Fuga nella notte
di
Prozac1999
genere
etero
Non era il mio primo appuntamento al buio, ma come in tutti i precedenti ne sentivo l’emozione crescere man mano che si avvicinava.
Da quando avevo iniziato a usare una chat per incontri la mia vita si era fatta diversa.
Forse non migliore, ma certamente neppure peggiore; avevo avuto storie lunghe e sincere con ragazze conosciute in modo canonico, ma il brivido delle conquiste nate dietro uno schermo aveva un fascino particolare.
Una specie di caccia in cui cacciatore e preda non erano ruoli che definivo a priori; mi piaceva essere cacciatore ma anche mimetizzarmi e da brava preda cercare di sfuggire.
I risultati dicevano che ci sapevo fare, avevo combinato appuntamenti al buio anche dopo pochissimi incontri in chat, talvolta anche solo uno.
Avevo iniziato a girare in mezza Italia e a ricevere ospiti dall’altra metà, e questa era stata una delle cose piu’ divertenti: visitare luoghi che mai avrei visitato, scoprire parlate, paesi e piatti tipici di luoghi ignorati dai più.
Qualche volte gli incontri erano sfociati in storie, altre in flirt. Qualcuna era stata una semplice avventura e molti altri erano stati dei nulla di fatto, pari e patta in cui ognuno tornava serenamente a casa senza chiedere altro.
Con Ilenia chattavo da tempo, era una di quelle conquiste cotte a fuoco lento; non abitava lontanissimo da me, ma non si decideva a fare il passo di invitarmi.
Non ci eravamo scambiati foto, ci eravamo detti che ci pareva di guardare una vacca al mercato del bestiame.
Ci si piaceva nei dettagli delle nostre chiacchierate, nei nostri doppi sensi e nei nostri interessi comuni.
Ci piaceva il ritmo incalzante dei nostri dialoghi che talvolta facevamo sprofondare in lunghe pause.
Ma uno dei due tornava sempre a cercare l’altro.
Alla fine decisi di fare io la preda, chiedendole di vederci nella sua città: avrei preso una stanza in hotel in modo da non obbligarla a ospitarmi nel caso a prima vista non le fossi piaciuto.
Era una prassi per me comune, erano poche le ragazze disposte a rischiare di invitare uno sconosciuto in casa, i tempi erano brutti per le tante violenze sulle donne.
Aveva accettato, senza pero’ cedere subito; si sarebbe prodigata lei per trovarmi una sistemazione adeguata.
“Con un grande letto matrimoniale, non si sa mai…” aveva aggiunto maliziosamente.
Nei giorni che precedevano l’incontro le nostre chat serali si intensificarono, ci eravamo fatti molto curiosi e ci punzecchiavamo di continuo.
“Sicuro che non vuoi vedere la mia foto?” mi aveva scritto. “E se poi ci resti malissimo? Guarda che non sono bella!”.
“Neppure io, e comunque vorrà dire che starai tutto il tempo girata di schiena, e sarà un gran divertimento” avevo risposto buttandola un po’ sul triviale.
Mezz’ora prima di arrivare le mandai un messaggio: ero in autostrada e poteva inviarmi la sua posizione, era quasi l’ora di cena e non avrei trovato traffico imprevisto.
Aveva fissato in un ristorantino molto intimo e romantico, mi aveva detto. Il classico posto da coppiette alle prime armi e amanti in fuga da coniugi cornuti.
Entrai nel parcheggio del locale e davanti alla porta vidi una mano agitarsi in segno di saluto: il tramonto era avanzato e mi chiesi se avevo visto bene.
Sembrava una ragazza molto minuta con un cesto di riccioli neri; prometteva bene, amavo le ragazze ricciolute.
Lasciai la macchina, non prima di un’ultima spruzzata di profumo sui polsi per cancellare un lieve afrore di viaggio e di ansia che avevano pervaso le mie ascelle.
“Ciao, tu devi essere Federico! Piacere sono Ilenia, benvenuto, vedrai che posticino carino ho trovato. Sia il ristorante che l’hotel” disse con la massima semplicità ed entusiasmo, senza alcun imbarazzo.
Ma era indefinibilmente brutta, di volto, di quelle bruttezze in cui anche sforzandomi non riuscivo a trovare una parte del suo viso che mi trasmettesse la voglia di piegarmi su di lei e baciarla come sarebbe stato galante fare.
Mi concessi un secondo in cui osservarla appieno, partendo dai piedi per riprendere fiato.
Portava dei sandali dal tacco alto ma non esagerato che le slanciavano una bella caviglia elegante.
Le gambe erano affusolate e pallide, e sopra il ginocchio partiva un vestitino nero a tubo che le arrivava sino a coprire il seno, senza spalline.
I fianchi erano snelli e la curva della vita ben pronunciata.
Il seno era molto piccolo, una prima appena abbondante, ma su una donna cosi’ minuta non sfigurava.
Le spalle erano un poco ossute, anch’esse molto pallide, e sorreggevano un collo innaturalmente tozzo coperto appena dai riccioli ricadenti.
Le labbra erano sottili e piegavano un po’ verso il basso, il naso adunco e due occhietti neri infossati nelle orbite, sormontati da sopracciglia che avevano visto tentativi di cura approssimativi.
La fronte era alta e spaziosa, dando la sensazione di totale disarmonia fisica.
Mi riscossi e la baciai sulla guancia, ma avvertii che il mio cervello era partito alla ricerca di qualcosa che giustificasse il viaggio.
“Beh, capisco che sono carina, ma sei davvero cosi’ sotto choc?” sorrise. “Non avrei mai detto di poterti lasciare senza parole. Visto come mi sta da schianto questo vestitino?”.
Entrammo e la cena prese subito la piega che temevo: non riuscivo a concentrarmi sulla conversazione, perché i miei occhi andavano su tutti i suoi difetti estetici e la mia mente li riassemblava in mille modi diversi.
Lei invece sembrava presissima, bevve due bicchieri di vino prima di iniziare a mangiare diventando subito troppo allegra, e iniziò a fare battute a doppio senso piuttosto piccanti, mi prese per mano ed essendo in un angolo appartato si tolse un sandalo facendomi il classico piedino.
Trasalii risvegliandomi quando il suo piede si posò prima sul mio ginocchio, poi sporgendosi in avanti si appoggiò sulla patta dei miei pantaloni.
Faticai a percepire una erezione incipiente, che si spense appena il cameriere giunse a toglierci i piatti vuoti.
La cena, almeno, era eccellente e tipica di una zona che non avevo mai visitato.
“Vieni, andiamo un attimo in bagno dai…” mi disse a un certo punto sussurrando. “Iniziamo a rompere il ghiaccio..:” e alzandosi mi prese una mano.
“Ilenia dai, abbiamo tutta la notte, cerchiamo di non fare brutta figura” mi difesi, sentendomi perduto e facendola sedere.
Svuotò il bicchiere di vino per la terza volta: “Io ho una voglia che muoio, facciamolo stranissimo dai. Qua i bagni sono splendidi, andiamo in quello dei disabili!”
Cercai di capire se l’erezione fosse tornata o se il mio fidato amico non fosse, al pari mio, dello spirito giusto per affrontare quella situazione.
Non ero solito sprecare occasioni per del sesso facile e magari molto divertente.
Ilenia dava l’idea di essere tutt’altro che una ragazza inibita.
“Ti lascio servire il pasto che vuoi, campione!” disse con un sorrisetto malizioso su cui fece roteare la lingua in ambedue le direzioni.
Poi, in un attimo, fece sparire una mano sotto al tavolo, e pochi istanti dopo la fece sventolare davanti ai miei occhi fermando le dita sotto al mio naso; una vampata di vagina eccitata e pisciosa mi avvolse, stordendomi e non facendomi rendere conto che le sue dita accarezzavano le mie labbra e si infilavano poi sulla mia lingua.
Vedendomi sorpreso si alzo’ di nuovo e mi prese per mano, trascinandomi, senza che io riuscissi a oppormi.
In un attimo mi spinse nel bagno dei disabili, grande e con un largo fasciatoio per neonati.
Chiuse a chiave la porta e mi fu addosso palpandomi l’attrezzo che si era definitivamente attivato.
“Oh, vedi che pure a te è venuta voglia, io sto morendo, hai sentito come sono eccitata?” disse in un rantolo e mi bacio sulle labbra facendosi largo con la lingua e rigurgitando una zaffata di alcool, aglio e acciughe che avevano condito i suoi spaghetti.
Mi prese una mano e la guido’ sotto il suo tubino, dove non mi sorprese la totale assenza di biancheria intima; era fradicia e i suoi umori iniziavano a colarle lungo le cosce.
“Aspetta aspetta Ilenia, devo prendere i preservativi, li ho nella giacca” dissi reprimendo l’istinto di girarla e servirmi di tutta quell’abbondanza.
“Dio santo come sei antico, io prendo la pillola tesoro” rispose in una cantilena fastidiosa.
“Si’, ma dobbiamo comunque proteggerci sciocchina. Dai vado e torno, chiuditi dentro che sono da te tra un minuto.
Mi dette un altro bacio e apri’ la porta, facendomi il segno di muovermi.
Fui preso dal panico, nessuno mi aveva visto uscire dal bagno che sentii richiudere dietro di me.
Mi diressi veloce al nostro tavolo, agganciai la mia giacca e mi frugai nelle tasche.
Mi guardai attorno, nessuno sembrava notare la mia agitazione e la cosa mi sembrò strana.
Mi affrettai verso la cassa e frugando scompostamente tirai fuori duecento euro in banconote quasi lanciandole al ragazzo oltre il bancone.
“Che succede, qualcosa non va bene? “ mi chiese compito e sorpreso.
“La mia ragazza, ecco, non si è sentita bene ed è già alla macchina. Insomma, spero bastino, tenete pure il resto”.
Senza attendere il suo saluto lo lasciai li’ incredulo e incapace di argomentare in qualche modo.
Uscii all’aperto e una sferzata fresca mi fece tornare la ragione.
“Sono un bastardo” mi dissi, ma in un lampo mi infilai in auto e misi in moto, scomparendo nella notte.
Da quando avevo iniziato a usare una chat per incontri la mia vita si era fatta diversa.
Forse non migliore, ma certamente neppure peggiore; avevo avuto storie lunghe e sincere con ragazze conosciute in modo canonico, ma il brivido delle conquiste nate dietro uno schermo aveva un fascino particolare.
Una specie di caccia in cui cacciatore e preda non erano ruoli che definivo a priori; mi piaceva essere cacciatore ma anche mimetizzarmi e da brava preda cercare di sfuggire.
I risultati dicevano che ci sapevo fare, avevo combinato appuntamenti al buio anche dopo pochissimi incontri in chat, talvolta anche solo uno.
Avevo iniziato a girare in mezza Italia e a ricevere ospiti dall’altra metà, e questa era stata una delle cose piu’ divertenti: visitare luoghi che mai avrei visitato, scoprire parlate, paesi e piatti tipici di luoghi ignorati dai più.
Qualche volte gli incontri erano sfociati in storie, altre in flirt. Qualcuna era stata una semplice avventura e molti altri erano stati dei nulla di fatto, pari e patta in cui ognuno tornava serenamente a casa senza chiedere altro.
Con Ilenia chattavo da tempo, era una di quelle conquiste cotte a fuoco lento; non abitava lontanissimo da me, ma non si decideva a fare il passo di invitarmi.
Non ci eravamo scambiati foto, ci eravamo detti che ci pareva di guardare una vacca al mercato del bestiame.
Ci si piaceva nei dettagli delle nostre chiacchierate, nei nostri doppi sensi e nei nostri interessi comuni.
Ci piaceva il ritmo incalzante dei nostri dialoghi che talvolta facevamo sprofondare in lunghe pause.
Ma uno dei due tornava sempre a cercare l’altro.
Alla fine decisi di fare io la preda, chiedendole di vederci nella sua città: avrei preso una stanza in hotel in modo da non obbligarla a ospitarmi nel caso a prima vista non le fossi piaciuto.
Era una prassi per me comune, erano poche le ragazze disposte a rischiare di invitare uno sconosciuto in casa, i tempi erano brutti per le tante violenze sulle donne.
Aveva accettato, senza pero’ cedere subito; si sarebbe prodigata lei per trovarmi una sistemazione adeguata.
“Con un grande letto matrimoniale, non si sa mai…” aveva aggiunto maliziosamente.
Nei giorni che precedevano l’incontro le nostre chat serali si intensificarono, ci eravamo fatti molto curiosi e ci punzecchiavamo di continuo.
“Sicuro che non vuoi vedere la mia foto?” mi aveva scritto. “E se poi ci resti malissimo? Guarda che non sono bella!”.
“Neppure io, e comunque vorrà dire che starai tutto il tempo girata di schiena, e sarà un gran divertimento” avevo risposto buttandola un po’ sul triviale.
Mezz’ora prima di arrivare le mandai un messaggio: ero in autostrada e poteva inviarmi la sua posizione, era quasi l’ora di cena e non avrei trovato traffico imprevisto.
Aveva fissato in un ristorantino molto intimo e romantico, mi aveva detto. Il classico posto da coppiette alle prime armi e amanti in fuga da coniugi cornuti.
Entrai nel parcheggio del locale e davanti alla porta vidi una mano agitarsi in segno di saluto: il tramonto era avanzato e mi chiesi se avevo visto bene.
Sembrava una ragazza molto minuta con un cesto di riccioli neri; prometteva bene, amavo le ragazze ricciolute.
Lasciai la macchina, non prima di un’ultima spruzzata di profumo sui polsi per cancellare un lieve afrore di viaggio e di ansia che avevano pervaso le mie ascelle.
“Ciao, tu devi essere Federico! Piacere sono Ilenia, benvenuto, vedrai che posticino carino ho trovato. Sia il ristorante che l’hotel” disse con la massima semplicità ed entusiasmo, senza alcun imbarazzo.
Ma era indefinibilmente brutta, di volto, di quelle bruttezze in cui anche sforzandomi non riuscivo a trovare una parte del suo viso che mi trasmettesse la voglia di piegarmi su di lei e baciarla come sarebbe stato galante fare.
Mi concessi un secondo in cui osservarla appieno, partendo dai piedi per riprendere fiato.
Portava dei sandali dal tacco alto ma non esagerato che le slanciavano una bella caviglia elegante.
Le gambe erano affusolate e pallide, e sopra il ginocchio partiva un vestitino nero a tubo che le arrivava sino a coprire il seno, senza spalline.
I fianchi erano snelli e la curva della vita ben pronunciata.
Il seno era molto piccolo, una prima appena abbondante, ma su una donna cosi’ minuta non sfigurava.
Le spalle erano un poco ossute, anch’esse molto pallide, e sorreggevano un collo innaturalmente tozzo coperto appena dai riccioli ricadenti.
Le labbra erano sottili e piegavano un po’ verso il basso, il naso adunco e due occhietti neri infossati nelle orbite, sormontati da sopracciglia che avevano visto tentativi di cura approssimativi.
La fronte era alta e spaziosa, dando la sensazione di totale disarmonia fisica.
Mi riscossi e la baciai sulla guancia, ma avvertii che il mio cervello era partito alla ricerca di qualcosa che giustificasse il viaggio.
“Beh, capisco che sono carina, ma sei davvero cosi’ sotto choc?” sorrise. “Non avrei mai detto di poterti lasciare senza parole. Visto come mi sta da schianto questo vestitino?”.
Entrammo e la cena prese subito la piega che temevo: non riuscivo a concentrarmi sulla conversazione, perché i miei occhi andavano su tutti i suoi difetti estetici e la mia mente li riassemblava in mille modi diversi.
Lei invece sembrava presissima, bevve due bicchieri di vino prima di iniziare a mangiare diventando subito troppo allegra, e iniziò a fare battute a doppio senso piuttosto piccanti, mi prese per mano ed essendo in un angolo appartato si tolse un sandalo facendomi il classico piedino.
Trasalii risvegliandomi quando il suo piede si posò prima sul mio ginocchio, poi sporgendosi in avanti si appoggiò sulla patta dei miei pantaloni.
Faticai a percepire una erezione incipiente, che si spense appena il cameriere giunse a toglierci i piatti vuoti.
La cena, almeno, era eccellente e tipica di una zona che non avevo mai visitato.
“Vieni, andiamo un attimo in bagno dai…” mi disse a un certo punto sussurrando. “Iniziamo a rompere il ghiaccio..:” e alzandosi mi prese una mano.
“Ilenia dai, abbiamo tutta la notte, cerchiamo di non fare brutta figura” mi difesi, sentendomi perduto e facendola sedere.
Svuotò il bicchiere di vino per la terza volta: “Io ho una voglia che muoio, facciamolo stranissimo dai. Qua i bagni sono splendidi, andiamo in quello dei disabili!”
Cercai di capire se l’erezione fosse tornata o se il mio fidato amico non fosse, al pari mio, dello spirito giusto per affrontare quella situazione.
Non ero solito sprecare occasioni per del sesso facile e magari molto divertente.
Ilenia dava l’idea di essere tutt’altro che una ragazza inibita.
“Ti lascio servire il pasto che vuoi, campione!” disse con un sorrisetto malizioso su cui fece roteare la lingua in ambedue le direzioni.
Poi, in un attimo, fece sparire una mano sotto al tavolo, e pochi istanti dopo la fece sventolare davanti ai miei occhi fermando le dita sotto al mio naso; una vampata di vagina eccitata e pisciosa mi avvolse, stordendomi e non facendomi rendere conto che le sue dita accarezzavano le mie labbra e si infilavano poi sulla mia lingua.
Vedendomi sorpreso si alzo’ di nuovo e mi prese per mano, trascinandomi, senza che io riuscissi a oppormi.
In un attimo mi spinse nel bagno dei disabili, grande e con un largo fasciatoio per neonati.
Chiuse a chiave la porta e mi fu addosso palpandomi l’attrezzo che si era definitivamente attivato.
“Oh, vedi che pure a te è venuta voglia, io sto morendo, hai sentito come sono eccitata?” disse in un rantolo e mi bacio sulle labbra facendosi largo con la lingua e rigurgitando una zaffata di alcool, aglio e acciughe che avevano condito i suoi spaghetti.
Mi prese una mano e la guido’ sotto il suo tubino, dove non mi sorprese la totale assenza di biancheria intima; era fradicia e i suoi umori iniziavano a colarle lungo le cosce.
“Aspetta aspetta Ilenia, devo prendere i preservativi, li ho nella giacca” dissi reprimendo l’istinto di girarla e servirmi di tutta quell’abbondanza.
“Dio santo come sei antico, io prendo la pillola tesoro” rispose in una cantilena fastidiosa.
“Si’, ma dobbiamo comunque proteggerci sciocchina. Dai vado e torno, chiuditi dentro che sono da te tra un minuto.
Mi dette un altro bacio e apri’ la porta, facendomi il segno di muovermi.
Fui preso dal panico, nessuno mi aveva visto uscire dal bagno che sentii richiudere dietro di me.
Mi diressi veloce al nostro tavolo, agganciai la mia giacca e mi frugai nelle tasche.
Mi guardai attorno, nessuno sembrava notare la mia agitazione e la cosa mi sembrò strana.
Mi affrettai verso la cassa e frugando scompostamente tirai fuori duecento euro in banconote quasi lanciandole al ragazzo oltre il bancone.
“Che succede, qualcosa non va bene? “ mi chiese compito e sorpreso.
“La mia ragazza, ecco, non si è sentita bene ed è già alla macchina. Insomma, spero bastino, tenete pure il resto”.
Senza attendere il suo saluto lo lasciai li’ incredulo e incapace di argomentare in qualche modo.
Uscii all’aperto e una sferzata fresca mi fece tornare la ragione.
“Sono un bastardo” mi dissi, ma in un lampo mi infilai in auto e misi in moto, scomparendo nella notte.
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