Il bagno
di
Miss Serena
genere
etero
Avevo sempre pensato che la cena aziendale di Natale, fosse solo un modo per dimostrarci quanto fossimo fortunati a lavorare per una grande multinazionale, che poteva permettersi di affittare un intero ristorante con annessa sala da ballo.
Come d’abitudine era venuto anche mio marito Ignazio, che se c’era da mangiare senza passare poi alla cassa era sempre in prima fila. Va detto che è sempre stato un uomo di compagnia, e che in fondo aveva un buon rapporto coi miei colleghi, e che quindi la sua presenza era tutto tranne una novità.
Non mi stupii che la cena iniziasse in ritardo, visto che il direttore generale non era mai stato puntuale, ma una volta seduti ognuno al proprio posto assegnato, i camerieri cominciarono a servire gli antipasti.
Per puro caso davanti a me era seduto Guglielmo, un collega della contabilità col quale avevo avuto una breve ma intensa relazione, o per meglio dire una decina di scopate di altissimo livello, per poi andare ognuno su altre strade senza che ci fosse stato bisogno di dire qualcosa.
Un po’ per gioco e un po’ per noia, iniziai a toccargli le gambe col mio piede destro, risalendo pian piano dalle caviglie sono all’interno delle cosce. Lui fece finta di nulla, ma non appena gli fu possibile, mise una mano sotto la tovaglia per accarezzarmi la parte scoperta del piede e la caviglia.
Mio marito ovviamente non s’accorse di nulla, impegnato com’era parlare con altri uomini di calcio o di computer.
Non so se fu una fortuna, ma la cena fu molto veloce nonostante ci fossero sei portate, e come d’abitudine alla fine quasi metà delle persone si trasferirono nella sala da ballo dove c’era la solita musica dance anni 80/90.
“Io vado in bagno a rifarmi il trucco.” dissi sapendo che m’avrebbe dato ascolto solo Guglielmo, che infatti s’alzo quando entrai senza dare troppo nell’occhio, nel bagno riservato agli invalidi.
In realtà il mio trucco era perfetto, ma presi lo stesso dalla borsa il rossetto col quale mi misi a giocare, sino a quando non entrò Guglielmo, che chiuse a chiave la porta dietro di lui.
“Mi sono sempre chiesto come fai a stare con un coglione del genere.” mi disse Guglielmo mettendosi dietro di me, per poi baciarmi più volte sul collo.
“Non ti permetto d’insultare Ignazio.” gli risposi mentre lui mi apriva la camicetta lasciando chiusi gli ultimi due bottoni.
“Hai ragione perché parlare di lui mentre ti scopo.”
Le mani del contabile s’impadronirono del mio seno ed iniziarono a palpare con un certo vigore, sino a quando la destra non scese fino al mio sedere, per poter fare lo stesso con una mia natica.
Vedendo che non opponevo nessuna resistenza, ma lo lasciavo agire senza dire nulla, lui mi spinse in avanti mettendomi di fatto a novanta gradi, per poi alzarmi la gonna sino a scoprirmi del tutto il sedere dato che sotto avevo un ridottissimo perizoma.
“Questo lo prendo io.” mi disse sfilandomi il perizoma che finì nella sua tasta.
“Però poi me lo ridai, non posso uscire di qui senza mutande !”
Per tutta risposta mi diede sue sonori ceffoni sulle chiappe, che non mi fecero alcun male, ma solo farmi capire chi avrebbe condotto le danze, e del resto lui era un maschio alfa per definizione. Pur non essendo il solito egoista che pensa solo al proprio piacere, Guglielmo voleva “usare” la donna a suo piacimento, il che voleva dire non aver mai nulla da obbiettare, ma godersi sino in fondo quel che faceva, e sia chiaro che lo sapeva fare benissimo.
Dopo i due ceffoni arrivò infatti un eccitantissimo massaggio della passera, fatto solo coi polpastrelli della mano destra, sino a quando non usò quella sinistra per aprirmi il sesso ed infilarci dentro un paio di dita.
Il passo successivo fu quello di far cadere sul mio ano un po’ di saliva, per usarla insieme ai miei umori per farci entrare un dito e poco dopo l’altro, iniziando così una sorta di ditalino anale che alternava a quello vaginale.
“Ti ho tolto le mutandine da meno d’un minuto, e sei già bagnata come una cagna in calore.” mi disse facendomi sentire sino in fondo due dita dentro il culo “Però se vuoi il mio cazzo sai cosa fare, quindi muoviti.”
Guglielmo si spostò mettendosi contro il lavandino, così non mi rimase che accucciarmi davanti a lui e tirargli fuori la mazza che era quasi in piena erezione. Come poggiai le labbra sulla sua cappella, lui mi prese la testa fra le mani per spingerla verso di sé, facendomi sentire allo stesso tempo una gran troia e una donna in suo possesso. Quelle sensazioni però non mi diedero alcun fastidio, anzi quasi mi spinsero a metterci ancora più impegno in quello che in fondo era un banale pompino.
Così misi le mani alla base del pene per poi muoverle di pochissimo, mentre labbra e lingua si “lavoravano” la cappella, sino a quando la mazza non arrivò alla sua massima dimensione, quella che conoscevo fin troppo bene.
Lui allora mi fece alzare, e mentre mi baciava mi tolse quasi con rabbia prima la giacca e poi la camicetta, facendo quindi volare via il reggiseno. Quando mi spinse verso il lavandino non potei che appoggiarmi a quel pezzo di ceramica, e subito dopo alzare una gamba sino a mettercela sopra, offrendomi così oscenamente al mio amante. Guglielmo mi prese da vero maschio alfa, con due colpi violenti ma senza farmi male, infilandomi completamente il suo scettro dentro di me, mentre dalla mia bocca usciva solo un flebile gemito di piacere.
Poi iniziò la più perversa delle danze, un continuo entrare ed uscire prima solo dalla passera, poi anche dal buchetto che violò senza alcun riguardo, ma del resto ero la prima a non volerne.
“Adesso dimmi, il cornuto ti scopa così ?” mi domandò pieno di sarcasmo e di sé.
“Secondo te se fosse uno stallone sarei adesso qui con te ?” gli risposi con pari ironia.
“Devo ricordarmi di venire più spesso dalle tue parti, tanto con quello la scusa dello straordinario funziona sempre, non è vero bel puttanone ?”
Non gli risposi con la speranza di farlo smettere, perché quella doveva essere solo una piacevole sveltina, e non un rapporto troppo lungo. Lui però continuò a dirmene di tutti i colori, ma anche che ero meglio di tante ragazzine con la metà dei miei anni, e che il mio culo era per lui un poema.
La musica non cambiò di una nota dopo che mi fece sedere sul lavandino, anzi gli affondi furono più violenti, quasi feroci e feci una notevole fatica a non mettermi a urlare per il piacere.
Come aveva fatto prima alternava fica e culo senza una logica, se non entrare nel buco che in quel momento si stava stringendo per allargarlo di nuovo e ributtarsi quindi sull’altro.
Alla fine mi venne dentro il retto, facendomi un vero e proprio clistere di sperma, ma regalandomi anche uno dei migliori orgasmi degli ultimi mesi.
“Puliscimi il cazzo, tanto lo so che ti piace il sapore della mia sborra.” mi disse prendendomi quasi in braccio per farmi scendere da lavandino.
Così mentre gli leccavo la mazza portando via il frutto del suo piacere, sentivo colarmi giù dal buchetto quello che m’aveva lasciato dentro.
“Ti chiamo quando rientriamo dalle vacanze, però questa volta a casa mia perché una come te merita il letto e non un cesso.” mi disse mentre si sistemava i pantaloni per poi uscire con le mie mutandine che non avevo fatto in tempo a chiedergli.
Per mia fortuna quando uscì non c’era nessuno a vederlo, così potei entrare in un bagno e darmi una ripulita alla meno peggio, e quindi tornare da mio marito che era ancora al tavolo a discutere di calcio.
“Ma siete ancora qui col vostro bel pallone !” esclamai fingendomi dispiaciuta “Senti io sono stanca e vado a casa, ma se vuoi resta pure, tanto chi ti da un passaggio lo trovi anche senza alzarti dal tavolo.”
Gli diedi quindi un castissimo bacio sulla guancia per poi riprendere la macchina e tornare a casa, dove feci un lungo e molto rinfrescante bidè col pensiero che andava a Guglielmo e al nostro prossimo incontro.
Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
(quelli volgari saranno subito cestinati)
Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/
Come d’abitudine era venuto anche mio marito Ignazio, che se c’era da mangiare senza passare poi alla cassa era sempre in prima fila. Va detto che è sempre stato un uomo di compagnia, e che in fondo aveva un buon rapporto coi miei colleghi, e che quindi la sua presenza era tutto tranne una novità.
Non mi stupii che la cena iniziasse in ritardo, visto che il direttore generale non era mai stato puntuale, ma una volta seduti ognuno al proprio posto assegnato, i camerieri cominciarono a servire gli antipasti.
Per puro caso davanti a me era seduto Guglielmo, un collega della contabilità col quale avevo avuto una breve ma intensa relazione, o per meglio dire una decina di scopate di altissimo livello, per poi andare ognuno su altre strade senza che ci fosse stato bisogno di dire qualcosa.
Un po’ per gioco e un po’ per noia, iniziai a toccargli le gambe col mio piede destro, risalendo pian piano dalle caviglie sono all’interno delle cosce. Lui fece finta di nulla, ma non appena gli fu possibile, mise una mano sotto la tovaglia per accarezzarmi la parte scoperta del piede e la caviglia.
Mio marito ovviamente non s’accorse di nulla, impegnato com’era parlare con altri uomini di calcio o di computer.
Non so se fu una fortuna, ma la cena fu molto veloce nonostante ci fossero sei portate, e come d’abitudine alla fine quasi metà delle persone si trasferirono nella sala da ballo dove c’era la solita musica dance anni 80/90.
“Io vado in bagno a rifarmi il trucco.” dissi sapendo che m’avrebbe dato ascolto solo Guglielmo, che infatti s’alzo quando entrai senza dare troppo nell’occhio, nel bagno riservato agli invalidi.
In realtà il mio trucco era perfetto, ma presi lo stesso dalla borsa il rossetto col quale mi misi a giocare, sino a quando non entrò Guglielmo, che chiuse a chiave la porta dietro di lui.
“Mi sono sempre chiesto come fai a stare con un coglione del genere.” mi disse Guglielmo mettendosi dietro di me, per poi baciarmi più volte sul collo.
“Non ti permetto d’insultare Ignazio.” gli risposi mentre lui mi apriva la camicetta lasciando chiusi gli ultimi due bottoni.
“Hai ragione perché parlare di lui mentre ti scopo.”
Le mani del contabile s’impadronirono del mio seno ed iniziarono a palpare con un certo vigore, sino a quando la destra non scese fino al mio sedere, per poter fare lo stesso con una mia natica.
Vedendo che non opponevo nessuna resistenza, ma lo lasciavo agire senza dire nulla, lui mi spinse in avanti mettendomi di fatto a novanta gradi, per poi alzarmi la gonna sino a scoprirmi del tutto il sedere dato che sotto avevo un ridottissimo perizoma.
“Questo lo prendo io.” mi disse sfilandomi il perizoma che finì nella sua tasta.
“Però poi me lo ridai, non posso uscire di qui senza mutande !”
Per tutta risposta mi diede sue sonori ceffoni sulle chiappe, che non mi fecero alcun male, ma solo farmi capire chi avrebbe condotto le danze, e del resto lui era un maschio alfa per definizione. Pur non essendo il solito egoista che pensa solo al proprio piacere, Guglielmo voleva “usare” la donna a suo piacimento, il che voleva dire non aver mai nulla da obbiettare, ma godersi sino in fondo quel che faceva, e sia chiaro che lo sapeva fare benissimo.
Dopo i due ceffoni arrivò infatti un eccitantissimo massaggio della passera, fatto solo coi polpastrelli della mano destra, sino a quando non usò quella sinistra per aprirmi il sesso ed infilarci dentro un paio di dita.
Il passo successivo fu quello di far cadere sul mio ano un po’ di saliva, per usarla insieme ai miei umori per farci entrare un dito e poco dopo l’altro, iniziando così una sorta di ditalino anale che alternava a quello vaginale.
“Ti ho tolto le mutandine da meno d’un minuto, e sei già bagnata come una cagna in calore.” mi disse facendomi sentire sino in fondo due dita dentro il culo “Però se vuoi il mio cazzo sai cosa fare, quindi muoviti.”
Guglielmo si spostò mettendosi contro il lavandino, così non mi rimase che accucciarmi davanti a lui e tirargli fuori la mazza che era quasi in piena erezione. Come poggiai le labbra sulla sua cappella, lui mi prese la testa fra le mani per spingerla verso di sé, facendomi sentire allo stesso tempo una gran troia e una donna in suo possesso. Quelle sensazioni però non mi diedero alcun fastidio, anzi quasi mi spinsero a metterci ancora più impegno in quello che in fondo era un banale pompino.
Così misi le mani alla base del pene per poi muoverle di pochissimo, mentre labbra e lingua si “lavoravano” la cappella, sino a quando la mazza non arrivò alla sua massima dimensione, quella che conoscevo fin troppo bene.
Lui allora mi fece alzare, e mentre mi baciava mi tolse quasi con rabbia prima la giacca e poi la camicetta, facendo quindi volare via il reggiseno. Quando mi spinse verso il lavandino non potei che appoggiarmi a quel pezzo di ceramica, e subito dopo alzare una gamba sino a mettercela sopra, offrendomi così oscenamente al mio amante. Guglielmo mi prese da vero maschio alfa, con due colpi violenti ma senza farmi male, infilandomi completamente il suo scettro dentro di me, mentre dalla mia bocca usciva solo un flebile gemito di piacere.
Poi iniziò la più perversa delle danze, un continuo entrare ed uscire prima solo dalla passera, poi anche dal buchetto che violò senza alcun riguardo, ma del resto ero la prima a non volerne.
“Adesso dimmi, il cornuto ti scopa così ?” mi domandò pieno di sarcasmo e di sé.
“Secondo te se fosse uno stallone sarei adesso qui con te ?” gli risposi con pari ironia.
“Devo ricordarmi di venire più spesso dalle tue parti, tanto con quello la scusa dello straordinario funziona sempre, non è vero bel puttanone ?”
Non gli risposi con la speranza di farlo smettere, perché quella doveva essere solo una piacevole sveltina, e non un rapporto troppo lungo. Lui però continuò a dirmene di tutti i colori, ma anche che ero meglio di tante ragazzine con la metà dei miei anni, e che il mio culo era per lui un poema.
La musica non cambiò di una nota dopo che mi fece sedere sul lavandino, anzi gli affondi furono più violenti, quasi feroci e feci una notevole fatica a non mettermi a urlare per il piacere.
Come aveva fatto prima alternava fica e culo senza una logica, se non entrare nel buco che in quel momento si stava stringendo per allargarlo di nuovo e ributtarsi quindi sull’altro.
Alla fine mi venne dentro il retto, facendomi un vero e proprio clistere di sperma, ma regalandomi anche uno dei migliori orgasmi degli ultimi mesi.
“Puliscimi il cazzo, tanto lo so che ti piace il sapore della mia sborra.” mi disse prendendomi quasi in braccio per farmi scendere da lavandino.
Così mentre gli leccavo la mazza portando via il frutto del suo piacere, sentivo colarmi giù dal buchetto quello che m’aveva lasciato dentro.
“Ti chiamo quando rientriamo dalle vacanze, però questa volta a casa mia perché una come te merita il letto e non un cesso.” mi disse mentre si sistemava i pantaloni per poi uscire con le mie mutandine che non avevo fatto in tempo a chiedergli.
Per mia fortuna quando uscì non c’era nessuno a vederlo, così potei entrare in un bagno e darmi una ripulita alla meno peggio, e quindi tornare da mio marito che era ancora al tavolo a discutere di calcio.
“Ma siete ancora qui col vostro bel pallone !” esclamai fingendomi dispiaciuta “Senti io sono stanca e vado a casa, ma se vuoi resta pure, tanto chi ti da un passaggio lo trovi anche senza alzarti dal tavolo.”
Gli diedi quindi un castissimo bacio sulla guancia per poi riprendere la macchina e tornare a casa, dove feci un lungo e molto rinfrescante bidè col pensiero che andava a Guglielmo e al nostro prossimo incontro.
Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
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