Ma che giorno è?

di
genere
confessioni

L’ho sentita scivolare fuori dal letto, attenta a non svegliarmi, anche se in cuor suo, ne sono certo, se fosse successo non se ne sarebbe dispiaciuta.
Poi è stata la volta della porta, quel cigolio metallico che mi riprometto sempre di mettere a posto ma che poi per pigrizia dimentico, o faccio finta di non ricordarmi.
Ho appena intravisto la sua ombra uscire dalla stanza, il rumore dell’acqua della doccia, potrei giurare di averla anche sentita levarsi l’intimo che aveva addosso, ma forse stavo ancora sognando, poi, beh poi ho richiuso gli occhi cercando di prendere sonno nuovamente.

Ma che giorno era, martedì o venerdì, il 4 o il 7, non ricordo, la mente rifiuta anche lo sforzo di saperlo, tipico di quando si è in ferie e un giorno vale l’altro, almeno fino a quando, di solito l’ultimo, il tempo si mette in pari con una data, inizia il conto alla rovescia che ti riporta alla realtà, nascosta sotto al tappeto come si fa con la polvere, si, a volte.

Forse stavo ancora sognando, il rumore della caffettiera che fischiava sempre più forte, il gorgoglio del caffè che saliva e rimbombava sempre più forte nella cucina che era poco distante, anzi era al di là del muro della camera da letto dove ormai il sonno aveva deciso che non ne poteva più di far finta di chiudere gli occhi, volevo ancora dormire, si, no, forse, dipende.

La porta della camera lasciata socchiusa, l’aroma del caffè che lentamente entra senza bussare, senza permesso, sfacciato, profumo che invadeva le narici entrando fin dentro al cervello, ci sarà una tazzina anche per me? Ma intanto quel dolce far niente prevale sulla non voglia di alzarmi, stavo troppo bene sotto le lenzuola, e poi…

Ora è silenzio, la casa ne è totalmente immersa, fuori sono solo i rumori della natura, il mare poco distante che sbuffa e ringhia, il vento che sferza il filare di palme, la luce che filtra prepotente da ogni pertugio, da ogni fessura, illuminando sempre più la stanza, l’ombra di poco prima diventa penombra, la porta della camera da letto si spalanca totalmente, controluce i lineamenti del suo corpo mi arrivano attraverso le fessure degli occhi che fingono di dormire, forse vede il mio sorriso sulle labbra, forse conosce i pensieri che albergano nella mente, forse la mia è solo voglia, e lei quella voglia la conosce, così bene tanto da farla sua.

Mi riesce sempre così male fare lo gnorri, ma piace ad entrambi questo gioco delle parti che ci piace scambiare, ora tocca a lei, la luce ora rende tutto più chiaro, anche attraverso gli occhi che continuano ad essere socchiusi, ma attenti a non perdersi nessun dettaglio, nessun momento, ma che giorno è, che ore sono, quanto mancherà…

Di fronte a me, ancora in piedi, si sfila l’asciugamano che le avvolgeva il corpo, la luce ora la illumina, il suo seno resta ancora un'ombra, che conosco bene, i capelli sciolti e arruffati, umidi, le cadono sulla schiena, alcuni ciuffi ribelli sulle spalle, che tentazione di spalancare gli occhi, resisto, si continua questo gioco, ma lei lo sa che sono sveglio, sorride, sento il suo respiro, il suo profumo di buono mi entra direttamente nel cervello, sveglia ogni cellula del mio corpo, muove il sangue che ora inizia a pompare forte, sangue che da vita e fa crescere un piacere addormentato fino a pochi istanti prima.

Ed eccola salire sul letto, come una gatta ruffiana si avvicina lentamente, non per dare ma per ricevere, ma vale anche esattamente il contrario in questo gioco delle parti dove preda e carnefice sono gli stessi, riempire e svuotare sono dettagli al pari di sapere che giorno è oggi, e si avvicina, e la guardo, ed è sempre così meravigliosa, ora sento distintamente il suo respiro farsi deciso, sfila le lenzuola prendendo un lembo tra le sue labbra, in silenzio, poi è il turno dei boxer che sfila, lascio fare, resto fermo, immobile, in attesa, entrambi in attesa.

Ed inizia la sua danza di seduzione, lo guarda mentre da barzotto prende forma, il sangue ora sembra come impazzito, pompa e riempie ogni arteria e vena, scorre come un fiume impazzito, lo sfiora con le sue mani, lo accarezza come fosse sempre una prima volta, e forse è così, poi si china, gli parla sottovoce come se io non fossi neppure dentro a quella camera, steso su quel letto, solo lei e lui, complice bastardo e traditore, comunque lo assolvo.

La mano accarezza lo scroto che diventa più duro, le sue dita tratteggiano confini che saranno presto esplorati dalle sue labbra, con la sua lingua, strumenti che sanno portare direttamente in paradiso, o all’inferno.

Ora diventa impossibile continuare a fare l’indifferente, ma resisto ancora un po’, meravigliosa tortura del corpo mentre godo della sua arte, amo vedere nel suo viso una luce che diventa sorriso, i suoi occhi socchiusi che guardano lui e poi me, sa che sono sveglio, lo sa eccome, e continua, piano, tra far scivolare la sua lingua sulla pelle quasi totalmente tesa e poi tra le sue labbra umide e calde, ma ancora nulla rispetto a quando decisa affonda facendo scomparire dentro la bocca, tenendolo e lei ferma, alcuni secondi e subito dopo riprendere la sua danza.

Intanto le mani, le mie mani tengono la sua testa, dita incastrate tra i capelli ancora bagnati che si ritrovano attorcigliati tra le mie mani, la saliva che cola sulla mia pelle e giù sul letto, odori che si mescolano nella stanza, piacere che monta, il mio respiro che cresce, i suoi gemiti che aumentano, altra saliva mischiata alle prime gocce di umore che escono dal piacere che cresce come un'onda dal destino segnato.

Stringo sempre più forte la sua testa, prigioniero di un vortice di attenzioni che si fanno intense, ansimo e grugno, stringo tra le mani pezzi di cotone e capelli, il respiro cresce sempre più intenso, e lei, lentamente e poi sempre più veloce si avvicina a godere del mio godere, lo sento quel suo odore di femmina sprigionarsi tra le sue cosce aperte, la sua schiena è una curva, testa e mano una sincronia perfetta, ed eccola quell’onda che invade e riempie, l’inferno che diventa paradiso, la luce ora illumina i miei occhi attenti e aperti, un suo bacio che sa di noi, un caffè ormai tiepido che attende, ma che giorno è, che numero è, non importa, c’è ancora tempo.
di
scritto il
2026-04-21
2 1 1
visite
2
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Ricominciamo

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.