Astrid, una trans dominante Secondo capitolo di tre.

di
genere
trans

Il giorno seguente il tempo passò lentamente. Non vedevo l’ora di rivederla. Chiusi addirittura una mezz’ora prima e mi avviai verso la sua abitazione lussuosa. Guadagnava veramente un sacco di soldi. Avevo fatto un calcolo approssimativo chiedendo lumi all’intelligenza artificiale, e avevo scoperto che se una content creator aveva diecimila fans, guadagnava circa cinquantamila euro al mese, tolte le tasse. Quello che avrebbe speso per me non avrebbe inficiato più di tanto quel guadagno veramente enorme.
Quando suonai al campanello, non fu lei a venirmi ad aprire, ma uno dei suoi schiavi. Ebbi difficoltà a riconoscerlo senza la mascherina. Era un tipo sui quarant’anni, non particolarmente alto. Si presentò come Marco, e mi accompagnò nella stanza dove avremmo dovuto girare il video e dove mi attendeva l’altro uomo, più o meno della stessa età ma più alto e più magro, che disse di chiamarsi Paolo. Ebbi l’impressione che fossero nomi falsi, ma a me importava relativamente.
“La padrona si sta vestendo e truccando. Arriverà tra cinque minuti. Non ti attendeva così presto”, mi disse, riferendosi al fatto che ero notevolmente in anticipo rispetto all’orario del nostro appuntamento.
Mi diede un foglio dove c’era scritta la sceneggiatura del video che avrei dovuto girare. Lo lessi e mi accorsi che non variava molto da quelli già girati. Si trattava di scene che avevano a che fare con il BDSM, con la notevole differenza che la padrona aveva un’arma impropria. E quell’arma era un cazzo gigantesco.
Il rumore dei tacchi sul pavimento mi distolse da quel foglio. Il rumore si avvicinava sempre di più, e poi…una visione. Astrid era l’essere umano più straordinario sul quale avessi mai posato gli occhi. Indossava una tuta rossa di lattice aderentissima, che fasciava quel corpo estremamente femminile, Il cazzo non si notava, e forse aveva un suo sistema per nasconderlo. La tuta era con le spalline fini, cosa che metteva in risalto le sue straordinarie tette. Indossava poi dei guanti lunghissimi che coprivano tutte le braccia, mentre ai piedi calzava degli stivali con un tacco assurdo che la facevano svettare su tutti noi. Con quei tacchi superava abbondantemente i due metri. Era truccata alla perfezione, con un rossetto rosso tremendamente invitante. Quasi non riuscivo a ragionare mentre l’ammiravo.
I due schiavi si inginocchiarono immediatamente al suo cospetto.
“Siamo pronti, Padrona”, dissero all’unisono.
Lei non li guardò nemmeno, venendo invece verso di me. Mi mise un dito sotto il mento per invogliarmi a guardarla in faccia. Mi sentivo minuscolo, un insetto che lei poteva schiacciare come e quando voleva.
“Allora, Livio, hai letto la sceneggiatura? Se vuoi suggerire qualche cambiamento, fai pure. Basta che lo dici adesso, prima di girare.”
Deglutii nervosamente. “No, Signora. Va bene così. Se lei permette, inizierei.” Le avevo dato del “lei” e l’avevo chiamata “Signora”. Era stato istintivo perché mi sentivo in imbarazzo di fronte a lei. Le riconoscevo una superiorità innata. Lei sorrise. Aveva compreso perfettamente la mia situazione, ma non fece nulla. Tuttavia ormai era chiaro che mi sentivo in imbarazzo di fronte a lei. .
Diedi il via. Lei si sedette sul trono e poi schioccò le dita. Uno dei due schiavi, Paolo, si alzò per prendere una sigaretta e poi gliela mise devotamente tra le labbra per accendergliela. Astrid Iniziò a far cadere la cenere nelle bocche dei due schiavi, sorridendo. Un sorriso meraviglioso. Poi si alzò, facendo ondeggiare i suoi lunghi capelli neri. Si mise la sigaretta tra le labbra e poi schiaffeggiò violentemente i due. Ceffoni violenti che mandarono a terra ambedue gli schiavi. Li fece rialzare e si avvicinò a quello chiamato Marco. Depositò un po’ di saliva e poi spense la sua sigaretta sulla sua lingua.
Ora iniziava la parte più erotica. Prima si tirò giù la zip facendo uscire quelle tette straordinarie, poi continuò a far scendere la lampo, fino a mostrare il suo cazzo che aveva messo in modo da non essere visibile quando era vestita. Era ancora moscio, ma era enorme anche in quel modo. Afferrò la testa di Marco e glielo mise in bocca. Ben presto, il suo cazzo divenne turgido, e lo schiavo non riusciva a tenerlo tutto in bocca. Iniziò ad alternare i due che non vedevano l’ora che fosse il loro momento per succhiare quel cazzo straordinario. Mi accorsi che anche io mi ero eccitato. Perché? Possibile che mi piacesse ciò che vedevo?
Non dovevo però distrarmi e dovevo continuare a riprendere la scena. Astrid venne in modo straordinario, indirizzando la sua sborra sui volti dei suoi due schiavi che la leccarono avidamente. Infine, Prese la nuca di Paolo avvicinandola ancora al suo cazzo incredibilmente duro malgrado se ne fosse venuta come una fontana. Voleva essere ripulita. Non era finita. L’ultima scena prevedeva l’inculata, e mi chiedevo come facesse ad avere ancora il cazzo così duro dopo quella sborrata. Poi mi ricordai di aver letto che esisteva una sostanza che permetteva un’erezione di parecchie ore anche dopo un’eiaculazione. Si inseriva nel pene attraverso un’iniezione, simile a quella che facevano i diabetici per prendere l’insulina, e anche dopo un mare di sborra il cazzo rimaneva dritto. Afferrò per un braccio Paolo e lo condusse a ridosso del muro, poi gli divaricò e gambe, si fece mettere da Marco un preservativo, e iniziò a incularselo. Alternavo le riprese sull’atto sessuale e sul suo volto così bello, per mostrare poi al pubblico l’assurdità di una bellezza devastante e di una scena così sensuale. Anche il cazzo di Paolo era bello dritto, situazione dovuta probabilmente al massaggio prostatico che un’inculata provocava. Quando Paolo venne, lei direzionò il getto dello sperma sul suo viso che, già sporco della sborra di Astrid, si macchiò anche di quella propria. Cambiò il profilattico e rifece la stessa cosa con Marco. Come diavolo avevano fatto quei due a prendere in culo un cazzo del genere rimaneva per me un mistero. Il loro lato B doveva essere ben allenato.
Infine l’atto che concludeva il video. Lei si rivestì e si sedette di nuovo su quella sedia che assomigliava a un trono. L’ideale per una persona come lei. Si fece accendere una nuova sigaretta da Marco che usò come portacenere, mentre Paolo baciava e leccava le sue calzature. Poi si alzò, fece scendere di nuovo la lampo e tirò fuori di nuovo il suo cazzo gigantesco. Aprì la bocca di Marco e iniziò a urinargli in bocca e sul corpo. Tutto le sembrava dovuto. Sorrideva e fumava, mentre pisciava. Una pisciata incredibilmente lunga che lo schiavo cercava di ingoiare il più possibile, anche se più della metà andò a finire sul pavimento. Senza nemmeno parlare, indicò all’altro schiavo il pavimento sporco di urina e Paolo si gettò avidamente su quelle chiazze di urina per leccare il pavimento, fino a quando quel pavimento fu pulito da ogni traccia di urina.
Astrid si rimise seduta, la sigaretta che ancora brillava tra le sue bellissime labbra dipinte di rosso e il sorriso compiaciuto. Guardò verso di me e compresi che dovevo dare lo stop.
Astrid si avvicinò a me mentre i suoi schiavi rimanevano in ginocchio in attesa di ordini.
“Bene. Voglio che questo video sia subito inserito nel mio profilo. I mei schiavi andranno in visibilio. Non credi?”
“Io…penso di sì, Signora.”
Stavo quasi tremando di fronte a tanta bellezza. Chissà cosa pensava di me vedendomi così nervoso, guardando in che modo mi rivolgevo a lei, un modo intriso di devozione.
“Ti va di cenare qui con me? Ci faremo preparare la cena dai miei schiavi.”
Non ci pensai un istante. Mi piaceva stare con lei, e volevo trascorrere del tempo per parlare, anche se sentivo il mio cuore battere alla velocità della luce. Cosa mi stava succedendo?

Astrid si era seduta con le lunghissime gambe accavallate sopra una poltrona del suo lussuoso salone, invitandomi a fare altrettanto. Notai che i suoi schiavi non erano destinati soltanto ai suoi video, ma la servivano anche nella vita privata. Trovai quasi logico che un essere del genere avesse degli schiavi al suo servizio. Sprizzava superiorità in ogni gesto, in ogni parola, e la mia difficoltà di stare a contatto con una persona del genere era piuttosto evidente. Dopo averli mandati a farsi una bella doccia, anche perché altrimenti la puzza di urina sarebbe stata insopportabile, con un ordine secco aveva mandato Marco in cucina a preparare la cena, mentre Paolo continuava a fungere da sottomesso. Ler aveva acceso un’altra sigaretta ed era con la bocca aperta pronto a ricevere la cenere.
“Sono due schiavi molto devoti. E completamente innamorati di me”, disse, vedendo il mio stupore.
“Ha solo questi due schiavi, Signora?” le chiesi. Ero impacciato. La sua bellezza mi aveva travolto e non sapevo cosa pensare. Lei si era avvicinata ancor più a me, e potevo sentire il suo profumo sensuale che mi stava facendo girare la testa.
“Sì, ho solo loro due. Ma potrei averne quanti ne voglio. Tutti i miei abbonati farebbero follie per stare ai miei piedi. Forse tra un po’ quando mi sarò stancata di questi due, li cambierò.”
Continuammo a parlare di lei, soprattutto, di come aveva iniziato, di come si fosse sempre sentita femmina, del fatto che aveva partecipato ad alcuni concorsi di bellezza per trans, vincendoli tutti, e della sua scelta di diventare dominatrice.
Fummo interrotti dall’arrivo di Marco che ci disse che la cena era servita. I due schiavi ci servirono perfettamente, e poi giunse il momento di salutarci. Lei si chinò e mi baciò leggermente sulla guancia, e bastò quel lieve contatto per farmelo venire duro. Sì, era bella da togliere il fiato, ma non era normale. Non mi poteva piacere una ragazza trans, seppure bellissima come Astrid.
La notte faticai a prendere sonno. Rivedevo le scene di sesso e di dominazione, scene che mi procurarono addirittura un’eiaculazione incontrollata, manco fossi un adolescente. Non riuscivo a capacitarmi. O meglio, non volevo.
scritto il
2026-04-11
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