Ora è silenzio

di
genere
poesie

L’unico quadro appeso alla parete era storto, all’entrata il vecchio specchio era pieno di macchie nere, inequivocabile segno del tempo che trascorso, quante mani l’avranno pulito, spostato, levato e riappeso, chissà quanto sarà costato, però riesco ancora a specchiarmi, anche al buio, fuori non si muove una foglia.

Ma guardati, seduta comodamente nella poltrona di pelle nera, lo sguardo fisso rivolto verso il muro ingiallito, dovremmo dipingere uno di questi giorni, si lo dovremmo fare in effetti, ma ora continua, o inizia, fammi perdere dentro di te, levami un battito come sai fare tu, liberami o facciamo una passeggiata?

Silenzio che rimbomba, che fa rumore, sudo e sono fermo immobile, ai tuoi piedi ma solo poco distante, quel collare mi soffoca, questa catena mi costringe a una resa che è sempre più pesante, liberami ti prego, e non ridere, non guardarmi con quell’aria severa da maestrina mentre apri le cosce e distendi le gambe, quanto sei, sì ecco quanto sei, ma tanto eh, solo che lo penso e basta, non lo dico, quel coraggio segna tre ore indietro, è alto il prezzo di un desiderio, tu intransigente creatura, per questo t’ho scelta tra tante.

E ora che fai, sì ecco, aspetta che guardo meglio, la mano, eccola quella mano che s’allunga, la fai scivolare sulla tua pelle bruna, mentre l’altra è ferma sul tuo seno, ci giochi, sospiro, stringi un capezzolo, ansimo, lanci un grido di piacere, godo, che bello guardarlo da questa prospettiva, così grande, pronunciato, duro, e continuo a sudare e maledire, o maledirmi, ma resto fermo ancora, e ancora immobile, e ancora tu insisti, ora le dita accarezzano il velluto increspato da quei peli neri così ribelli, sembrano sudati, sono bagnati, poi due dita spariscono alla mia vista, mi taccio ma dentro ribolle un sangue guerriero, un tempo che fu, sei adorabile così stronza.

Continuo a guardarti, ma riesco a portare la mente altrove, per non impazzire, così disegno un tempo diverso e libero da queste catene, un giorno arriverà il mio turno di punirti, di ripagarti con le stessa moneta che tu usi ora, si lo so che te l’ho chiesto io, ora so che bisognerebbe sempre riflettere quando si desidera qualcosa, dai liberami e non ridere, ma tu no, infierisci, continui, spalanchi ancor più le gambe e la mente vacilla, non so più dove sto, un sogno, un desiderio, la realtà, sto impazzendo forse?

Porti i piedi sul bracciolo della poltrona, la schiena completamente aderente allo schienale, la testa inclinata, leggermente all’indietro, leggermente di lato, gli occhi socchiusi, un accenno di sorriso cambia l’espressione del tuo viso, adoro, i capelli ricci e sciolti cadono da una parte e dall’altra restano come sospesi, si, sospeso come questo respiro senza tempo, e spingi, ed esci, e sfiori, e poi mi guardi, ancora e ancora, due volti tesi dai diversi destini, mi maledico ancora una volta, tu ansimi sempre più forte, guardo un'ultima volta quel quadro appeso storto, magari mi sveglio da questo desiderio.

Dentro e fuori, dentro e fuori, e ancora, ancora, il mio silenzio, il tuo respiro profondo, sudo nella fronte, sudi tra le cosce, le punte dei piedi tese in avanti, ti sostieni sui talloni alzando il sedere dalla poltrona, inarchi la schiena, un perfetto arco del peccato, il viso sempre più teso, sei un arco pronto a scoccare la sua freccia più preziosa, ti vedo, mi guardi, ti voglio, continui, liberami, non senti, voglio fotterti, ti fotti da sola, ognuno prigioniero delle sue catene, eccomi, eccolo, silenzio, grida, immobile io, immobile tu, impreco, taci, ora è silenzio.


di
scritto il
2026-04-25
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