce. George arrivava con la tuta da lavoro aperta sul petto, attrezzi in mano, e io lo accoglievo con un vestitino corto e scollato, senza reggiseno.
Le riprese sono iniziate.
«Mi dispiace… non ho contanti per pagarti» ho detto con voce imbarazzata, recitando la parte che Federica mi aveva fatto provare tre volte. «Forse… possiamo trovare un altro modo?»
George ha sorriso con aria da stronzo. «Ah sì? E che modo avresti in mente, signora?»
Da lì è partito tutto.
Mi ha spinta contro il tavolo della cucina, mi ha alzato il vestitino e mi ha infilato due dita dentro la figa già bagnata. Io ho gemuto forte, esagerando un po’ per la telecamera come mi aveva ordinato Federica. Lui mi ha fatto girare, mi ha piegata sul tavolo e mi ha penetrata con una sola spinta profonda. Il suo cazzo grosso mi ha allargata tutta, facendomi urlare di piacere vero.
Federica filmava tutto da varie angolazioni: da vicino mentre il cazzo entrava e usciva lucido dei miei umori, da dietro mentre George mi teneva per i fianchi e mi martellava con forza, in primo piano sul mio viso mentre godevo a bocca aperta.
Mi ha scopata in piedi, contro il muro, sul divano. Mi ha fatta mettere a cavalcioni su di lui e mi ha fatta cavalcare come una troia, le mie tette mature che ballavano pesantemente mentre lui mi stringeva il culo. Venivo davvero, non fingevo: il suo cazzo mi colpiva il punto giusto a ogni affondo e io gridavo senza vergogna.
«Più forte… scopami più forte!» urlavo, esattamente come Federica voleva.
Alla fine George mi ha fatta inginocchiare sul tappeto del salotto. Mi ha segato il cazzo davanti alla faccia e mi ha riempito la bocca e le tette di sborra calda e abbondante. Io ho leccato tutto, guardando verso la telecamera con aria sottomessa, proprio come mi aveva insegnato mia figlia.
«Grazie per avermi pagata così…» ho mormorato con la voce roca, mentre lo sperma mi colava sul mento.
Federica ha urlato «Stop!» solo quando George è venuto.
Ha liquidato il ragazzo con venti euro e un «Grazie, ci sentiamo». Appena la porta si è chiusa, si è girata verso di me con un sorriso vero, quasi orgoglioso.
«Sei stata bravissima, mamma. Le doti teatrali… cazzo, sembravi una vera attrice porno. Hai recitato da dio e hai goduto come una puttana. Sono fiera di te.»
Mi ha accarezzato i capelli appiccicosi di sborra, poi ha fatto una cosa che non aveva mai fatto prima.
«Oggi ti premio. Solo per questa volta.»
Federica si è spogliata lentamente, si è sdraiata sul divano e ha aperto le gambe.
«Vieni qui. Oggi comando io… ma tu mi scopi.»
Era la prima volta che si sottometteva, anche se solo per pochi minuti. Mi sono sentita strana, potente e spaventata allo stesso tempo. Mi sono messa tra le sue gambe, le ho leccato la figa con passione, poi ho preso lo strap-on più grosso che avevamo (ventidue centimetri) e gliel’ho infilato dentro piano. L’ho scopata con forza, guardandola negli occhi mentre lei gemeva e si toccava il clitoride. Per una volta ero io sopra di lei, ero io che la riempivo.
Federica è venuta forte, stringendomi i capelli, urlando il mio nome. Quando ha finito, mi ha tirata su e mi ha baciata sulla bocca, un bacio profondo e quasi dolce.
«Brava, mamma. Questo era il premio. Ma da domani si torna come prima: tu sei la schiava, io la Padrona. E il prossimo video sarà molto più sporco.»
Mi sono inginocchiata ai suoi piedi, ancora con lo strap-on addosso, il viso sporco di sborra di George, e ho risposto con la voce piena di devozione assoluta:
«Sì, Padrona… grazie per avermi usata oggi. E grazie per avermi premiata. Farò tutto quello che vuoi. Sarò la tua attrice, la tua puttana, la tua mamma-schiava. Sempre.»
Federica ha sorriso, soddisfatta, e mi ha accarezzato la guancia.
«Lo so, mamma. E i follower impazziranno quando vedranno quanto sei disposta a scendere ancora più in basso.»
Ho chiuso gli occhi, il cuore che batteva forte.
Ormai non c’era più ritorno.
La mia nuova carriera era appena iniziata.
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