Il peso di essere una brava ragazza - ma qualcosa stava cambiando?

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genere
confessioni

Gli incontri non erano regolari anche se frequenti, almeno in alcuni periodi, c’incontravamo sempre alla sera e durante la settimana, doveva sempre trovare delle scuse, scuse per il fidanzato, per i genitori, probabilmente anche per se stessa, almeno agli inizi, almeno nella misura di darsi una giustificazione per quello che stava facendo, Elena o Eleonora, ad un certo punto posso dire di averle avute entrambe, anche perché non sempre mi riusciva bene trattarla come agli inizi, e questo aspetto non era qualcosa di secondario per continuare questa non storia, infatti probabilmente ed ognuno per le sue ragioni, ad entrambi sarebbe stata stretta una storia vera, alla luce del sole.

Io ero ancora in un lungo periodo di confusione sentimentale, e su questo ero una specie di garanzia per lei, ma questa è un’altra storia, lei semplicemente non avrebbe mai veramente rinunciato la sua vita “quasi perfetta”, e io ero semplicemente il punto d’incontro per quei due mondi che vivevano in lei, il giusto equilibrio e compromesso per tirare fuori anche l’altra sua anima sempre più costretta a restare nascosta, sempre più “sporca” e sempre più pesante man mano che questa non storia continuava.
Così come la stavamo vivendo andava bene ad entrambi, quello che ci univa era il sesso, per me libero dal vincolo dei sentimenti dai quali, appunto, stavo fuggendo, per lei aver trovato quello le permetteva di non impazzire, così facendo aveva tutto, o così si voleva illudere, o così era quello che voleva credere

- smettila ti prego, ti supplico -

Il telecomando de l’ovetto vibrante che Eleonora aveva dentro la sua vulva era sadicamente nelle mie mani, e la stavo costringendo a parlare col cameriere, un signore prossimo alla pensione nell’ennesimo ristorante fuori mano che avevamo scelto per quella serata, non era la prima volta che lo usavamo, idea sua comunque, l’aveva comprato da alcune settimane, solo che non immaginava di usarlo in altri luoghi che non fosse la nostra camera, ma certe idee arrivano all’improvviso e così quella sera prima di accomodarci le dissi di passare prima in bagno e infilare l’ovetto vibrante nella sua fica.
In un primo momento le si erano illuminati gli occhi, era eccitata e non se lo fece ripetere due volte, una volta tornata al tavolo mentre sorseggiava un calice di vino rosso, lo misi in azione, modalità uno, poca cosa ma sufficiente per procurarle un sospiro prolungato, poi aumentai l’intensità e quei sospiri diventarono dei gemiti di piacere e una tortura per il corpo.
- ora chiamo il cameriere e gli parli, di quello che vuoi tu - le disse guardandola dritta negli occhi, accettò la sfida fino a quando mi implorò di smettere, era bagnata ed eccitata, godevo nel vederla parlare e cambiare la postura, stringere il tovagliolo con il pugno della mano, serrare la mascella e mordersi un labbro, biascicare sillabe e parole, con il povero cameriere che non sapeva come comportarsi.

Una volta a casa le sue mutande erano ancora umide degli umori che le erano colati sulle cosce, voleva darsi una rinfrescata, dopo, - ora voglio sentire il tuo sapore in bocca -, le dissi, impazzivo ogni volta che l’assaggiavo, le sue cosce tornite dai tanti anni a giocare a pallavolo, il suo culo sodo, lo sguardo che cambiava quando mi regalava un’orgasmo che mi riempiva il cervello, si, mi piaceva fare sesso con Eleonora, o Elena, o entrambe, e quella sera la mandai a casa con dei vistosi segni proprio nella sue chiappe.
Quella sera, vuoi per il giochetto dell’ovetto al ristorante, o per un paio di calici di un buon rosso che la resero euforica, sta di fatto che era parecchio eccitata e intenzionata a provocarmi, così quando le diedi degli schiaffetti sulle natiche, con aria di sfida mi disse - tutto qua, non sai fare di meglio -

Accettai la sfida, e così prima la bendai e poi la costrinsi con delle manette ai polsi al freddo ferro dello schienale del letto, messa a pecora, ma non la colpii subito, no, era quello che si aspettava, troppo scontato, e allora iniziai a far scivolare sulla sua pelle le dita, in modo lento, estenuante, senza un senso razionale o logico dei movimenti, e ascoltavo la reazione del suo corpo, mi gustavo i brividi che comparivano nella sua pelle, più delicato e lento era il tocco e maggiore era il piacere, quel suo ansimare che cresceva mi eccitava, come mi eccitava vederla dimenarsi nel letto, era bagnata e leccai i suoi umori, solo a quel punto, quando era rilassata iniziai a colpirla con la cintura, senza preavviso, ebbe un sussulto alzando ancora di più il bacino per mostrarmi il suo bel fondoschiena con la pelle ancora rosa.

Ad ogni colpo mi diceva se era tutto lì, detto poi con un tono che cazzo, mi faceva crescere il desiderio di continuare, di darne sempre una un po’ più forte della prima, e lei che ad un certo punto era combattuta se dirmi basta o lasciarmi continuare, quella sua indecisione le costò dei segni rosso fuoco nelle sue chiappe, e dopo, solo dopo è arrivato il pensiero, il timore che lui gli chiedesse conto di quei segni che erano decisamente visibili, allo stesso tempo però quel pensiero la eccitava, ultimamente avevo la sensazione che volesse fare qualcosa per farsi scoprire, nulla di più che una sensazione.

In varie occasioni lei si era aperta parlando della sua relazione, la famiglia no, di quella parlava poco e niente, tranne una volta quando si lasciò sfuggire che il padre, un noto primario, avrebbe voluto che studiasse medicina, come da tradizione di famiglia e come le sue due sorelle più grandi, mentre lei si era impuntata a fare psicologia, - l'unica volta che ho fatto qualcosa di testa mia -, si era lasciata sfuggire, ma a parte questo, sulla sua famiglia non ha mai voluto parlare e io non ho mai insistito.

Una volta le chiesi perché non lasciava il fidanzato, non mi diede una risposta convincente, principalmente credo che era per non deludere i genitori, prima di tutto, penso che lei ne era succube, poi si certo, provava amore per quel ragazzo e non voleva ferirlo.
Obiettai dicendo che quello che stava facendo lo avrebbe ferito ancor di più se l’avesse scoperto, alzò le spalle, lo so mi disse ma non posso avere tutto, e non voglio perdere quello che ho, come neppure lui può avere tutto, io ho provato, eccome se ho provato a parlargli, lo so che come mi sto comportando non è giusto, so che sono egoista, poi lasciammo cadere il discorso, in fin dei conti a me andava più che bene così, e alla fine ero egoista tanto quanto lei, anzi, forse anche di più visto che io non rischiavo di perdere o di ferire nessuno.

Da quel primo incontro andato male, da quella prima volta che poteva essere l’unica, erano passati molti mesi, ormai per me era solo Eleonora, la brava ragazza dalla personalità ribelle che cercava emozioni forti, e probabilmente anche per lei io ero diventato qualcosa di diverso, purtroppo come tutte le tutte le cose, e a maggior ragione quelle molto belle, hanno un inizio e ahimè anche una fine, e la fine di tutto è stata una breve vacanza di due giorni a Borca di Calore dove lei aveva una casa, lì ci siamo entrambi resi conto che questa non storia stava prendendo una piega che, se per alcuni aspetti poteva stare ancora bene ad entrambi, per molti altri era cambiata, era diventata diversa, molto diversa dagli inizi e specialmente durante quell’estate.
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2026-04-13
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