Il piacere della simmetria...
di
EmmePi
genere
confessioni
Finalmente il fine settimana, ne sentivo il bisogno, gli ultimi due non sono potuta uscire, non come volevo, non con chi volevo.
Colpa dei tanti ruoli di una donna, che è madre, moglie, lavoratrice, così, una volta la bimba che non stava bene, e l'altra un progetto di lavoro che era rimasto indietro, mi hanno causato degli arretrati di orgasmi che ora conto di recuperare, e così mi sono inventata un convegno fuori città per questo fine settimana.
Valigia pronta, l'essenziale, saluti, baci e le solite raccomandazioni, a volte sono convinta che sappia tutto, ok, pensiero archiviato, esco e saluto, i pensieri sono più avanti del mio corpo.
L'hotel è di quelli raffinati, terme ,spa, massaggi ma soprattutto c’è lui che m'aspetta già nella stanza al quarto piano, vista mozzafiato, frigobar fornito, odoro già di sesso mentre l'ascensore sale lento e la voglia di lui aumenta, mi guardo allo specchio, mi piaccio, sono eccitata.
Ora sei mio, anzi meglio, siete miei, continuo e sento il suo respiro farsi più profondo, il suo gemere crescere, incredibile come ogni volta mi sembra differente, ogni volta così unico, potrei amarlo, ma so che rovinerei tutto, così finisco per strozzare in gola quella parola, mentre sudo di desiderio e sono già bagnata, eccitata, vogliosa di sentire la sua testa tra le cosce, le sue labbra premere sul clitoride che è in fiamme e gonfio di desiderio di essere preso, come piace a lui, come amo io, e ancora quella parola che esce e che scaccio, è solo sesso, no, è amore, neppure, è solo il nostro tempo complice.
Intanto che lo succhio sento la fica che sta reclamando, quasi mi fa male, ma voglio resistere e continuo a giocare con le sue vene piene e grosse, la pelle della sua asta leggermente curva è tesa, il glande rosa vivo cambia volume e colore ad ogni lappata che si fa sempre più decisa, lo guardo, li guardo, adoro sia vedere gli effetti del mio piacere sul suo cazzo, ammirare come cambia tra le mie mani, e poi ancor più adoro vedere le espressioni nel suo viso, che iniziano con quello sguardo di sfida, poi subentrano dei sorrisi che via via diventano tesi e contratti, e continuano in una piacevole sofferenza e dolorosa attesa, e ancora gli occhi socchiusi e il capo inclinato di lato e poi all’indietro, come una resa ma che non la è, non ancora almeno.
Adoro ascoltare il suo respiro che diventa sempre più profondo, da calmo e rilassato dell’inizio, quello di chi ha la situazione sotto controllo ed è sicuro di sé, troppo sicuro di sé, e via via quel respiro muta, cambia, si trasforma fino a diventare il grugnito di un animale, ecco è proprio quel suono che cerco, mi eccita, mi entra dentro nel cervello, echeggia, rimbomba, mi invade ovunque e amplifica il mio piacere e il mio ego di donna che diventa femmina, che sa di avere in quei momenti un assoluto e totale controllo di lui, prolungo questo tempo che ora è solo mio, e continuo ancor più lentamente, stronza si, mi piace stronza.
Ora è il tempo delle sue parole appena sussurrate, quasi incomprensibili e biascicate tra un rantolo e uno sguardo prossimo alla resa, quello sguardo dato dai suoi occhi spalancati e che brillano lucidi e sanno dire molto più delle parole stesse, o quello che sono, sguardi che sono una supplica a finirlo, una resa che lo porti a liberarsi da quel peso che a breve mi invaderà ovunque coi suoi fiotti caldi e densi che avidamente raccoglierò fino all’ultima goccia, poi saranno alcuni momenti che ci troveremo stesi sul letto, abbracciati, avvinghiati, in un silenzio rotto solo da respiri ancora una volta complici e clandestini, poi una sigaretta, il suo odore ancora su di me, quello che poi cercherò di conservare fino alla prossima volta, un tiro, due, la stanza si riempie di acre fumo ma che poi esce veloce dalla finestra aperta, ed ecco che le sue mani iniziano a sfiorarmi, e so che la mia sicurezza quasi strafottente di poco prima ora è diventata la sua, e so anche che più sono stata stronza con lui e più lui lo sarà con me, quasi come un perfetto equilibrio
Colpa dei tanti ruoli di una donna, che è madre, moglie, lavoratrice, così, una volta la bimba che non stava bene, e l'altra un progetto di lavoro che era rimasto indietro, mi hanno causato degli arretrati di orgasmi che ora conto di recuperare, e così mi sono inventata un convegno fuori città per questo fine settimana.
Valigia pronta, l'essenziale, saluti, baci e le solite raccomandazioni, a volte sono convinta che sappia tutto, ok, pensiero archiviato, esco e saluto, i pensieri sono più avanti del mio corpo.
L'hotel è di quelli raffinati, terme ,spa, massaggi ma soprattutto c’è lui che m'aspetta già nella stanza al quarto piano, vista mozzafiato, frigobar fornito, odoro già di sesso mentre l'ascensore sale lento e la voglia di lui aumenta, mi guardo allo specchio, mi piaccio, sono eccitata.
Ora sei mio, anzi meglio, siete miei, continuo e sento il suo respiro farsi più profondo, il suo gemere crescere, incredibile come ogni volta mi sembra differente, ogni volta così unico, potrei amarlo, ma so che rovinerei tutto, così finisco per strozzare in gola quella parola, mentre sudo di desiderio e sono già bagnata, eccitata, vogliosa di sentire la sua testa tra le cosce, le sue labbra premere sul clitoride che è in fiamme e gonfio di desiderio di essere preso, come piace a lui, come amo io, e ancora quella parola che esce e che scaccio, è solo sesso, no, è amore, neppure, è solo il nostro tempo complice.
Intanto che lo succhio sento la fica che sta reclamando, quasi mi fa male, ma voglio resistere e continuo a giocare con le sue vene piene e grosse, la pelle della sua asta leggermente curva è tesa, il glande rosa vivo cambia volume e colore ad ogni lappata che si fa sempre più decisa, lo guardo, li guardo, adoro sia vedere gli effetti del mio piacere sul suo cazzo, ammirare come cambia tra le mie mani, e poi ancor più adoro vedere le espressioni nel suo viso, che iniziano con quello sguardo di sfida, poi subentrano dei sorrisi che via via diventano tesi e contratti, e continuano in una piacevole sofferenza e dolorosa attesa, e ancora gli occhi socchiusi e il capo inclinato di lato e poi all’indietro, come una resa ma che non la è, non ancora almeno.
Adoro ascoltare il suo respiro che diventa sempre più profondo, da calmo e rilassato dell’inizio, quello di chi ha la situazione sotto controllo ed è sicuro di sé, troppo sicuro di sé, e via via quel respiro muta, cambia, si trasforma fino a diventare il grugnito di un animale, ecco è proprio quel suono che cerco, mi eccita, mi entra dentro nel cervello, echeggia, rimbomba, mi invade ovunque e amplifica il mio piacere e il mio ego di donna che diventa femmina, che sa di avere in quei momenti un assoluto e totale controllo di lui, prolungo questo tempo che ora è solo mio, e continuo ancor più lentamente, stronza si, mi piace stronza.
Ora è il tempo delle sue parole appena sussurrate, quasi incomprensibili e biascicate tra un rantolo e uno sguardo prossimo alla resa, quello sguardo dato dai suoi occhi spalancati e che brillano lucidi e sanno dire molto più delle parole stesse, o quello che sono, sguardi che sono una supplica a finirlo, una resa che lo porti a liberarsi da quel peso che a breve mi invaderà ovunque coi suoi fiotti caldi e densi che avidamente raccoglierò fino all’ultima goccia, poi saranno alcuni momenti che ci troveremo stesi sul letto, abbracciati, avvinghiati, in un silenzio rotto solo da respiri ancora una volta complici e clandestini, poi una sigaretta, il suo odore ancora su di me, quello che poi cercherò di conservare fino alla prossima volta, un tiro, due, la stanza si riempie di acre fumo ma che poi esce veloce dalla finestra aperta, ed ecco che le sue mani iniziano a sfiorarmi, e so che la mia sicurezza quasi strafottente di poco prima ora è diventata la sua, e so anche che più sono stata stronza con lui e più lui lo sarà con me, quasi come un perfetto equilibrio
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