La prima serata di Monia e Francesco con me
di
padronebastardo
genere
dominazione
per contatti @blogbdsmnuovo @padronebastardo49
Sabato sera l’atmosfera in casa era elettrica, carica di umiliazione, paura ed eccitazione. Monia aveva passato tutto il pomeriggio a preparare Francesco per il mio arrivo, seguendo le istruzioni che le avevo dato per messaggio.
Quando arrivai, Francesco era già in una posizione di totale sottomissione al centro del salotto. Era completamente nudo, con le mani legate strettamente dietro la schiena con manette imbottite in pelle nera. Una benda nera gli copriva gli occhi. La pesante cintura di castità in acciaio gli schiacciava brutalmente il cazzo in una gabbia minuscola, mentre le pinze per capezzoli con pietre erano strette al massimo, con la catenella che pendeva. Un grosso plug anale vibrante era acceso a media intensità dentro di lui, facendolo tremare leggermente.
Monia aprì la porta vestita in modo provocante: corsetto di lattice nero che le stringeva la vita e metteva in risalto il seno abbondante, calze a rete nere, tacchi alti e nient’altro. Mi accolse con un bacio profondo, sottomesso e affamato, premendo il suo corpo contro il mio.
“Benvenuto, Signore,” mormorò con voce roca. “Il mio schiavo è pronto per te da ore. L’ho preparato esattamente come hai chiesto.”
La seguii in salotto. Mi fermai davanti a Francesco e gli tolsi lentamente la benda. I suoi occhi erano lucidi, pieni di vergogna e di eccitazione repressa.
“Guardami negli occhi, cornuto,” gli ordinai con tono freddo e autoritario.
Francesco alzò lo sguardo. Gli diedi uno schiaffo secco sulla guancia destra, poi un altro sulla sinistra.
“Come si saluta il tuo Superiore?”
“B-benvenuto, Signore…” balbettò. “Grazie per essere venuto a casa nostra.”
Monia rise piano e tirò forte la catena delle pinze per capezzoli, costringendolo a gemere di dolore.
Mi abbassai i pantaloni e tirai fuori il mio cazzo già mezzo duro. Glielo strofinai lentamente sulla faccia, sulle labbra e sul naso.
“Lecca le mie palle, schiavo. Impara il tuo nuovo ruolo da stasera.”
Francesco, con le mani legate, allungò la lingua e cominciò a leccarmi obbediente mentre Monia si inginocchiava accanto a lui e mi prendeva in bocca con avidità, succhiando con passione. Ogni tanto Monia gli dava uno schiaffetto sulla guancia per ricordargli di continuare a servirmi.
Dopo alcuni minuti, lo feci alzare. Insieme a Monia lo legammo meglio: lo piegai sul tavolino basso del salotto, con il busto completamente appoggiato e il culo esposto in alto. Gli legai le caviglie alle gambe del tavolo con corde rosse, lasciandolo totalmente immobilizzato e vulnerabile. Alzai l’intensità del plug anale vibrante al massimo. Francesco iniziò a gemere e a tremare incontrollabilmente.
Mi posizionai dietro Monia, che si era messa a quattro zampe proprio accanto al marito, e le infilai il cazzo dentro con un colpo violento e profondo.
“Cazzo, sei fradicia,” ringhiai mentre iniziavo a fotterla con forza brutale. “Ti eccita vedere tuo marito legato come una puttana mentre io ti scopo?”
“Sì, Signore! Mi eccita da morire!” urlò Monia, spingendo il culo contro di me.
Mentre la martellavo senza pietà, presi il dildo iperrealistico da 20 cm, lo lubrificai e cominciai a scopare anche Francesco con colpi decisi e ritmati.
“Senti la differenza, troia?” gli dissi spingendo il dildo fino in fondo. “Questo è quello che succede quando un uomo vero prende il controllo della tua casa, di tua moglie e del tuo culo.”
Francesco gemeva forte, schiacciato tra il dolore delle pinze, la vibrazione nel culo e il dildo che lo apriva. Monia venne per prima, urlando di piacere mentre la sua figa si contraeva violentemente intorno al mio cazzo.
Non mi fermai. Continuai a scoparla con forza ancora maggiore, poi ordinai a Francesco:
“Apri quella bocca da troia.”
Gli infilai il dildo sporco del suo stesso culo tra le labbra, fino in gola.
“Succhialo bene mentre ti scopo la moglie.”
Francesco, legato e indifeso, succhiava il dildo con umiliazione totale, soffocando e sbavando mentre io continuavo a fottere Monia senza pietà.
Poco dopo venni dentro di lei con un grugnito animale, scaricando una sborrata abbondante e profonda.
Mi sfilai e ordinai immediatamente:
“Puliscimi, schiavo.”
Monia slegò parzialmente Francesco solo per permettergli di girare la testa. Lui cominciò a leccarmi il cazzo sporco di sborra e succhi di Monia, passando la lingua ovunque con devozione.
“Brava puttana,” gli dissi accarezzandogli la testa. “Lecca ogni goccia. Questo è il tuo sapore preferito da ora in poi.”
La serata continuò ancora per ore, diventando sempre più intensa e sadica.
Slegai Monia e la legai accanto al marito nella stessa posizione, culo contro culo. Li sculacciai a turno con la mano e con una cintura di pelle finché i loro sederi non diventarono di un rosso acceso e bollente. Poi li alternai senza sosta: scopavo Monia per qualche minuto con violenza, poi infilavo il mio cazzo nella bocca di Francesco, costringendolo a pulirmi, mentre Monia lo umiliava verbalmente.
Alla fine slegai solo Monia e la feci sedere sulla faccia di Francesco, soffocandolo con la sua figa piena della mia sborra.
“Strofinati forte,” le ordinai. “Voglio che lo soffochi mentre lo scopo di nuovo.”
Mentre Monia si muoveva con forza sulla faccia del marito, io mi posizionai dietro di lei e ricominciai a fotterla, schiacciando ancora di più la testa di Francesco tra i nostri corpi.
Prima di andarmene, verso le due di notte, imposi le nuove regole mentre Francesco era ancora legato e distrutto:
“Da oggi Francesco porterà sempre la gabbia chiusa. Ogni volta che verrò, dovrà essere già legato, bendato e con il plug nel culo. Dovrà chiamarmi esclusivamente “Signore” e ringraziarmi per ogni umiliazione e ogni sborrata. Monia, tu sarai responsabile di ricordargli costantemente la sua inferiorità.”
Guardai Francesco negli occhi:
“Hai capito qual è la tua nuova posizione in questa casa, schiavo?”
“Sì, Signore…” rispose con voce completamente spezzata. “Grazie, Signore… grazie per avermi usato.”
Monia mi accompagnò alla porta e mi baciò con passione.
“Torna presto, Signore. Vogliamo scendere ancora più in fondo.”
http://www.padronebastardo.org
Sabato sera l’atmosfera in casa era elettrica, carica di umiliazione, paura ed eccitazione. Monia aveva passato tutto il pomeriggio a preparare Francesco per il mio arrivo, seguendo le istruzioni che le avevo dato per messaggio.
Quando arrivai, Francesco era già in una posizione di totale sottomissione al centro del salotto. Era completamente nudo, con le mani legate strettamente dietro la schiena con manette imbottite in pelle nera. Una benda nera gli copriva gli occhi. La pesante cintura di castità in acciaio gli schiacciava brutalmente il cazzo in una gabbia minuscola, mentre le pinze per capezzoli con pietre erano strette al massimo, con la catenella che pendeva. Un grosso plug anale vibrante era acceso a media intensità dentro di lui, facendolo tremare leggermente.
Monia aprì la porta vestita in modo provocante: corsetto di lattice nero che le stringeva la vita e metteva in risalto il seno abbondante, calze a rete nere, tacchi alti e nient’altro. Mi accolse con un bacio profondo, sottomesso e affamato, premendo il suo corpo contro il mio.
“Benvenuto, Signore,” mormorò con voce roca. “Il mio schiavo è pronto per te da ore. L’ho preparato esattamente come hai chiesto.”
La seguii in salotto. Mi fermai davanti a Francesco e gli tolsi lentamente la benda. I suoi occhi erano lucidi, pieni di vergogna e di eccitazione repressa.
“Guardami negli occhi, cornuto,” gli ordinai con tono freddo e autoritario.
Francesco alzò lo sguardo. Gli diedi uno schiaffo secco sulla guancia destra, poi un altro sulla sinistra.
“Come si saluta il tuo Superiore?”
“B-benvenuto, Signore…” balbettò. “Grazie per essere venuto a casa nostra.”
Monia rise piano e tirò forte la catena delle pinze per capezzoli, costringendolo a gemere di dolore.
Mi abbassai i pantaloni e tirai fuori il mio cazzo già mezzo duro. Glielo strofinai lentamente sulla faccia, sulle labbra e sul naso.
“Lecca le mie palle, schiavo. Impara il tuo nuovo ruolo da stasera.”
Francesco, con le mani legate, allungò la lingua e cominciò a leccarmi obbediente mentre Monia si inginocchiava accanto a lui e mi prendeva in bocca con avidità, succhiando con passione. Ogni tanto Monia gli dava uno schiaffetto sulla guancia per ricordargli di continuare a servirmi.
Dopo alcuni minuti, lo feci alzare. Insieme a Monia lo legammo meglio: lo piegai sul tavolino basso del salotto, con il busto completamente appoggiato e il culo esposto in alto. Gli legai le caviglie alle gambe del tavolo con corde rosse, lasciandolo totalmente immobilizzato e vulnerabile. Alzai l’intensità del plug anale vibrante al massimo. Francesco iniziò a gemere e a tremare incontrollabilmente.
Mi posizionai dietro Monia, che si era messa a quattro zampe proprio accanto al marito, e le infilai il cazzo dentro con un colpo violento e profondo.
“Cazzo, sei fradicia,” ringhiai mentre iniziavo a fotterla con forza brutale. “Ti eccita vedere tuo marito legato come una puttana mentre io ti scopo?”
“Sì, Signore! Mi eccita da morire!” urlò Monia, spingendo il culo contro di me.
Mentre la martellavo senza pietà, presi il dildo iperrealistico da 20 cm, lo lubrificai e cominciai a scopare anche Francesco con colpi decisi e ritmati.
“Senti la differenza, troia?” gli dissi spingendo il dildo fino in fondo. “Questo è quello che succede quando un uomo vero prende il controllo della tua casa, di tua moglie e del tuo culo.”
Francesco gemeva forte, schiacciato tra il dolore delle pinze, la vibrazione nel culo e il dildo che lo apriva. Monia venne per prima, urlando di piacere mentre la sua figa si contraeva violentemente intorno al mio cazzo.
Non mi fermai. Continuai a scoparla con forza ancora maggiore, poi ordinai a Francesco:
“Apri quella bocca da troia.”
Gli infilai il dildo sporco del suo stesso culo tra le labbra, fino in gola.
“Succhialo bene mentre ti scopo la moglie.”
Francesco, legato e indifeso, succhiava il dildo con umiliazione totale, soffocando e sbavando mentre io continuavo a fottere Monia senza pietà.
Poco dopo venni dentro di lei con un grugnito animale, scaricando una sborrata abbondante e profonda.
Mi sfilai e ordinai immediatamente:
“Puliscimi, schiavo.”
Monia slegò parzialmente Francesco solo per permettergli di girare la testa. Lui cominciò a leccarmi il cazzo sporco di sborra e succhi di Monia, passando la lingua ovunque con devozione.
“Brava puttana,” gli dissi accarezzandogli la testa. “Lecca ogni goccia. Questo è il tuo sapore preferito da ora in poi.”
La serata continuò ancora per ore, diventando sempre più intensa e sadica.
Slegai Monia e la legai accanto al marito nella stessa posizione, culo contro culo. Li sculacciai a turno con la mano e con una cintura di pelle finché i loro sederi non diventarono di un rosso acceso e bollente. Poi li alternai senza sosta: scopavo Monia per qualche minuto con violenza, poi infilavo il mio cazzo nella bocca di Francesco, costringendolo a pulirmi, mentre Monia lo umiliava verbalmente.
Alla fine slegai solo Monia e la feci sedere sulla faccia di Francesco, soffocandolo con la sua figa piena della mia sborra.
“Strofinati forte,” le ordinai. “Voglio che lo soffochi mentre lo scopo di nuovo.”
Mentre Monia si muoveva con forza sulla faccia del marito, io mi posizionai dietro di lei e ricominciai a fotterla, schiacciando ancora di più la testa di Francesco tra i nostri corpi.
Prima di andarmene, verso le due di notte, imposi le nuove regole mentre Francesco era ancora legato e distrutto:
“Da oggi Francesco porterà sempre la gabbia chiusa. Ogni volta che verrò, dovrà essere già legato, bendato e con il plug nel culo. Dovrà chiamarmi esclusivamente “Signore” e ringraziarmi per ogni umiliazione e ogni sborrata. Monia, tu sarai responsabile di ricordargli costantemente la sua inferiorità.”
Guardai Francesco negli occhi:
“Hai capito qual è la tua nuova posizione in questa casa, schiavo?”
“Sì, Signore…” rispose con voce completamente spezzata. “Grazie, Signore… grazie per avermi usato.”
Monia mi accompagnò alla porta e mi baciò con passione.
“Torna presto, Signore. Vogliamo scendere ancora più in fondo.”
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