La madre della mia ragazza
di
fexalox
genere
etero
Alessio suonò il campanello con il solito sorriso sulle labbra. Era una calda sera di maggio e, come quasi tutte le sere, era passato da Francesca. Si frequentavano da quasi un anno, le famiglie si conoscevano e tutto filava liscio. Lui, diciotto anni appena compiuti, moro, occhi scuri e carnagione olivastra, non era il classico ragazzo a cui tutto veniva regalato. Doveva faticare per stare al passo con gli amici più benestanti, ma quel fuoco negli occhi e quel fisico asciutto e definito conquistavano chi lo guardava davvero.
La porta si aprì.
«Ops… Alessio, ciao!»
Federica, la mamma di Francesca, apparve sulla soglia con un’espressione sorpresa ma calda. Indossava un mini abito di seta nera, corto, leggerissimo, che le scivolava sulle curve come una seconda pelle. L’orlo terminava a metà coscia, lasciando intravedere l’inizio di un paio di autoreggenti nere molto velate, con la riga dietro che accentuava le gambe lunghe e ancora sode. Il seno, una terza piena e perfettamente modellata, premeva contro la seta sottile, segnando i capezzoli in modo quasi impercettibile ma sufficiente a far perdere un battito ad Alessio.
«Non ti aspettavo, Francesca è uscita con le amiche, tornerà tardi. Ma ti prego, entra… non stare lì fuori.»
La voce di Federica era morbida, un po’ più bassa del solito. Si spostò di lato, e mentre Alessio passava l’abito di seta frusciò contro le sue cosce. Un leggerissimo profumo di vaniglia e qualcosa di più caldo, più intimo, lo avvolse.
«Sicura? Non voglio disturbare…» disse lui, cercando di mantenere un tono normale, anche se i suoi occhi avevano già indugiato un secondo di troppo sulle gambe di lei.
«Disturbare? Ma figurati. Anzi, mi fai compagnia. Stavo per versarmi un bicchiere di vino bianco. Ne vuoi uno anche tu?»
Si spostarono in soggiorno. Federica camminava davanti a lui e quel vestito corto ondeggiava a ogni passo, rivelando il bordo delle autoreggenti e la curva alta e sodo del suo sedere. Alessio si sedette sul divano mentre lei tornava dalla cucina con due calici. Quando si chinò per posare il bicchiere sul tavolino basso, l’abito si aprì leggermente sul davanti, offrendogli una vista profonda sulla valle tra i suoi seni.
Parlarono del più e del meno. Del fatto che Francesca era sempre più impegnata con la scuola, delle sue amiche, del caldo che non dava tregua. Ma l’aria tra loro stava cambiando. Federica lo guardava con un’intensità diversa, un sorriso appena accennato, quasi complice. Incrociava le gambe lentamente, lasciando che la seta risalisse ancora un po’.
A un certo punto si alzò per prendere una coperta leggera, anche se non serviva. Quando tornò, invece di sedersi sulla poltrona, si accomodò sul divano accanto a lui, un po’ più vicina del necessario.
«Sai, Alessio… sei cresciuto tantissimo in quest’ultimo anno» mormorò, passando un dito sul bordo del suo bicchiere. «Sei diventato un uomo molto bello. E si vede che hai carattere. Non è facile per un ragazzo della tua età dover sempre… combattere per stare al livello.»
Lui deglutì. Il cuore gli batteva forte. Federica appoggiò una mano sulla sua coscia, casualmente, ma non la tolse.
«Signora Federica… io…»
«Shh.» Gli sorrise, dolce e pericolosa allo stesso tempo. «Qui siamo solo io e te. E stasera non sono la mamma di Francesca. Sono solo Federica.»
Si avvicinò ancora. Il suo seno sfiorò il braccio di Alessio. Lui sentiva il calore del suo corpo attraverso la seta sottile. Quando lei inclinò la testa e gli sfiorò le labbra con le sue, fu come se qualcosa dentro di lui si spezzasse. Il bacio cominciò lento, esplorativo, ma presto divenne più profondo, più affamato. La lingua di Federica cercò la sua con esperienza e desiderio.
Le mani di Alessio salirono sulle sue cosce, accarezzando la seta delle autoreggenti. Lei gemette piano contro la sua bocca quando le dita di lui raggiunsero il bordo di pizzo.
«Toccami…» sussurrò lei, mordicchiandogli il labbro inferiore.
Lo fece alzare in piedi. Gli tolse la maglietta con gesti lenti, baciandogli il petto, scendendo sugli addominali. Si inginocchiò davanti a lui, abbassandogli i pantaloni. Quando liberò il suo sesso già durissimo, lo guardò negli occhi con un sorriso carico di lussuria.
«Dio… sei bellissimo» mormorò prima di prenderlo in bocca, caldo, bagnato, profondo.
Alessio gemette, infilando le dita tra i capelli di Federica mentre lei lo succhiava con una dedizione lenta e sensuale, alternando lingua e labbra, guardandolo dal basso con quegli occhi carichi di desiderio proibito.
Lo portò quasi al limite, poi si alzò. Lasciò cadere l’abito di seta ai suoi piedi. Rimase solo con le autoreggenti nere e un piccolo slip di pizzo. Il suo corpo era maturo, sensuale, pieno di quella femminilità che solo gli anni possono regalare: seni alti e sodi, vita stretta, fianchi morbidi e quel sedere tondo che sembrava scolpito.
Lo spinse sul divano e gli salì sopra. Scostò lo slip di lato e scese lentamente su di lui, centimetro dopo centimetro, fino a prenderlo tutto dentro di sé con un lungo gemito strozzato.
«Cazzo… sei così grosso…» ansimò.
Iniziò a muoversi. Prima piano, godendosi ogni sensazione, poi sempre più intensamente. I suoi seni ballavano davanti al viso di Alessio, che li afferrò, li succhiò, li morse piano. Federica accelerò, cavalcandolo con passione crescente, i fianchi che sbattevano contro di lui, il rumore umido della loro unione che riempiva la stanza.
«Più forte… sì, così…» lo incitava.
Alessio la afferrò per i fianchi e la penetrò dal basso con colpi profondi e potenti. Federica tremava, gemeva sempre più forte, la testa rovesciata all’indietro. Quando sentì l’orgasmo arrivare, si contrasse intorno a lui con violenza, urlando il suo nome mentre veniva, bagnandolo copiosamente.
Alessio non resistette più. La girò di schiena sul divano, le alzò una gamba e la prese con forza da dietro, affondando fino in fondo ad ogni spinta. Il sedere sodo di Federica tremava a ogni impatto. La mano di lui le stringeva un seno, l’altra le teneva il fianco.
«Vengo… dentro di te…» ringhiò.
«Sì! Riempimi!»
Con un ultimo affondo potente, Alessio esplose dentro di lei, fiotti caldi e abbondanti mentre entrambi tremavano in un orgasmo lungo e devastante.
Rimasero così, sudati, ansimanti, ancora uniti, mentre la realtà di ciò che era appena successo iniziava lentamente a farsi strada.
La porta si aprì.
«Ops… Alessio, ciao!»
Federica, la mamma di Francesca, apparve sulla soglia con un’espressione sorpresa ma calda. Indossava un mini abito di seta nera, corto, leggerissimo, che le scivolava sulle curve come una seconda pelle. L’orlo terminava a metà coscia, lasciando intravedere l’inizio di un paio di autoreggenti nere molto velate, con la riga dietro che accentuava le gambe lunghe e ancora sode. Il seno, una terza piena e perfettamente modellata, premeva contro la seta sottile, segnando i capezzoli in modo quasi impercettibile ma sufficiente a far perdere un battito ad Alessio.
«Non ti aspettavo, Francesca è uscita con le amiche, tornerà tardi. Ma ti prego, entra… non stare lì fuori.»
La voce di Federica era morbida, un po’ più bassa del solito. Si spostò di lato, e mentre Alessio passava l’abito di seta frusciò contro le sue cosce. Un leggerissimo profumo di vaniglia e qualcosa di più caldo, più intimo, lo avvolse.
«Sicura? Non voglio disturbare…» disse lui, cercando di mantenere un tono normale, anche se i suoi occhi avevano già indugiato un secondo di troppo sulle gambe di lei.
«Disturbare? Ma figurati. Anzi, mi fai compagnia. Stavo per versarmi un bicchiere di vino bianco. Ne vuoi uno anche tu?»
Si spostarono in soggiorno. Federica camminava davanti a lui e quel vestito corto ondeggiava a ogni passo, rivelando il bordo delle autoreggenti e la curva alta e sodo del suo sedere. Alessio si sedette sul divano mentre lei tornava dalla cucina con due calici. Quando si chinò per posare il bicchiere sul tavolino basso, l’abito si aprì leggermente sul davanti, offrendogli una vista profonda sulla valle tra i suoi seni.
Parlarono del più e del meno. Del fatto che Francesca era sempre più impegnata con la scuola, delle sue amiche, del caldo che non dava tregua. Ma l’aria tra loro stava cambiando. Federica lo guardava con un’intensità diversa, un sorriso appena accennato, quasi complice. Incrociava le gambe lentamente, lasciando che la seta risalisse ancora un po’.
A un certo punto si alzò per prendere una coperta leggera, anche se non serviva. Quando tornò, invece di sedersi sulla poltrona, si accomodò sul divano accanto a lui, un po’ più vicina del necessario.
«Sai, Alessio… sei cresciuto tantissimo in quest’ultimo anno» mormorò, passando un dito sul bordo del suo bicchiere. «Sei diventato un uomo molto bello. E si vede che hai carattere. Non è facile per un ragazzo della tua età dover sempre… combattere per stare al livello.»
Lui deglutì. Il cuore gli batteva forte. Federica appoggiò una mano sulla sua coscia, casualmente, ma non la tolse.
«Signora Federica… io…»
«Shh.» Gli sorrise, dolce e pericolosa allo stesso tempo. «Qui siamo solo io e te. E stasera non sono la mamma di Francesca. Sono solo Federica.»
Si avvicinò ancora. Il suo seno sfiorò il braccio di Alessio. Lui sentiva il calore del suo corpo attraverso la seta sottile. Quando lei inclinò la testa e gli sfiorò le labbra con le sue, fu come se qualcosa dentro di lui si spezzasse. Il bacio cominciò lento, esplorativo, ma presto divenne più profondo, più affamato. La lingua di Federica cercò la sua con esperienza e desiderio.
Le mani di Alessio salirono sulle sue cosce, accarezzando la seta delle autoreggenti. Lei gemette piano contro la sua bocca quando le dita di lui raggiunsero il bordo di pizzo.
«Toccami…» sussurrò lei, mordicchiandogli il labbro inferiore.
Lo fece alzare in piedi. Gli tolse la maglietta con gesti lenti, baciandogli il petto, scendendo sugli addominali. Si inginocchiò davanti a lui, abbassandogli i pantaloni. Quando liberò il suo sesso già durissimo, lo guardò negli occhi con un sorriso carico di lussuria.
«Dio… sei bellissimo» mormorò prima di prenderlo in bocca, caldo, bagnato, profondo.
Alessio gemette, infilando le dita tra i capelli di Federica mentre lei lo succhiava con una dedizione lenta e sensuale, alternando lingua e labbra, guardandolo dal basso con quegli occhi carichi di desiderio proibito.
Lo portò quasi al limite, poi si alzò. Lasciò cadere l’abito di seta ai suoi piedi. Rimase solo con le autoreggenti nere e un piccolo slip di pizzo. Il suo corpo era maturo, sensuale, pieno di quella femminilità che solo gli anni possono regalare: seni alti e sodi, vita stretta, fianchi morbidi e quel sedere tondo che sembrava scolpito.
Lo spinse sul divano e gli salì sopra. Scostò lo slip di lato e scese lentamente su di lui, centimetro dopo centimetro, fino a prenderlo tutto dentro di sé con un lungo gemito strozzato.
«Cazzo… sei così grosso…» ansimò.
Iniziò a muoversi. Prima piano, godendosi ogni sensazione, poi sempre più intensamente. I suoi seni ballavano davanti al viso di Alessio, che li afferrò, li succhiò, li morse piano. Federica accelerò, cavalcandolo con passione crescente, i fianchi che sbattevano contro di lui, il rumore umido della loro unione che riempiva la stanza.
«Più forte… sì, così…» lo incitava.
Alessio la afferrò per i fianchi e la penetrò dal basso con colpi profondi e potenti. Federica tremava, gemeva sempre più forte, la testa rovesciata all’indietro. Quando sentì l’orgasmo arrivare, si contrasse intorno a lui con violenza, urlando il suo nome mentre veniva, bagnandolo copiosamente.
Alessio non resistette più. La girò di schiena sul divano, le alzò una gamba e la prese con forza da dietro, affondando fino in fondo ad ogni spinta. Il sedere sodo di Federica tremava a ogni impatto. La mano di lui le stringeva un seno, l’altra le teneva il fianco.
«Vengo… dentro di te…» ringhiò.
«Sì! Riempimi!»
Con un ultimo affondo potente, Alessio esplose dentro di lei, fiotti caldi e abbondanti mentre entrambi tremavano in un orgasmo lungo e devastante.
Rimasero così, sudati, ansimanti, ancora uniti, mentre la realtà di ciò che era appena successo iniziava lentamente a farsi strada.
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