Lucy - La spiaggia (3 - Finale)

di
genere
trans

Mi rialzai a fatica.
Ero in uno stato pietoso, sporca di sabbia, di orina, di sperma, con le calze ridotte a brandelli.
Trovai le scarpe, il perizoma e il vestito leggero e li indossai, e mi incamminai verso casa.
Nonostante l’ora c’era ancora qualcuno in giro, per cui decisi di prendere le stradine secondarie visto che non offrivo un bello spettacolo.
Poi l’idea mi balenò nel cervello.
Casa mia era ancora lontana, ma a meno di metà strada c’era l’alloggio dei due ragazzi. Lo raggiunsi, e guardai la pulsantiera del citofono sperando di poter identificare in qualche modo il tasto giusto.
Fortunatamente nello stabile c’era solo un B&B, e quando suonai il campanello, mi sentii sollevata udendo in risposta la voce di Mario.
Mi fecero salire, mi offrirono qualcosa da bere, e raccontai loro a mia avventura coi due uomini.
Chiesi loro di poter usare il bagno. Buttai via le calze, e mi infilai sotto la doccia con tutta la parrucca e l’intimo, fradici di piscio. Mi sciacquai completamente col doccino, poi, approfittando della sua forma (era un doccino moderno a “bacchetta” non il classico “telefono”) mi feci anche una bella pulizia interna.
Lo infilai piano nel retto, sentendo che entrava senza alcuno sforzo a causa della dilatazione causata dalle numerose sodomizzazioni subite quella notte, e aprii l’acqua.
Mi sentii sollevata vedendo che nell’acqua che usciva senza sosta dal mio intestino, una volta sfilato il doccino, vedevo tracce di sperma e di feci, ma non di sangue.
Appendemmo ad asciugare le mie cose, e i due mi proposero di fermarmi a dormire da loro, usando un lettino libero.
Accettai, anche perché al momento l’alternativa era quella di uscire per strada completamente nuda, e prima di rendermene conto caddi in un sonno ristoratore.

“Ehi… bella addormentata… come stai?”
La voce di Mario mi svegliò, e anche se non ero nelle vesti femminili mi fece piacere che si rivolgesse a me come ad una ragazza.
I miei vestiti e la parrucca erano asciutti, per cui li indossai, truccandomi alla bell’e meglio con quel poco che avevo in borsetta.
I due indugiavano tra letti e divano, per cui approfittai del rasoio di uno dei due per farmi la barba e depilarmi un po’ le gambe, rimaste senza calze, poi andai in cucina. Cercando nei mobili preparai il caffè per tutti e tre e mi presentai con un vassoio e le tre tazze nella camera dove i due erano ancora sdraiati sui letti.
Sorseggiammo insieme il caffè, e ringraziai ancora i due per l’ospitalità, per poi baciare dolcemente prima uno e poi l’altro.
“Come va?” mi chiese Giorgio e io gli risposi che tutto sommato andava bene… “Solo mi fa un po’ male il culo!”
Ridendo Mario mi disse che avrei dovuto mettere un po’ di pomata, e io quasi mi stupii a sentirmi rispondere “Vuoi mettermela tu tesoro?”
Inutile, ero e sono una troia fino al midollo.
Mario, colta la palla al balzo, corse in bagno a prendere la Nivea, ma quando tornò mi trovò abbracciata a limonare con l’amico mentre gli segavo l’uccello.
Mi consigliò di mettermi a pecorina per svolgere il suo compito, e Giorgio ne approfittò per farsi spompinare. Succhiavo il suo bel cazzo mentre l’amico mi infilava le dita unte di crema nel culo, ruotandole per massaggiarmi e ammorbidire lo sfintere.
Un po’ per gratitudine, un po’ per troiaggine ero di nuovo a letto con questi due ragazzi nonostante poche ore prima fossi stata usata quasi fino allo stupro da quei due sconosciuti.
Quando sentii Mario sfilarmi le dita dal culo dopo averlo dilatato e lubrificato per bene, sapevo cosa mi aspettava, e non mi negai; smettendo per un attimo di succhiare il cazzo del suo amico gli dissi solamente “Fai solo piano… me lo hanno rotto per bene” pur sapendo che in questo modo, se una parte gli chiedevo di avere cautela, dall’altra probabilmente lo eccitavo ancora di più.
Infatti non appena appoggiò la cappella a quel buco arrossato e dolente, bastò una spinta leggera per farla entrare e, con lei, i primi centimetri di cazzo.
Fui io stessa a muovermi verso di lui per farmi penetrare delicatamente ma a fondo. Non sentivo dolore come temevo, anche perchè i muscoli anali non erano ancora tornati alla normalità. Ero ancora “larga” dato che ebbi l’impressione che il mio culo accogliesse il suo cazzo senza alcuno sforzo.
“Mmmmm” mugolai senza togliermi di bocca il cazzo dell’amico, per fargli capire che apprezzavo oltre ogni previsione quell’inculata così delicata.
Che nottata… inculata e riempita di sborra da questi due ragazzi, poi usata come una bambola gonfiabile dai due sconosciuti, costretta a ricevere la doccia e a bere il loro piscio, e ora di nuovo a fare sesso con questi due! Ero venuta al mare sperando in un’avventura piccante, ma mai e poi mai avrei immaginato una notte così, e soprattutto quanto avrei goduto anche nell’abbruttimento in cui ero precipitata con i due sconosciuti.
Mario prese ad incularmi con vai e vieni profondi ma lenti, temendo di farmi male, mentre io succhiavo l’uccello di Giorgio, gli leccavo i coglioni, mentre con un dito birichino gli soleticavo l’ano per poi spingergli dentro una falange. Sentii il cazzo sobbalzare nella mia bocca reagendo a quella penetrazione inaspettata, e allora spinsi ancora fino a far entrare l’intero dito nel suo culo.
Giorgio lanciò un urlo, e subito mi riempì la bocca di sperma, che subito mandai giù.
Mario anche aveva leggermente intensificato i suoi colpi nel mio culo, pur senza mai diventare violento, e quando sentii che stava per venire gli urlai: “In bocca… lo voglio in bocca!”
Mario fu abbastanza lucido e soprattutto veloce a sfilarmi il cazzo dal culo e a venire verso il mio viso, ma anche così il primo schizzo di sperma mi colpì sul viso, prima che imboccassi la cappella per ingoiare i successivi fiotti di seme.
Anche Giorgio si riavvicinò, per farsi ripulire il cazzo dalla mia bocca, che succhiando alternativamente i due cazzi aspirava i pochi residui di sperma rimasti all’interno dei canali, ma senza far ritrovare loro la piena erezione.

Mi risistemai alla meno peggio, ci scambiammo i numeri di telefono progettando di rivederci il prima possibile e li ringraziai con un bacio per avermi accolto in quella situazione di emergenza, e mi incamminai verso casa. Fortunatamente le strade non erano ancora tanto trafficate, quindi non incontrai molta gente.
Un attimo prima di entrare in casa mi voltai a guardare il mare, ripensando a quella notte folle appena passata. A come avevo osato uscire per strada en femme e sedurre quei due ragazzi, ai rischi corsi con quella disavventura in spiaggia, ma anche a come avevo goduto a farmi usare da quei due sconosciuti, all’aiuto dei due ragazzi e al sesso fatto nuovamente con loro.
E con un brivido mi domandai se ai due non sarebbe piaciuto sottopormi ad una nuova doccia dorata e annegarmi del loro liquido caldo…
scritto il
2026-06-03
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