La prescelta per una sera

di
genere
prime esperienze

Mi chiamo Barbara, e ho diciannove anni.
Riesco a scrivere qua, su questo diario, tutti quei pensieri che la mia timidezza mi impedisce di raccontare alle mie amiche, a mia sorella e a mia madre.
Nella mia compagnia di amici mi sento a mio agio, perché siamo tutti molto tranquilli, senza grilli per la testa, idee strane o tossiche.
Di certo, qualcuno da fuori potrebbe pensare che siamo tutti un po’ sfigati, ma io in questo essere sfigata mi ci sento protetta.
O almeno mi ci sentivo fino a qualche mese fa; a maggio dello scorso anno si sono aggiunti due ragazzi al nostro gruppo, Michele e Francesco.
Sono diversi da noi, lo abbiamo capito tutti subito, soprattutto Francesco; si è presentato dicendo che era un lupo solitario e che desiderava tanto avere una compagnia sana e tranquilla come la nostra.
Ha detto di essere una persona timida e riservata, ma in realtà è stato un uragano tropicale in una giornata di sole.
Non è bello, non ha un gran fisico, non veste alla moda e non è quello che potremmo chiamare un figo.
Ma ha uno sguardo magnetico, una voce piena e sicura, una parlantina agile e profonda: in questi mesi non gli ho mai sentito dire una parola sguaiata, mai un gesto volgare.
Tutte noi “sfigate” abbiamo iniziato a seguirlo come i girasoli seguono il moto del sole.
Ma Alessandra è l’unica di noi che gli somiglia, come presenza, come piglio, come leadership; si sono annusati qualche giorno, e poi hanno iniziato un balletto di tira e molla, di avvicinamenti e silenzi, di amore e odio.
Hanno iniziato a danzare soltanto loro, e noi in cerchio attorno a guardarli; decidono loro i locali dove passare le serate, i luoghi dove fare una scampagnata, la musica da ascoltare, le persone da invitare.
Noi, sfigate e sfigati, possiamo annuire o soccombere; sono il maschio alfa e la femmina prescelta, e il branco li segue, sentendosi protetto.
Alessandra sarebbe fidanzata, ma Stefano è lontano, è militare, e torna ogni due mesi; quando litigano, neppure torna.
Valeria sostiene sicura che Alessandra e Francesco vadano a letto assieme fin dai primi giorni, che sono stati visti baciarsi e appartarsi in auto.
Lei a me ha detto che non è vero, che tra loro non è successo nulla, che c’e’ una simpatia ma per ora nulla di più.
Io sono vergine, ma non me ne vergogno, e di certo non sono l’unica; nella mia classe del liceo tutte l’hanno già fatto, anche le mie compagne di corso in piscina, e pure le ragazze della mia parrocchia; ma nel nostro gruppo, tranne Alessandra, siamo tutte vergini.
E’ una mia scelta, perché Giampaolo mi fa il filo da tre anni e mi sbava dietro, come si suol dire; ma lui tra noi è il più sfigato di tutti; è un bravo ragazzo, ma impacciato, ingenuo, dai discorsi vacui e dal fisico sgraziato.
In fondo, il fatto che sia una sfigata non vuol dire che mi debba accontentare di chiunque.
La verità è che i maschi farebbero a gara per portarsi a letto Alessandra, da sempre, e noi ragazze da quattro mesi ci porteremmo volentieri a letto Francesco.
Ma nessuna ci prova, per la paura di un due di picche epico e soprattutto per la paura di finire nelle fauci della femmina prediletta.
Francesco non mi calcola proprio, mi saluta cordialmente e qualche volta scambiamo due chiacchiere, ma con un livello di coinvolgimento pari a quello di una persona che chiede informazioni per strada.
Una sera, con Alessandra che era rimasta a casa, mi fece i complimenti per il mio nuovo taglio di capelli: invero ce l’avevo da tre settimane, e Giampaolo l’aveva notato subito, ma le sue parole bastarono a farmi sciogliere come un ghiacciolo iniziando a balbettare.
“Guardate che non è affatto bello, in giro ci sono ragazzi molto più strafighi di lui, a me non fa né caldo né freddo” aveva sentenziato una sera la Taty, che era la più piccola del gruppo ma pareva quella con gli ormoni più in subbuglio.
Valeria l’aveva guardata e si era messa a ridere: “Taty, ma che cazzo stai dicendo” le disse con il suo romanesco sguaiato: “Ma se l’altra sera quando avete giocato assieme ti sei bagnata come una spugna! E fai la brava dai, che pure a te ti tira come un trattore”.
Le giornate al mare con le sue nudità avevano alimentato i bollori crescenti di ognuna di noi: Alessandra sfoggiava un bikini che le scoppiava per la sua quarta di seno, le altre si erano adeguate pur non potendo competere, soltanto io ero rimasta con il mio costumone intero degno degli anni ’30.
I maschi si erano presentati in spiaggia con i soliti boxer extra large, qualcuno a disegni geometrici da ragioniere, come Giampaolo, altri più spigliati con tinte floreali hawaiane.
Francesco aveva sfoggiato un classico slip da piscina che non lasciava nulla, ma proprio nulla su cui fantasticare, e cosi’ le volte successive anche altri ragazzi si erano cimentati, con risultati inferiori, a mostrare costumi più succinti e meno goffi.
Ma questo ormai mi sembra roba di millenni fa, mio diario; perché ieri sera tutto il mio mondo si è ribaltato.
Eravamo al Village, io non avevo la macchina disponibile e mi ha accompagnato Giampaolo, riempiendomi di moine per la bellezza della mia gonna.
Ma a metà serata e’ dovuto rientrare anzitempo perché la mattina successiva aveva un impegno, e si e’ offerto Francesco di riportarmi a casa; alla sola idea mi son sentita morire di ansia, e ho avuto per tutta la sera l’impressione che le altre, soprattutto Alessandra, mi stessero trafiggendo con pugnali invisibili dall’invidia.
In realtà sapevo che era un periodo che lui e Alessandra erano in rotta, uno dei loro momenti down.
Magari è solo un modo per farla ingelosire, ho pensato, ma lui non aveva bisogno di questi mezzucci e di certo non con me, visto che Alessandra mi considerava eccitante come un estintore e non avrei mai potuto rivaleggiare con lei per il maschio alfa.
Davanti a casa mia ha spento la macchina, e già questo mi è parso strano perché pensavo scappasse via subito.
Si è slacciato la cintura e si è messo comodo, guardandomi: mi è presa una vampata di calore pur essendo in gonna e maglietta; ok fuori era ancora un tiepido settembre ma casa mia è in collina nel verde e la sera non si scoppia dal caldo.
Lui ha detto qualcosa del tipo:”Ti va di fare due chiacchiere o sei stanca e vuoi andare a letto?”
Ma io non credo di aver capito bene, ero solo preoccupata che quel momento finisse troppo presto e che lui si accorgesse che era in auto con me, con quella con il costumone intero, nessun velo di trucco e le scarpine da prima comunione.
Ho balbettato qualcosa di stupido, ma quando lui si è sporto in avanti per parlarmi io ho chiuso gli occhi e gli sono andata sul viso, cercando le sue labbra.
“Stupida, stupida, stupida, ma che fai?” mi sono detta in attesa che lui mi respingesse.
Invece ho sentito le sue labbra sulle mie: io non ho mai baciato nessuno, non quel tipo di bacio almeno.
Non so come si faccia, ho visto mille baci appassionati nei film ma farlo davvero è un’altra storia.
Mi sono abbandonata a lui, alla sua infinita esperienza; e lui mi ha guidata, ho sentito che le sue labbra schiudevano le mie, e la sua lingua mi entrava in bocca e mi frugava ovunque, forse cercando la mia.
Allora mi sono sciolta e l’ho seguito in quella danza, ma la testa ha iniziato a diventare leggerissima e ho avuto paura di svenirgli tra le braccia.
Credo che quel bacio sia durato mezz’ora, magari invece sono stati quindici secondi, poi ha iniziato a baciarmi sul collo e leccarmi le orecchie.
Non ho mai provato nulla di simile, e la vampata di calore e tensione che ho sentito tra le gambe non me la dimentichero’ mai piu’.
E’ stato come se il mio corpo mi avesse urlato:”Ora ti faccio vedere io cosa vuol dire essere una donna!” e ho iniziato a bagnarmi come mai mi era successo, i seni mi tiravano fino a fari male e ho iniziato ad ansimare.
Quando mi ha infilato la mano sotto la maglietta ero già perduta; non ricordo se ho detto qualcosa, io sentivo solo gemere e non so se fosse lui o se ero io.
In un attimo il mio reggiseno è volato verso l’alto e la sua mano mi palpava il seno e con le dita stuzzicava il mio capezzolo, senza smettere di baciarmi per un attimo.
Io ho un sapone intimo dal profumo squisito, e mi ero fatta una gran doccia prima di uscire, ma ho avvertito chiaramente che dalle mie gambe appena divaricate risaliva un profumo molto diverso; l’ho sentito io e deve averlo sentito pure lui, perché in un lampo la sua mano è uscita dalla mia maglietta e si è infilata sotto la mia gonna.
Ho preso a tremare, lui mi ha accarezzata prima sopra il cotone dello slip e poi spostandolo è entrato sotto.
Dio mio che sensazione folle, le sue dita scivolavano nel mio essere completamente bagnata e sentivo una tensione mai avvertita prima sul mio clitoride.
Ho detto qualcosa di stupido tipo: “fa piano che sono vergine”, ma in realtà in quel momento la mia verginità valeva meno di zero e volevo che lui se la portasse via quanto prima.
Perché ho capito che ero in un sogno, e nei sogni accadono cose folli e improbabili: Francesco non poteva desiderare me, ero solo il surrogato meno eccitante (ma piu’ eccitata) di Alessandra, e quel momento ora era mio.
Talmente mio che ho voluto partecipare al gioco e pure io ho allungato una mano e l’ho poggiata tra le sue gambe, chiudendo le dita su qualcosa che non riesco a descrivere. Se vedendo i suoi slip al mare tutte noi abbiamo fantasticato sulle sue dimensioni, ecco, ora le sentivo con le mie dita.
Era duro, durissimo, gonfio e nodoso; spingeva sui suoi slip e sui pantaloni con forza e nel momento in cui lo avevo toccato pure Francesco aveva emesso un gemito.
Ho pensato che avrei potuto fare qualunque cosa, si’, qualunque; ieri sera ero pronta a tutto pur non sapendo minimamente come farlo.
Non avevo piu’ parte razionale in funzione, le sue dita sotto la gonna mi stavano dilaniando l’anima, sentivo un fiume di me stessa che scivolava sulla sua mano e sul seggiolino dell’auto.
Il mio respiro è diventato cortissimo, e ad ogni mio ansimare lui mi accarezzava premendo appena di più, portandomi al livello successivo.
Ho allungato l’altra mano per sbottonargli i pantaloni, ho calato la lampo e lo slip è esploso fuori con il suo contenuto di marmo pulsante.
L’ho accarezzato di nuovo e mi son sentita che dicevo: “Ti prego fammelo vedere” ma cosa pensavo? Che lo volesse tenere tutto per sé e nascosto?
Ho capito che era la mia prima lezione di educazione sessuale e la mia frenesia mi stava divorando, quando all’improvviso un forte bagliore dietro di me mi ha trascinato fuori da quell’aula e mi ha fatto risvegliare dal sogno.
Si è accesa la luce del salotto di casa mia invadendo il vialetto in cui ci eravamo fermati.
“Mio padre è sveglio” ho pensato, e forse l’ho pure detto.
Ho allontanato le mani da lui e mi sono ricomposta, sentendo la sua mano che scivolava fuori dal lago che avevo sotto.
Si è avvicinato per darmi un ultimo bacio ma io ero in agitazione totale, come svegliata di soprassalto e sono corsa fuori dall’auto fiondandomi in casa.
“Fatto tardi stasera…” mi ha detto mio padre indicandomi l’orologio.
Ho annuito in silenzio e mi sono avviata verso la mia camera, tenendomi lontano da lui per paura che percepisse il mio odore di ragazza infoiata marcia e delusa.
Ho salito le scale di cosa sentendo il fiume della mia voglia che colava lungo le cosce.
Mi sono buttata nel letto e ho preso a masturbarmi voracemente, ricercando le sensazioni di pochi attimi prima; ho serrato la faccia nel cuscino quando la vampata del mio primo orgasmo mi ha travolta.
Cielo bastardo, che vita di merda; ho avuto questa possibilità e quel coglione di mio padre insonne me l’ha tolta.
scritto il
2026-02-18
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