La Notte della Canicola

di
genere
incesti

La casa di campagna sorgeva sulle colline tra Perugia e Gubbio, in una zona dove le tradizioni umbre rurali erano ancora vive e radicate. Luca l’aveva ereditata dal nonno, insieme ai racconti di sere d’estate passate sotto le stelle, alle processioni per San Ubaldo e alle antiche usanze contadine che mescolavano sacro e profano.
Da sette mesi Luca era rimasto vedovo. A 47 anni si era ritrovato solo a crescere Romina di 23 anni e Angelica di 21. Nonostante il dolore, aveva mantenuto il suo ruolo con fermezza: era il padre, quello che si faceva rispettare, che decideva e guidava. Eppure con le figlie aveva un rapporto di complicità profonda, fatto di abbracci lunghi, risate sincere e una fiducia che andava oltre il normale. Le ragazze lo sostenevano, lo coccolavano e, nelle sere più difficili, finivano spesso a dormire tutte e tre nello stesso letto.
Quella sera di fine agosto, durante la “canicola” – quel periodo di caldo opprimente che i vecchi del paese chiamavano ancora “la settimana della strega” – l’aria era immobile e pesante come piombo. Dopo cena, i tre si erano rifugiati nella grande camera matrimoniale al piano di sopra, l’unica con il vecchio ventilatore a soffitto di legno che cigolava pigramente.
Erano sdraiati sul grande letto king-size, Luca al centro. Romina alla sua destra, Angelica alla sua sinistra. Indossavano solo magliette leggere e shorts. Il caldo era così intenso che persino parlare sembrava faticoso.
Romina si girò verso il padre, appoggiandogli una mano sul petto.
«Papà… non si respira. Ricordi cosa diceva la nonna nelle sere di canicola?»
Luca sorrise debolmente. «Diceva che quando il caldo è così forte, è meglio togliersi tutto e lasciare che il corpo respiri… proprio come facevano i contadini una volta.»
Angelica si sollevò su un gomito, i capelli castani che le ricadevano sul viso. I suoi occhi castani brillavano nella penombra.
«Allora facciamolo anche noi. Dormiamo nudi, papà. Solo questa notte. Siamo solo noi tre, come in famiglia. Niente di strano.»
Luca rimase in silenzio per qualche secondo, guardando prima una figlia e poi l’altra. Sentiva il calore dei loro corpi vicini, la complicità di sempre, ma anche qualcosa di nuovo nell’aria afosa di quella sera estiva.
Alla fine annuì, con quel tono calmo e autorevole che le ragazze conoscevano bene.
«Va bene. Togliamo tutto. Ma restiamo rispettosi, chiaro?»
Le due ragazze sorrisero, scambiandosi uno sguardo complice. Si spogliarono lentamente, senza fretta. Romina rivelò il suo corpo morbido e generoso: seni grandi e pesanti con capezzoli larghi e scuri, sedere tondo e pieno. Angelica, più snella, mostrò il fisico tonico, il sedere alto e scolpito, il seno piccolo ma perfetto. Entrambe avevano la fighetta perfettamente rasata e due piedini curatissimi.
Luca si tolse maglietta e boxer, restando nudo in mezzo a loro.
Le ragazze si strinsero subito contro di lui, una da ogni lato. Iniziarono con baci affettuosi sulle guance, sul collo, sul petto. Ma quella sera i baci duravano di più, le carezze erano più lente, più consapevoli.
Romina fu la prima a portare i piedi in gioco. Sollevò una gamba e appoggiò delicatamente il suo piedino caldo sulla coscia del padre, sfiorandogli lentamente il cazzo semi-eretto con la pianta morbida e liscia.
«Ti sono sempre piaciuti i nostri piedini, vero papà?» sussurrò con voce dolce e calda.
Angelica fece lo stesso dall’altro lato. Il suo piedino più piccolo e arcuato accarezzò l’interno coscia di Luca, risalendo piano verso le palle.
Luca sospirò profondamente, il respiro già più pesante. Il suo cazzo si gonfiò rapidamente sotto le attenzioni delle figlie.
Per lunghi minuti le due ragazze si dedicarono ai piedi del padre con devozione. Romina usava la pianta del piede per massaggiare l’asta con movimenti lenti e sensuali, mentre Angelica gli stuzzicava la cappella con le dita curate. Poi si alternarono: una gli offriva i piedini da baciare e leccare, l’altra continuava a masturbarlo con i piedi.
Luca prendeva prima un piede di Romina, poi uno di Angelica, li baciava, li annusava, succhiava le dita una ad una con crescente passione. Il sapore leggermente salato della loro pelle calda per il caldo estivo lo faceva impazzire.
Romina si sdraiò sulla schiena e aprì le gambe, offrendosi. Luca si posizionò tra le sue cosce, ma prima prese uno dei suoi piedini e se lo premette sul viso, leccandolo avidamente mentre spingeva il cazzo dentro di lei con un gemito lungo e profondo.
«Oh papà…» mormorò Romina, inarcando la schiena.
Angelica si mise dietro il padre, premendo il suo corpo snello contro la schiena di lui e strofinandogli il piedino sul culo mentre Luca scopava la sorella maggiore con spinte lente e profonde.
Il ritmo aumentò gradualmente. Luca alternava: scopava Romina mentre le succhiava i piedi, poi passava ad Angelica, prendendola da dietro mentre lei gli offriva entrambi i piedini premuti sul viso. I gemiti delle ragazze riempivano la stanza, mescolandosi al cigolio del ventilatore.
Il primo orgasmo arrivò potente per Romina: tremò violentemente, contraendosi intorno al cazzo del padre mentre gli premeva forte il piedino sulla bocca. Angelica venne poco dopo, strofinandosi freneticamente contro la coscia di Luca. Lui non resistette più e si svuotò profondamente dentro Romina con un grugnito animalesco, riempiendola di sperma caldo.
Rimasero intrecciati, sudati e ansimanti, a scambiarsi baci lenti e umidi.

Secondo round – I collant velati

Dopo una ventina di minuti di coccole, Romina si alzò dal letto con uno sguardo malizioso.
«Papà… abbiamo portato una cosa dalla città. Pensiamo che ti piacerà molto.»
Lei e Angelica scomparvero per qualche minuto. Quando tornarono, Luca rimase senza fiato.
Entrambe indossavano solo un paio di collant neri velatissimi da 8 denari, trasparenti e lucidi. Il nylon aderiva come una seconda pelle ai loro corpi: si intravedevano perfettamente i capezzoli grandi di Romina, il sedere scolpito di Angelica e soprattutto i loro piedini curati, ora fasciati in quel tessuto sottile e scintillante.
Si misero carponi ai piedi del letto, come due gatte.
Angelica strofinò il piedino fasciato contro il cazzo ancora mezzo duro del padre.
«Adesso puoi giocare quanto vuoi con i nostri piedini…»
Luca diventò di nuovo durissimo in pochi secondi. Le ragazze gli fecero una lunghissima doppia footjob con i collant: quattro piedini avvolti nel nylon liscio e fresco che scivolavano perfettamente sull’asta, stringendola, accarezzandola, stuzzicandola.
Poi Luca le fece sdraiare una accanto all’altra. Leccò e succhiò i loro piedini attraverso il nylon, mordicchiando le piante, annusando il profumo del tessuto caldo mescolato al loro odore. Infine le prese entrambe con foga crescente: prima Romina a quattro zampe, tenendole un piede premuto sul viso mentre la fotteva con forza, poi Angelica, sempre con i collant che crepitavano sotto le sue spinte.
Il finale fu esplosivo.
Le due ragazze si sedettero sul bordo del letto, gambe tese in avanti, offrendo i quattro piedini fasciati nel nylon lucido. Luca si masturbò furiosamente davanti a quello spettacolo, mentre Romina e Angelica lo incitavano con voce roca:
«Vieni sui nostri piedini, papà…»
«Inondaci… vogliamo sentirti caldo sul collant…»
Luca esplose con un rantolo profondo, schizzando fiotti potenti di sperma sui piedini e sui collant di entrambe. Le ragazze si strofinarono i piedi tra loro, spalmando il suo seme sul nylon lucido, mentre si baciavano profondamente.
Esausti e soddisfatti, i tre crollarono abbracciati sul letto, corpi sudati, collant strappati in più punti e ricoperti di umori.
Luca baciò entrambe sulle labbra con tenerezza, accarezzando i loro capelli.
«Le mie due principesse… questa canicola non finirà mai.»
scritto il
2026-05-03
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