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Vi prego, aiutatemi!
Mi chiamo Guia Visentin, ho ventiquattro anni e sono di Padova.
Sono stata rapita nella notte di capodanno di 6 anni fa mentre tornavo a casa da una festa, narcotizzata e incappucciata da due uomini che sono sbucati dal nulla.
Ricordo solo un furgone bianco nel quale mi hanno fatta salire a forza, poi il nulla.
Quando mi sono risvegliata ero nel palazzo dove sono adesso, in mezzo a un deserto.
Non ho telefono, non ho accesso alle mail o ai social, non posso mai uscire dall’edificio; posso consultare tutti i siti internet ma sono bloccati tutti i commenti e questo è l’unico sito in cui ho scoperto di poter scrivere.
Sono certa che i miei genitori e mio fratello mi stiano ancora cercando e che non si diano pace per la mia scomparsa.
Vi scongiuro fategli sapere che sto bene e che mi cerchino ancora.
Credo di essere in Medio Oriente, in un paese arabo.
Ci sono molte altre donne e ragazze che sono state rapite come me, alcune sono qua da venti anni.
Il palazzo è sfarzoso e non ci fanno mancare nulla, ma siamo schiave delle volontà del ricco proprietario, dei suoi fratelli e dei figli.
Pensavo esistessero solo nelle fiabe, invece ci sono finita dentro: questo è un harem, ma soprattutto è un allevamento intensivo di bambini.
IO ho già avuto quattro gravidanze, ci sono mie compagne con oltre dieci o quindici figli.
Appena vengono svezzati ci vengono tolti e spariscono chissà dove: non li vediamo, non li sentiamo più.
Abbiamo tre orari in cui dobbiamo essere pronte e disponibili, in camera nostra: al mattino, dalle nove alle dieci, nel pomeriggio dalle cinque fino a ora di cena, circa le otto del pomeriggio.
E poi dalle dieci fino a tarda notte.
Veniamo visitate quasi ogni giorno, il signore è affascinante e delicato, ma i fratelli e i figli sono sguaiati e insaziabili.
Sulla nostra porta ci fanno mettere il simbolo di una rosa quando abbiamo il ciclo, ma non possiamo tenerlo oltre i tre giorni e qualcuno di loro viene da noi anche in quei giorni.
Il resto del tempo possiamo fare quello che vogliamo, ma senza uscire dal palazzo: stare assieme alle altre nei giardini, leggere, cucinare, fare attività artigianali, fare palestra.
Ci sono delle serve arabe, abbastanza anziane, che puliscono, che ci lavano i vestiti, che cucinano e organizzano i pasti.
Non parlano, non possono, o forse sono mute. Se sbagliano qualcosa vengono frustate, lo sappiamo.
Noi no, mai saputo di una violenza su qualcuna di noi; ma è come se venissimo violentate ogni giorno.
Ma quando una delle “mudif jamil”, come dicono loro, una ospite bella, non può più avere figli, scompare.
La portano via, ma nessuno sa dove.
E’ un posto che nessuno pensa possa esistere, è terribile stare qua; qualcuna ha provato a fuggire, ma è impossibile.
Il palazzo ha mura altissime e guardie che controllano ingressi e uscite.
E ciascuna di noi ha un tatuaggio sul braccio destro, sul polso, facilmente identificabile.
Dopo sei anni qua ho imparato un poco di arabo, parlo con i figli del signore, mi è capitato di prenderci il thè assieme.
Il padre non vuole che ci sia questo avvicinamento, li sgrida spesso. Ma a loro piace stare con noi, sono amichevoli.
Ma non in camera, lì diventano animali e dobbiamo solo assecondarli e soddisfarli altrimenti si incazzano e ci minacciano.
Non hanno pietà neppure quando siamo incinta: anzi, le loro visite diventano continue, anche tre ospiti al giorno fino a pochi giorni prima del parto, i nostri ormoni li attirano, li fanno impazzire.
Il signore puo’ stabilire chi sia soltanto sua, o chi invece deve essere lasciata in pace; una fortuna rara.
Lui si stanca presto, è l’ospite meno sgradito.
Il suo terzo figlio invece lo odio: mi tormenta, mentre abusa di me mi dice cose terribili, pensando che io non capisca.
Non è mai stanco, è depravato e si accanisce soprattutto con noi più giovani. Si presenta sudato e puzzolente; una volta gli dissi di tornare dopo una doccia perchè non l’avrei mai fatto con un uomo che puzzava come lui; andò su tutte le furie, mi scaraventò sul letto e mi fece male, abusando di me ovunque.
Voglio tornare a casa, dalla mia famiglia, non voglio vivere la mia vita come una mucca da carne.
Le altre ragazze sono sfiduciate, sono tutte occidentali: ci sono americane, francesi, canadesi, polacche, danesi.
Non è vero il mito che amano solo le bionde, ci sono due ragazze di colore splendide, una donna mora maltese dai colori mediterranei e pure io non sono bionda.
Ma sono tutte belle, o di certo lo erano: le gravidanze stanno sformando un po’ tutte, mi sono venuti dei fianchi larghi come un traghetto; ma dopo il secondo parto, le doglie sono diventate leggerissime.
In camera possiamo solo obbedire, non è contemplato un rifiuto.
Quando arrivai qua ero completamente vergine, non avevo mai avuto un ragazzo: adesso so tutto delle depravazioni maschili e delle loro peggiori fantasie erotiche.
Spesso i figli del signore ci radunano per delle orge che durano ore; ci fanno fare sesso anche tra noi, si eccitano a guardarci e ridono, ci insultano e poi sfogano i loro istinti animali.
Non provo più dolore come i primi tempi, con le altre ci diciamo che siamo dei colabrodo, tutte quante.
Ma ci hanno tolto ogni dignità e più volte ho pensato di uccidermi.
Fino a oggi in cui ho trovato questo canale per scrivere.
Ma non so dove siamo, non vedo bandiere, non vedo targhe o canali in TV che mi indichino almeno la nazione.
Google maps e la geolocalizzazione sono disattivati, ho provato a guardare i movimenti del sole e delle stelle per risalire almeno all’area geografica, ma non è semplice nonostante abbia cercato dei siti che potessero aiutarmi.
Venite a cercarmi, vi prego! E dite ai miei genitori che sono viva, che non perdano la speranza!
scritto il
2026-03-26
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