La mia doppia vita proibita – Parte 2

di
genere
incesti

Sofia rimase immobile per qualche secondo, la tazza di caffè sospesa a mezz’aria. I suoi occhi castani mi fissavano come se cercasse di capire se stessi scherzando o se avessi perso completamente la testa.
«Laura… hai appena detto che scopi con Alessandro? Tuo figlio?»
Annuii lentamente, sentendo il viso in fiamme.
«Sì. Da qualche settimana. Non è stato un incidente… è successo e non siamo più riusciti a fermarci.»
Le raccontai tutto con voce bassa ma chiara, senza omettere i dettagli che mi facevano ancora bagnare solo a ripensarci: il massaggio sul divano che era diventato qualcosa di molto più intimo, la sera in cui mi ero vestita per lui con quei collant neri lucidi 10 denari, il modo in cui mi aveva guardata come se fossi la donna più desiderabile del mondo. Le descrissi il primo rapporto sul tappeto, il suo cazzo grosso che mi entrava dentro lentamente, il piacere intenso quando mi aveva riempita di sperma caldo mentre mi chiamava “mamma” con un tono così sporco e dolce allo stesso tempo.
Le dissi anche delle mattine successive: come mi svegliava già duro, come scopavamo sul letto o sul divano, come mi piaceva sentirmi trattare da troia da lui mentre mi sborrava dentro. Come mi faceva impazzire indossare calze e collant solo per lui, sapendo che bastava quel fruscio di nylon per fargli perdere il controllo.
Sofia ascoltava senza interrompere, il respiro leggermente accelerato. Quando finii, posò la tazza e si passò una mano tra i capelli mossi.
«Cazzo, Laura… è una cosa folle. È incestuoso, è sbagliato sotto ogni punto di vista… eppure…»
Fece una pausa, mordendosi il labbro inferiore. Le sue guance erano arrossate.
«…eppure mentre me lo raccontavi mi sono immaginata la scena e mi è venuto un calore assurdo tra le gambe. Sembra così proibito… così intenso.»
Il mio cuore fece un salto. Non mi aspettavo una reazione del genere da lei.
«Davvero ti eccita l’idea?» le chiesi, la voce un po’ incerta ma carica di speranza.
Sofia annuì piano, quasi vergognosa.
«Sì… Mi piacerebbe vedere come lo fai impazzire. Come ti prende, come ti guarda mentre sei vestita da puttana solo per lui. È una cosa malata, lo so, ma… mi eccita.»
Sentii un brivido lungo la schiena. Mi avvicinai a lei sul divano e le presi una mano. Le sue dita erano calde e tremavano leggermente.
«Sofia… e se invece di immaginare, volessi partecipare davvero?»
Lei sgranò gli occhi, ma non ritrasse la mano.
«Mi stai chiedendo di fare un trio con te e tuo figlio? Con mio nipote?»
Annuii, sostenendo il suo sguardo.
«Alessandro adora le donne che si vestono per lui. Collant lucidi, gonne corte, tacchi. Tu hai delle gambe bellissime e un corpo che farebbe perdere la testa a chiunque. Ho visto come ti guarda quando vieni a trovarci… non credo che direbbe di no.»
Sofia rimase in silenzio per un lungo momento. Poi un sorriso lento, malizioso, le comparve sulle labbra.
«Ho un paio di collant neri 15 denari super lucidi che non metto da tanto… e una gonna nera cortissima che mi fa un culo da urlo. E anche dei tacchi alti che non uso più per paura di sembrare troppo troia.»
Il mio respiro si fece più corto. Le strinsi la mano con più forza.
«Allora ti aspetto stasera a casa mia. Alle sei in punto. Porta tutto quello che serve per sentirti la puttana più desiderabile della stanza. Alessandro non sa niente. Sarà una sorpresa… per tutti e due.»
Sofia mi guardò negli occhi. Il suo sguardo era ormai acceso di eccitazione pura.
«Tuo figlio è davvero il ragazzo più fortunato del mondo… avere due donne come noi che si vestono da troie per lui.»
Si avvicinò e mi diede un bacio sulle labbra, non casto, ma lento e caldo, con un accenno di lingua che mi fece bagnare all’istante.
Quando mi staccai, sussurrò:
«Sarò lì alle 17:55 precise. Non voglio perdermi nemmeno un minuto di questa follia.»
Uscii da casa sua con le gambe molli e la figa che pulsava di desiderio. Guardai l’ora sul telefono: erano le 16:12.
Mentre camminavo verso casa, il vento primaverile mi accarezzava il viso, ma io riuscivo a pensare solo a una cosa: stasera mia sorella Sofia sarebbe venuta da noi vestita da puttana, con collant lucidi e tacchi alti, pronta a unirsi a me e ad Alessandro.
Non vedevo l’ora di vedere la faccia di mio figlio quando avrebbe capito che le due donne della sua vita stavano per regalargli il sogno proibito più grande di tutti.
scritto il
2026-04-20
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