Il peso di essere una brava ragazza - Un lento avvicinamento.

di
genere
confessioni

Il suo è stato, appunto, un lento aprirsi durato molte settimane dove ci scrivevamo molto, l’ascoltavo con molta attenzione quando cercava di spiegarmi quello che sentiva dentro di lei, quello che voleva trovare, ma che per una serie di ragioni non poteva, o probabilmente non voleva fino in fondo vivere, perché l’avrebbe costretta a rinunciare a una parte della sua vita e che le andava bene.

Quello che mi sembrava chiaro, o abbastanza chiaro, è che il problema più grosso era la relazione che aveva con il suo ragazzo, una relazione che andava avanti da molti anni, la prima veramente importante per lei, per entrambi, e se all’inizio alcune cose non le erano pensate, da un certo punto in avanti alcune mancanze stavano maturando dentro di lei, stavano diventando dei demoni pesanti, tali da iniziare a pensare come riuscire a restare si quella brava ragazza, ma anche e soprattutto di trovare un modo per poter placare quella fame per un sesso fatto non solo di miele e zucchero ma di qualcos’altro.

Ma chi era Eleonora nella vita di tutti i giorni, una giovane ragazza di 26 anni, di aspetto sempre molto curato, piacente, molto anche e ne era consapevole, universitaria all’ultimo anno di Psicologia, figlia di una buona famiglia, terza di tre sorelle, fidanzata con tal Luciano di un paio di anni più grande e che da molto le aveva chiesto se si sposavano una volta che lei terminava gli studi, proposta fatta davanti ai rispettivi genitori che ne furono entusiasti, lei invece lo era meno, ma nonostante tutto accettò.

Luciano aveva un ottimo lavoro, anche lui di buona famiglia, da sempre con la testa sulle spalle, perfetto o quasi tanto quanto lo era lei, gentile, presente, la trattava come “qualcosa” da maneggiare con estrema cura, della quale prendersi cura e accontentare in tutto, ecco, il problema era proprio questo, perché questi suoi modi li usava pari pari anche nei momenti di intimità, finendo a fare del sesso senza quel trasporto, quella passione, quella parte “animale” che ad un certo punto lei sentiva di volere.

Aveva anche timidamente provato a parlare con lui di questa cosa, ma il messaggio non fu recepito, finendo così per tornare a fare la solita classica posizione, orale da parte sua manco a parlarne perché non gli piaceva proprio, pompini pochi e guai ad ingoiare, ho troppo rispetto per il mio amore, diceva lui, per umiliarla mancandole di rispetto, insomma una noia mortale alla quale non sapeva più come venirne fuori, lasciarlo era qualcosa che non era contemplato, troppe complicazioni, troppe persone che sarebbero rimaste deluse, e così un giorno nacque l’idea di Elena, di trovare un mondo lontano e diverso dove poter cercare quello che sentiva mancare nella sua vita quasi perfetta, le sembrava la soluzione più semplice e facile, anche se non sapeva bene a cosa sarebbe andata incontro, ma sapeva che continuando così sarebbe impazzita.

Due aspetti le erano chiari, due punti sui quali sarebbe stata chiara fin da subito, non voleva innamorarsi di un’altra persona ne che nessuno si innamorasse di lei, e non voleva del sesso gentile.
Nel suo raccontarsi, quando si entrava in discorsi di che riguardavano il sesso, Elena fantasticava di mani che le stringevano la gola, di parole sporche, di ceffoni che facessero zittire la sua arroganza da ragazza viziata da sempre, insomma tutto il contrario di quel miele e zucchero alla quale era costretta con Luciano.

Finalmente dopo tanto scrivere ci mettiamo d’accordo per incontrarci di persona davanti a un caffè o un aperitivo, e come luogo neutrale aveva scelto un locale poco distante dalla stazione dei treni.
Quella sera non andò bene, o comunque non andò come avevo immaginato, Eleonora, ora la chiamo così, non era molto loquace, in ogni caso non come quando mi scriveva, era timida, si forse, impacciata, anche, non pienamente consapevole di quello che veramente voleva, anche questo forse, anche se è più giusto dire che sapeva quello che voleva ma non riusciva a mettere insieme tutti le tessere della sua complicata personalità e come riuscire a tenere insieme la brava ragazza e il suo alter ego.

Sta di fatto che dopo aver bevuto qualcosa e assaggiato qualche cicchetto lei se ne tornò a Castello e io casa, per qualche giorno non ci sentimmo, neppure per un commento sulla serata, niente, spariti dai reciproci radar, fino a un mattino che trovai un suo messaggio, scritto in piena notte vista l’ora dell’invio, pensavo che eri diverso, che avevi capito come mi avresti dovuto trattare, sei come gli altri.
Inutile dire che non lo presi molto bene, risposi di spiegarsi meglio, anche se forse avevo capito a cosa si riferiva, ed infatti nel pomeriggio mi diede la sua versione, insomma l’avevo trattata bene, troppo bene.
Risposi che se pensava che di punto in bianco le avessi dato della troia e stampato un paio di schiaffoni nel viso, si allora non ero la persona giusta per lei, silenzio.

Passarono un altro paio di giorni prima di ricevere la sua risposta, un po’ confusa a dire il vero, seguirono alcuni altri giorni a rimpallarsi messaggi per me senza senso, credo che le due cose, forse tre, che mi hanno fatto continuare a scrivere erano nell’ordine, che era una bella ragazza, aveva quasi 15 anni meno di me, avevo voglia di scoparla, ma a tutto c’è un limite, quindi ad un certo punto taglio corto, se ti va di rivederci mi fai sapere, se no è inutile che continuiamo a scrivere, scrivere, scrivere., senza giungere a niente.

Ti faccio sapere, è stata la sua risposta, e dopo alcuni giorni questa volta mi chiama al cellulare, al telefono era tornata la ragazza che mi scriveva nell’ultimo periodo prima di incontrarci la prima volta, spigliata, apparentemente sicura di sé o per lo meno di quello che voleva, una discreta voglia di provocare, insomma un bel giocare che poteva, forse, promettere qualcosa di diverso da quel primo incontro, così ci mettiamo d’accordo, questa volta sarei andato a prenderla a Piazzale Roma, fortuna che era di sera, direzione Treviso, lontani da occhi indiscreti, il posto lo scelse ancora una volta lei, il cielo di fine Dicembre era carico di nuvole bianche che promettevano neve.

Ancora una volta di persona Eleonora era tornata timida, poco loquace, molto sulle sue, quindi quella mezz’ora di viaggio non posso dire di annoverarla tra i miei ricordi migliori, anzi due palle tante, e sinceramente chilometro dopo chilometro iniziavo a pentirmi per quella seconda possibilità che ci eravamo dati, anche se ancora una volta devo aggiungere che quel suo culo e quel visino un certo ascendente ce l’avevano su di me, inutile negarlo.


Poi arrivati al parcheggio qualcosa cambiò, improvvisamente, inaspettatamente, e tutto grazie a una piccola discussione proprio sul fatto che la vedevo sulle sue, diversa, lei replicò alzando un po’ la voce, io a mia volta feci altrettanto, insomma da cosa nasce cosa fino a quando capisco che mi vuole provocare con un paio di battute che, glielo devo proprio riconoscere, hanno colto nel segno, portandomi a reagire nel modo che molto probabilmente era quello che lei voleva, che cercava, direi che sperava in questa prova d’appello che era il nostro secondo incontro, due ceffoni che avrebbe dato una svolta a una serata che stava per finire ancor prima di iniziare, o quasi, con l’auto già pronta a riportarla indietro.

Eleonora si zittì immediatamente, mi guardò con quei suoi occhioni che improvvisamente s’illuminarono e mi baciò con foga stringendo il mio volto tra le sue mani forti, decise, sembrava lei il maschio, in quel momento iniziai a calarmi in un ruolo che, a dire la verità, non lo avevo mai immaginato sotto una forma estrema, ma che tutto d’un tratto neppure mi dispiaceva, anzi.
No, no, tranquilli, nessun dom., schiava o cose del genere, semplicemente un livello di stronzaggine superiore o diverso dai soliti modi, finendo per trattarla non da brava ragazza, da bambolina, da chi si mette sull’attenti ad ogni richiesta, da chi asseconda e si fa andare bene la qualunque solo perché davanti ha una bella ragazza, insomma voleva lo stronzo e avrebbe avuto lo stronzo, quei due ceffoni la sciolsero totalmente.

In quei baci, coi primi fiocchi di neve che scendevano sul parcheggio di ghiaia del locale dove mi aveva portato, iniziai a sentire il suo sapore di femmina, facendomi strada tra chili di vestiti ingombranti trovai la sua fica che era un lago, misi due dita dentro, era eccitata, le parlavo con un tono duro, autoritario, ogni frase era come fosse un ordine, e lei si eccitava sempre di più, quando ero certo che sarebbe esplosa in un orgasmo, tirai fuori le dita e ritraendo la mano, scendi, andiamo, dissi in modo perentorio.

Ma perché, mi disse stizzita, al ché mantenendo questo nuovo ruolo, replicai con ancor più rudezza, ho detto scendi e zitta, inizio ad adorarti, fu la sua risposta.
La serata al Pub trascorse bene, poi una volta finito e tornati a prendere l’auto, la sorpresa fu che quei pochi fiocchi di neve ora erano una mezza bufera, il parcheggio aveva già alcuni centimetri di neve fresca, e questo non andava molto d’accordo con la mia povera auto che già schifava la pioggia, figuriamoci la neve.
Il viaggio di ritorno però non fu affatto male, e quello si che è una di quelle cose che potrei ricordare per sempre, a parte che invece di mezz’ora o giù di lì, per tornare c’abbiamo messo di più, ma non è certo questo che l’ha fatto diventare un ricordo per sempre, ma piuttosto la mega succhiata al cazzo che mi ha fatto per quasi tutto il tragitto, opera conclusa poco prima del ponte della libertà, quando in un poco illuminato e anonimo parcheggio di fortuna ci siamo fermati, e lì ha concluso ricevendo in cambio una abbondante venuta che ha ingoiato fino all’ultima goccia, sai che non avevo mai ingoiato, ricordandomi che non vuole, dice che è una mancanza di rispetto nei miei confronti, intanto che si asciugava le labbra colsi un sorriso nuovo nei suoi occhi.

Continua....forse



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2026-04-11
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