L'amica di mia moglie
di
Spezzino87
genere
confessioni
Mi chiamo Luca.
Lavoro come rappresentante farmaceutico e, nonostante il tempo che inizia a bussare alle porte, mi considero ancora un bell’uomo. Ho da poco passato i quarant’anni e il corpo che una volta era scolpito mostra ora qualche segno dell’età e, lo ammetto, di qualche birra di troppo.
Sono sposato con Sara, una donna irresistibile: mora, occhi scuri, lineamenti raffinati e un fisico che sembra disegnato per far perdere la testa. Gambe lunghe, movenze sicure, una bellezza naturale che mi ha incantato dal primo giorno.
Letta così, la mia vita sembrerebbe perfetta.
E in parte lo è.
Ma tra me e Sara c’è sempre stato un punto debole, una distanza silenziosa che nessuno dei due ha mai davvero affrontato: l’intesa fisica.
Io sono istintivo, passionale, con un fuoco dentro che non sempre riesco a tenere a bada. Lei, invece, vive la sfera intima con più calma, più misura. Il risultato? Le occasioni per stare davvero insieme erano poche, troppo poche… e quel vuoto iniziava a farmi sentire inquieto.
Veniva spesso a casa nostra la Ro, Roberta, una sua amica di quelle che ti ispirano sesso solo a guardarle, piena di tatuaggi, e quella grinta addosso da darti l'idea di poter farti con lei la migliore scopata della tua vita. Su di lei mi ci facevo un sacco di film, alta, mora, quel culo abbondante da prendere a schiaffi, l'abbigliamento sempre "aggressivo" da mangiauomini. Cosa che lei é davvero, separata da poco, gia da sposata non elemosinava tradimenti, che Sara ogni volta mi raccontava schifata, e dopo la separazione si era data alla pazza gioia saltando da un letto all'altro.
Fu proprio in uno di quei periodi di “siccità” con Sara che mi lanciai in un'idea malsana. Creai un profilo falso su Instagram e iniziai a scriverle. Mi fingevo un ammiratore segreto, le facevo un sacco di complimenti anche piuttosto spinti. A lei piaceva essere al centro dell'attenzione. Insisteva nel sapere chi fossi ma custodivo gelosamente il mio anonimato.
Iniziammo a scriverci anche su Telegram.
All’inizio in modo leggero, quasi formale. Poi le parole cambiarono sapore. La Ro aveva un modo di comunicare che sembrava sfiorarti la pelle: frasi misurate, ma intrise di una sensualità sottile, elegante, impossibile da ignorare.
Parlammo per qualche giorno rimanendo io sempre nell'anonimato. I discorsi andavano un po piu sul piccante, e mi sbilanciai con qualche foto osé dove non si capiva chi ero veramente. Lei rispondeva in modo esplicito, e a me questa cosa faceva andare fuori di testa, la volevo. Ma come una goccia cinese dovevo prima insinuarle in testa il tarlo di me.
Dopo qualche giorno mi confidai parzialmente: "mi spiace, sto facendo una cagata, sono il marito di una delle tue amiche, benché lo voglia davvero, meglio finire qui".
"Non m'importa" mi disse lei "ormai ti voglio, potresti essere anche il marito di mia sorella, so cosa sono i tradimenti, non lo direi mai a nessuno, ma adesso ti voglio, mi hai cercato cosi tanto".
Ho l'eccitazione a mille, col cervello che non ragiona piu, e mi butto.
"Va bene, ma non ti dico ancora chi sono, vediamoci domattina al bar vicino casa tua, prendiamo un caffe, se avrai cambiato idea ci saremo incontrati per caso e avremmo fatto colazione insieme, se vorrai continuare allora andremo avanti".
La mattina dopo mi preparo in maniera semplice come mi vesto di solito, jeans e camicia.
Alle 8 sono al bar. Entro e la vedo in fondo seduta al tavolo, vestitino nero con una zip che parte al centro del seno e arriva fino in fondo al vestito. Stivale nero sotto le ginocchia. Sexy come sempre. Mi siedo accanto a lei, senza dire nulla, con un po di imbarazzo. "Luca, buongiorno, l'avevo capito che eri tu" mi sorride. "Cosa prendi?" Le chiedo.
Facciamo colazione, non parlando di quello che ci siamo detto in chat, solo una colazione tra amici. Poi le dico che devi andare un attimo al bagno.
Entro, faccio le mie cose, mi guardo allo specchio e mi sistemo la camicia. Apro la porta e me la trovo li davanti, non dice nulla, mi da una spinta sul petto e mi ri-spinge dentro il bagno, si gira e chiude il nottolino della porta. Si rigira verso di me, appoggia il suo dito indice sulla bocca e con uno "shhhh" mi fa capire di stare in silenzio.
Avvicina la bocca alla mia, a pochi millimetri e ci fermiamo li per un secondo che sembra 1 ora. Ci baciamo, le porto una mano tra i capelli sulla nuca e l'altra sul basso schiena per avvicinarla a me. Lei mi butta una mano sul culo che strizza per tastarne la durezza.
Le nostre lingue sono un vortice nelle nostre bocche.
Le metto le mani sulle cosce e parallelamente le faccio salire su sotto la gonna fino ad arrivare alla chiappe. Non si era messa le mutandine e tutta la sua pelle nuda era sotto le mie mani. Sorrido mentre ci baciamo. Si stacca, sorride anche lei, mi spinge indietro e mi slaccia i pantaloni che mi sfila verso il basso assieme agli slip. Il mio cazzo di dimensioni oltre la media svetta supereccitato davanti a lei.
Me lo afferra fissandomi negli occhi e senza dire una parola, e si inginocchia davanti a me. Dalla bocca fa scendere un importante rigolo di saliva che con la mano sapientemente spalma su tutto il mio cazzo, che inizia a segare in maniera fluida.
Fissandomi negli occhi lo fa sparire nella bocca ed inizia a muoversi contemporaneamente con la bocca e con la mano, mentre con l'altra inizia a massaggiarmi delicatamente le palle. La cosa mi manda fuori di testa, é bravissima.
Sento che sto per venire, le dico a bassa voce di fermarsi che non voglio finire cosi ma lei non mi ascolta e continua a spompinarmi, non reggo piu e vengo copiosamente e le riempio la bocca. Si tira su, ingoia tutto, prende un pezzo di carta igienica e si pulisce un rigolo che le colava da un lato della bocca.
"Non é finita qui, seguimi"
Usciamo dal bar, e ci dirigiamo verso casa sua. "Sali, Enrico é a scuola".
Chiuse la porta dietro di sé, ed entrammo in un cucina.
Iniziammo subito a baciarci, stavolta presi io l'iniziativa e con le mani sotto la sua gonna trovai subito la sua figa già bagnata per l'eccitazione. Ci baciavamo con passione mentre con un dito le percorrevo dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto ogni mm delle sue labbra, fermandomi un po sul clitoride per poi ripartire.
La misi di peso seduta sul tavolo, le abbassai il vestito tirando fuori le sue bellissime tette, che cominciai a baciare avidamente mentre le sorreggevo con entrambe le mani.
Faccio un passo indietro per godermi la scena: lei bellissima, seduta sul tavolo a gambe aperte, col vestito attoricgliato in vita su e la figa in bella vista, con gli stivali ancora addosso. "Sei mia" le dico.
Prendo una sedia, e mi apparecchio in mezzo alle sue gambe, e inizio a mangiarmi la sua figa. Con le mani le divarico le labbra, per far sì che la mia lingua passi in ogni punto. La lecco dal basso verso l'alto, poi le stuzzico il clitoride che mordo con le labbra, due dita iniziano a farsi strada dentro di lei e a muoversi assieme ai mie colpi di lingua.
"Aspetta, non voglio venire, ti prego"
Non la ascolto e continuo ancora qualche secondo per farla soffrire poi mi fermo di botto.
Mi rialzo davanti a lei, le sfilo tutto. Rimane nuda con gli stivali. Lei mi aiuta a sbottonare la mia camicia, mentre mi levo tutto il resto e rimango nudo davanti a lei.
"Come cazzo é grande" mi dice.
Mi metto davanti a lei, ancora seduta sul tavolo, ci baciamo ancora in modo appassionato, il mio cazzo é all'altezza perfetta e glielo struscio all'esterno della figa. Mi sussurra all'orecchio "Mettimelo dentro", io appoggio la punta e inizio a farlo entrare delicatamente, lei mi butta le mani sulle chiappe, che mi stringe e si tira a sé, e contemporaneamente da un colpo secco al bacino per infilarselo dentro di colpo. Fa un urlo di dolore mischiato al piacere. Inizio a pomparla fuori e dentro mentre ci continuiamo a baciare. Avvolge i suoi stivali sulle mie cosce e tirandomi a se coi talloni da il ritmo ai miei colpi. La sento godere e gemere ad ogni colpo.
Mi interrompo, la faccio scendere e le spingo la faccia sul tavolo. Li a pecora davanti a me, prima mi chino e le rilecco un po la figa da dietro, poi mi alzo e glielo rimetto dentro. Sento il calore della sua figa che stritola il mio cazzo ad ogni colpo, ogni volta che le entro dentro, lei sobbalza e geme. Mi bagno il pollice della mano sinistra, e inizio a girarglielo attorno al perineo. Con la mano destra, bagnata dai suoi umori, le stimolo il clitoride seguendo i colpi del mio cazzo. Piano piano lascio scivolare il mio pollice dentro il suo culo. Uno volta adattato lo faccio sfilare dentro e fuori, a ritmo alternato col mio cazzo. Mi grida "sto venendo", comincia a urlare i suoi gemiti sempre a voce piu alta fino a diventare un unico gemito continuo. "Sto per venire anche io" le dico, "Riempimi" mi dice, "Vienimi dentro". Pochi secondi e vengo per la seconda volta, questa volta dentro la sua figa.
Stiamo qualche secondo fermi immobili, poi esco, si gira, ci baciamo e ci abbracciamo "é stato bellissimo" mi dice "anche per me" rispondo.
Rimanemmo ancora un po insieme. Poi uscii. Qualche giorno dopo venne a trovare Sara a casa, ci incrociammo piu volte con lo sguardo, io cercai di non avere troppo a che fare con lei, ma ogni volta che la guardavo ripensavo a lei sul tavolo della sua cucina. Che quello sia stato solo un inizio...
Lavoro come rappresentante farmaceutico e, nonostante il tempo che inizia a bussare alle porte, mi considero ancora un bell’uomo. Ho da poco passato i quarant’anni e il corpo che una volta era scolpito mostra ora qualche segno dell’età e, lo ammetto, di qualche birra di troppo.
Sono sposato con Sara, una donna irresistibile: mora, occhi scuri, lineamenti raffinati e un fisico che sembra disegnato per far perdere la testa. Gambe lunghe, movenze sicure, una bellezza naturale che mi ha incantato dal primo giorno.
Letta così, la mia vita sembrerebbe perfetta.
E in parte lo è.
Ma tra me e Sara c’è sempre stato un punto debole, una distanza silenziosa che nessuno dei due ha mai davvero affrontato: l’intesa fisica.
Io sono istintivo, passionale, con un fuoco dentro che non sempre riesco a tenere a bada. Lei, invece, vive la sfera intima con più calma, più misura. Il risultato? Le occasioni per stare davvero insieme erano poche, troppo poche… e quel vuoto iniziava a farmi sentire inquieto.
Veniva spesso a casa nostra la Ro, Roberta, una sua amica di quelle che ti ispirano sesso solo a guardarle, piena di tatuaggi, e quella grinta addosso da darti l'idea di poter farti con lei la migliore scopata della tua vita. Su di lei mi ci facevo un sacco di film, alta, mora, quel culo abbondante da prendere a schiaffi, l'abbigliamento sempre "aggressivo" da mangiauomini. Cosa che lei é davvero, separata da poco, gia da sposata non elemosinava tradimenti, che Sara ogni volta mi raccontava schifata, e dopo la separazione si era data alla pazza gioia saltando da un letto all'altro.
Fu proprio in uno di quei periodi di “siccità” con Sara che mi lanciai in un'idea malsana. Creai un profilo falso su Instagram e iniziai a scriverle. Mi fingevo un ammiratore segreto, le facevo un sacco di complimenti anche piuttosto spinti. A lei piaceva essere al centro dell'attenzione. Insisteva nel sapere chi fossi ma custodivo gelosamente il mio anonimato.
Iniziammo a scriverci anche su Telegram.
All’inizio in modo leggero, quasi formale. Poi le parole cambiarono sapore. La Ro aveva un modo di comunicare che sembrava sfiorarti la pelle: frasi misurate, ma intrise di una sensualità sottile, elegante, impossibile da ignorare.
Parlammo per qualche giorno rimanendo io sempre nell'anonimato. I discorsi andavano un po piu sul piccante, e mi sbilanciai con qualche foto osé dove non si capiva chi ero veramente. Lei rispondeva in modo esplicito, e a me questa cosa faceva andare fuori di testa, la volevo. Ma come una goccia cinese dovevo prima insinuarle in testa il tarlo di me.
Dopo qualche giorno mi confidai parzialmente: "mi spiace, sto facendo una cagata, sono il marito di una delle tue amiche, benché lo voglia davvero, meglio finire qui".
"Non m'importa" mi disse lei "ormai ti voglio, potresti essere anche il marito di mia sorella, so cosa sono i tradimenti, non lo direi mai a nessuno, ma adesso ti voglio, mi hai cercato cosi tanto".
Ho l'eccitazione a mille, col cervello che non ragiona piu, e mi butto.
"Va bene, ma non ti dico ancora chi sono, vediamoci domattina al bar vicino casa tua, prendiamo un caffe, se avrai cambiato idea ci saremo incontrati per caso e avremmo fatto colazione insieme, se vorrai continuare allora andremo avanti".
La mattina dopo mi preparo in maniera semplice come mi vesto di solito, jeans e camicia.
Alle 8 sono al bar. Entro e la vedo in fondo seduta al tavolo, vestitino nero con una zip che parte al centro del seno e arriva fino in fondo al vestito. Stivale nero sotto le ginocchia. Sexy come sempre. Mi siedo accanto a lei, senza dire nulla, con un po di imbarazzo. "Luca, buongiorno, l'avevo capito che eri tu" mi sorride. "Cosa prendi?" Le chiedo.
Facciamo colazione, non parlando di quello che ci siamo detto in chat, solo una colazione tra amici. Poi le dico che devi andare un attimo al bagno.
Entro, faccio le mie cose, mi guardo allo specchio e mi sistemo la camicia. Apro la porta e me la trovo li davanti, non dice nulla, mi da una spinta sul petto e mi ri-spinge dentro il bagno, si gira e chiude il nottolino della porta. Si rigira verso di me, appoggia il suo dito indice sulla bocca e con uno "shhhh" mi fa capire di stare in silenzio.
Avvicina la bocca alla mia, a pochi millimetri e ci fermiamo li per un secondo che sembra 1 ora. Ci baciamo, le porto una mano tra i capelli sulla nuca e l'altra sul basso schiena per avvicinarla a me. Lei mi butta una mano sul culo che strizza per tastarne la durezza.
Le nostre lingue sono un vortice nelle nostre bocche.
Le metto le mani sulle cosce e parallelamente le faccio salire su sotto la gonna fino ad arrivare alla chiappe. Non si era messa le mutandine e tutta la sua pelle nuda era sotto le mie mani. Sorrido mentre ci baciamo. Si stacca, sorride anche lei, mi spinge indietro e mi slaccia i pantaloni che mi sfila verso il basso assieme agli slip. Il mio cazzo di dimensioni oltre la media svetta supereccitato davanti a lei.
Me lo afferra fissandomi negli occhi e senza dire una parola, e si inginocchia davanti a me. Dalla bocca fa scendere un importante rigolo di saliva che con la mano sapientemente spalma su tutto il mio cazzo, che inizia a segare in maniera fluida.
Fissandomi negli occhi lo fa sparire nella bocca ed inizia a muoversi contemporaneamente con la bocca e con la mano, mentre con l'altra inizia a massaggiarmi delicatamente le palle. La cosa mi manda fuori di testa, é bravissima.
Sento che sto per venire, le dico a bassa voce di fermarsi che non voglio finire cosi ma lei non mi ascolta e continua a spompinarmi, non reggo piu e vengo copiosamente e le riempio la bocca. Si tira su, ingoia tutto, prende un pezzo di carta igienica e si pulisce un rigolo che le colava da un lato della bocca.
"Non é finita qui, seguimi"
Usciamo dal bar, e ci dirigiamo verso casa sua. "Sali, Enrico é a scuola".
Chiuse la porta dietro di sé, ed entrammo in un cucina.
Iniziammo subito a baciarci, stavolta presi io l'iniziativa e con le mani sotto la sua gonna trovai subito la sua figa già bagnata per l'eccitazione. Ci baciavamo con passione mentre con un dito le percorrevo dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto ogni mm delle sue labbra, fermandomi un po sul clitoride per poi ripartire.
La misi di peso seduta sul tavolo, le abbassai il vestito tirando fuori le sue bellissime tette, che cominciai a baciare avidamente mentre le sorreggevo con entrambe le mani.
Faccio un passo indietro per godermi la scena: lei bellissima, seduta sul tavolo a gambe aperte, col vestito attoricgliato in vita su e la figa in bella vista, con gli stivali ancora addosso. "Sei mia" le dico.
Prendo una sedia, e mi apparecchio in mezzo alle sue gambe, e inizio a mangiarmi la sua figa. Con le mani le divarico le labbra, per far sì che la mia lingua passi in ogni punto. La lecco dal basso verso l'alto, poi le stuzzico il clitoride che mordo con le labbra, due dita iniziano a farsi strada dentro di lei e a muoversi assieme ai mie colpi di lingua.
"Aspetta, non voglio venire, ti prego"
Non la ascolto e continuo ancora qualche secondo per farla soffrire poi mi fermo di botto.
Mi rialzo davanti a lei, le sfilo tutto. Rimane nuda con gli stivali. Lei mi aiuta a sbottonare la mia camicia, mentre mi levo tutto il resto e rimango nudo davanti a lei.
"Come cazzo é grande" mi dice.
Mi metto davanti a lei, ancora seduta sul tavolo, ci baciamo ancora in modo appassionato, il mio cazzo é all'altezza perfetta e glielo struscio all'esterno della figa. Mi sussurra all'orecchio "Mettimelo dentro", io appoggio la punta e inizio a farlo entrare delicatamente, lei mi butta le mani sulle chiappe, che mi stringe e si tira a sé, e contemporaneamente da un colpo secco al bacino per infilarselo dentro di colpo. Fa un urlo di dolore mischiato al piacere. Inizio a pomparla fuori e dentro mentre ci continuiamo a baciare. Avvolge i suoi stivali sulle mie cosce e tirandomi a se coi talloni da il ritmo ai miei colpi. La sento godere e gemere ad ogni colpo.
Mi interrompo, la faccio scendere e le spingo la faccia sul tavolo. Li a pecora davanti a me, prima mi chino e le rilecco un po la figa da dietro, poi mi alzo e glielo rimetto dentro. Sento il calore della sua figa che stritola il mio cazzo ad ogni colpo, ogni volta che le entro dentro, lei sobbalza e geme. Mi bagno il pollice della mano sinistra, e inizio a girarglielo attorno al perineo. Con la mano destra, bagnata dai suoi umori, le stimolo il clitoride seguendo i colpi del mio cazzo. Piano piano lascio scivolare il mio pollice dentro il suo culo. Uno volta adattato lo faccio sfilare dentro e fuori, a ritmo alternato col mio cazzo. Mi grida "sto venendo", comincia a urlare i suoi gemiti sempre a voce piu alta fino a diventare un unico gemito continuo. "Sto per venire anche io" le dico, "Riempimi" mi dice, "Vienimi dentro". Pochi secondi e vengo per la seconda volta, questa volta dentro la sua figa.
Stiamo qualche secondo fermi immobili, poi esco, si gira, ci baciamo e ci abbracciamo "é stato bellissimo" mi dice "anche per me" rispondo.
Rimanemmo ancora un po insieme. Poi uscii. Qualche giorno dopo venne a trovare Sara a casa, ci incrociammo piu volte con lo sguardo, io cercai di non avere troppo a che fare con lei, ma ogni volta che la guardavo ripensavo a lei sul tavolo della sua cucina. Che quello sia stato solo un inizio...
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