Una Nuova Storia: Carmela

di
genere
corna

Carmela, sdraiata sulle lenzuola che sembravano fatte di carta e rese umide dal sudore del suo corpo, dalla cuccetta più alta sentiva il treno vibrare sotto di lei come un respiro affannato. Fissava il soffitto dello scompartimento, troppo vicino, tanto da farla sentire schiacciata, e cercava di prendere sonno. Ma il sonno non arrivava.
Milano, la sua meta dopo più di sedici ore di viaggio, sembrava ancora lontanissima.
Sotto di lei, nelle cuccette mediane, dormivano il marito Gaetano, tormentato dal solito mal di schiena, e il figlio Vittorio, nove anni, che finalmente si era calmato dopo essere stato una peste per tutto il viaggio. Più in basso, i suoi genitori, Raffaele e Maria. Poteva sentire il suocero russare e la suocera lamentarsi nel dormiveglia: una scena fin troppo familiare, identica a quelle vissute durante la lunga villeggiatura nella casa al mare in Calabria appena conclusa.
Carmela era esausta. Non vedeva l’ora di tornare a Milano, alla sua vita fatta di doveri familiari e pretese dei parenti, ma con una differenza fondamentale rispetto agli ultimi due mesi: i nonni sarebbero tornati a casa loro, il marito al lavoro, il figlio a scuola. Non li avrebbe avuti addosso tutto il giorno, come era successo nelle ultime settimane.
La vacanza avrebbe dovuto essere riposante. Lo era stata per tutti, tranne che per lei sempre presa ad accontentare le mille richieste di tutti. Il caldo non dava tregua, e l’aria che entrava dal finestrino aperto era un sollievo solo a metà: portava con sé odore di rotaie, polvere e stazioni attraversate troppo in fretta. Smorzava l’afa per un attimo, ma quel getto improvviso, sulla pelle già madida, la faceva rabbrividire. Il camicione di lino a fiori le si incollava addosso come un sudario, la biancheria intima sembrava corde che la stringevano, fino a segnarle la pelle, aumentando il disagio.
Ma c’era dell’altro.
A metà del viaggio un uomo era salito a Roma, si era presentato come Bruno, qualcosa nello scompartimento era cambiato, lo sguardo di Carmela, fino ad un attimo prima, esausto e provato, si era fatto più vigile, attento e senza nemmeno accorgersene i suoi occhi finivano per cercalo di continuo. Il viaggiatore non aveva fatto nulla di particolare: un saluto cortese, un sorriso appena accennato, la giacca di un completo color panama, ripiegata con cura. Ma bastava il suo modo di stare in piedi, mentre fumava affacciato al finestrino in corridoio, la il linguaggio forbito che usava nel parlare con il marito, di come la nazionale di calcio quell’anno avesse mancato il mondiale facendosi battere dagli Argentini ai rigori, per far capire che fosse di un altra levatura, una persona colta, vissuta, che veniva da un altro mondo. Quell’estraneo la turbava come mai lei avrebbe avuto il coraggio di ammettere.
Carmela comiciò a formulare nella sua testa, pensieri che la facevano arrossire, essendo una donna che consumava riviste di glamour e di gossip, trovò nell’uomo una certa somiglianza con Franco Nero, uno degli attori che più le solleticavano la fantasia.
Un’inquietudine più profonda era montate lentamente in lei, mentre cercando di non farsi accorgere dal marito e sopratutto dalla suocera, sempre attenta e pronta a giudicarla , lo aveva osservato come si osserva un soggetto di studio in una ricerca scientifica.
Nel suo insistere, aveva avuto più volte l’impressione che l’uomo avesse colto il suo interesse e lo ricambiasse con una compostezza quasi studiata. Ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, le accennava un sorriso breve, educato, privo di arroganza. Quel gesto la spiazzava: la imbarazzava, la irritava persino, perché le sembrava sfrontato, troppo confidenziale, soprattutto davanti a suo marito. Eppure, sotto quella punta di offesa, sentiva affiorare una sottile, inconfessabile lusinga.
Avvertiva con chiarezza l’enorme distanza sociale che li separava: lei, con la terza media presa a fatica, il suo italiano segnato da un accento meridionale troppo marcato che aveva sempre cercato di smorzare, e quell’affanno nel coniugare i verbi che a volte la faceva sentire inadeguata. Casalinga, madre, moglie, cresciuta tra la casa dei genitori e quella in cui era andata a vivere dopo il matrimonio.
Lui, invece, laureato in architettura ,almeno così aveva capito da ciò che raccontava a suo marito, che grezzo, se ne stava lì in canottiera ad ascoltarlo, aggiungendo imbarazzo alla situazione, imbarazzo quasi umiliante, davanti a una persona così elegante. Nei modi di quell’uomo c’era qualcosa di magnetico, di chi aveva attraversato il mondo intero: un’esperienza che gli si leggeva nel modo di muoversi, di guardare, di mostrarsi tollerante, persino nel silenzio. Una nobiltà naturale, sottile, che lo avvolgeva e che su di lei aveva un fascino irresistibile.
Carmela sentiva caldo, un caldo da morire , si rigirava nella cuccetta, nel poco spazio che le era concesso, non dipendeva dal meteo, una delle estati più calde della storia, né dalla scomodità, o almeno non del tutto. C’era dell’altro, una pressione interna, sottile ma costante, che la teneva sveglia.
Dall’altra parte, anche il suo vicino pareva incapace di trovare il sonno, lei non osava guardarlo ma lo sentiva muoversi nella cuccetta, quasi con inquietudine.
In una forma di decenza e tutela personale, Carmela si era sdraiata in verso opposto rispetto agli altri cosi da evitare di incrociare, mentre era stesa, lo sguardo dell’uomo.
Non si era resa conto, che nel muoversi i bottoni del suo abito, avevano lasciato le asole aprendo il tessuto, ed era risalito lungo i fianchi fino a scoprire una porzione abbondante del suo culo ormai completamente esposto al diletto dell’uomo.
Quella mattina, non per scelta ma per necessità, visto che tutte le sue cose o erano chiuse in valigia o erano sporche ,aveva indossato un completino intimo che il marito le aveva regalato per il suo compleanno, lei lo aveva trovato osceno, ma sapeva di non aveva scelta cosi si era costretta a sorridergli e a ringraziarlo.
Il classico completo in pizzo nero, pizzo francese, aveva tenuto a precisare Gaetano, dicendogli che gli era costato un occhio della testa, facendola spogliare e costringendola ad indossarlo la prima volta, promettendole che l’avrebbe fatta sentire e apparire sempre molto femminile, lei lo aveva fatto contro voglia, lei che di solito indossava il cotone sotto i vestiti e mai niente del genere, ma erano tante le cose che il marito la costringeva a fare sopratutto nell’intimità della loro camera da letto, pratiche che la facevano sentire usata e umiliata, ma che al contempo, anche se non lo avrebbe mai ammesso, la eccitavano fino a darle un piacere intenso.
Esattamente come in quei casi, alla fine Carmela ci aveva fatto l’abitudine e quel capo era diventato qualcosa da indossare anche nei momenti più quotidiani.
Ma in quel frangente, in quel contesto, nella semi oscurità dello scompartimento, con la luce che rischiarava a tratti il buio, aumentando l’effetto sensuale, attraverso la propria nudità, Bruno le rubò un pezzettino della sua vita privata, qualcosa che nessuno eccetto lei e suo marito ,avrebbe dovuto vedere.
L’uomo che aveva messo gli occhi addosso alla donna appena entrato nello scompartimento qualche ora prima, trovandola incredibilmente bella, aveva avuto l’impressione che quello doveva essere il suo giorno fortunato.
Carmela, aveva scoperto lui con piacere chiamarsi presentandosi non direttamente a lei, ma all’uomo che l’accompagnava intuendo fosse il marito. La donna aveva un volto dai tratti gentili ma decisi: zigomi appena pronunciati, una bocca sottile che sembrava trattenere più parole inconfessabili , un naso delicato che le dava un’aria quasi assorta. I capelli, castani con riflessi più chiari, le scendevano sulle tempie in onde naturali, come se non avessero bisogno di essere sistemati per apparire ordinati.
Lo sguardo era la parte più difficile da sostenere: non diretto, quasi timido, intinto in una innocenza che la rendeva ancora più attraente, non sfacciato, ma in cui trapelava di inquietudine che lasciava intuire un mondo interiore più ricco di quanto lei stessa fosse disposta ad ammettere. Aveva occhi scuri, di un nocciola profondo, sembravano osservare con attenzione e pronti a sfuggire, a proteggersi, come se ogni emozione passasse prima da lì, e mai del tutto nascosta.
Il corpo, sotto il vestito che lui avrebbe voluto sfilarle, dal primo istante in cui l’aveva notata, suggeriva più che mostrare: la curva morbida dei fianchi, la postura leggermente inclinata in avanti quando ascoltava le chiacchiere tra lui e suo marito e l’altro uomo che scoprì essere il padre di quest’ultimo, il modo in cui le mani si intrecciavano intorno al figlio che teneva sulle ginocchia ,cercando di calmarlo. C’era in lei una femminilità quieta, non esibita, proprio per questo risultava più intensa. Una sensualità fatta di dettagli minimi: il modo in cui si passava una ciocca dietro l’orecchio, il respiro che le sollevava appena il petto pieno, la luce che le accarezzava il profilo quando abbassava lo sguardo timidamente.
Bruno la desiderava, pure riuscendo a non farsi notare e restando discreto, era riuscito a sbirciare tra le cosce della donna, sotto l’orlo del vestito, aveva intuito che la lei indossava qualcosa di molto più audace di quello che solitamente avrebbe indossato una moglie ,una mamma.
Bruno aveva dovuto tenere le ginocchia accavallate per nascondere l’erezione che la donna gli aveva procurato.
C’era stato un momento in cui i due uomini e la donna più anziana erano fuori dallo scompartimento, dal capo treno avevano scoperto che poco più avanti c’era un vagone ristorante, si erano allontanati in cerca di un caffè e alcune acque minerali, prima che questo chiudesse per la notte, ormai prossima. Vittorio, il bambino con le cuffie di un walkman sulle orecchie, da cui arrivavano le note di sigle dei cartoni animati, era concentrato su un album da colorare, la madre seduta davanti al lui si era assopita ,poggiava la testa contro il finestrino, il corpo rilassato, braccia incrociate sopra il ventre, le ginocchia aperte, mostrandosi indifesa ai suoi sguardi, il vestito si era aperto esponendo le cosce di Carmela.
Bruno come sempre incapace di resistere ai suoi impulsi ,decise di correre l’azzardo , badando che il bambino non notasse nulla o che la donna si svegliasse, si era sporto in avanti e con dita agili, da borseggiatore esperto quel era, aveva liberato gli ultimi tre bottoni dalle loro asole riuscendo nel suo intento.
La donna ,ignara, sprofondata nel sonno ,gli era offerta del tutto nella sua grazia, scoprì che Carmela non seguiva la recente moda di radersi il pube ma, non ne fu contrariato, anzi, quel suo modo di conservare il pelo sulla sua fica la rendeva rustica e ancora più eccitante.
Bruno avrebbe voluto affondarci il naso in quel cespuglio castano, sentire l’aroma della sua fica, schiudere le labbra e divorarne l'interno fino a farla urlare di piacere.
La fortuna sorrise ancora all’uomo quando il bambino , incuriosito da un gregge di pecore che pascolavano sul prato, all’esterno del treno, senza dire niente si alzò e lasciò lo scompartimento.
Erano soli, l’eccitazione data dalla bellezza di Carmela e dal rischio di essere colto in fragrante rese ciò che si stava accingendo a fare, non più una semplice ipotesi o una fantasia, quando vide il figlio della donna allontanarsi ,forse in cerca del padre, seppe che quello era il momento di agire.
Senza sapere quanto tempo avesse, tirò fuori l’uccello dai pantaloni e prese a masturbarsi con l'urgenza di chi va di fretta.
Eiaculò su di lei spargendo il suo seme sulla donna, sulle sue cosce nude, sulla sua fica pelosa visibile sotto gli slip, sulla mano che lei teneva posata sul bracciolo.
Poi dopo essersi dato una sistemata, per evitare ogni sospetto, corse dietro al bambino cercando di mostrarsi interessato al suo destino.
Quando tornò la donna era sveglia ,confusa, cercando di recuperare una dignità che aveva perso pochi minuti prima, lo sperma che lui le aveva scaricato addosso ,per il caldo intenso, era per lo più evaporato nel frattempo lasciando solo una sensazione di appiccicoso e un odore pungente che Carmela fece risalire al proprio sudore.
Era stata un esperienza esaltante, ritrovandosi il culo della donna sdraiata nella cuccetta accanto sotto il naso, mentre tutta la famiglia di lei ,compresi marito e figlio, dormiva proprio sotto di loro, riaccese l’ardore in Bruno.
Carmela, lo sentiva muoversi, sentiva il ritmo del suo respiro, lo strano andirivieni di qualcosa che veniva sfregato con insistenza, aveva gia sentito qualcosa del genere, in passato, ma non ne poteva essere certa.
Sentii gelarsi il sangue nelle vene quando guardando in basso, si rese conto che l’orlo del vestito era risalito del tutto.
Il viso le si arroventò, ma non solo per l’imbarazzo, no, c’era dell’altro.
L’uomo si stava masturbando guardandola, lei fingendosi addormentate godeva del beneficio di chi sa, che se colta in fallo, può appellarsi al fatto di essere ignara.
Ma Carmela era tutt’altro che ignara, senza rendersene conto cominciò a muovere i fianchi in modo sinuoso, come a rispondere ad un ritmo che le partiva dal ventre e la costringeva a danzare.
Bruno, troppo esperto per credere al suo inganno, intuita una disponibiltà della donna, decise di cogliere l’occasione, si sporse verso di lei, fece per scendere usando la scaletta e prima di lasciarla, insinuò una mano tra le sue natiche fino a trovarle il sesso, incofondibilmente bagnato, e facendo attenzione che nessun altro potesse sentire, le sussurrò nell’orecchio un invito a seguirlo nel bagno del treno.
Carmela rimase immobile, i secondi che passarono parevano pesare come macigni sulla coscienza, era divisa, tra cogliere quell’esperienza, viverla fino in fondo, tradendo di fatto Gaetano suo marito per la prima volta, e la vergogna, il disonore , che si avrebbe scantenato su di se se fosse stata scoperta.
Fu la lussuria, tenuta fin troppo spesso assopita in una relazione monogama, fatta di riti quotidiani e noia, che non l’appagava, a strapparla da quella cuccetta, silenziosa e agile scese fino a raggiungere il pavimento ancora scalza, quasi cacciò un urlo quando senti una mano fredda afferrarle la coscia, era Maria, sua suocera, che vedendola in piedi, le chiese dove stesse andando, lei presa dal panico, ma sentendo di non poter far altro che seguire il proprio istinto, per la prima volta , da quando il marito l’aveva presentata a tutta la famiglia, affrontò il giudizio della donna severo e le menti, rispondendole che stava andando al bagno per liberare la vescica.
Maria ,forse troppo stanca per cercare di mantenere il ruolo di guardiana a cui la vita l’aveva abituata, la lasciò andare senza indagare oltre, finalmente libera, Carmela affrettò il passo.
Carmela ,prima del marito aveva visto molti cazzi, non che avesse avuto molti amanti, era arrivata illibata al matrimonio, Gaetano era l’unico uomo che avesse mai conosciuto, ma era cresciuta con 7 fratelli tutti più grandi di lei con cui non aveva legami di sangue, il padre che l’aveva avuta dalla relazione che l’uomo aveva avuto con la seconda moglie, poi c’era uno zio, fratello della madre e al nonno, che vivevano in casa con loro. Lo spazio in quel cascinale nella provincia di caserta, tra vacche e campi di pomodori era poco, la privacy non esisteva, quindi, sopratutto grazie ai fratelli e allo Zio sempre arrapati, che , quando era divenuta abbastanza grande, l’avevano coinvolta in giochi “adulti” aveva acquisito una certa confidenza nel maneggiare genitali maschili.
Ma l’uccello di Bruno era un esempio che non aveva mai visto, seguendo le indicazioni che l’uomo le impartiva, tra sporcizia, di un treno che aveva viaggiato per 20 ore, le chiazze di urina , una gazzetta dello sport stesa per farle da tappetino improvvisato, e i pezzettini di carta che strabordavano il cestino ormai pieno di fianco al lavabo, Carmela si era inginocchiata sul pavimento del bagno, pronta ad andare oltre.
L’uomo tirato fuori l’uccello, le aveva detto di metterselo in bocca e Carmela, dimenticata ogni esitazione, ogni vergogna, fece ciò che gli era stato comandato.
Gaetano, non glielo aveva mai chiesto ,anzi si era apertamente rifiutato, quando lei si offriva di soddisfarlo con la bocca, ritenendo che fosse una pratica non adatta ad una donna sposata, a sua moglie e alla madre di suo figlio. Carmela se n’era doluta, non aver più praticato l’arte del pompino da quando aveva lasciato la casa del padre le faceva male, era brava , grazie ai fratelli e allo zio, buoni maestri, con una lunghissima pratica acquisita negli anni, aveva imparato i misteri celati dietro i dettagli di un pene, come stuzzicarlo, come portarlo fino al limite ,trattenere l’entusiasmo per prolungare la pratica, come combattere il riflesso faringeo, e sopratutto ad ingoiare senza sprecare nemmeno una goccia.
Ma il cazzo di Bruno era una impresa che avrebbe potuto fallire.
Bruno realizzò che la donna esitava ,aveva bisogno di una spintarella decisa, non potendo più attendere le forzò la bocca riuscendo ,non senza fatica, a farglielo ingoiare.
Muovendo i fianchi faceva scorrere l’asta dentro la gola della donna ,consapevole che opporsi avrebbe causato solo disaggio ad entrambi, lo voleva, lo aveva cercato, desiderato, lo stava ottenendo.
Si spostarono mentre il treno correva, e fuori dal finestrino le prime luci dell’alba rischiaravano l’orizzonte, Bruno la fece mettere in piedi con le mani sul lavello di acciaio, reso scivoloso dall’acqua e dal sapone , sparsa ovunque dai passeggeri che prima di loro avevano usato quel bagno. Sollevò il vestito della donna ,le abbassò gli slip fino alle ginocchia e dopo aver puntato il suo cazzo contro l’ingresso della sua fica, lo spinse dentro, facendolo sparire tra le spire rosse della sua carne.
l’interfono annunciava che a breve sarebbero entrati nella stazione di Milano Centrale, Carmela entrò nella cabina ,svegliando il marito, dietro di lei Bruno cercava di recuperare ii propri effetti personali.
Gaetano non poteva sapere che la moglie un minuto prima si era fatta riempire la fica dallo sperma dell’uomo, la baciò ,dicendola che la trovava stranamente radiosa, lei sorrise, dicendo che era contenta di essere tornata a Milano.
Bruno, dopo aver salutato ,si congedò lasciandoli soli.
Solo molto più tardi la famiglia si accorse che dalle loro valigie, borse e portafogli era sparito alcuni preziosi e tutto il contante.
scritto il
2026-04-11
4 3 0
visite
5
voti
valutazione
4
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Una Nuova Storia: Gabriella

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.