Una sorprendente alternativa

di
genere
etero

Ero stato fortunato a conoscere una compagnia di ragazzi e ragazze con cui uscire, tutti alla mano, bravi ragazzi senza grilli per la testa.
Eravamo una quindicina, uscivamo la sera senza fare follie, qualche pub, qualche festa, quasi mai in discoteca perché nessuno ne era poi troppo attratto.
Durante l’estate una delle ragazze piu’ carine, Alessandra, mi aveva fatto capire che non le ero indifferente, ma era l’unica di noi fidanzata con un ragazzo che viveva lontano essendo militare di professione.
Una storia travagliata, mi diceva lei, un tira e molla continuo per la distanza e per i loro caratteri spigolosi.
Cosi’ Alessandra mi concedeva confidenza, rimenavamo a parlare a tarda notte quando tutti erano andati a casa e varie volte ci eravamo anche baciati.
Non eravamo mai andati oltre, lei non voleva ma tra noi ci stuzzicavamo moltissimo; ci scrivevamo messaggi allusivi, piccanti, mai espliciti o volgari.
Erano giochi di sguardi e di mani e corpi che si sfioravano, se eravamo seduti vicini in un locale i nostri piedi si sfioravano, se eravamo lontani trovavamo il modo di vederci fuori per una sigaretta o cose del genere.
Gli altri del gruppo se ne erano accorti subito, le sue amiche le dicevano di non fare stupidaggini e di non illudermi se non fosse stata davvero convinta.
Ma io ero già illuso, sapevo che il suo fidanzamento era reale e che io ero solo la ruota di scorta, ma Alessandra mi aveva colpito veramente.
Era piccolina, con i capelli rossicci e una splendida quarta di seno, aveva occhi verdi e un sorriso che ti allargava l’anima; ironica e tranchant, teneva sempre lei il filo del gioco, sia tra noi due che con il resto della compagnia.
Le altre ragazze la vedevano come una leader anche in funzione del suo essere la piu’ grande tra tutti noi.
L’estate era finita in un continuo saliscendi tra noi; c’erano giorni che ci sentivamo cinque o sei volte e altri passavano senza che si facesse sentire.
Per me era un supplizio, anche fisico: quando le ero a fianco sentivo un’attrazione magnetica, mi sembrava di vedere una nube dei suoi ferormoni che mi avvolgevano, ne sentivo il profumo e cercavo ogni segnale che lei vivesse la stessa cosa.
Una sera di fine agosto eravamo seduti a fianco su una panchina fronte mare e le tenevo la mano accarezzandola; parlavamo del più e del meno, nessuno dei due riusciva a entrare nel tema che davvero ci logorava, quando a un certo punto disse.
“Francesco te lo confesso: fisicamente mi tiri da morire, ma lo sai. Quando mi accarezzi, quando mi guardi, quando mi baci sulla guancia, insomma, mi succede, ecco…”
Non riuscii a capire: ”Ti succede…che cosa?”
Sorrise: “Dai, l’hai capito, scemino”.
La verità era che dal punto di vista sessuale ero un tardivo, totalmente inesperto vista la mia verginità ed ero poco avvezzo alla pornografia.
Ma con l’arrivo di settembre sembrò allontanarsi, i contatti si diradarono, le chiamate scemarono e anche gli sguardi si fecero meno maliziosi.
Mi ci maceravo l’anima, ma avevo capito che Alessandra aveva del tutto sbloccato i miei bisogni fisici.
Fu al termine di una serata noiosa in un pub, nella quale tutto mi girava storto e mi appariva nero, che accadde l’imprevedibile.
Barbara mi chiese un passaggio per tornare a casa; di solito era Giampaolo, suo storico spasimante rifiutato che la riportava, ma quella sera non era uscito con noi.
Accettai, di buon grado: Barbara era graziosa ma molto bambina, poco femminile, non aveva mai fatto nulla per farsi notare.
Mi fermai sotto casa sua, una villetta in una zona periferica e isolata; spensi l’auto come a farle intendere che avrei scambiato volentieri due parole con lei.
Barbara sapeva benissimo del tira e molla con Alessandra, tutti lo sapevano ma nessuno si intrometteva piu’ di tanto.
Mi sporsi verso Barbara per parlarle, ma lei invece di ascoltarmi si sporse in avanti, chiuse gli occhi e avvicino’ le labbra alle mie.
Rimasi per un attimo paralizzato, non mi aspettavo un simile gesto e non ne capivo il motivo.
Appoggiai le mie labbra sulle sue in un timido bacetto.
Ma lei mi prese il viso tra le mani e lo tiro’ verso il suo, baciandomi di nuovo.
“Barbara…” sussurrai.
“Lo so che preferiresti Alessandra” mi disse, e riprese a baciarmi.
Provai a schiudere le sue labbra e infilarle la lingua a cercare la sua, ma capii che era totalmente novizia e non sapeva che fare.
“Insegnami” mi disse.
Sorrisi, io avevo baciato solo Alessandra qualche volta e lei mi aveva insegnato a usare la lingua, ma non sapevo fare altro.
Continuai a baciarla e pian piano si sciolse da quella morsa di tensione che la rendeva rigida come un bastone.
Iniziammo a baciarci sul collo, sulle orecchie: sentii i suoi brividi di piacere e lei i miei; sembravamo due bambini con un regalo appena ricevuto.
Sentii l’erezione che mi riempiva gli slip e spingeva in alto i miei pantaloni di lino, ma lei ovviamente non se ne accorse.
Mi feci piu’ ardito e le infilai una mano sotto la maglietta: la serata era ancora estiva, calda e umida.
Si irrigidì un attimo, poi riprese a baciarmi.
Sollevai il suo reggiseno e le trovai i capezzoli che si erano induriti; aveva un seno sodo che si adattava perfettamente alla mia mano.
“Mi fai girare la testa” disse: “non ho mai provato una cosa simile, mi sa che mi sto bagnando”.
Non ne sapevo molto, ma il profumo che risaliva dalle sue cosce appena aperte mi avvolse come un abbraccio, era lo stesso odore che emanava anche Alessandra quando stavamo molto vicini.
Lasciai che la mia mano scivolasse lungo il suo ventre, indugiai se infilarla sotto l’eslastico del suo gonnellino o se passare dal basso.
Le scivolai sulle cosce sino al bordo della gonna, e iniziai a risalire sino a quando incontrai le sue mutandine.
Gemette piano, ma senza staccarsi dal lungo bacio che ci stavamo dando.
“Fa pianino, sono vergine” disse in un sussurro.
Ma non sapevo che fare e perché avrei dovuto fare piano.
Accarezzai con le dita i suoi slip di cotone leggero: erano bagnati.
Spinsi appena il tessuto, dal cui bordo sentivo spuntare la sua peluria.
Le sfiorai, inconsapevole, il clitoride, e la sentii gemere piu’ forte.
“Mi piace, sei splendido” ansimo’ insonsapevole che stessi andando del tutto a caso.
Sapevo bene che tra amiche avevano scommesso che io e Alessandra andassimo a letto assieme, e che quindi io fossi scafatissimo.
Spostai l’elastico dello slip e il dito incontro l’umidità del suo sesso; lo mossi su e giu’ cercandole di nuovo il clitoride e subito inizio’ ad ansimare.
A quale punto allungo’ una mano anche lei mettendola tra le mie gambe: incontrò la rigidità della mia erezione prepotente e accarezzo’ il mio pene scostando subito la mano.
“Dio ce l’hai enorme..” disse emettendo un sorrisino stridulo.
Non era vero, ma ero certo che fosse il primo che toccava.
Continuai ad accarezzarla il clitoride e capii che quella cosa le piaceva un sacco, perché il ritmo dei suoi respiri aumentò velocemente.
“Ti prego fammelo vedere” disse provando ad armeggiare con i miei bottoni.
Ma nel momento in cui riusci’ ad aprirli e il mio pene stava per esplodere fuori vedemmo il chiarore di una luce che si accendeva accanto a noi, che proveniva da casa sua.
Si riscosse, agitatissima: “Dio santo mio padre, speriamo non esca”.
Sfilai in un lampo le mani delle sue mutandine, mi allungò un bacino velocissimo e scese di macchina senza quasi salutarmi, tremante e frettolosa.
Rimasi di sale, aspettando che entrasse e che le luci si spegnessero.
Guardai la mia erezione scemare lentamente, ingoiai un bolo di saliva amara e mi ricomposi, deluso.


scritto il
2026-02-13
1 5 8
visite
1
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Ultimo tanga a Parigi

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.