Il bacio del Vate sul lago
di
fexalox
genere
incesti
Nel cuore di un weekend di fine primavera, il Lago di Garda scintillava come un gioiello incastonato tra le colline veronesi. Paola e Alfredo avevano scelto l’Hotel Villa del Sogno, una dimora liberty intima e discreta affacciata sulle acque calme di Gardone Riviera. Era il regalo di compleanno che Alfredo, ventun anni, aveva insistentemente chiesto alla madre: due giorni solo loro, per visitare il Vittoriale degli Italiani, la dimora-museo di Gabriele D’Annunzio, il Vate che il ragazzo amava con passione quasi devota.
Paola, quarantasette anni, era una donna formosa e magnifica. Il suo corpo maturo raccontava storie di maternità e di vita vissuta: un seno generoso di quarta misura che tendeva i tessuti con generosa pienezza, fianchi morbidi e un sedere tondo, carnoso, che ondeggiava con naturale sensualità a ogni passo. I capelli castani mossi le incorniciavano il viso ancora fresco, e i suoi occhi nocciola trasmettevano quella dolce autorevolezza tipica di una madre che aveva cresciuto da sola il suo unico figlio.
Alfredo era alto, atletico, con lineamenti belli e decisi. Un ragazzo affettuoso, quasi devoto verso la madre. Il suo membro, già importante a riposo, diventava imponente quando l’eccitazione lo chiamava.
La prima giornata fu perfetta. Passeggiarono tra le stanze stravaganti del Vittoriale, tra reliquie, libri e quel lusso decadente che tanto affascinava Alfredo. Lui citava versi di D’Annunzio a memoria, la voce calda e vibrante:
«La vita è un dono, mamma. E io voglio viverla senza rimpianti, come il Vate.»
Paola lo ascoltava sorridendo, orgogliosa e commossa. Ogni tanto lui le prendeva la mano, intrecciava le dita con le sue, o le posava un braccio intorno alla vita con naturale tenerezza. Tornati in albergo, cenarono sulla terrazza privata della loro suite affacciata sul lago. Il vino bianco fresco e il tramonto infuocato fecero il resto.
Quando rientrarono in camera, l’aria era carica di qualcosa di nuovo.
Alfredo si avvicinò alla madre da dietro mentre lei guardava il lago dalla finestra. Le cinse la vita morbida con le braccia e affondò il viso nel suo collo, inspirando il suo profumo caldo di donna.
«Ti amo, mamma… Sei bellissima stasera.»
Le sue parole erano dolci, ma la voce aveva una sfumatura più profonda. Paola sentì un brivido lungo la schiena. Si voltò lentamente e gli accarezzò il viso.
«Alfredo… tesoro mio.»
Lui non attese. Le sfiorò le labbra con un bacio leggero, quasi timido. Poi un altro. E un altro ancora. Ogni bacio diventava più lungo, più esigente. Le loro bocche si schiusero. Le lingue si trovarono con dolce urgenza. Paola gemette piano contro la bocca del figlio, sorpresa dalla propria reazione. Le mani di Alfredo scivolarono sui suoi fianchi, stringendo la carne morbida attraverso il vestito leggero.
«Mamma… sei così calda,» mormorò lui tra un bacio e l’altro, citando ancora il Vate a fior di labbra: «Il desiderio è la sola cosa che rende immortali…»
Il petting arrivò quasi senza che se ne accorgessero. Alfredo la fece sdraiare sul grande letto king size. Le sue mani esplorarono il corpo maturo di Paola con reverenza e fame. Le accarezzò il seno pesante sopra il vestito, poi lo liberò dal tessuto. I capezzoli grandi e scuri si inturgidirono immediatamente sotto le sue dita e la sua bocca. Paola ansimava, le mani tra i capelli del figlio.
Quando lui si premette contro di lei, Paola sentì chiaramente l’erezione poderosa contro la propria coscia. Il membro di Alfredo era durissimo, spesso, e la sua dimensione la fece arrossire violentemente.
«Alfredo… Dio mio… è enorme,» sussurrò imbarazzata, con un misto di shock e eccitazione.
Lui sorrise contro il suo collo, spingendo piano il bacino contro di lei.
«È per te, mamma. Solo per te.»
Paola, dopo un attimo di esitazione, scese lungo il corpo del figlio. Gli abbassò i pantaloni e liberò quel cazzo grosso e venoso che svettava orgoglioso. Lo guardò per qualche secondo, poi, con un sospiro tremante, lo prese tra le labbra. Prima solo la cappella, leccandola con lentezza colta, quasi studiosa. Poi sempre più a fondo, fino a dove riusciva. Alfredo gemette forte, le mani nei capelli di lei.
«Mamma… la tua bocca è paradiso…»
Lo succhiò con crescente passione, alternando lingua, labbra e mani, mentre lui le accarezzava il viso con amore. I suoni umidi riempivano la stanza elegante.
Non resistettero più.
Paola si sdraiò sulla schiena, aprendo le gambe con vergognosa disponibilità. Alfredo si posizionò tra le sue cosce carnose e, guardandola negli occhi, spinse lentamente dentro di lei. Il suo grosso membro la aprì con una pressione deliziosa e quasi dolorosa. Paola inarcò la schiena, gemendo forte.
«Piano, amore… sei così grosso… mi riempi tutta…»
Iniziarono a muoversi insieme. Prima con dolcezza, poi con sempre maggiore intensità. Alfredo le stringeva i seni pesanti mentre affondava ritmicamente dentro la figa calda e bagnatissima della madre. La prima volta vennero quasi insieme: lei con un grido strozzato, contratta intorno a lui, lui inondandola di seme caldo e abbondante.
Non si fermarono.
La seconda volta fu più animalesca. Paola a quattro zampe, il sedere tondo e carnoso offerto al figlio. Alfredo la prese da dietro con colpi potenti, una mano tra i suoi capelli, l’altra che le stringeva un fianco. I suoni umidi della carne che sbatteva riempivano la stanza.
«Sei mia, mamma… la mia donna,» ringhiava lui tra un affondo e l’altro.
«Sono la tua troia, amore… scopami più forte,» rispose lei, persa nel piacere.
La terza volta arrivò dopo una lunga sessione di baci e carezze. Paola cavalcava il figlio con movimenti lenti e profondi, il seno che ondeggiava pesante davanti al viso di lui. Si baciarono per tutto il tempo, lingue intrecciate, mentre lei lo mungeva con la sua figa matura fino a farlo esplodere di nuovo dentro di sé.
Esausti, si addormentarono abbracciati, il seme del figlio che colava tra le cosce di Paola.
La mattina dopo, la luce dorata del lago filtrava dalle tende. Alfredo si svegliò con il membro già duro contro il fianco della madre. Paola aprì gli occhi e sorrise, maliziosa. Senza dire una parola, gli salì sopra. Questa volta fu lento, quasi rituale. Si mossero insieme in perfetta sintonia, occhi negli occhi, sussurrandosi parole d’amore proibito.
«Ti amo, mamma.»
«Ti amo anch’io, tesoro mio… non smettere mai.»
Vennero insieme per la quarta volta, in un orgasmo dolce e intenso, stretti in un abbraccio che sapeva di nuova intimità.
Mentre facevano colazione sulla terrazza, Paola posò la mano su quella del figlio.
«Questo weekend ha cambiato tutto, vero?»
Alfredo le baciò il palmo della mano.
«Solo l’inizio, mamma. Come il Vate, voglio vivere ogni desiderio fino in fondo… con te.»
Il lago brillava sotto di loro, testimone silenzioso di un tabù trasformato in passione profonda e inestinguibile.
Paola, quarantasette anni, era una donna formosa e magnifica. Il suo corpo maturo raccontava storie di maternità e di vita vissuta: un seno generoso di quarta misura che tendeva i tessuti con generosa pienezza, fianchi morbidi e un sedere tondo, carnoso, che ondeggiava con naturale sensualità a ogni passo. I capelli castani mossi le incorniciavano il viso ancora fresco, e i suoi occhi nocciola trasmettevano quella dolce autorevolezza tipica di una madre che aveva cresciuto da sola il suo unico figlio.
Alfredo era alto, atletico, con lineamenti belli e decisi. Un ragazzo affettuoso, quasi devoto verso la madre. Il suo membro, già importante a riposo, diventava imponente quando l’eccitazione lo chiamava.
La prima giornata fu perfetta. Passeggiarono tra le stanze stravaganti del Vittoriale, tra reliquie, libri e quel lusso decadente che tanto affascinava Alfredo. Lui citava versi di D’Annunzio a memoria, la voce calda e vibrante:
«La vita è un dono, mamma. E io voglio viverla senza rimpianti, come il Vate.»
Paola lo ascoltava sorridendo, orgogliosa e commossa. Ogni tanto lui le prendeva la mano, intrecciava le dita con le sue, o le posava un braccio intorno alla vita con naturale tenerezza. Tornati in albergo, cenarono sulla terrazza privata della loro suite affacciata sul lago. Il vino bianco fresco e il tramonto infuocato fecero il resto.
Quando rientrarono in camera, l’aria era carica di qualcosa di nuovo.
Alfredo si avvicinò alla madre da dietro mentre lei guardava il lago dalla finestra. Le cinse la vita morbida con le braccia e affondò il viso nel suo collo, inspirando il suo profumo caldo di donna.
«Ti amo, mamma… Sei bellissima stasera.»
Le sue parole erano dolci, ma la voce aveva una sfumatura più profonda. Paola sentì un brivido lungo la schiena. Si voltò lentamente e gli accarezzò il viso.
«Alfredo… tesoro mio.»
Lui non attese. Le sfiorò le labbra con un bacio leggero, quasi timido. Poi un altro. E un altro ancora. Ogni bacio diventava più lungo, più esigente. Le loro bocche si schiusero. Le lingue si trovarono con dolce urgenza. Paola gemette piano contro la bocca del figlio, sorpresa dalla propria reazione. Le mani di Alfredo scivolarono sui suoi fianchi, stringendo la carne morbida attraverso il vestito leggero.
«Mamma… sei così calda,» mormorò lui tra un bacio e l’altro, citando ancora il Vate a fior di labbra: «Il desiderio è la sola cosa che rende immortali…»
Il petting arrivò quasi senza che se ne accorgessero. Alfredo la fece sdraiare sul grande letto king size. Le sue mani esplorarono il corpo maturo di Paola con reverenza e fame. Le accarezzò il seno pesante sopra il vestito, poi lo liberò dal tessuto. I capezzoli grandi e scuri si inturgidirono immediatamente sotto le sue dita e la sua bocca. Paola ansimava, le mani tra i capelli del figlio.
Quando lui si premette contro di lei, Paola sentì chiaramente l’erezione poderosa contro la propria coscia. Il membro di Alfredo era durissimo, spesso, e la sua dimensione la fece arrossire violentemente.
«Alfredo… Dio mio… è enorme,» sussurrò imbarazzata, con un misto di shock e eccitazione.
Lui sorrise contro il suo collo, spingendo piano il bacino contro di lei.
«È per te, mamma. Solo per te.»
Paola, dopo un attimo di esitazione, scese lungo il corpo del figlio. Gli abbassò i pantaloni e liberò quel cazzo grosso e venoso che svettava orgoglioso. Lo guardò per qualche secondo, poi, con un sospiro tremante, lo prese tra le labbra. Prima solo la cappella, leccandola con lentezza colta, quasi studiosa. Poi sempre più a fondo, fino a dove riusciva. Alfredo gemette forte, le mani nei capelli di lei.
«Mamma… la tua bocca è paradiso…»
Lo succhiò con crescente passione, alternando lingua, labbra e mani, mentre lui le accarezzava il viso con amore. I suoni umidi riempivano la stanza elegante.
Non resistettero più.
Paola si sdraiò sulla schiena, aprendo le gambe con vergognosa disponibilità. Alfredo si posizionò tra le sue cosce carnose e, guardandola negli occhi, spinse lentamente dentro di lei. Il suo grosso membro la aprì con una pressione deliziosa e quasi dolorosa. Paola inarcò la schiena, gemendo forte.
«Piano, amore… sei così grosso… mi riempi tutta…»
Iniziarono a muoversi insieme. Prima con dolcezza, poi con sempre maggiore intensità. Alfredo le stringeva i seni pesanti mentre affondava ritmicamente dentro la figa calda e bagnatissima della madre. La prima volta vennero quasi insieme: lei con un grido strozzato, contratta intorno a lui, lui inondandola di seme caldo e abbondante.
Non si fermarono.
La seconda volta fu più animalesca. Paola a quattro zampe, il sedere tondo e carnoso offerto al figlio. Alfredo la prese da dietro con colpi potenti, una mano tra i suoi capelli, l’altra che le stringeva un fianco. I suoni umidi della carne che sbatteva riempivano la stanza.
«Sei mia, mamma… la mia donna,» ringhiava lui tra un affondo e l’altro.
«Sono la tua troia, amore… scopami più forte,» rispose lei, persa nel piacere.
La terza volta arrivò dopo una lunga sessione di baci e carezze. Paola cavalcava il figlio con movimenti lenti e profondi, il seno che ondeggiava pesante davanti al viso di lui. Si baciarono per tutto il tempo, lingue intrecciate, mentre lei lo mungeva con la sua figa matura fino a farlo esplodere di nuovo dentro di sé.
Esausti, si addormentarono abbracciati, il seme del figlio che colava tra le cosce di Paola.
La mattina dopo, la luce dorata del lago filtrava dalle tende. Alfredo si svegliò con il membro già duro contro il fianco della madre. Paola aprì gli occhi e sorrise, maliziosa. Senza dire una parola, gli salì sopra. Questa volta fu lento, quasi rituale. Si mossero insieme in perfetta sintonia, occhi negli occhi, sussurrandosi parole d’amore proibito.
«Ti amo, mamma.»
«Ti amo anch’io, tesoro mio… non smettere mai.»
Vennero insieme per la quarta volta, in un orgasmo dolce e intenso, stretti in un abbraccio che sapeva di nuova intimità.
Mentre facevano colazione sulla terrazza, Paola posò la mano su quella del figlio.
«Questo weekend ha cambiato tutto, vero?»
Alfredo le baciò il palmo della mano.
«Solo l’inizio, mamma. Come il Vate, voglio vivere ogni desiderio fino in fondo… con te.»
Il lago brillava sotto di loro, testimone silenzioso di un tabù trasformato in passione profonda e inestinguibile.
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