La carta più alta

di
genere
prime esperienze

La vacanza era un po’ pigra, nonostante il posto fosse bellissimo; eravamo grandi abbastanza per annoiarci a stare con le nostre famiglie, ma non abbastanza grandi da poterci prendere la libertà di scorrazzare qua e là a piacimento.
Avevamo tutti e tre compiuto da pochi mesi i diciotto anni, e certo avremmo sognato un’estate ben diversa e adrenalinica come regalo per la nostra maggiore età.
Quella sera decidemmo di non seguire i nostri genitori allo spettacolo che si teneva nelle strade di Santa Teresa, un mercatino di artigianato con artisti di strada e musica dal vivo.
Soggiornavamo in tre case diverse, ma molto vicine tra loro; avevamo scelto quella di Alessandro per passare la serata in modo alternativo, con quel pizzico di trasgressione che derivava dal nostro ottimo affiatamento costruito in quindici anni di amicizia.
Lo vidi aprire il suo zaino e tirar fuori nell’ordine un mazzo di carte, una bottiglia di limoncello, una di vodka alla pesca e una di grappa, che vennero poggiate sul tappeto assieme a tre bicchierini da vodka.
“Facciamo come l’ultima volta in montagna?” chiese Alice sorridendo dinanzi a tanto alcol.
“Primi tre giri soltanto bevuta, carta più alta sceglie cosa bere, a seguire gli altri due” chiosò Alessandro sicuro.
“Però dobbiamo avere lo stesso numero di capi indosso” dissi guardando gli altri.
“Certo: due ciabatte, pantaloncini, boxer, maglietta, cappellino e occhiali per me e te. Alice invece al posto del cappellino ha il reggiseno. Sette capi a testa” spiegò Alessandro.
“Chi pesca la carta più alta sceglie se rimettersi un capo o se far bere il secondo, chi pesca la più bassa si toglie un capo a sua scelta” terminò guardando i nostri cenni di assenso.
Non era la prima volta che giocavamo, ma le volte precedenti avevamo fatto soltanto pochi giri di prova per farci due risate assieme.
Con un brindisi di limoncello la serata ebbe inizio, e nei primi giri di sole bevute si alternarono i vincitori e il tasso alcolemico si impennò in modo deciso, nonostante accompagnassimo il tutto con della focaccia e delle patatine.
Poi iniziammo a svestirci e rivestirci a seconda della fortuna, che si posò alternativamente sull’uno o sull’altro.
Giocavamo a terra, su un telo da spiaggia, in modo che non potessimo celare nulla sotto al tavolo.
Dopo cinque giri dannati rimasi in maglietta e boxer, mentre Alessandro era ancora ben coperto e Alice si era dovuta togliere le ciabattine e gli occhiali da sole.
Era una bella ragazza, molto alla mano e in confidenza con ambedue: ci eravamo alternati a farle il filo nel corso degli anni, ma non era mai nata una vera storia.
Aveva dei lunghi capelli castani e un viso dolce e rotondo, con gli occhi verdi e le labbra piene e sorridenti.
Aveva una seconda abbondante di seno, sodo e che riempiva bene i suoi bikini; gambe tornite e un sedere rotondo e atletico completavano la sua figura invitante e salubre.
Alessandro invece era un maniaco della palestra, aveva muscoli definiti e guizzanti; non era altissimo ma le sue spalle larghe e il torace massiccio lo facevano apparire più imponente di quanto fosse realmente.
Aveva lineamenti marcati, con zigomi prominenti e un accenno di barbetta di cui andava molto fiero.
Io ero più mingherlino, la mia attività di mezzofondista mi imponeva una muscolatura più esile, senza pesi inutili, ero il più alto e i miei capelli biondi e lunghi erano stati spesso oggetto di scherzi da parte degli altri due.
All’improvviso Alice si vide girare contro la dea bendata, dopo un paio di carte più alte infilò una serie di secondi e terzi posti che le procurarono varie bevute e qualche capo in meno.
Si trovò in slip e reggiseno e nonostante l’avessimo vista in bikini un’infinità di volte apparve per un attimo a disagio.
Il suo intimo era coordinato, bianco con dei pizzi leggeri che le facevano risaltare l’abbronzatura ormai avanzata; le guardai i capezzoli che premevano sotto il tessuto e nonostante l’alcool mi rendesse i pensieri annebbiati, avvertii un principio di erezione.
“Attenzione attenzione” disse con tono da speaker un Alessandro invece ancora sobrio e troppo vestito.
“Alice è alle soglie del baratro e il buon Tommaso non sembra essere indifferente al pizzo sensuale della fanciulla” concluse facendomi l’occhiolino e indicando con un gesto un po’ volgare il rigonfiamento nei miei boxer.
Alice dovette bere tre volte consecutive con le sue carte intermedie, io mi tolsi il cappellino e la maglietta rimanendo con i soli boxer.
“Uhuhuh” ululò il mio amico. “Stiamo per vederne delle belle direi!!!”
Guardai Alessandro e il mazzo di carte, poi incrociai lo sguardo preoccupato di Alice.
“Ali, se sei a disagio smettiamo” dissi con un barlume di lucidità.
Mi guardò mordendosi il labbro mentre Alessandro faceva ampi gesti di diniego con le mani.
“No, è tutto ok, ora la fortuna gira” rispose con la voce molto impastata dalla sbornia incipiente.
Sollevai per primo la carta: era un asso, tirai un sospiro di sollievo.
Alice alzò un quattro di picche, una carta infima.
Alessandro si alzò in piedi di scatto e iniziò a canticchiare: “E se ne va, il reggiseno se ne va, il reggiseno se ne va….”.
Ma quando girò la sua carta il suo entusiasmo si spense: un tre, che gli costò gli occhiali, ma aveva ancora parecchie cose indosso.
Scelsi di rimettermi la maglietta, evitando una bevuta alla mia amica.
Alessandro pescò un jack di sicurezza, e gongolò.
Io sollevai un 6. Bene ma non benissimo.
Alice lentamente mise mano al mazzo: un dieci. Parve sollevata, ma dovette buttare giù un bicchierino di vodka, che fece seguire a un rutto poco femminile.
“Scusate, uff, sto per tracollare” disse ridendo un poco isterica.
Io mi ritrovai di nuovo in boxer.
“E se fosse la mano in cui vediamo finalmente le tue zinne???” disse sguaiatamente Alessandro lanciando un bacio ad Alice, che rispose con un dito medio.
Ma lei tiro’ su un misero 5, seguito dal mio 8.
“Posso farcela, posso farcela, posso farcela!” gridò Alessandro eccitatissima.
Girò la carta di scatto, scoperchiando un re e sollevando le braccia al cielo.
Guardai Alice, che in silenzio portò le mani dondolanti e imprecise dietro la schiena per slacciarsi il reggiseno.
“Maledetto bastardo” disse, ma senza rabbia reale.
Con un gesto un po’ goffo si lasciò scivolare via il reggiseno, mettendo a nudo le sue forme giovani e molto più candide del resto del corpo.
“Non vale coprirsele” rincarò Alessandro leccandosi platealmente le labbra.
La vista mi fece eccitare e la mia erezione diventò più prominente.
Alice era un’amica prima di tutto ma ero mezzo ubriaco e ed era pur sempre una bella ragazza.
Non ero un gran rimorchiatore di donne e la mia esperienza si limitava a qualche bacio scambiato con una tipa del liceo l’anno precedente.
Di certo non avevo mai avuto un seno così ben fatto a pochi palmi dagli occhi.
“Ragazzi, ve lo dico, quando uno è nudo, se continua a perdere si lascia toccare” disse tutto eccitato Alessandro.
“Dai scemo ma certo che no” risposi, preoccupato per il disagio di Alice.
“Vediamo vediamo, intanto facciamo volare via pure queste belle mutandine di pizzo!!!!” rincarò l’altro che riusciva a nascondere l’erezione nei pantaloncini.
Alice sorrise, nei fumi dell’alcool, poi sollevò un 10. Sospirò, ma dopo un attimo si morse il labbro vedendo il mio jack.
“Bravissimo campione, sei il mio eroe” mi dette un cinque Alessandro. “Ora io pesco un asso e ci godiamo lo spettacolo!!!!”
Mise mano al mazzo, e simulando un rullo di tamburi girò al volo la carta: una donna.
Alice si porto’le mani sulla faccia, mentre l’altro iniziò a saltellare per la stanza.
“Non devi per forza farlo, siamo amici, è un gioco” dissi allungandole una mano.
Lei mi guardò:” Beh, pero’ mi sembra che non ti dispiaccia” rispose soffiandomi un bacio.
Poi lentamente si alzò in piedi scatenando il silenzio: Alessandro si sporse in avanti come per guardare meglio, mentre io mi accorsi che mi era diventato durissimo.
Alice mise le mani sui fianchi afferrando lentamente le mutandine, poi con lentezza esasperante le fece scendere lungo le cosce, lasciandole cadere a terra; sollevò un piede, poi con l’altro afferrò gli slippini e li volò lontano.
Era nuda; aveva un morbido ciuffetto di peli castani che le impreziosivano un monte di venere diviso tra la zona abbronzata e la parte pallida.
Dal mio punto di vista, seduto a terra, potevo vedere le sue grandi labbra socchiuse in un bocciolo di rosa armonioso e invitante.
“Wow” disse solamente Alessandro. “Sei un vero schianto amica mia!”
“Dite la verità, è la prima che vedete dal vivo eh, a parte i filmatini su you porn” rispose con un pizzicò di malizia Alice.
Si sedette, composta, incrociando le gambe tipo Budda in una posizione che le fece schiudere appena i petali genitali.
Ero in estasi, e sentii chiaramente che la desideravo come mai mi era accaduto in tanti anni di amicizia.
Nel giro successivo pescai la più alta, ma invece di rivestirmi feci bere Alice e togliere un capo ad Alessandro.
Non volevo rivestirmi, volevo che la serata prendesse una piega diversa, in cui potesse accadere qualcosa di indimenticabile.
E accadde subito dopo: il mio due fu sovrastato dal 7 di Alice e dal 10 del mio amico.
Non lo sentii neppure esultare; mi alzai ubriaco e felice in piedi e guardando solo Alice feci scivolare a terra i miei boxer, lasciando finalmente libero il mio fallo svettante e nodoso.
Vidi gli occhi di lei che si allargavano per lo stupore.
“Ecco i miei diciotto centimetri di puro marmo di Carrara” dissi tronfio guardando solo lei. “Forse pure tu è il primo che vedi? E no, non mi pare affatto che ti dispiaccia”.
scritto il
2026-03-10
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