Devota - parte 4
di
Vicious
genere
incesti
Mi chiamo Clarissa, ho quarantacinque anni, e quel martedì mattina è stato il giorno in cui la mia vecchia vita è morta per sempre.
Ero appena arrivata in ufficio quando ho sentito le voci. Sussurri, risatine soffocate, sguardi che mi seguivano lungo il corridoio. La segretaria mi ha fermata prima ancora che raggiungessi la mia scrivania.
«Il dottor Bianchi ti vuole nel suo ufficio. Subito.»
Il cuore mi è sprofondato nello stomaco. Sapevo già perché.
Quando sono entrata, il mio capo era seduto dietro la grande scrivania di vetro, il viso rosso di rabbia e disgusto. Sul monitor aveva aperto il video. Il video. Quello in cui ero nuda, con il collare, che venivo sfondata dai compagni di classe di mia figlia mentre Federica dirigeva tutto.
«Chiudi la porta» ha ringhiato.
L’ho chiusa. Le gambe mi tremavano.
«Clarissa… ma che cazzo hai fatto?» ha detto, la voce bassa e velenosa. «Questo video sta girando in tutta l’azienda. I colleghi me l’hanno mandato stamattina con messaggi tipo “Guarda cosa fa la nostra cara mamma single”. Hai idea di che figura di merda mi stai facendo fare? Una dipendente che si fa filmare mentre viene usata come una troia da ragazzi di vent’anni… e per giunta con sua figlia che filma! Questo è materiale che rovina la reputazione dell’intera azienda.»
Ho provato a parlare, la voce rotta. «Dottor Bianchi, la prego… è stato un errore… non volevo che…»
Lui ha alzato una mano, interrompendomi. «Errore? Questo è un porno incestuoso virale! Sei licenziata. In tronco. Con effetto immediato. Prendi le tue cose e sparisci. Non voglio vederti mai più.»
Il panico mi ha assalita. Ho fatto l’unica cosa che mi è venuta in mente, l’unica cosa che la nuova Clarissa sapeva fare: ho provato a corromperlo con il sesso.
Mi sono avvicinata alla scrivania, le mani che tremavano mentre slacciavo i primi bottoni della camicetta, mostrando il reggiseno di pizzo nero. «La prego… mi lasci dimostrare quanto posso essere utile. Posso… posso farla sentire bene. Qui, adesso. Nessuno lo saprà. Farò tutto quello che vuole…»
Mi sono messa in ginocchio davanti a lui, allungando la mano verso la sua cintura.
Il dottor Bianchi mi ha guardata con un misto di pietà e profondo disprezzo. Ha allontanato la mia mano con uno schiaffo leggero ma umiliante.
«Ma guardati… sei patetica. Una volta eri una professionista seria, una madre rispettabile. Ora ti inginocchi qui come una puttana da quattro soldi pronta a succhiarmi il cazzo per tenerti un posto che non meriti più. Non ti voglio nemmeno gratis. Esci dal mio ufficio. Subito.»
Le lacrime mi sono salite agli occhi. Mi sono rialzata lentamente, riabbottonando la camicetta con le dita che non riuscivano a stare ferme. Mentre uscivo, tutto l’ufficio era in silenzio. I colleghi mi fissavano: alcuni con disgusto, altri con eccitazione malcelata, qualcuna con compassione. Ho sentito chiaramente una voce bisbigliare: «Ecco la mamma troia…». Ho attraversato il corridoio a testa bassa, le guance in fiamme, con la sensazione che ogni sguardo mi spogliasse di nuovo.
Sono uscita dall’edificio senza nemmeno prendere le mie cose personali. Piangevo in silenzio mentre camminavo verso la metro.
A casa, Federica non c’era. L’appartamento era vuoto e silenzioso. Mi sono seduta sul divano, ancora con il tailleur da ufficio, e per la prima volta ho pensato seriamente di farla finita. «È finita» mi ripetevo. «Ho toccato il fondo. Non ho più niente. Lavoro, dignità, reputazione… tutto distrutto.»
Stavo per prendere il telefono per chiamare qualcuno, o forse per fare qualcosa di definitivo, quando mi è tornata in mente la frase di Federica: «Il video ha già 400.000 visualizzazioni».
Con le mani che tremavano ho aperto Pornhub sul telefono. Ho cercato il titolo: “Mamma troia usata dai compagni di classe della figlia – Incesto reale”.
Il contatore segnava 687.000 visualizzazioni. In poche ore era cresciuto tantissimo.
Ho iniziato a leggere i commenti sotto il video.
«Cazzo che troia matura… voglio scoparla anch’io»
«Guardate come lecca il culo alla figlia… questa è devozione vera»
«MILF incestuosa perfetta, ne voglio altri con lei»
«Quella bocca da mamma che succhia cazzo giovane è oro»
«Schiava perfetta. La figlia la tiene proprio bene»
Più leggevo, più il mio corpo reagiva contro la mia volontà. La figa mi si è bagnata. Ho infilato una mano sotto la gonna, ho spostato le mutandine e ho iniziato a toccarmi lentamente mentre continuavo a scorrere i commenti.
«Questa donna ha capito qual è il suo posto nella vita»
«Voglio vedere altri video dove la figlia la umilia di più»
«Che bella coppia madre-figlia… lei è nata per essere la puttana della figlia»
Venivo piano, le dita che si muovevano sul clitoride gonfio, mentre le lacrime mi rigavano ancora il viso. In quel momento ho capito.
Non avevo più un lavoro. Non avevo più una reputazione. Non avevo più una vita “normale”.
Ma avevo questo.
Avevo migliaia di sconosciuti che mi desideravano esattamente così: umiliata, usata, sottomessa a mia figlia.
Quando Federica è tornata a casa un’ora dopo, mi ha trovata ancora sul divano, la gonna alzata, le dita dentro la figa, che guardavo il video per la terza volta.
Mi ha sorriso con quel suo ghigno soddisfatto.
«Hai visto quanto sei famosa, mamma?»
Ho tolto la mano dalle mie gambe, mi sono messa in ginocchio davanti a lei e ho risposto con voce roca, piena di resa totale:
«Sì, Padrona… l’ho visto. E… mi piace. Voglio continuare. Voglio fare altri video. Voglio essere la tua attrice amatoriale. La tua puttana pubblica. La tua mamma-schiava per sempre.»
Federica mi ha accarezzato i capelli, poi mi ha tirato su la faccia prendendomi per il mento.
«Brava. Domani giriamo il primo video ufficiale della serie “Clarissa – La mamma troia di Pornhub”. E stavolta sarai tu a chiedere in camera di essere umiliata ancora di più.»
Ho annuito, gli occhi lucidi di eccitazione e di sollievo.
Ormai avevo accettato il fatto che questa era la mia nuova vita.
E, per la prima volta dopo tanti anni, mi sentivo esattamente al posto giusto.
Ero appena arrivata in ufficio quando ho sentito le voci. Sussurri, risatine soffocate, sguardi che mi seguivano lungo il corridoio. La segretaria mi ha fermata prima ancora che raggiungessi la mia scrivania.
«Il dottor Bianchi ti vuole nel suo ufficio. Subito.»
Il cuore mi è sprofondato nello stomaco. Sapevo già perché.
Quando sono entrata, il mio capo era seduto dietro la grande scrivania di vetro, il viso rosso di rabbia e disgusto. Sul monitor aveva aperto il video. Il video. Quello in cui ero nuda, con il collare, che venivo sfondata dai compagni di classe di mia figlia mentre Federica dirigeva tutto.
«Chiudi la porta» ha ringhiato.
L’ho chiusa. Le gambe mi tremavano.
«Clarissa… ma che cazzo hai fatto?» ha detto, la voce bassa e velenosa. «Questo video sta girando in tutta l’azienda. I colleghi me l’hanno mandato stamattina con messaggi tipo “Guarda cosa fa la nostra cara mamma single”. Hai idea di che figura di merda mi stai facendo fare? Una dipendente che si fa filmare mentre viene usata come una troia da ragazzi di vent’anni… e per giunta con sua figlia che filma! Questo è materiale che rovina la reputazione dell’intera azienda.»
Ho provato a parlare, la voce rotta. «Dottor Bianchi, la prego… è stato un errore… non volevo che…»
Lui ha alzato una mano, interrompendomi. «Errore? Questo è un porno incestuoso virale! Sei licenziata. In tronco. Con effetto immediato. Prendi le tue cose e sparisci. Non voglio vederti mai più.»
Il panico mi ha assalita. Ho fatto l’unica cosa che mi è venuta in mente, l’unica cosa che la nuova Clarissa sapeva fare: ho provato a corromperlo con il sesso.
Mi sono avvicinata alla scrivania, le mani che tremavano mentre slacciavo i primi bottoni della camicetta, mostrando il reggiseno di pizzo nero. «La prego… mi lasci dimostrare quanto posso essere utile. Posso… posso farla sentire bene. Qui, adesso. Nessuno lo saprà. Farò tutto quello che vuole…»
Mi sono messa in ginocchio davanti a lui, allungando la mano verso la sua cintura.
Il dottor Bianchi mi ha guardata con un misto di pietà e profondo disprezzo. Ha allontanato la mia mano con uno schiaffo leggero ma umiliante.
«Ma guardati… sei patetica. Una volta eri una professionista seria, una madre rispettabile. Ora ti inginocchi qui come una puttana da quattro soldi pronta a succhiarmi il cazzo per tenerti un posto che non meriti più. Non ti voglio nemmeno gratis. Esci dal mio ufficio. Subito.»
Le lacrime mi sono salite agli occhi. Mi sono rialzata lentamente, riabbottonando la camicetta con le dita che non riuscivano a stare ferme. Mentre uscivo, tutto l’ufficio era in silenzio. I colleghi mi fissavano: alcuni con disgusto, altri con eccitazione malcelata, qualcuna con compassione. Ho sentito chiaramente una voce bisbigliare: «Ecco la mamma troia…». Ho attraversato il corridoio a testa bassa, le guance in fiamme, con la sensazione che ogni sguardo mi spogliasse di nuovo.
Sono uscita dall’edificio senza nemmeno prendere le mie cose personali. Piangevo in silenzio mentre camminavo verso la metro.
A casa, Federica non c’era. L’appartamento era vuoto e silenzioso. Mi sono seduta sul divano, ancora con il tailleur da ufficio, e per la prima volta ho pensato seriamente di farla finita. «È finita» mi ripetevo. «Ho toccato il fondo. Non ho più niente. Lavoro, dignità, reputazione… tutto distrutto.»
Stavo per prendere il telefono per chiamare qualcuno, o forse per fare qualcosa di definitivo, quando mi è tornata in mente la frase di Federica: «Il video ha già 400.000 visualizzazioni».
Con le mani che tremavano ho aperto Pornhub sul telefono. Ho cercato il titolo: “Mamma troia usata dai compagni di classe della figlia – Incesto reale”.
Il contatore segnava 687.000 visualizzazioni. In poche ore era cresciuto tantissimo.
Ho iniziato a leggere i commenti sotto il video.
«Cazzo che troia matura… voglio scoparla anch’io»
«Guardate come lecca il culo alla figlia… questa è devozione vera»
«MILF incestuosa perfetta, ne voglio altri con lei»
«Quella bocca da mamma che succhia cazzo giovane è oro»
«Schiava perfetta. La figlia la tiene proprio bene»
Più leggevo, più il mio corpo reagiva contro la mia volontà. La figa mi si è bagnata. Ho infilato una mano sotto la gonna, ho spostato le mutandine e ho iniziato a toccarmi lentamente mentre continuavo a scorrere i commenti.
«Questa donna ha capito qual è il suo posto nella vita»
«Voglio vedere altri video dove la figlia la umilia di più»
«Che bella coppia madre-figlia… lei è nata per essere la puttana della figlia»
Venivo piano, le dita che si muovevano sul clitoride gonfio, mentre le lacrime mi rigavano ancora il viso. In quel momento ho capito.
Non avevo più un lavoro. Non avevo più una reputazione. Non avevo più una vita “normale”.
Ma avevo questo.
Avevo migliaia di sconosciuti che mi desideravano esattamente così: umiliata, usata, sottomessa a mia figlia.
Quando Federica è tornata a casa un’ora dopo, mi ha trovata ancora sul divano, la gonna alzata, le dita dentro la figa, che guardavo il video per la terza volta.
Mi ha sorriso con quel suo ghigno soddisfatto.
«Hai visto quanto sei famosa, mamma?»
Ho tolto la mano dalle mie gambe, mi sono messa in ginocchio davanti a lei e ho risposto con voce roca, piena di resa totale:
«Sì, Padrona… l’ho visto. E… mi piace. Voglio continuare. Voglio fare altri video. Voglio essere la tua attrice amatoriale. La tua puttana pubblica. La tua mamma-schiava per sempre.»
Federica mi ha accarezzato i capelli, poi mi ha tirato su la faccia prendendomi per il mento.
«Brava. Domani giriamo il primo video ufficiale della serie “Clarissa – La mamma troia di Pornhub”. E stavolta sarai tu a chiedere in camera di essere umiliata ancora di più.»
Ho annuito, gli occhi lucidi di eccitazione e di sollievo.
Ormai avevo accettato il fatto che questa era la mia nuova vita.
E, per la prima volta dopo tanti anni, mi sentivo esattamente al posto giusto.
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